Le Pmi italiane preferiscono Facebook e Instagram

Il Covid-19 ha spinto le piccole imprese italiane a implementare nuove strategie e strumenti di marketing per soddisfare le esigenze dei propri clienti. Secondo l’Osservatorio Piccole Imprese di GoDaddy il 62% delle piccole imprese italiane possiede un sito web, di queste il 71% svolge attività di marketing e promozione attraverso il proprio sito o i propri canali social media. Tra questi ultimi il più utilizzato è Facebook (86%), seguito da Instagram (58%). Lo studio, condotto dalla società di ricerca Kantar, ha preso in esame circa 5.100 Pmi con un numero di dipendenti compreso tra 1 e 49, equamente distribuite in Italia, Germania, Francia e Spagna, con un focus particolare sulle strategie di marketing adottate dalle piccole imprese in quest’ultimo anno.

Il 36% utilizza anche LinkedIn e il 18% Twitter

Dallo studio emerge che Instagram è più utilizzato dalle Pmi italiane (48%) rispetto alle aziende francesi (43%) e tedesche (50%). Il 36% delle piccole imprese utilizza anche LinkedIn per attività di promozione e visibilità, mentre solo il 18% usa Twitter per attività marketing, contro il record della Spagna con il 31%. L’Osservatorio evidenzia inoltre l’evoluzione del ruolo strategico di WhatsApp durante e dopo la pandemia: il 54% delle piccole imprese italiane e spagnole lo ha infatti utilizzato come canale preferenziale per rimanere in contatto con i propri clienti, contro il 36% delle imprese tedesche e il 14% di quelle francesi. 

WhatsApp è usato soprattutto dalle imprese di piccole dimensioni

A beneficiare di WhatsApp sono state soprattutto le imprese di piccole dimensioni (da 1 a 9 dipendenti), principalmente piccoli ristoranti, negozi al dettaglio, artigiani e aziende ortofrutticole a conduzione familiare. In ogni caso, le Pmi prediligono canali di promozioni digitale per le proprie attività di marketing (48%) rispetto a quelle offline (40%), con un 27% che predilige una forma ibrida. Tra le attività di promozione digitale si tratta principalmente di pubblicità sui canali social (33%), promozione di video online (12%) o banner pubblicitari (12%). Ancora esigua però la percentuale che sperimenta nuove attività di marketing digitale, come influencer marketing (7%) e podcast (2%).

Il 24% utilizza strumenti di automazione per promuovere i propri prodotti

Il 24% delle piccole imprese italiane, riporta Askanews, utilizza strumenti di automazione per promuovere i propri prodotti, rispetto al 16% di Francia e Germania. Di queste il 53% utilizza strumenti di email marketing per rimanere in contatto con i propri clienti e inviare loro offerte e promozioni. Tra gli strumenti promozionali offline i più utilizzati sono i volantini (18%) seguiti da eventi (15%) e pubblicità su stampa (14%). Solo il 5% ha dichiarato di fare pubblicità in TV. Il 95% delle piccole imprese italiane che ha un sito web lo considera uno strumento importante per incrementare la propria visibilità nei confronti del mercato, mentre tra coloro che ancora non possiedono un sito web, il 15% dichiara di non averlo per via dei costi di gestione.

Advertising online: in Italia supera la raccolta TV

A fine 2020 il mercato pubblicitario italiano è sceso a quota 7,9 miliardi di euro, per un calo di circa 700 milioni iche ha riguardato soprattutto le componenti tradizionali del settore, Tv, Radio, Stampa e Out Of Home. L’Internet advertising in Italia supera però la raccolta pubblicitaria televisiva e continua a crescere: nel 2021 raggiungerà quota 3,9 miliardi di euro (+14%). La pubblicità su Internet chiude in leggera crescita anche nel 2020 (+4%) e arriva a rappresentare il 43% del valore della componente pubblicitaria, superando per la prima volta la leadership della Tv (41%). Il mercato italiano rimane però concentrato nelle mani di pochi grandi player internazionali, e la quota degli Over The Top sale al 78%. Si tratta di alcune evidenze dell’Osservatorio Internet Media della School of Management del Politecnico di Milano.

