Telemedicina, i pazienti si fidano sì o no?

Comoda, efficace, sicura: la telemedicina potrebbe essere una delle frontiere più interessanti della professione medica. Una modalità che ha registrato un deciso slancio durante la pandemia, grazie alla possibilità di visitare pazienti anche a distanza. Come rivela una recente ricerca di Kaspersky, che ha coinvolto un campione di 389 fornitori di servizi sanitari di 36 paesi, l’89% delle organizzazioni sanitarie italiane (91% a livello globale) ha già implementato servizi di telemedicina e il 50% (44% a livello globale) ha iniziato ad utilizzarli dopo la pandemia.  Ma c’è altro: in base ai dati raccolti durante l’indagine, il 40% degli intervistati italiani (71% a livello globale) crede che entro i prossimi 5 anni i servizi di telemedicina porteranno numerosi benefici in campo sanitario. I professionisti del settore ritengono che la medicina a distanza consenta numerosi vantaggi come comunicazioni più veloci, minore trasmissione di malattie tra pazienti e personale, e la possibilità di aiutare più persone in minor tempo.

I servizi maggiormente forniti

I servizi più comuni forniti dalle organizzazioni italiane sono il monitoraggio da remoto del paziente tramite dispositivi wearable (41% a livello globale vs 44% in Italia) e la telemedicina sincrona (51% a livello globale vs 44% in Italia), ovvero la comunicazione in tempo reale con i pazienti, comprese videochiamate o chat. Tra gli altri servizi più utilizzati la tecnologia di telemedicina asincrona (39% a livello globale vs 11% in Italia). Quest’ultima consiste nella raccolta e nell’archiviazione dei dati dei pazienti in una piattaforma sicura basata su cloud per un ulteriore utilizzo da parte di un professionista del trattamento.

Il 25% dei pazienti teme per la propria privacy

Eppure, nonostante tutti questi vantaggi, il 25% dei pazienti italiani non ha voluto affrontare una videochiamata con il personale medico: i pazienti non si fidano dei servizi di telemedicina (33% a livello globale – 25% in Italia), ma hanno anche scarsa fiducia verso la telemedicina (33% a livello globale -19% in Italia), e una decisa riluttanza ad apparire in video (32% a livello globale – 50% in Italia). Tra l’altro, molti pazienti non dispongono di attrezzature adeguate (30% a livello globale – 25% in Italia). Ma ci sono anche problematiche legate alla privacy che non incutono timore solo ai pazienti:  il 50% degli operatori sanitari italiani (81% a livello globale) ha dichiarato che i medici della loro organizzazione hanno espresso preoccupazioni sulla protezione dei dati dei pazienti e solo il 22% degli intervistati (36% a livello globale) è fiducioso del fatto che la propria organizzazione disponga delle misure di sicurezza necessarie.

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La produzione industriale lombarda cresce ancora: +2,5% congiunturale

Nel terzo trimestre 2021 la produzione industriale lombarda cresce del +2,5% congiunturale e l’indice Unioncamere Lombardia raggiunge un nuovo punto di massimo storico (118,2). Questo, grazie all’incremento sullo stesso periodo del 2020 (+12,0%) e sullo stesso trimestre 2019 (+6,2%). Fanno da traino al recupero produttivo gli ordini domestici (+3,0% congiunturale) ed esteri (+1,3%), che rimangono sopra i livelli pre-crisi. Ma agganciano la ripresa anche le aziende artigiane manifatturiere, con un incremento congiunturale della produzione del +4,7% e una crescita tendenziale del +9,4%. Il comparto artigiano riesce così a finalmente a recuperare i livelli pre crisi, registrando un +3,6% rispetto allo stesso trimestre 2019. Si tratta dei risultati dell’indagine congiunturale di Unioncamere Lombardia relativa al terzo trimestre 2021 nell’ambito del progetto Focus Imprese.

