Nonostante il Covid in Lombardia sono 600 le nuove imprese in rete

“La crescita del numero di imprese che decide di unire le forze per affrontare le sfide del mercato è una buona notizia in un anno così difficile”. Questo il parere di Gian Domenico Auricchio, presidente di Unioncamere Lombardia, a commento dei dati rilasciati dal report di dell’Associazione. Nonostante la pandemia, che ha frenato la nascita di nuove attività imprenditoriali nel corso dell’anno, sono infatti circa 600 le imprese lombarde che hanno sottoscritto un contratto di rete nel 2020, un numero in crescita rispetto all’anno precedente

Considerando anche le reti cessate, lo stock di imprese coinvolte in regione sale quindi a 3.921, in aumento del +10,1% rispetto al 2019.

A Milano le imprese partecipano a 790 contratti

Più in dettaglio, la quota di imprese lombarde partecipanti ai contratti di rete è pari a 4,1 su mille, un valore inferiore alla media italiana (pari a 6,3‰), che però conferma la regione coinvolta nel maggior numero di contratti, Sono infatti 1.311 le reti che vedono la partecipazione di almeno un’impresa lombarda, il 20,1% del totale nazionale. Questo ruolo di hub nelle relazioni economiche che attraversano la penisola è dovuto in particolare a Milano, le cui imprese partecipano a 790 contratti. Oltre il 40% dei contratti che comprendono imprese lombarde è composto da non più di 3 imprese, mentre il 14,8% vede la partecipazione di oltre 10 imprese. Quattro contratti poi arrivano a comprendere più di 100 partecipanti. Si tratta di grandi reti “orizzontali”, che raccolgono imprese dello stesso settore per mettere in comune alcune funzioni e guadagnare efficienza.

Una crescita più intensa per le reti “a lungo raggio”

Considerando l’ambito territoriale dei contratti lombardi si registra una crescita più intensa per le reti “a lungo raggio”, comprendenti anche imprese fuori regione, che raggiungono il 56,6% (erano il 55,4% nel 2019), mentre i contratti formati da imprese della stessa provincia e da imprese di diverse province lombarde si attestano rispettivamente al 23,6% e al 19,8%. I territori con i quali risultano più frequenti le collaborazioni delle imprese lombarde all’interno delle reti sono le grandi regioni industriali limitrofe (Veneto, Emilia Romagna e Piemonte) e il Lazio, per il ruolo rilevante di Roma.

L’edilizia è il settore che registra la crescita maggiore di imprese coinvolte

Nel 2020 il settore che ha registrato la maggiore crescita di imprese coinvolte in contratti di rete è l’edilizia (+24,8%), la cui quota sul totale raggiunge il 13%. Anche i servizi, dove si concentra la maggior parte delle imprese partecipanti (45,1%), mostrano un aumento significativo (+11,2%), mentre incrementi più ridotti si registrano per il commercio (+7,3%) e l’agricoltura (+3,9%). Una crescita inferiore alla media si registra anche nell’industria (+5,7%), dove però si conferma la quota maggiore di imprese coinvolte sul totale del settore (8,3 ogni mille registrate).

Dal design al delivery, le tendenze del 2021

All’inizio di ogni anno si tirano le somme per individuare i trend più innovativi nei diversi settori, e se le tendenze vanno sempre nella direzione del miglioramento spesso a fare da traino è la tecnologia. Secondo l’americana Trend Hunter il 2020 è stato uno spartiacque decisivo in molti campi. In questa fase, in cui l’emergenza per la pandemia non è ancora terminata, il design, ad esempio, sta puntando sul Design Distancing, per farci stare vicini in sicurezza, e allo stesso tempo distanti. Un esempio concreto sono le cupole geodetiche trasparenti per isolare i clienti al ristorante, mentre in ambito tecnologico si stanno brevettando dispositivi indossabili per segnalare la distanza di sicurezza al lavoro, al supermercato, o in metropolitana.

