L’Italia dei brevetti: +5,3% di innovazioni in un anno

L’Italia è un paese capace di fare grande innovazione: lo conferma il numero di brevetti registrato nel corso del 2020, con un incremento del 5,3% rispetto all’anno precedente. E questa crescita è stata ottenuta proprio nei momenti difficili della pandemia, dando quindi buone speranze per l’economia del paese. Sono infatti 4.465 le domande di brevetto italiane pubblicate dall’European Patent Office (EPO) nel 2020, secondo l’analisi effettuata da Unioncamere–Dintec, il 5,3% in più sui 12 mesi prima. Dal 2008 le invenzioni italiane protette a livello europeo sono state quasi  52mila e per quasi l’80% si devono a soggetti (imprese, enti di ricerca e persone fisiche) residenti nelle regioni settentrionali.
“I dati sui brevetti italiani in Europa – sottolinea il presidente di Unioncamere, Andrea Prete – dimostrano che il nostro Paese ha una capacità di innovazione importante non solo nei settori ad alta intensità di conoscenza ma anche in quelli tipici dell’Italian style”.

I settori dove si “brevetta” di più 

Sono quelli delle “necessità umane” e delle “tecniche industriali e trasporti” i settori che assorbono più della metà della capacità innovativa made in Italy. Nel primo rientrano i brevetti relativi ad ambiti diversi di attività: dall’agricoltura all’abbigliamento, passando per il tabacco e lo sport; il secondo ha a che fare, invece, con le tecnologie della manifattura e dell’automotive. Rispetto al 2019, gli incrementi maggiori riguardano soprattutto alcuni settori che rendono l’Italia famosa nel mondo: +53% per le innovazioni riguardanti i prodotti tessili e la carta (passati da 75 a 114) e +10%, appunto, per le “necessità umane” (935 i brevetti pubblicati nel 2019, 1.033 quelli del 2020).

Più al Nord che al Sud

Dall’indagine, emerge che l’innovazione si manifesta soprattutto al Nord del Paese. Con 1.506 brevetti, la Lombardia è la regione in cui più si concentra la capacità innovativa italiana; seguono l’Emilia Romagna (con 703 domande di brevetti), il Veneto (con 596) ed il Piemonte (480). Milano, Torino, Bologna, Roma e Treviso sono invece le province che hanno presentato il maggior numero di brevetti. Per quanto riguarda la tipologia, un brevetto su 5 di quelli pubblicati dall’EPO nel 2020 si riferisce alle KET (Key Enabling Technologies), le tecnologie che la Commissione Europea ha definito abilitanti a tutti gli effetti. Tra le 6 categorie delle KET (biotech, fotonica, materiali avanzati, nano e micro–elettronica, nanotecnologie e manifattura avanzata), la manifattura avanzata, quella cioè che si riferisce all’automazione e ai robot, fa ulteriori passi avanti: nel 2020 qui vi sono 53 domande di brevetti in più, per complessive 670 pubblicate. 

Previsioni dei consumi 2022: il timore degli italiani frena gli acquisti

Secondo due survey dell’Ufficio Studi Coop condotte a dicembre 2021, la prima svolta in collaborazione con Nomisma, e la seconda sulla community di esperti del sito italiani.coop, le parole da accostare ai prossimi 12 mesi sono le stesse dell’anno appena trascorso: “speranza”, “ripresa” e “cambiamento”. Ma nel 2022 è soprattutto il “timore” a crescere, più che raddoppiando dal 3% al 7% rispetto allo scorso anno, soprattutto fra la Gen Z, che più di tutte vive la contraddizione del momento (9%) e allo stesso tempo registra la percentuale più evidente di chi spera nel cambiamento (19%). In ogni caso, l’Ufficio Studi Coop con il supporto d’analisi di Nielsen stima un andamento delle vendite totali GDO di poco inferiore all’1,5% a valore, come effetto congiunto di una riduzione dei volumi e un incremento dei prezzi, oltre alle scelte di ricomposizione degli acquisti.

