L’evoluzione del Podcast nel 2020

Il 2020 è un anno all’insegna anche della crescita per i podcast. I dati della Digital Audio Survey 2020 di Ipsos riportano infatti un aumento di 4 punti percentuali del numero di ascoltatori di podcast nell’ultimo mese, che passano dal 26% al 30% della popolazione tra 16 e 60 anni. I dati 2020 confermano che i podcast riescono a intercettare le fasce più giovani di ascoltatori (52% di under 35), gli studenti (19%), ma anche le persone con livello di istruzione più alto (22% di laureati) e con professioni elevate (10%). Lanciata nel 2019, la Ipsos Digital Audio Survey annualmente rileva ascolto e modalità di fruizione di tutte le forme di Digital Audio, e la 2a edizione dell’indagine osserva l’evoluzione del podcast, che in un anno fuori dall’ordinario ha visto al centro dell’attenzione piattaforme e contenuti digitali.

Una fruizione su smartphone e da casa

Fra le altre evidenze emerse dall’indagine si rafforza la centralità dello smartphone (78% ascolta podcast su smartphone), e mentre gli altri dispositivi come computer, tablet, console arretrano crescono molto gli smart speaker (15%). La fruizione di podcast avviene principalmente in casa (80%,) e in modalità multitasking (77%), ma aumenta la percentuale di chi dichiara di non svolgere altre attività quando ascolta podcast. Forse questo è un segnale incoraggiante della capacità, per il pubblico, di trovare contenuti in grado di coinvolgere pienamente l’attenzione, e quindi un risultato molto importante per il podcast, perché maggiore attenzione si può tradurre in maggiore ricettività rispetto ai messaggi comunicati, editoriali e pubblicitari.

Arriva al 61% la percentuale di chi ascolta il contenuto per l’intera durata

Anche la percentuale di chi ascolta podcast per l’intera durata aumenta rispetto al 2019, e arriva al 61%: l’ascolto del podcast nella sua interezza diventa quindi la modalità largamente prevalente di fruizione. È un dato di grande rilevanza, che si può considerare come una sorta di indicatore sintetico della capacità dell’offerta di soddisfare la domanda. La seconda edizione dell’indagine di Ipsos conferma quindi le potenzialità del format podcast, che vede allargarsi la base utenti e raggiunge sempre più target giovani, e target di istruiti e curiosi.

Un format in piena salute

“La sua natura ‘pull’, di contenuto che l’utente ricerca attivamente sulla base dei propri interessi conferisce al podcast un appeal pubblicitario che viene confermato dai livelli elevati di ricordo dei brand pubblicizzati (69%) – commentano le curatrici dell’indagine Nora Schmitz, Leader Audience Measurement Ipsos, e Claudia d’Ippolito, Senior Researcher in Media Development -. Il podcast sembra quindi un format in piena salute, e gli utenti sembrano familiarizzare in modo organico con i modelli fruitivi che è in grado di attivare. La sfida, per proseguire la crescita, è mantenere la stessa capacità di attrazione e nitidezza di immagine mano a mano che si agganciano utenti nuovi, magari meno autonomi e esplorativi rispetto al core target”.

Settembre, i dati del commercio estero: bene le esportazioni

Più esortazioni, meno importazioni a settembre 2020, con un bilancio positivo del saldo commerciale. Lo rivela l’Istat, che ha analizzato per l’Italia l’interscambio commerciale con i paesi extra Ue27. Nel dettaglio, si registra un sensibile aumento congiunturale per le esportazioni (+8,3%) e una lieve contrazione per le importazioni (-2,7%). L’incremento delle esportazioni, in particolare, coinvolge tutti i raggruppamenti principali di industrie ed è dovuto soprattutto all’aumento delle vendite di beni strumentali (+11,5%) e beni intermedi (+10,6%). Incrementi sì, ma minori (0,2 punti percentuali), delle maggiori vendite di energia (+12,6%). Dal lato dell’import, si rilevano cali congiunturali per quasi tutti i raggruppamenti, i più ampi per beni di consumo durevoli (-12,1%) e beni intermedi (-4,2%); in aumento solo gli acquisti di energia (+4,2%).