Internet: una componente marginale, ma cresce del +55%

In Italia, il mercato complessivo delle vendite di contenuti Media nel 2020 è valso 6,6 miliardi di euro, in contrazione del 4% rispetto al 2019. La componente derivante da Internet è ancora marginale (9%, 623 milioni), anche se ha registrato una crescita del 55% rispetto all’anno precedente. Nell’anno segnato dalla pandemia si è infatti registrato un incremento generale nella fruizione di contenuti online da parte dei consumatori. La raccolta pubblicitaria sui motori di ricerca (Search Advertising) è invece cresciuta del +4%, raggiungendo quota 955 milioni di euro nel 2020, e quest’anno registrerà un incremento del 12%. Una crescita a doppia cifra mai registrata negli ultimi anni e dovuta in particolare ai budget stanziati dai “nuovi investitori” sui canali digitali.

I Video online trainano il mercato degli Internet Media a pagamento

Il 72% del mercato degli Internet Media a pagamento fa riferimento alla vendita di contenuti Video online, seguono i ricavi per gli abbonamenti a servizi musicali (19%) e i ricavi legati alle news (9%). Anche nel 2020 sono stati i Video online (+67%) a trainare la crescita della componente premium, con un valore delle vendite pari a 447 milioni di euro. Per quanto riguarda il mercato della musica in streaming, nel 2020 il valore è stato di 118 milioni (+32%). L’aumento degli abbonamenti è stato trainato anche dall’ampliamento dell’offerta di contenuti podcast, che sempre più catturano l’interesse degli utenti. Si registra poi una crescita interessante anche per quanto riguarda il settore delle news a pagamento (+29%), con un valore delle vendite nel 2020 pari a 58 milioni di euro.

Classified, eCommerce Advertising e Audio Advertising

Classified e eCommerce Advertising hanno chiuso il 2020 sopra i 230 milioni di euro (-5% rispetto al 2019), ma per il 2021 è previsto un forte rimbalzo con un trend che potrebbe superare anche il +20%. La crescita dell’Audio Advertising, invece, a fronte di un mercato ancora ridotto (14 milioni di euro a fine 2020, +19%), nel 2021 potrebbe registrare un trend ancora più positivo, con una crescita di circa il +30%.

Lo smart working fa risparmiare fino a 8,7 megatonnellate di Co2

Attraverso il ricorso allo smart working l’Italia in futuro potrebbe risparmiare fino a 8,7 megatonnellate di Co2, l’equivalente all’anno di 60 milioni di voli da Londra a Berlino. Insomma, lo smart working fa bene all’ambiente, e se venisse adottato dalle aziende anche dopo la fine dell’emergenza sanitaria l’Italia potrebbe abbassare il livello di emissioni.
Si tratta di alcune evidenze emerse da un nuovo studio condotto da Carbon Trust, l’associazione non a scopo di lucro istituita nel 2001 per aiutare le Organizzazioni a ridurre il loro impatto ambientale. Lo studio Homeworking è stato commissionato dal Vodafone Institute for Society and Communication, il think-tank europeo del Gruppo Vodafone.

Il pendolarismo e le emissioni degli uffici
Lo studio Homeworking è stato condotto in cinque Paesi europei, Repubblica Ceca, Germania, Italia, Spagna, Svezia e nel Regno Unito, e ha calcolato la quantità di emissioni di carbonio risparmiate grazie al lavoro da remoto nel periodo precedente la pandemia, durante la stessa, e attraverso proiezioni anche nel periodo seguente. Lo studio ha posto particolare attenzione al fenomeno del pendolarismo e alle emissioni degli uffici e dei luoghi di lavoro.

Per ogni lavoratore agile il risparmio sarebbe di 1.055 kg di Co2 all’anno
In pratica, lo studio ha calcolato che ogni anno per ogni persona che lavora in modalità agile in Italia il risparmio sarebbe equivalente a oltre una tonnellata (1.055 kg) di Co2, una quantità pari a più di sette voli passeggeri da Berlino a Londra.
Lo studio ha calcolato anche che in futuro sarebbero circa 8,23 milioni i posti di lavoro in Italia, che potrebbero essere svolti da remoto, pari al 36% dei posti di lavoro. In futuro, secondo lo studio, le persone in media lavoreranno da casa circa due giorni alla settimana (1,9).