Lo spettro dell’inflazione si aggira per l’Italia

A impensierire maggiormente è il rincaro dei prezzi. Se infatti tra i market maker e gli opinion leader prevale un certo ottimismo sull’andamento dell’economia e la situazione pandemica, sono i consumi delle famiglie e il mercato del lavoro a preoccupare. Per 6 manager su 10 i consumi seguiranno il Pil ma a distanza, ostaggio di un’inflazione stimata al +2,9%. Una crescita che si protrarrà per tutto il 2022 (secondo il 63% degli esperti), da contrastare con una riduzione del cuneo fiscale (71%) o una indicizzazione dei salari al costo della vita (47%). Ma anche con una riduzione selettiva dell’Iva (47%) magari sui beni sostenibili.

Gli italiani vogliono proteggere le loro tavole

In previsione dell’aumento dei prezzi, 1 famiglia su 2 pensa di non cambiare il livello di spesa nel prossimo anno rispetto al prepandemia (49%). Ma se il 22% del campione spera di superarlo quasi un italiano su 3 (29%) sa che non riuscirà a raggiungerlo. Peraltro, proprio l’inflazione relega il budget delle famiglie nei confini delle spese obbligate e costringe tanti italiani a lasciare nel cassetto prodotti tecnologici, serate con gli amici, viaggi e vacanze. L’epicentro della prossima crescita dei prezzi riguarda non solo le utenze domestiche, ma soprattutto il capitolo della spesa alimentare. I manager della filiera stimano un incremento medio dei prezzi alimentari superiore al 3,5%, con un’ondata inflattiva che per il 63% del campione riguarderà sicuramente tutto il 2022.

Un diffuso downgrading del carrello 

Tra caccia alle promozioni, ricerca di punti vendita e canali più convenienti e riduzione degli sprechi molti italiani fronteggeranno il carovita con un diffuso downgrading del carrello, soprattutto al Sud e nella lower class, segnando peraltro una nuova divaricazione dei consumi rispetto ai ceti più abbienti. A essere ancora una volta premiato in tavola, riporta Askanews, il cibo del territorio, mentre si consolida il trend verso un’alimentazione biologica e salutista. Ma per i manager della filiera (61%) il 2022 sarà soprattutto l’anno della marca del distributore, considerata la soluzione per permettere acquisti con il migliore rapporto tra qualità e prezzo.

Quattro italiani su 10 temono i furti durante le Feste

Secondo gli italiani è probabile subire un furto in casa durante le festività natalizie. Quattro su 10 ne sono convinti, e almeno 1 su 2 tra i loro conoscenti è già stato derubato in questo periodo. Verisure, multinazionale di allarmi monitorati, ha condotto un sondaggio per sapere come si stanno preparando alle partenze natalizie. E il 14% degli intervistati ha raccontato di aver subito, in passato, un furto in casa proprio durante l’assenza per le vacanze. Per questo motivo, gli italiani pensano di potenziare le misure di sicurezza domestiche in vista delle festività, e se il 39% le ha già aumentate a ridosso di vacanze precedenti, il 36% lo farà in occasione delle prossime.

La paura più grande? Subire un’intrusione in casa

Per il 44% degli intervistati la paura più grande è subire un’intrusione in casa. Ma non si tratta di semplice timore: 4 su 10 ritengono sia davvero probabile possa accadere, il 6% in più rispetto l’anno scorso. Gli italiani pensano infatti che la pandemia abbia influito su criminalità e delinquenza: se nel 2020 lo pensava il 72% nel 2021 è d’accordo il 78%. Tra le conseguenze della pandemia per gli italiani l’incremento di furti in casa è era segnalato dal 30% nel 2020 e dal 34% nel 2021.