Parole d’ordine, distanziare e igienizzare

Alcune aziende hanno studiato poi gadget portabili apriporta, moschettoni per il carrello del supermercato che servono a evitare di entrare in contatto con i batteri delle superfici pubbliche. I creativi nel mondo, Italia compresa, stanno anche lanciando segnaletiche accattivanti e artistiche per ricordare alle persone di distanziarsi fisicamente, una sorta di installazioni molto adatte ai target più giovani, come quella del Central Park di New York. La moda, uno dei settori più colpiti nel 2020, tra le varie innovazioni sta invece studiando abiti con mascherine integrate, come le magliette SafeTee. Non solo, è in grande sviluppo anche la tecnologia dei materiali, come i tessuti dei capispalla anti batterici, vere e proprie giacche antimicrobi auto igienizzanti, o la giacca JUST 5, dotata di Tecnologia Viroblock.

Dalla spesa sospesa allo streaming in sharing

Ancora protagonista nel 2021 sarà il sostegno di prossimità, in piena diffusione in Italia e nel mondo con azioni concrete come la spesa sospesa, il caffè sospeso, il pagamento sospeso di ogni genere, nei negozi e online, con i cosiddetti salvadanai virtuali. Altra tendenza nel 2021 la diffusione degli abbonamenti in sharing. Poiché si tendono a utilizzare sempre più spesso i servizi di streaming, molti considerano questi servizi un bene condiviso piuttosto che una risorsa di un solo proprietario. Di conseguenza, i marchi stanno potenziando questa sharing economy con piattaforme che soddisfano il desiderio del consumatore di condividere in sicurezza l’accesso ai beni digitali. Come Spotify, che ha lanciato la funzione Premium Duo.

Si torna al modello “lattaio”

Ambiente e responsabilità ambientale delle aziende saranno al centro delle iniziative di molte aziende. Un esempio è il packaging micellare del food delivery, realizzato con una fibra compostabile derivata dai funghi o dal caffè. O gli arredi biodegradabili (come nel cafè Cardboard di Mumbai, realizzato completamente in cartone), o i pavimenti eco, come il Coral, realizzato riutilizzando reti da pesca e bottiglie di plastica. Nell’era del delivery anything tanti marchi e catene stanno poi lanciando sistemi di consegna circolari ispirati al tradizionale “modello lattaio”. In pratica, si torna indietro di qualche decennio, e per risparmiare materiali e ridurre gli sprechi alle consegne dei prodotti si restituisce il “vuoto”, riporta Ansa.

In Italia la pressione fiscale supera il 42%

Tra ammontare delle imposte dirette, indirette, in conto capitale e dei contributi sociali in rapporto al Pil in Italia nel 2019 la pressione fiscale complessiva è risultata pari al 42,4%, in aumento rispetto all’anno precedente. In particolare, le imposte dirette sono risultate in aumento del 3,5%, in virtù della crescita dell’Irpef, dell’Ires e delle imposte sostitutive, mentre le imposte indirette hanno registrato un aumento dell’1,5% per effetto principalmente della crescita del gettito Iva e dell’imposta sul Lotto e le lotterie. Lo rende noto l’Istat, che ha diffuso i Conti economici nazionali relativi al biennio 2018-2019.

Nel 2019 si conferma il rallentamento della crescita economica

La stima aggiornata dei conti economici nazionali, commenta l’Istat, conferma il significativo rallentamento della crescita dell’economia nel 2019, con un tasso di variazione del Pil dello 0,3% a fronte di un incremento dello 0,9% nel 2018.

Se nel 2019 rispetto al 2018 le entrate totali delle Amministrazioni pubbliche sono aumentate del 2,9%, con un’incidenza sul Pil pari al 47%, le entrate correnti hanno registrato una crescita del 2,9%, attestandosi al 46,8 % del Pil.

L’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche è invece pari all’1,6% del Pil, in netto miglioramento rispetto al -2,2% registrato nel 2018.     

Crescono costruzioni e servizi, segno meno per agricoltura e attività manifatturiere

Dal lato della domanda, aggiunge l’Istat, nonostante il rallentamento delle esportazioni, il calo delle importazioni ha determinato un contributo positivo della domanda estera netta, mentre la domanda interna ha fornito nel complesso un contributo lievemente negativo. Dal lato dell’offerta di beni e servizi, si conferma invece la crescita delle costruzioni e dei servizi e la contrazione dell’agricoltura e delle attività manifatturiere. Nel 2019 il Pil ai prezzi di mercato risulta pari a 1.789.747 milioni di euro correnti, con una revisione al rialzo di 2.083 milioni rispetto alla stima di marzo scorso.