Boom nel periodo luglio-settembre

In particolare, dai dati dell’Istituto di Statistica si evince un vero e proprio exploit nel periodo luglio-settembre rispetto al trimestre precedente: l’export segna un aumento del 34,0%, sintesi di forti incrementi diffusi a tutti i raggruppamenti principali di industrie, i più elevati per beni di consumo durevoli (+85,7%), beni strumentali (+47,6%) ed energia (+32,6%). Nello stesso periodo, l’aumento congiunturale dell’import (+17,5%) interessa quasi tutti i raggruppamenti ed è più ampio per beni di consumo durevoli (+66,7%) ed energia (+26,7%). In lieve calo gli acquisti di beni di consumo non durevoli (-2,0%). Su base annua, sempre a settembre 2020, l’export segna una crescita del 3,0%, mentre l’import registra un calo (-12,4%), ma meno rispetto ad agosto, (-16,6% ), dovuto soprattutto alla netta flessione degli acquisti di energia (-46,7%). La stima del saldo commerciale a settembre 2020 è pari a +5.322 milioni (era +2.785 milioni a settembre 2019). Aumenta l’avanzo nell’interscambio di prodotti non energetici (da + 5.931 milioni per settembre 2019 a +7.002 milioni per settembre 2020).

I Paesi destinatari dell’export italiano

Analizzando i mercati, emerge che i Paesi che hanno fatto registrare i maggiori incrementi per il nostro export sono Cina (+33,0%), paesi MERCOSUR (+16,1%), Svizzera (+15,7%), Turchia (+13,8%) e Stati Uniti (+11,1%). In calo le vendite verso paesi OPEC (-14,8%) e paesi ASEAN (-13,3%). A settembre 2020, per l’area extra Ue, al netto del Regno Unito, si stima che l’export aumenti del 10,5% su base mensile e del 3,7% su base annua. L’import registra un lieve calo sul mese (-2,5%) e un’ampia flessione sull’anno (-12,2%). Il saldo commerciale è pari a +3.974 milioni (era +1.524 milioni a settembre 2019).

In Italia la pressione fiscale supera il 42%

Tra ammontare delle imposte dirette, indirette, in conto capitale e dei contributi sociali in rapporto al Pil in Italia nel 2019 la pressione fiscale complessiva è risultata pari al 42,4%, in aumento rispetto all’anno precedente. In particolare, le imposte dirette sono risultate in aumento del 3,5%, in virtù della crescita dell’Irpef, dell’Ires e delle imposte sostitutive, mentre le imposte indirette hanno registrato un aumento dell’1,5% per effetto principalmente della crescita del gettito Iva e dell’imposta sul Lotto e le lotterie. Lo rende noto l’Istat, che ha diffuso i Conti economici nazionali relativi al biennio 2018-2019.

Nel 2019 si conferma il rallentamento della crescita economica

La stima aggiornata dei conti economici nazionali, commenta l’Istat, conferma il significativo rallentamento della crescita dell’economia nel 2019, con un tasso di variazione del Pil dello 0,3% a fronte di un incremento dello 0,9% nel 2018.

Se nel 2019 rispetto al 2018 le entrate totali delle Amministrazioni pubbliche sono aumentate del 2,9%, con un’incidenza sul Pil pari al 47%, le entrate correnti hanno registrato una crescita del 2,9%, attestandosi al 46,8 % del Pil.

L’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche è invece pari all’1,6% del Pil, in netto miglioramento rispetto al -2,2% registrato nel 2018.     

Crescono costruzioni e servizi, segno meno per agricoltura e attività manifatturiere

Dal lato della domanda, aggiunge l’Istat, nonostante il rallentamento delle esportazioni, il calo delle importazioni ha determinato un contributo positivo della domanda estera netta, mentre la domanda interna ha fornito nel complesso un contributo lievemente negativo. Dal lato dell’offerta di beni e servizi, si conferma invece la crescita delle costruzioni e dei servizi e la contrazione dell’agricoltura e delle attività manifatturiere. Nel 2019 il Pil ai prezzi di mercato risulta pari a 1.789.747 milioni di euro correnti, con una revisione al rialzo di 2.083 milioni rispetto alla stima di marzo scorso.