Durante il lockdown meno 1,861 chilogrammi di Co2 “a testa”
Durante il lockdown, e nella fase acuta dell’emergenza sanitaria, secondo i dati dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, il numero di lavoratori da remoto in Italia è salito fino a 6,58 milioni. Ognuno di essi, riporta Ansa, ha lavorato da remoto in media 2,7 giorni a settimana. Ciò si è tradotto in un risparmio di emissioni di carbonio di 1,861 chilogrammi di Co2 per ogni lavoratore, in aumento del 112% rispetto al periodo pre-Covid. Anche la sede di Milano di Vodafone Italia ha registrato una riduzione delle emissioni di Co2 nel corso della pandemia, tanto che in un anno sono state risparmiate infatti più di mille tonnellate di Co2.

Inferriate apribili per una sicurezza totale

Le inferriate per porte e finestre rappresentano ad oggi uno dei sistemi di sicurezza più affidabili in assoluto e veramente difficili da superare. Nulla infatti riesce a tenere alla larga eventuali malintenzionati, e farli desistere, di una barriera così solida che certamente non consente alcun tipo di escamotage per essere superata.

Una protezione in più anche per i piani più alti

Questo è il motivo per il quale sono sempre più le persone che decidono di far installare tale tipo di protezione in casa o presso uffici e locali commerciali, anche se questi si trovano ai piani superiori e non esclusivamente al piano terra.

Sempre più infatti, vengono alla cronaca episodi di effrazione che vengono compiuti ai piani superiori di ogni tipo di edificio: i malintenzionati dunque sono disposti anche ad aumentare il rischio pur di portare a termine il proprio obiettivo, e per questo è bene mettere in campo tutte le possibili soluzioni per far in modo da far desistere chiunque possa soltanto pensare di entrare in casa inducendolo così a cambiare obiettivo e dunque spostare i propri interessi altrove.

Le inferriate apribili in ferro

Esistono per questa eventualità anche le inferriate apribili in ferro laddove sia necessario, come ad esempio per porte o punti di passaggio dai quali è necessario poter entrare e uscire senza difficoltà quando lo si desidera. La notte e in propria assenza le inferriate apribili possono essere chiuse con un semplice gesto della mano e diventano alla stessa maniera una barriera fisica impossibile da superare.

Sicuramente le inferriate di sicurezza, sia quelle fisse che quelle apribili, rappresentano il massimo della tranquillità in quanto sono assolutamente infallibili e sempre pronte ad impedire fisicamente a chiunque di poter varcare una certa apertura, che sia essa una finestra, una porta, o altro tipo di accesso.

I neolaureati in materie Stem i più richiesti dalle aziende

Nel 2020 i più ricercati dalle aziende sono i laureati nelle materie STEM, ovvero scienza, tecnologia, ingegneria e matematica. È quanto emerge dalla prima edizione dell’Osservatorio Nazionale annuale sul recruitment online di giovani neolaureati in Italia, realizzato da Tutored, startup che si propone come punto d’incontro digitale di studenti universitari e neolaureati con le aziende. La ricerca ha considerato i dati raccolti nell’intero anno 2020 su oltre 500.000 studenti iscritti alla piattaforma e 50 grandi aziende e multinazionali, le cui interazioni hanno generato più di 87.000 candidature per le opportunità di lavoro pubblicate. Come riporta Ansa, secondo l’indagine un annuncio di lavoro su 3 è relativo all’area Informatica&Tecnologia, e al primo posto tra le competenze ricercate, in 7 settori su 10, è la capacità di teamworking.