Il reddito delle famiglie sale all’1%

Il saldo di parte corrente, ovvero il risparmio o disavanzo delle Amministrazioni pubbliche, risulta positivo, ed è pari a 29,234 miliardi di euro (15.479 milioni nel 2018). Tale miglioramento, spiega l’Istituto, è il risultato di un aumento delle entrate correnti di circa 23,8 miliardi di euro, e di un aumento di entità inferiore, circa 10,1 miliardi, delle uscite correnti. Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici, riporta Agi, ha invece segnato nel 2019 una crescita dell’1,0% in valore, e dello 0,5% in termini di potere d’acquisto. Poiché il valore dei consumi privati è aumentato dell’1,0%, la propensione al risparmio delle famiglie è rimasta stabile all’8,1%. 

In dieci anni sono spariti quasi 200mila negozi di quartiere

I tagli dei consumi delle famiglie italiane dal 2007 sono stati pari a 21,5 miliardi di euro. A fare le spese della crisi sono stati anche le piccole botteghe artigiane, che dal 2009 sono diminuite del 12,1%, corrispondenti a circa 178.500 unità, mentre i negozi di quartiere sono scesi di quasi 29.500 unità, -3,8%. Una perdita che complessivamente registra la sparizione di quasi 200mila negozi di vicinato in 10 anni. A fare il punto sulla situazione è uno studio della Cgia, secondo il quale la spesa complessiva dei nuclei familiari anche lo scorso anno ha registrato una frenata, ammontando a poco più di 1.000 miliardi di euro.

Dal 2007 la contrazione più importante riguarda l’acquisto dei beni, -10,3%

Sotto il profilo della composizione della spesa tra il 2007 e il 2018 la contrazione più importante ha riguardato l’acquisto dei beni (-10,3%), mentre i servizi sono cresciuti del 7%.

In dettaglio, i beni non durevoli (prodotti cura della persona, medicinali, detergenti per la casa, etc.) sono crollati del 13,6%, quelli semidurevoli ( abbigliamento calzature, libri, ecc.) si sono ridotti del 4,5%, e quelli durevoli ( auto, articoli di arredamento, elettrodomestici, ecc.) del 2,8%.

In Sardegna “muoiono” le aziende artigiane, in Valle d’Aosta il piccolo commercio

La regione più colpita dalla moria di piccole aziende artigiane è stata la Sardegna, che negli ultimi 10 anni ha visto scendere il numero del 19,1%, riporta Adnkronos. Seguono l’Abruzzo, con il 18,3%, e l’Umbria, con il 16,6%.

L’andamento delle imprese attive nel piccolo commercio, invece, ha subito la riduzione più significativa in Valle d’Aosta, con il 18,8%, in Piemonte con il 14,2%, e in Friuli Venezia Giulia con l’11,6%. Rispetto al trend negativo, risultano essere di segno opposto la Calabria (+3%), il Lazio (+3,3%) e la Campania (+4,6%).

Negli ultimi 11 anni le vendite al dettaglio sono scese del 5,2%

Le vendite al dettaglio, che costituiscono il 70% circa del totale dei consumi delle famiglie, negli ultimi 11 anni sono scese del 5,2%. Tuttavia, quelle registrate presso la grande distribuzione sono aumentate del 6,4% mentre nella piccola distribuzione (botteghe artigiane e piccoli negozi) sono precipitate del 14,5%. Sebbene il gap si sia decisamente ridotto, anche in questi primi 9 mesi del 2019 i segni sono rimasti gli stessi, +1,2% nella grande distribuzione e -0,5% nella piccola distribuzione. In ogni caso, la caduta dell’acquisto dei beni è proseguita anche quest’anno. Tra il primo semestre 2019 e lo stesso periodo del 2018 la contrazione è stata infatti dello 0,4%, con una punta del -1,1% dei beni non durevoli.