Il 16% teme di trovare la propria casa occupata da estranei

Non si tratta però solo di una percezione. La paura di subire un’intrusione in casa trova fondamento in quanto si tratta di qualcosa vissuto in prima persona o attraverso il racconto di conoscenti: il 48,3% degli italiani conosce almeno una persona che ha subito un furto durante le festività. Ma oltre alla paura di subire furti nella propria abitazione, completano il podio il timore di lasciare il gas aperto (12%) e la paura che avvenga un corto circuito (10,7%), uno dei fattori che potrebbero causare un incendio domestico. Ma esiste anche il timore di trovare la propria casa occupata da estranei, riferisce Askanews: il 16% degli italiani pensa che ciò sia estremamente probabile.

Le misure da adottare per proteggere la casa

Quali misure gli italiani ritengono efficaci per proteggere la propria casa? Per il 43% l’allarme è la misura di sicurezza più efficace, tanto che il 35% ne ha già uno, e nel 65% dei casi la metà lo installerà entro l’anno. Al 2° posto, tra le misure di sicurezza, gli italiani ritengono importanti le grate alle finestre (14,5%) e le porte blindate (14,5%), mentre al 3° posto le telecamere di videosorveglianza (14%), +4% rispetto al 2020. Secondo gli intervistati un allarme efficace deve essere un mix tra telecamere di videosorveglianza (67%), connessione a una Centrale Operativa (47%), e sensori perimetrali (46%).

Natale, il 78% degli italiani ama ricevere cibo per regalo

Un regalo simbolo di piacere, e che significa soprattutto tradizione e famiglia. Regalare cibo e prodotti alimentari a Natale sembra essere sempre più parte integrante della tradizione natalizia italiana.
Lo rivela una ricerca condotta da Swg per Deliveroo, la piattaforma nell’online food delivery, che ha indagato sul rapporto tra gli italiani e i regali di prodotti alimentari. Dalla ricerca emerge che più di 1 italiano su 2, quasi il 60% della popolazione complessiva, afferma di regalare del cibo in occasioni come il Natale, e circa l’80% dichiara di gradire prodotti alimentari come dono.

Prodotti alimentari, un dolce o una bottiglia di vino 

Regalare cibo è una opzione presa in considerazione con una certa regolarità soprattutto dalle fasce d’età centrali (35-54 anni), e non solo a Natale, ma anche per fare una sorpresa o per altre occasioni particolari. Tra i regali particolarmente apprezzati, quasi il 60% degli intervistati indica ‘un buono per una cena o un pranzo da consumare presso la propria abitazione’, con punte di oltre il 64% tra i 25-34enni e al Sud Italia. In testa alle preferenze i prodotti alimentari (78%), davanti a un dolce o dessert (66%) e una bottiglia di vino o altri alcolici (67%). Per il 17% del campione, un anno di delivery è considerato uno dei migliori regali culinari che si possano ricevere.

Un simbolo di piacere, famiglia e tradizione

Ma cosa significa per gli italiani regalare cibo? Per il 29% degli intervistati donare un prodotto culinario è simbolo di piacere, per il 21% significa ‘famiglia’ e il 20% lo lega al concetto di tradizione.
Un regalo sentito dunque, ma non eccessivamente intimo, ancora più gradito se è qualcosa di diverso da quello che si è abituati a mangiare (42% delle risposte), oppure che non si è in grado di cucinare (33%), da condividere, come una torta (28%), o tipico del Natale (26%). E se regalare cibo a parenti e amici sembra ormai un’abitudine sempre più consolidata e un atto di piacere, nel periodo natalizio, a Roma, sarà possibile farlo in un modo davvero insolito.

