Cravatta si o no? Senza è meglio: lo dice la scienza

La cravatta, un classico dell’abbigliamento maschile da ufficio, non da tutti amato. Anzi. A spezzare una lancia a favore degli insofferenti al nodo al collo arriva nientemeno che la scienza. Secondo un nuovo studio condotto in Germana la cravatta infatti potrebbe comprimere vasi sanguigni fondamentali per l’afflusso di sangue al cervello, con prevedibili effetti negativi sul funzionamento cognitivo. Quindi, sulle prestazioni lavorative. Insomma, la cravatta da simbolo di eleganza maschile per antonomasia potrebbe addirittura essere additata come “freno” alla produttività aziendale. Ma è proprio così?

Una ricerca con 30 volontari

Per rispondere al quesito, è stato condotto uno studio ad hoc. Si tratta di una piccola ricerca condotta in Germania da Robin Lüddecke dell’University Hospital Schleswig-Holstein, pubblicata su Neuroradiology, e in seguito rimbalzata online su diverse testate internazionali, dal Daily Mail a New Scientist.

Per condurre la ricerca sono stati arruolati 30 giovani volontari divisi in due gruppi: metà di loro ha indossato la cravatta durante un esame di risonanza magnetica, annodandola con un nodo full Windsor, che prevede una svolta in più rispetto a quello semplice. L’altra metà dei volontari invece non ha indossato la cravatta.

Con la cravatta arriva meno sangue al cervello?

Un flusso regolare e costante di sangue al cervello è fondamentale per fare in modo che i neuroni possano continuare a trasmettere i loro messaggi rendendo possibile la risposta istantanea a un problema. E il risultato della ricerca ha rilevato un calo statisticamente significativo del flusso sanguigno cerebrale tra gli uomini con la cravatta. In particolare, una diminuzione del 7,5%, che non innescherebbe sintomi evidenti, ma potrebbe essere sufficiente a influire sulle performance cognitive.

Imitare il look casual dei big della Silicon Valley

I risultati dello studio potrebbero quindi portare a guardare con occhi diversi il look di molti big della Silicon Valley, da molti considerato eccessivamente casual. Come ad esempio la popolare divisa del fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, che in “ufficio” indossa una semplice maglietta grigia. Oppure il dolcevita nero d’ordinanza del compianto fondatore di Apple Steve Jobs. Per non parlare dei giovani fondatori di start up di successo, che hanno fatto dell’abbigliamento casual il loro marchio di fabbrica. Se loro hanno sempre detto di no a ciò che gli autori della ricerca hanno definito uno “strangolamento socialmente desiderabile”, perché non imitarli? Che sia proprio l’outfit indossato uno dei segreti della loro creatività?

Come spendono gli italiani? In dieci anni crollato l’abbigliamento, sale la casa

Come sono mutati negli ultimi dieci anni i budget familiari? Quali sono i settori nei quali gli italiani sono maggiormente disposti a spendere e quali invece quelli nei quali i nostri connazionali tirano la cinghia?  In base ai dati Istat, elaborati da AdnKronos, la “lista della spesa” è molto cambiata nell’ultimo decennio, sebbene all’interno di un saldo rimasto pressoché inalterato.

Giù l’abbigliamento

In discesa libera risulta la somma che le famiglie italiane anziano per l’abbigliamento (-24,8%) mentre s’impenna il costo dell’abitazione (+19,3%).  Il budget medio mensile di ogni famiglia italiana, però, è rimasto sostanzialmente uguale nell’ultimo decennio: era infatti di 2.461 euro nel 2006, mentre nel 2016 è arrivato a 2.524 euro, con un incremento di solo 63 euro (+2,6%). I dati contenuti nelle tabelle dell’Istat confermano le difficoltà che da anni sta attraversando il settore dell’abbigliamento e calzature, così come denunciato dai commercianti che operano nel comparto.