Enea e Fiat insieme per sviluppare materiali innovativi e riciclabili per l’auto

Nuovi materiali in fibra di basalto e resina per il settore automobilistico, riciclabili, leggeri e a basso costo. Questo è l’obiettivo del nuovo progetto di ricerca Cradle-to-Cradle Composites, finanziato con oltre 1,3 milioni di euro dal consorzio europeo per le materie prime EIT Raw Materials, e coordinato dall’Enea in partnership con il Centro Ricerche Fiat (CRF). In particolare, Enea si occuperà di testare le proprietà meccaniche dei nuovi materiali e di verificare le loro prestazioni anche in presenza di un invecchiamento accelerato. Mentre Fiat si propone di realizzare un cofano in composito totalmente riciclabile per la FIAT 500 Abarth.

Sostituire la fibra di carbonio con una derivata dal basalto

“Attualmente uno dei materiali compositi più diffuso è quello in fibra di carbonio e resina epossidica che viene utilizzato per la produzione dei cofani di automobili di lusso. Ma dal loro riciclo non è possibile recuperare materiale utile per produrre di nuovo quegli stessi componenti – spiega Claudio Mingazzini, ricercatore Enea responsabile del progetto -. Grazie a questo progetto sostituiremo la fibra di carbonio con una derivata dal basalto, perché è riciclabile e mantiene costanti nel tempo le sue qualità. In questo modo dimostreremo come sia possibile riprocessare la fibra di rinforzo, che rappresenta il 60% della massa del cofano, per produrre di nuovo il componente originario”.

Evitare qualsiasi spreco di materia

L’altra novità, riporta Askanews, è che nel nuovo materiale composito la fibra di basalto sarà associata a una resina innovativa che a fine vita potrà essere recuperata per la produzione degli interni di un’automobile, evitando in questo modo qualsiasi spreco di materia.

“Il principale dimostratore di progetto sarà la realizzazione di un cofano in composito totalmente riciclabile per un modello di automobile già in produzione, ossia una FIAT 500 Abarth. Ma il business plan di progetto prende in considerazione un potenziale volume di produzione di 100mila veicoli all’anno da riciclare secondo il modello cradle-to-cradle, vale a dire dalla culla alla culla, ovvero un processo a rifuto-zero che ricicla il materiale per la sua funzione originaria”, sottolinea Mingazzini.

Fornire ai produttori di autovetture una tecnologia matura entro il 2022

Oltre a Enea e CRF il progetto vedrà la partecipazione del consorzio spagnolo di ricerca e sviluppo materiali per i trasporti Gaiker, di AM Composites, dell’Università di Bordeaux e delle aziende GS4C e R*Concept.

Materiali a parte, il team internazionale lavorerà sui processi per rendere il riciclo dei componenti auto più economico, efficace, semplice e sostenibile per l’ambiente, fornendo ai produttori di autovetture una tecnologia matura (Technology Readiness Level – TRL 7) entro il 2022.

Assicurazioni sulla “vita digitale”: un mercato da 100 milioni euro l’anno

I pericoli nella vita digitale sono tanti. Fra cyber bullismo, stalking e diffamazione sui Social network, Revenge porn, furto e diffusione di dati personali, frodi informatiche, non sorprende che le compagnie assicurative stiano mettendo a punto nuovi strumenti assicurativi per proteggere i privati dai rischi connessi all’uso di Internet. Un mercato che nel prossimo futuro in Italia potrebbe valere potenzialmente più di 100 milioni di euro l’anno. A oggi in Italia le polizze contro i cyber risk vengono però proposte come garanzie accessorie all’interno di pacchetti legati alla casa, con un costo che varia mediamente tra i 24 e i 40 euro l’anno.

Nel 2017 16 milioni di vittime di cyber crimine in Italia

Questo tipo di coperture di fatto sono ancora poco diffuse nel nostro Paese, ma potrebbero crescere significativamente nei prossimi anni. “Non solo in virtù di una maggiore consapevolezza dei rischi legati al web – spiega Lodovico Agnoli, Responsabile new business di Facile.it – ma anche perché alcune compagnie stanno iniziando a proporre queste assicurazioni come prodotti indipendenti e non più connessi all’abitazione”. Entro il 2025, infatti, “il valore del mercato globale delle assicurazioni personali contro i cyber risk potrebbe addirittura superare i 3 miliardi di euro – continua Agnoli – dati che non devono sorprendere se si considera che le vittime del cyber crimine, solo in Italia e solo nel 2017, sono state 16 milioni”.

Come funzionano le polizze?