Dinamiche settoriali

A eccezione dell’abbigliamento e del tessile tutti i settori nell’industria registrano incrementi significativi sul terzo trimestre 2020 e riescono superare anche livelli del terzo trimestre 2019. Ottima performance di Gomma-plastica (+10,4%), Meccanica (+9,1%), Minerali non metalliferi (+9,0%), industria varie (+8,8%) e Chimica (+8,7%). Oltre i livelli pre-crisi anche Siderurgia (+7,8%), Alimentare (+6,3%) e Legno-mobilio (+4,7%). Per Mezzi trasporto (+2,4%), Carta-stampa (+1,7%) e Pelli-calzature (+1,3%) la ripresa sembra avviata a ritmi più lenti. Ancora in affanno il Tessile (-6,0%) e l’Abbigliamento (-22,1%). Più negativo il quadro dell’artigianato, con quattro settori ancora sotto i livelli del terzo trimestre 2019: manifatturiere Varie (-2,2%), Carta-stampa (-2,4%), Abbigliamento (-6,6%) e Pelli-calzature (-21,78%). Il Tessile (+0,1%) raggiunge i livelli 2019 ma non riesce a spingersi molto oltre.

Fatturato e ordinativi
Il fatturato a prezzi correnti dell’industria cresce dell’1,9% congiunturale, e il confronto con lo stesso trimestre 2019 registra un +12,3%, legato anche agli incrementi di prezzo in atto. Per le imprese artigiane il fatturato cresce del +4,3% congiunturale, sufficiente a superare i livelli pre-crisi (+4,1% sul terzo trimestre 2019). Gli ordinativi dell’industria crescono del +1,3% congiunturale dall’estero e del +3,0% dall’interno, e si mantengono ben oltre i livelli dello stesso trimestre del 2019 (+12,4% gli ordini interni e +14,7% quelli esteri). Risultati più contenuti per l’artigianato rispetto al 2019, con un incremento del 2,1% per il mercato estero e ancora un segno negativo per l’interno (-1,3%). Positivo però il dato congiunturale: +5,4% per il mercato interno. La quota del fatturato estero sul totale rimane elevata per le imprese industriali (38,7%) e resta poco rilevante, ma in crescita, per le imprese artigiane (8,2%).

Occupazione
L’occupazione per l’industria presenta saldo positivo (+0,3%) e diminuisce il ricorso alla CIG: la quota di aziende che dichiara di aver utilizzato ore di cassa integrazione scende al 9,7%, e la quota sul monte ore allo 0,8%. Saldo occupazionale negativo, ma modesto, per l’artigianato (-0,1%), con ricorso alla CIG in diminuzione. Il 12,4% delle aziende dichiara infatti di aver utilizzato la cassa integrazione, e la quota sul monte ore scende al 1,1%.

I trend per la ristorazione post pandemia secondo i Top Chef italiani

Dopo la pausa forzata dovuta alla pandemia è tornato il premio organizzato da TheFork, TheFork Restaurants Awards, che ha l’obiettivo di valorizzare le nuove insegne della ristorazione italiana. Un’iniziativa oggi più che mai indispensabile per il rilancio del settore nel post emergenza sanitaria. Quest’anno i Top Chef italiani hanno nominato 64 ristoranti selezionati tra le nuove aperture o le nuove gestioni avvenute tra gennaio 2019 e agosto 2021. E dall’analisi dei grandi chef sono emersi i trend della ristorazione post Covid: dalla cucina espressa al look botanico, da contaminazioni & contrasti ai menu ristretti fino alla cucina sostenibile.

Il piacere del ristorante si sposa al piacere dello shopping eco
Sempre più spesso è possibile recarsi al ristorante, e allo stesso tempo fare shopping in corner green irresistibili. Nel mondo della ristorazione post Covid si rafforza quindi una tendenza che unisce il piacere del ristorante a quello dello shopping eco, dai vestiti ecosostenibili alle piante, fino alle stoviglie in materiali naturali. Si conferma poi saldamente anche l’apprezzamento per la ‘cucina espressa’, che esalta e premia l’importanza dell’attesa. Perché ogni singolo piatto è preparato da zero, ogni ingrediente è scelto in modo maniacale per offrire al cliente un particolare aroma, una specifica sensazione, un abbinamento mai osato, che conferma un trend ormai non solo dei ristoranti con molte stelle.