In fase di recruiting sono il 49,1% delle figure ricercate

Al primo posto tra le figure ricercate dalle aziende in fase di recruiting dei neolaureati figurano proprio i laureati STEM (49,1%), di cui il 38,9% in Ingegneria e il 10,2% in Matematica, Fisica e Statistica, seguiti da quelli in Economia (31,2%). A seguire in classifica, i laureati in Studi Umanistici (7,9%), Scienze Politiche (4,7%) e Giurisprudenza (3,1%). Il settore aziendale in cui si concentrano le maggiori attenzioni durante il recruiting dei neolaureati, è quello dell’Informatica, Tecnologia e Ricerca & Sviluppo, visto che 1 annuncio pubblicato su 3 (il 33%) si riferisce proprio a queste aree.

La classifica delle soft skills

Tra le soft skill più ricercate dalle aziende in fase di recruiting dei neolaureati, in ben sette settori aziendali su dieci la capacità di team work si posiziona al primo posto. Grande valore viene attribuito anche alla capacità di comunicazione e alle skill relazionali da parte dei candidati. Se però l’analisi viene circoscritta alle sole candidature cosiddette compliant, quelle che passano lo step preliminare di interesse da parte delle aziende e vengono ritenute meritevoli di accedere a eventuali successive fasi di recruiting, il gradimento dei recruiter cambia, e la capacità di problem solving diventa la prima tra le competenze soft, seguita dalla capacità di team working e dalle abilità nell’organizzare il lavoro.

Cosa rende il CV compliant rispetto alle richieste del mercato

Ma quali sono le caratteristiche che possono rivelarsi vincenti per rendere il proprio curriculum compliant rispetto alle richieste del mercato? In media, i candidati che ottengono il gradimento delle aziende che effettuano il recruiting dei neolaureati online, hanno conseguito la Laurea Magistrale in 2 anni e mezzo con una votazione di 107, mentre la Laurea Triennale viene raggiunta in 3 anni e 5 mesi con una votazione media di 100. Il profilo medio di chi termina un corso di Laurea Magistrale a Ciclo Unico e viene valutato dalle aziende come compliant, prevede invece una tempistica di conseguimento del titolo di studio pari a 5 anni e 3 mesi, con una votazione che si assesta a 101.

Come scegliere la potenza di un condizionatore da acquistare

Quando abbiamo necessità di acquistare un nuovo condizionatore, la domanda che solitamente ci poniamo è quale sia la potenza necessaria a rinfrescare efficacemente l’ambiente nel quale pensiamo di inserirlo. Al tempo stesso è bene evitare di fare un acquisto sovradimensionato che comporterebbe solamente un esborso maggiore e nessun vantaggio.

Il BTU

La potenza dei condizionatori d’aria è solitamente espressa in BTU, una unità di misura che indica la quantità di energia necessaria per far aumentare la temperatura dell’acqua. Chiaramente influiscono anche alcuni fattori propri del luogo come l’efficienza termica dell’appartamento e l’esposizione dello stesso.

Ad ogni modo bisogna tenere conto dei BTU di ciascun modello che si va a visionare e soprattutto misurare quanti metri quadri sia grande l’ambiente in cui lo si andrà a posizionare. Solitamente, per fare un calcolo approssimativo e facile per tutti, è sufficiente moltiplicare la quadratura dell’ambiente per 300 o 350. In questo caso, un ambiente da 30 metri quadrati avrebbe ad esempio bisogno di un condizionatore di circa 9000 o 10000 BTU.

Si tratta di un calcolo approssimativo ma che consente già di andare a scegliere un nuovo condizionatore con un margine d’errore veramente basso, evitando così di fare un acquisto sottodimensionato o sovradimensionato. Molto importante è inoltre verificare la classe energetica, perché da questa dipende l’efficienza del condizionatore ed i suoi consumi, che hanno una influenza diretta sui costi in bolletta.

Le funzioni avanzate dei condizionatori Mitsubishi

Alcuni modelli hanno inoltre delle funzioni particolarmente interessanti ed in grado di aumentare il comfort percepito in casa. I condizionatori Mitsubishi ad esempio, offrono la purificazione dell’aria grazie alla tecnologia Plasma Quad Plus. Questa è in grado di trattenere le particelle e immettere così nell’ambiente un’aria molto più leggera e pulita.

Seguendo queste semplici indicazioni sarà possibile acquistare un condizionatore d’aria che sia perfetto per l’ambiente in cui lo si desidera posizionare, e perfettamente in grado di svolgere il suo compito.