Nei casi in cui l’intestatario della polizza, o uno dei membri della sua famiglia, sia vittima di cyber bullismo, diffusione illecita di materiale personale, diffamazione o minacce online, l’assicurazione interviene assistendo il cliente nei processi in sede civile e penale o in via stragiudiziale, al fine di ottenere la rimozione dei contenuti lesivi pubblicati e per richiedere l’eventuale risarcimento danni. Se l’azione intrapresa non porta a risultati concreti in tempi rapidi, alcune compagnie supportano l’assicurato con un team di esperti che si attiverà per inondare la rete con nuovi contenuti volti a disperdere e minimizzare la visibilità dei materiali lesivi pubblicati, mettendo in atto il cosiddetto flooding.

Coperture assicurative per i cyber risk

Oltre alla copertura delle spese legali alcune polizze offrono anche un supporto di natura medica, sostenendo anche le eventuali spese per cure psicologiche laddove la vittima manifesti disturbo post traumatico da stress. Inoltre, le polizze Cyber risk spesso offrono strumenti sviluppati per prevenire e ridurre al minimo i rischi online, come programmi che proteggono l’assicurato da virus, malware, o attacchi da parte di hacker. Alcune compagnie assicurative si spingono oltre e analizzano il dark web con l’obiettivo di individuare eventuali usi fraudolenti dei dati personali dell’assicurato, avvisandolo in caso di possibili situazioni a rischio. In caso di perdita di dati, come foto, video, documenti, poi, le compagnie mettono a disposizione dell’assicurato software per il recupero dei dati persi e coprono i costi di riparazione presso un centro specializzato. Inoltre, offrono supporto nella risoluzione di controversie legate agli acquisti online

Nel 2020 l’export agroalimentare raggiungerà 46-47 miliardi

Nel 2020 sarà quasi sfiorato l’obiettivo di raggiungere i 50 miliardi di export agroalimentare italiano fissato per Expo 2020. Proiezioni attendibili indicano infatti una soglia probabile a 46-47 miliardi di euro. Nonostante l’ultimo decennio il nostro Paese abbia perso oltre 12 punti di Pil pro-capite rispetto alla media Ue, passando dal 107% del 2008 al 95% del 2017, la filiera agroalimentare italiana nel 2018 ha raggiunto un peso vicino ai 200 miliardi di fatturato, di cui 140 miliardi imputabili all’industria alimentare, e 55 miliardi al primario. Stimando il Pil 2018 attendibilmente sui 1.750 miliardi, la filiera agroalimentare ne copre quindi oltre l’11%.

Una crescita di oltre il 3% nel 2018

Nel 2018 l’export dell’industria alimentare si attesta su una crescita di oltre il 3%, a 33 miliardi di euro circa “meno della metà del 2017 – spiega Luigi Scordamaglia, numero uno della neonata Filiera Italia – ma si tratta pur sempre di un dato molto positivo visto il contesto: i mercati esteri hanno importato meno e l’Italia ha fatto comunque meglio di Francia e Germania”.

Particolarmente positivo il mese di ottobre 2018, che ha messo a segno un aumento del 9,8% rispetto allo stesso mese del 2017, riportando il trend progressivo dei dieci mesi al +3,4%.

La nota dolente arriva dal mercato interno

La nota dolente, riferisce Askanews, arriva dal mercato interno. Le vendite continuano ad arrancare, e secondo le ultime rilevazioni Istat sui primi dieci mesi del 2018 si registra un +0,8% in valore e un -0,5% in volume. Anche in questo caso un ottobre positivo ha migliorato i progressivi dei nove mesi (+0,7% in valore e -0,7% in volume), ma considerato il contesto nazionale e internazionale è difficile che l’anno in corso faccia meglio del 2018.

La velocità di uscita lasciata in eredità dalla filiera in chiusura d’anno, però, è incoraggiante. “L’ipotesi più probabile – continua Scordamaglia – è il consolidamento dei trend, con produzione alimentare attorno al +1,0%, export attorno al +3-4%, con tuttavia una perdurante stagnazione del mercato interno”.