Alimentare, in Italia meno soldi per la spesa

La divisione nelle due categorie principali (alimentare e non alimentare) evidenzia che quello che è sceso di più è il comparto alimentare. Per riempire dispensa e frigorifero, i nostri connazionali hanno ridotto la spesa mensile da 467 euro a 448 euro (-4,1%). Cambia anche la spesa delle famiglie italiane per prodotti alimentari, con la voce ‘frutta e verdura’ che cresce da 84 euro a 102 euro (+21,4%) e quella ‘carne’ che scende da 106 euro a 93 euro (-12,3%). Per latticini e uova le uscite arrivavano a 64 euro nel 2006 e sono scese a 58 euro nel 2016 (-9,4%); in calo anche la quota destinata ai prodotti ittici, che da 42 euro è arrivata a 36 euro (-14,3%). Le uscite per i beni non alimentari sono invece passate da 1.994 euro a 2.076 euro, con un incremento del 4,1%.

Meno moda, più salute

Un po’ a sorpresa, nell’ultimo decennio la quota destinata per l’acquisto di vestiti e scarpe è passata da 157 euro a 118 euro. Su base annuale, si tratta di una sforbiciata da 468 euro. Cresce invece la spesa per la salute, con la quota destinata ai servizi sanitari che passa da 86 euro a 114 euro, registrando un incremento del 32,6% nel decennio.

Trasporti, budget ridotti del 25%

Appaiono in deciso calo le spese destinate alla voce trasporti, che passano da 362 euro a 271 euro, con un decremento del 25,1%. La quota – già risicata – destinata all’istruzione si riduce ulteriormente passando da 27 euro a 14 euro (-45,4%). Per il tempo libero e cultura le uscite nel 2006 erano pari a 111 euro e dieci anni dopo sono arrivate a 130 euro (+17,1%).

Avere un cane è meglio che andare in palestra. Fa bene anche in tarda età

Altro che abbonamento alla palestra o ai corsi di fitness. Un cane è quello che serve per stare bene e in salute, facendo il giusto movimento fisico quotidiano anche quando si è anziani. Lo rivelano diversi studi condotti da importanti università americane. Uno dei più recenti, svoltosi ad East Anglia, ha coinvolto oltre 3mila persone di età compresa fra 49 e 91 anni, di cui circa il 20% possedeva un cane. Ogni partecipante è stato dotato di un accelerometro, così da poter monitorare e misurare l’attività fisica di ogni individuo parte dello studio. L’indagine è durata una settimana: la ricerca ha messo in luce che chi ha un cane fa in media circa 30 minuti in più di attività fisica al giorno rispetto a chi non lo ha. Una delle ragioni di questa differenza, spiegano i ricercatori, risiede nel fatto che chi possiede un cane deve portarlo a spasso ogni giorno, qualsiasi sia il meteo o il periodo dell’anno. E insieme al movimento arrivano i benefici per l’intero corpo.

Vantaggi per uomo e cane

“Lo studio ci dà delle informazioni importanti su come motivare le persone a rimanere attive anche dopo una certa età. Gli interventi sull’attività fisica di solito spingono le persone a focalizzarsi sui benefici per se stesse, ma in questo caso entrano in gioco i bisogni del cane. Essere spinti da qualcosa di diverso dalle nostre necessità può essere una potente motivazione” riferiscono i ricercatori.

Abbasso il colesterolo

Studi statunitensi dimostrano che una passeggiata di 30 minuti insieme al proprio amico a quattro zampe serve a ritrovare non solo la forma fisica, ma anche a ridurre i rischi di ipertensione e colesterolo alto. Inoltre, chi va a spasso e gioca con il cane – dicono le statistiche – fuma anche meno rispetto a chi non ha un cucciolo.

Contrastare il sovrappeso

Sempre in base agli studi effettuati, è emerso che chi non possiede un cane (oppure chi non lo porta fuori) ha il 58% di probabilità in più di essere in sovrappeso. Una prova evidente di quanto avere un animale domestico sia un toccasana per la salute e pure per la linea.

Un amico per il buonumore

Oltre a quello strettamente fisico, c’è anche un aspetto psicologico che non va assolutamente sottovalutato. E’ ormai assodato che la compagnia di un cane aiuti a combattere la depressione e renda più facile la socializzazione con le altre persone. Quindi, pet therapy per tutti!