L’iniziativa “Il regalo più bello”

In occasione dell’avvio della campagna di comunicazione dedicata al Natale dal titolo Il regalo più bello, riporta Adnkronos, Deliveroo ha installato presso la cavea della stazione della Metro A ‘Cipro’ un enorme zaino interattivo nelle vesti di un grande regalo di Natale. Fino al 21 dicembre, infatti, attraverso uno screen presente sullo zaino, sarà possibile accedere alla app, consultare i menu dei migliori ristoranti romani presenti in piattaforma, e regalare buon cibo ad amici o ai propri cari. Tutti coloro che decideranno di regalare una gustosa sorpresa attraverso la Box, riceveranno in regalo una gift card dal valore di 20 euro da utilizzare sulla app Deliveroo.

Telemedicina, i pazienti si fidano sì o no?

Comoda, efficace, sicura: la telemedicina potrebbe essere una delle frontiere più interessanti della professione medica. Una modalità che ha registrato un deciso slancio durante la pandemia, grazie alla possibilità di visitare pazienti anche a distanza. Come rivela una recente ricerca di Kaspersky, che ha coinvolto un campione di 389 fornitori di servizi sanitari di 36 paesi, l’89% delle organizzazioni sanitarie italiane (91% a livello globale) ha già implementato servizi di telemedicina e il 50% (44% a livello globale) ha iniziato ad utilizzarli dopo la pandemia.  Ma c’è altro: in base ai dati raccolti durante l’indagine, il 40% degli intervistati italiani (71% a livello globale) crede che entro i prossimi 5 anni i servizi di telemedicina porteranno numerosi benefici in campo sanitario. I professionisti del settore ritengono che la medicina a distanza consenta numerosi vantaggi come comunicazioni più veloci, minore trasmissione di malattie tra pazienti e personale, e la possibilità di aiutare più persone in minor tempo.

I servizi maggiormente forniti

I servizi più comuni forniti dalle organizzazioni italiane sono il monitoraggio da remoto del paziente tramite dispositivi wearable (41% a livello globale vs 44% in Italia) e la telemedicina sincrona (51% a livello globale vs 44% in Italia), ovvero la comunicazione in tempo reale con i pazienti, comprese videochiamate o chat. Tra gli altri servizi più utilizzati la tecnologia di telemedicina asincrona (39% a livello globale vs 11% in Italia). Quest’ultima consiste nella raccolta e nell’archiviazione dei dati dei pazienti in una piattaforma sicura basata su cloud per un ulteriore utilizzo da parte di un professionista del trattamento.

Il 25% dei pazienti teme per la propria privacy

Eppure, nonostante tutti questi vantaggi, il 25% dei pazienti italiani non ha voluto affrontare una videochiamata con il personale medico: i pazienti non si fidano dei servizi di telemedicina (33% a livello globale – 25% in Italia), ma hanno anche scarsa fiducia verso la telemedicina (33% a livello globale -19% in Italia), e una decisa riluttanza ad apparire in video (32% a livello globale – 50% in Italia). Tra l’altro, molti pazienti non dispongono di attrezzature adeguate (30% a livello globale – 25% in Italia). Ma ci sono anche problematiche legate alla privacy che non incutono timore solo ai pazienti:  il 50% degli operatori sanitari italiani (81% a livello globale) ha dichiarato che i medici della loro organizzazione hanno espresso preoccupazioni sulla protezione dei dati dei pazienti e solo il 22% degli intervistati (36% a livello globale) è fiducioso del fatto che la propria organizzazione disponga delle misure di sicurezza necessarie.

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La produzione industriale lombarda cresce ancora: +2,5% congiunturale

Nel terzo trimestre 2021 la produzione industriale lombarda cresce del +2,5% congiunturale e l’indice Unioncamere Lombardia raggiunge un nuovo punto di massimo storico (118,2). Questo, grazie all’incremento sullo stesso periodo del 2020 (+12,0%) e sullo stesso trimestre 2019 (+6,2%). Fanno da traino al recupero produttivo gli ordini domestici (+3,0% congiunturale) ed esteri (+1,3%), che rimangono sopra i livelli pre-crisi. Ma agganciano la ripresa anche le aziende artigiane manifatturiere, con un incremento congiunturale della produzione del +4,7% e una crescita tendenziale del +9,4%. Il comparto artigiano riesce così a finalmente a recuperare i livelli pre crisi, registrando un +3,6% rispetto allo stesso trimestre 2019. Si tratta dei risultati dell’indagine congiunturale di Unioncamere Lombardia relativa al terzo trimestre 2021 nell’ambito del progetto Focus Imprese.