Una filiera che in Italia occupa 1,385 milioni di addetti

Che il comparto agroalimentare sia uno dei pilastri dell’economia italiana lo testimonia il fatto che la filiera nel 2018 ha raggiunto un peso prossimo ai 200 miliardi di fatturato. Non solo, la filiera occupa in Italia 1,385 milioni di addetti, di cui 919.000 in agricoltura e 465.000 nell’industria (dati 2017), incidendo complessivamente per il 5,5% su tutti gli occupati in Italia. Il dato sull’occupazione dell’agricoltura in Italia è in netta controtendenza con quello della media Ue, con una crescita di circa il 3% nel periodo 2013/2017 rispetto ad una riduzione degli addetti Ue del -7%. Un settore quindi di sempre maggiore occupazione futura e giovanile, e che nei prossimi anni farà fatica a soddisfare la propria domanda di lavoratori.

La Manovra pesa sulle imprese per 4,9 miliardi di euro

Lo afferma l’Ufficio studi della Cgia: nel 2019 la manovra di Bilancio costerà al sistema imprenditoriale italiano 4,9 miliardi di euro. Di questi 3,1 graveranno sulle imprese non finanziarie, e 1,8 miliardi sugli istituti di credito e sulle assicurazioni. Questo, nonostante i correttivi approvati dalla Camera dei Deputati, che rispetto al testo uscito da Palazzo Chigi ha diminuito l’aggravio sulle imprese di 1,3 miliardi di euro dai 6,2 miliardi previsti.

“Uno sforzo importante, ma non ancora sufficiente – spiega Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio studi -. Le aspettative degli imprenditori, in particolar modo in materia fiscale, sono state ampiamente disattese. Senza contare che con la rimozione del blocco delle tasse locali prevista in manovra c’è il pericolo che dal 2019 torni ad aumentare il peso dei tributi locali”.

Nel 2020 il sistema economico subirà una riduzione di prelievo pari a 1,7 miliardi

Nel 2019 il prelievo sulle imprese private è destinato ad aumentare di 3,1 miliardi, e sugli istituti bancari e quelli assicurativi di 1,8 miliardi. Le cose andranno meglio negli anni successivi: nel 2020 il sistema economico subirà una riduzione di prelievo pari a 1,7 miliardi e nel 2021 l’alleggerimento fiscale salirà a 2,2 miliardi.

Fra le misure introdotte dalla legge di Bilancio è stata inserita anche “l’annunciata, ma non ancora approvata, riduzione del premio Inail – ricorda la Cgia -. Non sono stati conteggiati, invece, gli effetti delle misure introdotte definitivamente con il decreto semplificazione”, misure che comunque dovrebbero agevolare le imprese per un importo di circa 70 milioni di euro annui.

Inoltre, puntualizza l’associazione di Mestre, “è stato sterilizzato l’aumento dell’Iva per un importo di 12,6 miliardi di euro”. Se ciò non fosse avvenuto l’incremento delle aliquote probabilmente avrebbe contribuito alla diminuzione dei consumi, condizionando negativamente i ricavi.

Il pericolo di un eventuale aumento della tassazione locale.

Avendo rimosso il blocco delle aliquote dei tributi locali introdotto nel 2015 è molto probabile che molti sindaci torneranno a innalzarle. Secondo alcune stime, riporta Adnkronos, degli 8.000 Comuni presenti in Italia l’81% ha i margini per aumentare l’Imu sulle seconde case e addirittura l’85% per innalzare l’addizionale Irpef.

Pertanto “è evidente – prosegue la Cgia – che molti sindaci, a fronte dei tagli ai trasferimenti avvenuti in questi anni, se avranno la possibilità non si lasceranno certamente sfuggire l’occasione di mettere mano alle entrate, agendo sulla leva fiscale. Speriamo che in sede di discussione al Senato questa ipotesi sia ‘congelata’, così come accaduto negli ultimi tre anni”.

Appartamenti Privilege Apartments | Eco-friendly concept e domotica

Le camere comode e moderne che Privilege Apartments mette a disposizione dei suoi ospiti presentano soluzioni avanzate di comfort e design, che le rendono perfette per un soggiorno piacevole e rilassante, proprio quel che ci si aspetta da una struttura ricettiva quando ci si sposta per vacanza o lavoro. Ogni angolo ed ogni elemento d’arredo sono studiati per rendere piacevole e confortevole la permanenza di tutti, proprio come in casa. Il comodo angolo cottura con utensili da cucina ad esempio, consente a tutti di poter preparare autonomamente i pasti all’occorrenza. Questa è una soluzione molto importante soprattutto per famiglie e gruppi di persone che desiderano cucinare ed evitare di pranzare o cenare fuori, ma è anche un’ottima possibilità per quanti si spostano per lavoro e tra un impegno e l’altro desiderano avere la possibilità di pranzare in camera.