Il reddito delle famiglie sale all’1%

Il saldo di parte corrente, ovvero il risparmio o disavanzo delle Amministrazioni pubbliche, risulta positivo, ed è pari a 29,234 miliardi di euro (15.479 milioni nel 2018). Tale miglioramento, spiega l’Istituto, è il risultato di un aumento delle entrate correnti di circa 23,8 miliardi di euro, e di un aumento di entità inferiore, circa 10,1 miliardi, delle uscite correnti. Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici, riporta Agi, ha invece segnato nel 2019 una crescita dell’1,0% in valore, e dello 0,5% in termini di potere d’acquisto. Poiché il valore dei consumi privati è aumentato dell’1,0%, la propensione al risparmio delle famiglie è rimasta stabile all’8,1%. 

I trending topic spiegati da Twitter

“Perché questo argomento è di tendenza?” Si tratta di un quesito che l’anno scorso è stato twittato oltre mezzo milione di volte, e a cui Twitter ora ha deciso di rispondere. Come? Attraverso i cinguettii più popolari ed esplicativi.

In pratica il social spiegherà ai suoi utenti i trending topic, ovvero i temi più twittati e contrassegnati da un determinato hashtag. Accanto al trending topic la piattaforma mostrerà perciò un tweet ritenuto idoneo a spiegare l’argomento. A selezionarlo saranno gli algoritmi, ma insieme a un team in carne e ossa.

Oltre a questo, nelle prossime settimane il social aggiungerà ai trending topic alcune brevi descrizioni, scritte da un team di curatori, con informazioni di contesto che spiegano il motivo per cui un argomento è entrato nelle tendenze.

Le tendenze mostrano ciò di cui tutti parlano

“Le tendenze mostrano ciò di cui tutti parlano in questo momento. Ma troppo spesso, guardiamo una parola o una frase di tendenza su Twitter e chiediamo: ‘perché è di tendenza?’ – si legge nel comunicato rilasciato da Twitter -. In Twitter, abbiamo lavorato per fornire alle persone più contesto su ciò che sta accadendo con etichette su Tweet e account, nonché pagine curate (note anche come Momenti) e articoli correlati sulle tendenze. Per aiutarti – spiega il social – stiamo aggiungendo Tweet appuntati e descrizioni sulle tendenze per spiegare perché qualcosa è di tendenza”.

Valutare se il Tweet riflette molto la tendenza ed è popolare

“A volte il Tweet giusto può aiutare a dare un senso a una tendenza – continua il comunicato del social -. Una combinazione di algoritmi e il nostro team di curatori determinano se un Tweet rappresenta una tendenza, valutando se il Tweet riflette molto la tendenza ed è popolare. I nostri algoritmi sono progettati per identificare i Tweet rappresentativi che non sono potenzialmente offensivi, spam o pubblicati da account che cercano di trarre vantaggio dal nostro sistema. I tweet rappresentativi sulle tendenze possono essere trovati su Twitter per iOS e Android. Stiamo lavorando per portarli presto anche su twitter.com”.

“Dobbiamo migliorare le tendenze e lo faremo”

Nelle prossime settimane saranno disponibili anche brevi descrizioni per contribuire ad aggiungere contesto al trend topic.

“Le descrizioni sono sviluppate dal nostro team di curatori e seguono le loro linee guida”, sottolinea la piattaforma. Inizialmente Tweet rappresentativi e descrizioni sulle tendenze saranno disponibili in Argentina, Australia, Brasile, Canada, Colombia, Egitto, Francia, India, Irlanda, Giappone, Messico, Nuova Zelanda, Arabia Saudita, Spagna, Regno Unito, Emirati Arabi Uniti e Usa.

“Possiamo fare di più per aiutare le persone a capire perché qualcosa è di tendenza e per fornire trasparenza sulle tendenze stesse – si legge ancora nel comunicato -. Dobbiamo migliorare le tendenze e lo faremo”.

Il timbra cartellini Centro A.B.S.