Dinamiche settoriali

A eccezione dell’abbigliamento e del tessile tutti i settori nell’industria registrano incrementi significativi sul terzo trimestre 2020 e riescono superare anche livelli del terzo trimestre 2019. Ottima performance di Gomma-plastica (+10,4%), Meccanica (+9,1%), Minerali non metalliferi (+9,0%), industria varie (+8,8%) e Chimica (+8,7%). Oltre i livelli pre-crisi anche Siderurgia (+7,8%), Alimentare (+6,3%) e Legno-mobilio (+4,7%). Per Mezzi trasporto (+2,4%), Carta-stampa (+1,7%) e Pelli-calzature (+1,3%) la ripresa sembra avviata a ritmi più lenti. Ancora in affanno il Tessile (-6,0%) e l’Abbigliamento (-22,1%). Più negativo il quadro dell’artigianato, con quattro settori ancora sotto i livelli del terzo trimestre 2019: manifatturiere Varie (-2,2%), Carta-stampa (-2,4%), Abbigliamento (-6,6%) e Pelli-calzature (-21,78%). Il Tessile (+0,1%) raggiunge i livelli 2019 ma non riesce a spingersi molto oltre.

Fatturato e ordinativi
Il fatturato a prezzi correnti dell’industria cresce dell’1,9% congiunturale, e il confronto con lo stesso trimestre 2019 registra un +12,3%, legato anche agli incrementi di prezzo in atto. Per le imprese artigiane il fatturato cresce del +4,3% congiunturale, sufficiente a superare i livelli pre-crisi (+4,1% sul terzo trimestre 2019). Gli ordinativi dell’industria crescono del +1,3% congiunturale dall’estero e del +3,0% dall’interno, e si mantengono ben oltre i livelli dello stesso trimestre del 2019 (+12,4% gli ordini interni e +14,7% quelli esteri). Risultati più contenuti per l’artigianato rispetto al 2019, con un incremento del 2,1% per il mercato estero e ancora un segno negativo per l’interno (-1,3%). Positivo però il dato congiunturale: +5,4% per il mercato interno. La quota del fatturato estero sul totale rimane elevata per le imprese industriali (38,7%) e resta poco rilevante, ma in crescita, per le imprese artigiane (8,2%).

Occupazione
L’occupazione per l’industria presenta saldo positivo (+0,3%) e diminuisce il ricorso alla CIG: la quota di aziende che dichiara di aver utilizzato ore di cassa integrazione scende al 9,7%, e la quota sul monte ore allo 0,8%. Saldo occupazionale negativo, ma modesto, per l’artigianato (-0,1%), con ricorso alla CIG in diminuzione. Il 12,4% delle aziende dichiara infatti di aver utilizzato la cassa integrazione, e la quota sul monte ore scende al 1,1%.

I trend per la ristorazione post pandemia secondo i Top Chef italiani

Dopo la pausa forzata dovuta alla pandemia è tornato il premio organizzato da TheFork, TheFork Restaurants Awards, che ha l’obiettivo di valorizzare le nuove insegne della ristorazione italiana. Un’iniziativa oggi più che mai indispensabile per il rilancio del settore nel post emergenza sanitaria. Quest’anno i Top Chef italiani hanno nominato 64 ristoranti selezionati tra le nuove aperture o le nuove gestioni avvenute tra gennaio 2019 e agosto 2021. E dall’analisi dei grandi chef sono emersi i trend della ristorazione post Covid: dalla cucina espressa al look botanico, da contaminazioni & contrasti ai menu ristretti fino alla cucina sostenibile.