Soprattutto chi si sposta per motivi di lavoro ricorre con piacere agli appartamenti a Monza di lusso Privilege Apartments, in quanto questi mettono loro a disposizione una postazione da lavoro che consente a tutti di potersi dedicare tranquillamente al proprio business in maniera agevole. La posizione strategica della struttura inoltre (siamo vicini all’ingresso dell’autostrada) fa si che gli alloggi Privilege Apartments siano perfetti per quanti desiderano spostarsi all’interno della Brianza o raggiungere destinazioni quali Milano e Bergamo. Gli appartamenti sono stati inoltre progettati per avere il minimo impatto possibile sull’ambiente e sono dunque eco-friendly. Presentano inoltre tutta la comodità ed il benessere che la domotica è in grado di regalare, e per la quale è possibile controllare in maniera smart tutti i dispositivi presenti. Coloro i quali desiderano ottenere un relax ancora più profondo ed intenso, potranno approfittare del parco di oltre 10 mila metri quadrati che si trova proprio di fronte la struttura, ed approfittarne per una passeggiata nel verde per un abbraccio con la natura davvero piacevole.

Lavoratori in malattia: il settore privato supera il pubblico

Qualcosa è cambiato: nel rapporto fra pubblico e privato il secondo supera il primo per numero di lavoratori in malattia. Secondo quanto riporta l’Osservatorio dell’Inps, nel terzo trimestre del 2018 sembra che i lavoratori in malattia siano in aumento nel settore privato e in diminuzione in quello pubblico. I primi infatti segnano un +6,8%, contro il calo del -3,1% dei secondi.

Anche a livello territoriale si rileva una sorta di inversione di tendenza: l’aumento del numero di certificati nel settore privato è prevalente al Sud (+7,9%), mentre nel settore pubblico la diminuzione risulta più consistente al Nord (-5,5%).

A dicembre 2017 oltre 13,5 milioni di lavoratori ammalati

Più in particolare, nel mese di dicembre 2017 il numero di lavoratori dipendenti interessati al controllo d’ufficio dello stato di malattia da parte dell’Inps è stato di 13,7 milioni, di cui 2,8 nel settore pubblico e 10,9 nel settore privato.

All’aumento del numero dei certificati nel settore privato corrisponde però una crescita meno che proporzionale del numero dei giorni di malattia (+4,9%), mentre nel settore pubblico alla diminuzione del numero dei certificati si osserva un decremento più che proporzionale dei giorni di malattia (-7,3%).

Il numero medio di giornate di malattia è stabile in entrambi i settori

Il numero medio dei certificati dei lavoratori, sia nel settore pubblico sia in quello privato, rimane invece stabile, ed è rispettivamente di 3 e 2 certificati ogni 10 lavoratori. L’Inps precisa che qualsiasi confronto sul numero di certificati tra il settore pubblico e privato va sempre interpretato tenendo conto della diversa struttura per età dei lavoratori e della diversa normativa di riferimento. Il numero medio di giornate di malattia per lavoratore con almeno un giorno di malattia rimane stabile per il settore privato, ed è pari a 11,6 giorni, mentre scende lievemente per il settore pubblico, da 11,5 a 11,3 giorni.

Visite mediche di controllo: 129 mila nel privato e 84 mila nel pubblico

Sempre nel terzo trimestre 2018, per quanto riguarda l’attività di verifica dello stato di malattia, in termini relativi il numero di visite è risultato pari a 119 ogni mille certificati per il settore pubblico del Polo unico rispetto alle 52 visite del settore privato. Questo, riferisce Adnkronos, nonostante la notevole differenza in termini assoluti del numero di visite mediche di controllo effettuate, pari a 129 mila nel settore privato e 84 mila di quello pubblico.

Nel settore pubblico la maggior parte delle visite sono effettuate su richiesta dei datori di lavoro, e solo il 20% sono disposte d’ufficio. Nel settore privato il 65% delle visite mediche di controllo sono invece disposte d’ufficio.