Il timbracartellini modello Centro A.B.S. è ad oggi uno degli orologi di controllo più adoperati sul mercato, sia perché è completamente automatico, sia in virtù della sua solidità e robustezza. Questo modello funziona con timbratura bicolore su un cartellino a sei colonne, passa automaticamente da ora solare a ora legale in maniera perenne ed è ideale per consentire una timbratura facile e rapida in ogni tipo di luogo di lavoro.

Gestione automatica del calendario e batteria a litio

Il dispositivo ha inoltre una programmazione che è protetta da un’apposita chiave che consente di aprire la cassa, trascina ed espelle automaticamente il cartellino durante la timbratura, mentre la batteria è al litio e memorizza i dati di programmazione di 5 anni. È possibile fissarlo sia al tavolo che ad una parete, mediante gli appositi supporti,  e dispone di un calendario a gestione automatica che tiene conto dell’anno bisestile.

Davvero uno strumento efficace dunque per la rilevazione delle presente all’interno della sede di lavoro, in grado di consentire a tutti i dipendenti di registrare ingresso e uscita rapidamente e senza che si creino code o perdite di tempo. Tutti gli orari vengono registrati e, tramite un apposito software, possono essere inviati direttamente all’ufficio buste paga che terrà conto di eventuali ritardi in ingresso o uscite anticipate.

Più sicurezza in caso di emergenza

Da non sottovalutare inoltre, è il suo ruolo fondamentale in caso di emergenza e dunque nel caso in cui si verifichi la necessità di sgombrare rapidamente i locali ad esempio in presenza di un incendio. È una eventualità in cui diventa fondamentale sapere esattamente quanti dipendenti si trovano all’interno della sede lavorativa, e possibilmente in quale area dell’edificio.

Ciò consente di rendere il lavoro dei soccorritori decisamente più semplice e dunque rappresenta un importante fattore in grado di aumentare il livello di sicurezza all’interno di edifici di ogni tipo

Pmi italiane a rischio default: sono l’anello debole della pandemia

Il Fondo monetario internazionale lancia l’allarme: le piccole e medie imprese restano l’anello debole della pandemia, perché spesso non riescono ad accedere ai finanziamenti per poter continuare l’attività, e rischiano quindi di fallire.

La pandemia da coronavirus è entrata in una nuova fase, il Covid-19 continua a diffondersi, anche se a velocità diverse nei vari Paesi. E in questo quadro sono le piccole imprese a rischiare di non farcela. Soprattutto quelle italiane.

Spesso infatti non hanno accesso ai finanziamenti e non possono facilmente ottenere prestiti per mantenere l’attività. E per loro il rischio di fallimento e default resta molto alto.

Senza un sostegno adeguato i fallimenti delle piccole imprese potrebbero triplicare

Questo è l’allarme lanciato dal Fondo monetario internazionale nella nota di sorveglianza messa a punto per il G20 dei ministri delle Finanze e dei governatori delle banche centrali. E la nota evidenzia come potrebbe essere proprio l’Italia il Paese più colpito su questo fronte, riporta Agi.

“La nostra analisi su un campione di 17 Paesi – si legge nel dossier del Fmi – suggerisce che i fallimenti delle Pmi potrebbero triplicare”. Senza un adeguato sostegno politico la percentuale di Pmi in default potrebbe infatti passare da una media del 4% prima della pandemia al 12% nel corso del 2020.

I settori dei servizi sono i più colpiti

“L’aumento maggiore – si legge ancora nella nota del Fmi – si verificherebbe in Italia, a causa al forte calo della domanda aggregata e dell’elevata quota di produzione nelle industrie ad alta intensità di contatto. I settori dei servizi sono i più colpiti, con i tassi medi di fallimento nel Paese che aumentano di oltre 20 punti percentuali nei servizi amministrativi, nell’arte, nell’intrattenimento e tempo libero e nell’istruzione, mentre le attività essenziali, come l’agricoltura, l’acqua e i rifiuti, registrano solo piccoli aumenti nei tassi di fallimento”.

Fallimenti diffusi potrebbero causare instabilità finanziaria

A quanto si legge ancora nella nota dell’istituto di Washington, poi, oltre un terzo delle piccole imprese di Paesi come Canada, Corea, Regno Unito e Stati Uniti è preoccupato della propria redditività, o prevede di chiudere definitivamente entro il prossimo anno. Secondo gli esperti del Fondo “I diffusi fallimenti potrebbero pesare sulla ripresa economica, a causa degli ingenti costi di riallocazione del lavoro e del capitale, e causare instabilità finanziaria”.