Industria, a dicembre salgono fatturato e ordinativi: i dati Istat

Buone notizie per il mondo imprenditoriale italiano, almeno per quanto riguarda l’estrema coda del 2020. A dirlo è l’Istat, che ha rilevato a dicembre dello scorso anno un andamento positivo sia per quanto riguarda il fatturato sia per quanto concerne gli ordinativi delle imprese di casa nostra. Nel dettaglio, per l’ultimo mese del 2020 si stima che il fatturato dell’industria, al netto dei fattori stagionali, aumenti dell’1,0%; nel quarto trimestre l’indice complessivo è cresciuto dello 0,8% rispetto a quello precedente. Anche gli ordinativi registrano a dicembre un incremento congiunturale (+1,7%) e nell’ultimo trimestre del 2020 aumentano del 2,6% rispetto a quello precedente. Insomma, un anno decisamente difficile si è chiuso con qualche segnale nel segno dell’ottimismo, grazie soprattutto alla buona tenuta del mercato interno e alle performance di alcune categorie di industrie, come quelle dell’energia.

Cresce il mercato interno, in flessione quello estero

Come spiega l’Istituto di Statistica, “La dinamica congiunturale del fatturato è sintesi di una crescita del mercato interno (+2,0%) e di una contrazione di quello estero (-1,0%). Per gli ordinativi l’incremento congiunturale riflette un sostenuto aumento delle commesse provenienti dal mercato interno (+6,5%) e un significativo calo di quelle provenienti dall’estero (-4,9%)”. Corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 21 contro i 20 di dicembre 2019), il fatturato totale diminuisce in termini tendenziali dello 0,5%, con un incremento dell’1,7% sul mercato interno e un calo marcato su quello estero (-4,6%).

I settori industriali più dinamici

Ancora, riporta il rapporto, i raggruppamenti principali di industrie che a dicembre scorso anno fatto segnare i maggiori aumenti degli indici destagionalizzati del fatturato sono l’energia (+10,6%), i beni strumentali (+1,5%) e i beni di consumo (+0,6%); per i beni intermedi si rileva, invece, una flessione dello 0,6%.  Con riferimento al comparto manufatturiero, il settore dei mezzi di trasporto registra la crescita tendenziale più rilevante (+38,9%), seguito dall’industria metallurgica (+7,1%), mentre il comparto tessile e dell’abbigliamento e le raffinerie segnano le performance peggiori (rispettivamente -19,4% e -30,7%).

Ordinativi in salita su entrambi i mercati

In merito agli ordinativi, l’analisi dell’Istat prevede che “In termini tendenziali l’indice grezzo degli ordinativi cresce del 7,0%, con aumenti su entrambi i mercati (+7,8% quello interno e +5,8% quello estero). I maggiori incrementi si registrano nella metallurgia (+15,0%) e nell’industria dei macchinari e delle attrezzature (+12,6%), mentre i peggiori risultati si rilevano per le farmaceutiche (-5,8%) e per l’industria tessile e dell’abbigliamento (-12,6%)”.

Nonostante il Covid in Lombardia sono 600 le nuove imprese in rete

“La crescita del numero di imprese che decide di unire le forze per affrontare le sfide del mercato è una buona notizia in un anno così difficile”. Questo il parere di Gian Domenico Auricchio, presidente di Unioncamere Lombardia, a commento dei dati rilasciati dal report di dell’Associazione. Nonostante la pandemia, che ha frenato la nascita di nuove attività imprenditoriali nel corso dell’anno, sono infatti circa 600 le imprese lombarde che hanno sottoscritto un contratto di rete nel 2020, un numero in crescita rispetto all’anno precedente

Considerando anche le reti cessate, lo stock di imprese coinvolte in regione sale quindi a 3.921, in aumento del +10,1% rispetto al 2019.