Il piacere del ristorante si sposa al piacere dello shopping eco
Sempre più spesso è possibile recarsi al ristorante, e allo stesso tempo fare shopping in corner green irresistibili. Nel mondo della ristorazione post Covid si rafforza quindi una tendenza che unisce il piacere del ristorante a quello dello shopping eco, dai vestiti ecosostenibili alle piante, fino alle stoviglie in materiali naturali. Si conferma poi saldamente anche l’apprezzamento per la ‘cucina espressa’, che esalta e premia l’importanza dell’attesa. Perché ogni singolo piatto è preparato da zero, ogni ingrediente è scelto in modo maniacale per offrire al cliente un particolare aroma, una specifica sensazione, un abbinamento mai osato, che conferma un trend ormai non solo dei ristoranti con molte stelle.

La contaminazione di stili non è solo nell’arredo
Come è noto gli stimoli visivi influiscono sulla percezione del gusto. Molte delle nuove aperture nominate ai TheFork Restaurants Awards 2021 sembrano saperlo molto bene, mostrando una cura particolare non solo negli arredi, ma anche nelle luci e perfino nella musica di sottofondo. Comode sedie in velluto dal gusto retrò sono spesso in contrasto con architetture dal mood industrial, mattoni a vista, volte a botte e sempre con il contorno di un’illuminazione delicata, soffusa e calda. Cucina e brigata a vista, poi, sono un must sempre più diffuso e apprezzato, insieme alla presenza di piante e punti verdi sui muri, e perfino sui soffitti. Ma la contaminazione di stili non è solo nell’arredo: Oriente e Occidente, dolce e acido, cucina etnica tradizionale, proposte creative e cucina italiana si sposano con influenze di altri Paesi. E ancora, accostamenti inediti di carne e pesce, crostacei e selvaggina in un mix di contaminazione e qualità per offrire esperienze nuove e sorprendenti.

Avvicinare all’alta cucina in nome della convivialità e dell’essenzialità
Conciliare la ricerca con la soddisfazione del commensale, utilizzando magari tecniche di preparazione e conservazione provenienti dall’Oriente o dal Nord Europa è un fenomeno che tende ad avvicinare all’alta cucina in nome della qualità e della convivialità. Anche in queste nuove aperture di pregio si sta infatti affermando la ricerca di una certa essenzialità: dalla cucina espressa che si traduce in massimo nove piatti al giorno al solo menu degustazione fino allo chef che predilige solo ciò che di fresco trova al mercato del giorno. Il tutto all’insegna della sostenibilità, che risponde alla crescente richiesta del mercato e dei consumatori, sempre più consapevoli alla ricerca di piatti buoni e sani.

Italia, il mercato ICT supera i 34 miliardi di euro

La pandemia di Covid-19, per ribaltare le cose in positivo, ha anche avuto un risvolto “buono”. Giocoforza, ha costretto tutte le realtà italiane a velocizzare la propria trasformazione digitale, tanto che oggi la spinta propulsiva di questo fenomeno non accenna a diminuire. Anzi: il mercato dell’Information & Communications Technology chiuderà il 2021 con una spesa pari a 34,4 miliardi di euro, in crescita del 4,1% rispetto al 2020. Nel 2022 continuerà a crescere superando i 35 miliardi di euro, per poi arrivare a 36,4 miliardi di euro nel 2023, con una crescita media annua del +3,3%.E c’è ancora di più, visto che gli investimenti previsti dal PNRR stanno iniettando fiducia e dando vita a nuovi progetti. Si tratta di alcuni dati contenuti nell’Assintel Report 2021, la ricerca realizzata da Assintel, Associazione Nazionale delle Imprese ICT e Digitali, insieme alla società di ricerca indipendente IDC Italia, con la sponsorship di Confcommercio, Grenke e Intesa Sanpaolo.