La domanda chiave è quindi: come dovrebbero rispondere i politici per evitare che la difficoltà delle Pmi si rifletta sull’economia globale?

Gli italiani non rinunciano più al tempo da dedicare agli affetti

Con la pandemia i piccoli e i grandi gesti quotidiani sono cambiati radicalmente. Tra incertezze per il futuro, tante domande e desideri sulla nuova normalità, quasi un italiano su due, il 42%, oggi dà un nuovo valore al tempo per sé e per i propri affetti. Oltre a non essere più disposti a rinunciare al tempo da dedicare agli affetti si aggiungono maggiori esigenze di sicurezza, e più attenzione verso gli altri e verso l’ambiente. Ad esempio, il 17% non sarebbe più disposto a rinunciare ai propri hobby, e il 10% al relax quotidiano.  Questo è il quadro emerso dall’analisi di Ipsos per la NewCo SisalPay5, la società nata alla fine del 2019 dall’unione di SisalPay nel settore dei pagamenti, e di Banca 5 di Intesa Sanpaolo nei servizi bancari di prossimità.

Sentimenti e nuove consapevolezze con cui affrontare la fase di ripartenza

L’analisi traccia una fotografia inedita dei sentimenti e delle nuove consapevolezze con cui gli italiani stanno affrontando la nuova fase di ripartenza del Paese. E da quanto emerge a mancare di più durante la fase di lockdown sono stati i gesti legati alla socializzazione, la vicinanza e il contatto con le persone care, le cene, gli aperitivi e i viaggi. Ma anche quelli legati al sentirsi liberi, come poter decidere di spostarsi liberamente, e alla propria sfera personale e identitaria, ovvero il proprio spazio fisico e mentale, l’indipendenza, l’intimità.

Nuove abitudini di vita e di consumo legate al proprio quartiere

La ricerca ha indagato anche le abitudini legate al canale di prossimità di SisalPay 5, composto da circa 50.000 esercizi, tra tabaccherie, bar, ed edicole. Anche nel periodo di emergenza, con 30mila punti attivi (solo tabacchi ed edicole), il gruppo ha garantito alla comunità di accedere a una gamma di servizi finanziari di base, come prelievi e bonifici, e di pagamento, come bollette, carte prepagate e telefoniche, riporta Askanews. Il ruolo sociale del modello di proximity bank di quartiere si sta rivelando ancor più determinante in questa graduale fase di ripartenza socio-economica. All’interno di questo contesto, infatti, le persone stanno vivendo sempre di più in una dimensione di vicinato, con nuove abitudini di vita e di consumo legate al proprio quartiere. Insomma, sì liberi di muoversi, ma gli italiani non hanno ancora voglia di abbandonare il loro “territorio” fatto di negozi e servizi di prossimità. Senza dimenticare che la micro-impresa e i piccoli esercenti rappresentano un motore vitale nell’economia italiana.

La nuova normalità del dopo Covid

Le neo abitudini, acquisite in modo forzato e dettate dalle regole impartite per la ripresa, potrebbero lasciare il segno, e riscrivere il nostro stile di vita a lungo. Siamo stati troppo tempo chiusi in casa, ma l’abbiamo anche riscoperta vivendola in ogni angolo. Abbiamo vissuto nuovi conflitti ed equilibri in famiglia, adottato nuovi sistemi di pulizia e sanificazione, e accolto in casa la scuola dei figli e il nostro lavoro. Abbiamo perso il sonno, spinto l’acceleratore sul digitale, e vissuto o assistito a un crescente senso di responsabilità sociale. Aspetti che hanno preso il posto di altre priorità pre-coronavirus, e che ora incidono sulla nostra vita, influenzando molte delle nostre scelte, anche in termini di spesa. Qual è quindi la nuova normalità dopo il Covid?