A Milano le imprese partecipano a 790 contratti

Più in dettaglio, la quota di imprese lombarde partecipanti ai contratti di rete è pari a 4,1 su mille, un valore inferiore alla media italiana (pari a 6,3‰), che però conferma la regione coinvolta nel maggior numero di contratti, Sono infatti 1.311 le reti che vedono la partecipazione di almeno un’impresa lombarda, il 20,1% del totale nazionale. Questo ruolo di hub nelle relazioni economiche che attraversano la penisola è dovuto in particolare a Milano, le cui imprese partecipano a 790 contratti. Oltre il 40% dei contratti che comprendono imprese lombarde è composto da non più di 3 imprese, mentre il 14,8% vede la partecipazione di oltre 10 imprese. Quattro contratti poi arrivano a comprendere più di 100 partecipanti. Si tratta di grandi reti “orizzontali”, che raccolgono imprese dello stesso settore per mettere in comune alcune funzioni e guadagnare efficienza.

Una crescita più intensa per le reti “a lungo raggio”

Considerando l’ambito territoriale dei contratti lombardi si registra una crescita più intensa per le reti “a lungo raggio”, comprendenti anche imprese fuori regione, che raggiungono il 56,6% (erano il 55,4% nel 2019), mentre i contratti formati da imprese della stessa provincia e da imprese di diverse province lombarde si attestano rispettivamente al 23,6% e al 19,8%. I territori con i quali risultano più frequenti le collaborazioni delle imprese lombarde all’interno delle reti sono le grandi regioni industriali limitrofe (Veneto, Emilia Romagna e Piemonte) e il Lazio, per il ruolo rilevante di Roma.

L’edilizia è il settore che registra la crescita maggiore di imprese coinvolte

Nel 2020 il settore che ha registrato la maggiore crescita di imprese coinvolte in contratti di rete è l’edilizia (+24,8%), la cui quota sul totale raggiunge il 13%. Anche i servizi, dove si concentra la maggior parte delle imprese partecipanti (45,1%), mostrano un aumento significativo (+11,2%), mentre incrementi più ridotti si registrano per il commercio (+7,3%) e l’agricoltura (+3,9%). Una crescita inferiore alla media si registra anche nell’industria (+5,7%), dove però si conferma la quota maggiore di imprese coinvolte sul totale del settore (8,3 ogni mille registrate).

Dal design al delivery, le tendenze del 2021

All’inizio di ogni anno si tirano le somme per individuare i trend più innovativi nei diversi settori, e se le tendenze vanno sempre nella direzione del miglioramento spesso a fare da traino è la tecnologia. Secondo l’americana Trend Hunter il 2020 è stato uno spartiacque decisivo in molti campi. In questa fase, in cui l’emergenza per la pandemia non è ancora terminata, il design, ad esempio, sta puntando sul Design Distancing, per farci stare vicini in sicurezza, e allo stesso tempo distanti. Un esempio concreto sono le cupole geodetiche trasparenti per isolare i clienti al ristorante, mentre in ambito tecnologico si stanno brevettando dispositivi indossabili per segnalare la distanza di sicurezza al lavoro, al supermercato, o in metropolitana.

Parole d’ordine, distanziare e igienizzare

Alcune aziende hanno studiato poi gadget portabili apriporta, moschettoni per il carrello del supermercato che servono a evitare di entrare in contatto con i batteri delle superfici pubbliche. I creativi nel mondo, Italia compresa, stanno anche lanciando segnaletiche accattivanti e artistiche per ricordare alle persone di distanziarsi fisicamente, una sorta di installazioni molto adatte ai target più giovani, come quella del Central Park di New York. La moda, uno dei settori più colpiti nel 2020, tra le varie innovazioni sta invece studiando abiti con mascherine integrate, come le magliette SafeTee. Non solo, è in grande sviluppo anche la tecnologia dei materiali, come i tessuti dei capispalla anti batterici, vere e proprie giacche antimicrobi auto igienizzanti, o la giacca JUST 5, dotata di Tecnologia Viroblock.