Dove si sono concentrati gli investimenti

Come specifica il report, nell’ultimo anno le imprese italiane hanno fatto convergere i loro investimenti ICT prevalentemente sui servizi e sulle tecnologie strategiche per migliorare la connessione dell’azienda, per consentire il lavoro e le vendite da remoto e per gestire i processi mission critical. Nel 42% delle imprese la spesa ICT complessiva è rimasta invariata, ma è stata indirizzata su progetti specifici a sostegno delle attività durante la crisi, mentre il 9% delle imprese ha aumentato la spesa per sviluppare progetti innovativi e un altro 3%, pur riducendo la spesa totale, ha continuato a investire su progetti innovativi. Tuttavia, in questo contesto così dinamico resta un 32% di aziende che non è riuscita ad attivare il cambiamento, riducendo o rimandando gli investimenti. E’ su questa fascia che occorrerà intervenire a livello locale per un coinvolgimento nei progetti di rilancio del PNRR. Nei prossimi mesi, le imprese prevedono di concentrarsi sull’innovazione dei modelli di interazione con i clienti, sulla creazione di servizi a valore aggiunto per i prodotti venduti online e sull’internazionalizzazione delle attività.

Le incognite da risolvere

Tra le resistenze al cambiamento, c’è anche l’incognita culturale: il 39% delle aziende analizzate rileva una perdurante mancanza di interesse e di cultura dell’innovazione del top management o della proprietà aziendale, “diventando specchio di una fetta di Pmi che ha bisogno di un cambio di visione” precisa il rapporto.

Riforma del catasto, la maggioranza dei proprietari è favorevole

La riforma del catasto e le sue possibili conseguenze occupano il dibattito pubblico. Ma cosa ne pensano gli italiani? Per rispondere alla domanda Facile.it ha commissionato un’indagine agli istituti di ricerca mUp Research e Norstat, realizzata su un campione rappresentativo della popolazione, da cui è emerso che più di 1 proprietario su 2 (57%) è d’accordo con la riforma. Se quindi la maggioranza di chi oggi possiede un immobile vede positivamente l’intervento sul catasto, con un picco del 63,1% tra i residenti nel Nord Ovest, di contro il 16,3% è apertamente contrario. Ancora molti, comunque (26,7%), sono coloro che non hanno ancora un’idea precisa in merito.

Le ragioni dei favorevoli…

Il 58,7% dei favorevoli ritiene che la riforma possa far emergere i cosiddetti immobili “fantasma”, ovvero quei 1,2 milioni di edifici ancora sconosciuti al catasto e al fisco. La percentuale sale al 59,9% tra i residenti nel Nord Ovest, mentre raggiunge il minimo (54,7%) nel Centro Italia.
Il 56,9% dei proprietari favorevoli, invece, pensa che la riforma possa contribuire a rendere più equo e trasparente il prelievo sugli immobili. Il 18,1% si fida del fatto che nonostante la riforma non cambierà nulla in termini di prelievo fiscale, mentre il 13,1% è convinto che la modifica porterebbe addirittura a un abbassamento del prelievo fiscale. La percentuale poi sale fino al 18,5% tra chi è alla ricerca della prima casa da acquistare.

… e quelle dei contrari

Se si guarda ai proprietari che invece si sono dichiarati contrari alla riforma, la stragrande maggioranza (78,9%) è sfavorevole perché teme che l’aggiornamento dei valori catastali possa comportare un aumento delle tasse che gravano sulla casa, mentre il 49,3% teme che la variazione possa causare una spesa maggiore in caso di compravendita immobiliare.
Il timore più grande relativo alla riforma del catasto è infatti il possibile aumento dell’imposizione fiscale sulla casa, i cui effetti potrebbero avere conseguenze importanti sull’intero mercato immobiliare. Quasi 1 rispondente su 3 (31,4%) tra coloro che oggi sono alla ricerca della prima casa ha dichiarato di esser disposto a rinunciare all’acquisto qualora le tasse dovessero aumentare.