Le industrie già cavalcano il nuovo stile di vita più casalingo

Cos’è la nuova normalità è proprio la domanda a cui risponde lo Special report 2020: the new normal, l’analisi del laboratorio BUV Doxa sui trend emergenti. Secondo gli autori le industrie più attente ai trend già cavalcano il nuovo stile di vita, senza dubbio più casalingo. La casa è divenuta centrale nella vita delle persone e si cercano nuove funzionalità di oggetti smart, tecnologie sempre più efficienti e una nuova organizzazione degli spazi. Anche l’e-commerce ha avuto un’impennata senza precedenti, e sarà difficile rinunciare allo shopping online. Ed è ancora alta, e lo sarà a lungo, l’attenzione per l’igiene e la pulizia degli spazi abitati.

La riscoperta dell’angolo bar, i giochi da tavolo e la moda stile homewear 

Se la moda vira verso lo stile homewear sfornando abiti-pigiami cozy (accoglienti), dopo il freddo minimalismo l’opulenza trionfa nelle case in nome di una nuova convivialità, e perfino i purificatori d’aria sono diventati oggetti tecnologici, di arredo e design. Architetti e designer rispolverano l’angolo bar e i carrelli di cristallo e ottone per vini, liquori e ghiaccio per fare cocktail. Gli aperitivi casalinghi in compagnia diventano ultra chic e arrivano nuovi vini rosé per riunioni fra amiche, anche analcolici e a base di infusi di erbe, canapa inclusa. Giocheremo a carte, a dadi, a backgammon. E sono già pronti nuovi scrigni contenenti giochi di società e liquori a bassa gradazione alcolica.

Dall’iperconnessione agli acquisti eticamente corretti

A causa dell’isolamento siamo stati tutti molto connessi, e di colpo il digitale è diventato intergenerazionale. Gli aspetti psicologici e sociali imposti dal lockdown, inoltre, stanno giocando un ruolo centrale nelle nostre vite, “abbiamo scoperto di fare parte di qualcosa di più grande e che esiste una collettività più ampia che necessita di essere salvaguardata e sostenuta adeguatamente”, affermano gli analisti Doxa.

Lo stile di vita etico che include valori morali è infatti un’abitudine crescente. Praticata in molti campi e stimolata sotto l’impulso dell’emergenza sanitaria, include anche il riciclo dell’usato, un più corretto smaltimento dei rifiuti, e l’acquisto di prodotti di brand eticamente corretti e trasparenti.

Un giovane italiano su 2 è pessimista per il proprio futuro

Un giovane italiano su due è pessimista per il proprio futuro, e se più di un quarto dei giovani italiani prevede che svolgerà lavori meno retribuiti uno su quattro teme di dovere affrontare un lungo periodo di disoccupazione.

È quanto emerge da un sondaggio condotto da IZI in collaborazione con Comin & Partners, sui giovani e il futuro alla luce delle conseguenze prodotte dalla diffusione del coronavirus nel nostro Paese. Dal sondaggio emerge inoltre che a dichiararsi ottimista è una minoranza dei giovani, il 21%, mentre il 27% ritiene che il proprio futuro rimarrà invariato rispetto al periodo precedente al Covid-19.

Il 51% ha un’occupazione, il 17% studia ancora

Tra gli intervistati poco più della metà (51%) ha un’occupazione, il 17% studia ancora, il 16% è disoccupato o in cerca di un lavoro, e il 10% è in cassa integrazione. Tra coloro che lavorano, due italiani su tre (66%) hanno un contratto a tempo indeterminato, il 17% invece ha un contratto a tempo determinato, mentre il 10% lavora con la partita IVA. Il sondaggio è stato effettuato sui residenti in Italia e il campione ha incluso 1009 persone tra i 18 e i 40 anni, intervistate in modalità Cati-Cawi e stratificate proporzionalmente per classi d’età (18-25 e 26-40). Le interviste sono state realizzate tra il 27 e il 28 di aprile.

Un atteggiamento di sfiducia di fronte alla crisi

Il sondaggio di IZI fa emergere quindi un atteggiamento di sfiducia da parte dei giovani di fronte alla crisi. Più di due quinti degli intervistati, il 41%, infatti, si adeguerà passivamente al nuovo mercato del lavoro, mentre meno di un quarto (23%) si attiverà per cambiare ambito lavorativo rispetto a quello attuale o desiderato. Il 22% cercherà di aggiornarsi attraverso corsi di formazione specialistici, e un’esigua minoranza, il 12%, pensa che il trasferimento all’estero sia la soluzione migliore per cambiare la propria condizione, riporta Agi.