Dalla spesa sospesa allo streaming in sharing

Ancora protagonista nel 2021 sarà il sostegno di prossimità, in piena diffusione in Italia e nel mondo con azioni concrete come la spesa sospesa, il caffè sospeso, il pagamento sospeso di ogni genere, nei negozi e online, con i cosiddetti salvadanai virtuali. Altra tendenza nel 2021 la diffusione degli abbonamenti in sharing. Poiché si tendono a utilizzare sempre più spesso i servizi di streaming, molti considerano questi servizi un bene condiviso piuttosto che una risorsa di un solo proprietario. Di conseguenza, i marchi stanno potenziando questa sharing economy con piattaforme che soddisfano il desiderio del consumatore di condividere in sicurezza l’accesso ai beni digitali. Come Spotify, che ha lanciato la funzione Premium Duo.

Si torna al modello “lattaio”

Ambiente e responsabilità ambientale delle aziende saranno al centro delle iniziative di molte aziende. Un esempio è il packaging micellare del food delivery, realizzato con una fibra compostabile derivata dai funghi o dal caffè. O gli arredi biodegradabili (come nel cafè Cardboard di Mumbai, realizzato completamente in cartone), o i pavimenti eco, come il Coral, realizzato riutilizzando reti da pesca e bottiglie di plastica. Nell’era del delivery anything tanti marchi e catene stanno poi lanciando sistemi di consegna circolari ispirati al tradizionale “modello lattaio”. In pratica, si torna indietro di qualche decennio, e per risparmiare materiali e ridurre gli sprechi alle consegne dei prodotti si restituisce il “vuoto”, riporta Ansa.

In Italia la pressione fiscale supera il 42%

Tra ammontare delle imposte dirette, indirette, in conto capitale e dei contributi sociali in rapporto al Pil in Italia nel 2019 la pressione fiscale complessiva è risultata pari al 42,4%, in aumento rispetto all’anno precedente. In particolare, le imposte dirette sono risultate in aumento del 3,5%, in virtù della crescita dell’Irpef, dell’Ires e delle imposte sostitutive, mentre le imposte indirette hanno registrato un aumento dell’1,5% per effetto principalmente della crescita del gettito Iva e dell’imposta sul Lotto e le lotterie. Lo rende noto l’Istat, che ha diffuso i Conti economici nazionali relativi al biennio 2018-2019.

Nel 2019 si conferma il rallentamento della crescita economica

La stima aggiornata dei conti economici nazionali, commenta l’Istat, conferma il significativo rallentamento della crescita dell’economia nel 2019, con un tasso di variazione del Pil dello 0,3% a fronte di un incremento dello 0,9% nel 2018.

Se nel 2019 rispetto al 2018 le entrate totali delle Amministrazioni pubbliche sono aumentate del 2,9%, con un’incidenza sul Pil pari al 47%, le entrate correnti hanno registrato una crescita del 2,9%, attestandosi al 46,8 % del Pil.

L’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche è invece pari all’1,6% del Pil, in netto miglioramento rispetto al -2,2% registrato nel 2018.     

Crescono costruzioni e servizi, segno meno per agricoltura e attività manifatturiere

Dal lato della domanda, aggiunge l’Istat, nonostante il rallentamento delle esportazioni, il calo delle importazioni ha determinato un contributo positivo della domanda estera netta, mentre la domanda interna ha fornito nel complesso un contributo lievemente negativo. Dal lato dell’offerta di beni e servizi, si conferma invece la crescita delle costruzioni e dei servizi e la contrazione dell’agricoltura e delle attività manifatturiere. Nel 2019 il Pil ai prezzi di mercato risulta pari a 1.789.747 milioni di euro correnti, con una revisione al rialzo di 2.083 milioni rispetto alla stima di marzo scorso.

Il reddito delle famiglie sale all’1%

Il saldo di parte corrente, ovvero il risparmio o disavanzo delle Amministrazioni pubbliche, risulta positivo, ed è pari a 29,234 miliardi di euro (15.479 milioni nel 2018). Tale miglioramento, spiega l’Istituto, è il risultato di un aumento delle entrate correnti di circa 23,8 miliardi di euro, e di un aumento di entità inferiore, circa 10,1 miliardi, delle uscite correnti. Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici, riporta Agi, ha invece segnato nel 2019 una crescita dell’1,0% in valore, e dello 0,5% in termini di potere d’acquisto. Poiché il valore dei consumi privati è aumentato dell’1,0%, la propensione al risparmio delle famiglie è rimasta stabile all’8,1%.