Gli effetti della riforma in caso di aumento delle tasse
Anche nel mercato delle seconde case si potrebbe assistere a uno stop delle compravendite, dato che il 29,7% del campione ha ammesso di essere pronto a rinunciare all’acquisto di un secondo immobile.
“La variazione dei valori catastali di un immobile potrebbe avere effetti non solo sulle tasse che pesano sulle seconde case, ma anche sui costi connessi all’acquisto di un’abitazione – spiega Facile.it – visto che l’imposta di registro che si paga è calcolata in percentuale sul valore catastale nella misura del 2% se si tratta di una prima casa, mentre è pari al 9% in caso di seconda casa”. Tanto che sono ben 2,2 milioni i proprietari immobiliari che in caso di aumento delle tasse potrebbero vendere la seconda casa.

Sentirsi a casa nel proprio “locale del cuore”. È così per 5 milioni di italiani

Dopo le restrizioni dovute all’emergenza sanitaria, e la libertà arrivata con la stagione estiva, grazie anche alla campagna vaccinale, la voglia di ripresa è tanta, così come la voglia di tornare nei locali. Ma cosa rende un locale il posto del cuore, quello dove ci si sente a casa, dove si condividono momenti piacevoli ed emozioni con i propri amici o i propri cari? A chiederselo, anzi a chiederlo agli italiani, è stata Birra Moretti, che nel 2021 ha scelto il nuovo posizionamento e il nuovo slogan ‘In buona compagnia, così come siamo’. Secondo la ricerca condotta da Bva Doxa per Birra Moretti sono 5 milioni gli italiani che affermano di sentirsi a casa nel proprio ‘locale del cuore’, che sia un bar, un pub, un ristorante, un bistrot, o anche una pizzeria.

Un ambiente curato e accogliente è la priorità. Il cibo al secondo posto

Dopo aver indagato cosa vuol dire e cosa ci fa sentire a casa, Birra Moretti ha cercato di mettere a fuoco le caratteristiche che non possono mancare a un locale per farci sentire a nostro agio. Stando ai risultati, gli italiani di un locale innanzitutto giudicano l’ambiente (52%), un ambiente che deve essere curato e accogliente, deve trasmettere calore e avere attenzione per i dettagli. Una volta trovato l’ambiente giusto, è giudicata importante la tipologia di cibo che viene offerto (43%), un vero chiodo fisso per gli italiani.

Un servizio accurato, ma non troppo formale, e un’acustica adatta a conversare

Completano il podio delle caratteristiche del locale del cuore quasi in ex aequo, il servizio, che deve essere accurato, ma senza troppa formalità (40%), e l’acustica, fondamentale per poter conversare piacevolmente (39%). Gli italiani però non dimenticano, e anzi apprezzano, elementi quali la musica di sottofondo (27%), l’arredamento (24%), e le luci soffuse (21%).

E da bere cosa prendiamo?

Cosa bevono gli italiani seduti al tavolo del loro locale del cuore? L’indagine Doxa conferma che per gli italiani è la birra la bevanda della buona compagnia (42%), anche più del vino (37%). E tra i posti preferiti dove condividerla con le persone che si amano un italiano su due indica la pizzeria, ribadendo il binomio intramontabile ‘pizza e birra’. Dopo la pizzeria, gli italiani indicano la birreria (29%), casa propria o di amici (29%), il locale frequentato con gli amici (26%), il ristorante (23%) o un bar qualsiasi (19%). Per restare in tema di locali la ricerca è stata presentata a Milano all’interno del locale ‘Pane e trita’, che proprio con Birra Moretti ha avviato una collaborazione.