Solo il 18% ritiene indispensabile investire nell’innovazione tecnologica o nella formazione (13%) se si vuole provare a superare la crisi.

La preoccupazione maggiore riguarda la situazione economica nazionale e internazionale

La preoccupazione maggiore riguarda la situazione economica nazionale e internazionale, al primo posto fra i timori che più rendono i giovani apprensivi per il loro futuro (45%). Per questo motivo, forse, quasi la metà dei giovani intervistati (45%) si aspetta che il Governo stanzi maggiori aiuti per le imprese, mentre per il 24% andrebbero aumentati gli ammortizzatori sociali.

A pesare “molto” sull’umore dei giovani italiani sono però anche la salute propria e quella dei propri cari (35%) e il benessere psicologico (30%), messo a dura prova dal periodo che il Paese sta attraversando.

Italiani e lockdown: per il 74% è giusto, ma doveva iniziare prima

Il Dpcm dell’11 marzo scorso ha esteso il lockdown a tutto il territorio nazionale. Tra lezioni a distanza, smartworking, uscite consentite solo per fare la spesa, andare in farmacia, o per necessità inderogabili, in breve tempo le abitudini degli italiani sono cambiate. La situazione di isolamento imposta dall’emergenza Coronavirus impone lo stravolgimento della routine e modifica lo stile di vita degli italiani. Ma cosa pensano i nostri connazionali del lockdown? E come lo stanno vivendo? Il 74% di loro ritiene giuste le rigide misure di contenimento, ma allo stesso tempo evidenzia che per arginare l’epidemia il lockdown doveva essere imposto prima, e con misure più stringenti.
Il 41% si aspetta di tornare alle prime forme di normalità a maggio
Si tratta di alcuni risultati emersi dall’Osservatorio Lockdown. Come e perché sta cambiando le nostre vite, realizzato da Nomisma, la società italiana di consulenza, ricerca e advisory, su un campione di 1.000 italiani responsabili degli acquisti da 18 a 65 anni. L’indagine analizza quindi l’impatto del lockdown sulla vita dei cittadini, dallo stato d’animo ai consumi, dalle caratteristiche della quarantena (comfort e composizione dell’abitazione, compagnia di altri familiari e tempo libero), fino ai desideri degli italiani per il post-Covis. Ma quando finirà la quarantena nazionale? Il 41% degli intervistati si aspetta di tornare alle prime forme di normalità a maggio, e il 27% a giugno.
Per il 17% le istituzioni non hanno contrastato l’epidemia in maniera inadeguata
Per quanto riguarda lo stato d’animo, l’Osservatorio evidenzia come nelle ultime 3 settimane soltanto il 14% è stato di buon umore, mentre il 43% ha vissuto alti e bassi dettati dalla situazione di incertezza e dall’isolamento. Ma soprattutto per il timore di ammalarsi, anche se il 41% degli italiani è preoccupato soprattutto per la salute dei propri cari più che per la propria (22%).
Quanto alla fiducia nella capacità di far fronte all’epidemia da parte delle istituzioni, riporta Askanews, il 17% del campione ritiene l’azione intrapresa inadeguata, quota che sale al 26% nelle province di maggior contagio in Lombardia.
Promossi Ssn e Protezione Civile, la Ue bocciata
In ogni caso, il Sistema sanitario nazionale e la Protezione Civile sono le istituzioni in cui gli italiani ripongono maggiormente fiducia e gradimento, e i giudizi pienamente positivi (8+9+10) sono condivisi dal 75% degli italiani.
Più critica la valutazione sull’operato delle Regioni, verso le quali la quota dei pienamente soddisfatti si ferma al 47%. Durissima poi l’opinione rispetto alle azioni di contrasto alla crisi messe in atto dall’Unione Europea, con il 79% degli italiani che attribuisce alla Ue giudizi gravemente insufficienti.