La contaminazione di stili non è solo nell’arredo
Come è noto gli stimoli visivi influiscono sulla percezione del gusto. Molte delle nuove aperture nominate ai TheFork Restaurants Awards 2021 sembrano saperlo molto bene, mostrando una cura particolare non solo negli arredi, ma anche nelle luci e perfino nella musica di sottofondo. Comode sedie in velluto dal gusto retrò sono spesso in contrasto con architetture dal mood industrial, mattoni a vista, volte a botte e sempre con il contorno di un’illuminazione delicata, soffusa e calda. Cucina e brigata a vista, poi, sono un must sempre più diffuso e apprezzato, insieme alla presenza di piante e punti verdi sui muri, e perfino sui soffitti. Ma la contaminazione di stili non è solo nell’arredo: Oriente e Occidente, dolce e acido, cucina etnica tradizionale, proposte creative e cucina italiana si sposano con influenze di altri Paesi. E ancora, accostamenti inediti di carne e pesce, crostacei e selvaggina in un mix di contaminazione e qualità per offrire esperienze nuove e sorprendenti.

Avvicinare all’alta cucina in nome della convivialità e dell’essenzialità
Conciliare la ricerca con la soddisfazione del commensale, utilizzando magari tecniche di preparazione e conservazione provenienti dall’Oriente o dal Nord Europa è un fenomeno che tende ad avvicinare all’alta cucina in nome della qualità e della convivialità. Anche in queste nuove aperture di pregio si sta infatti affermando la ricerca di una certa essenzialità: dalla cucina espressa che si traduce in massimo nove piatti al giorno al solo menu degustazione fino allo chef che predilige solo ciò che di fresco trova al mercato del giorno. Il tutto all’insegna della sostenibilità, che risponde alla crescente richiesta del mercato e dei consumatori, sempre più consapevoli alla ricerca di piatti buoni e sani.

Italia, il mercato ICT supera i 34 miliardi di euro

La pandemia di Covid-19, per ribaltare le cose in positivo, ha anche avuto un risvolto “buono”. Giocoforza, ha costretto tutte le realtà italiane a velocizzare la propria trasformazione digitale, tanto che oggi la spinta propulsiva di questo fenomeno non accenna a diminuire. Anzi: il mercato dell’Information & Communications Technology chiuderà il 2021 con una spesa pari a 34,4 miliardi di euro, in crescita del 4,1% rispetto al 2020. Nel 2022 continuerà a crescere superando i 35 miliardi di euro, per poi arrivare a 36,4 miliardi di euro nel 2023, con una crescita media annua del +3,3%.E c’è ancora di più, visto che gli investimenti previsti dal PNRR stanno iniettando fiducia e dando vita a nuovi progetti. Si tratta di alcuni dati contenuti nell’Assintel Report 2021, la ricerca realizzata da Assintel, Associazione Nazionale delle Imprese ICT e Digitali, insieme alla società di ricerca indipendente IDC Italia, con la sponsorship di Confcommercio, Grenke e Intesa Sanpaolo.

Dove si sono concentrati gli investimenti

Come specifica il report, nell’ultimo anno le imprese italiane hanno fatto convergere i loro investimenti ICT prevalentemente sui servizi e sulle tecnologie strategiche per migliorare la connessione dell’azienda, per consentire il lavoro e le vendite da remoto e per gestire i processi mission critical. Nel 42% delle imprese la spesa ICT complessiva è rimasta invariata, ma è stata indirizzata su progetti specifici a sostegno delle attività durante la crisi, mentre il 9% delle imprese ha aumentato la spesa per sviluppare progetti innovativi e un altro 3%, pur riducendo la spesa totale, ha continuato a investire su progetti innovativi. Tuttavia, in questo contesto così dinamico resta un 32% di aziende che non è riuscita ad attivare il cambiamento, riducendo o rimandando gli investimenti. E’ su questa fascia che occorrerà intervenire a livello locale per un coinvolgimento nei progetti di rilancio del PNRR. Nei prossimi mesi, le imprese prevedono di concentrarsi sull’innovazione dei modelli di interazione con i clienti, sulla creazione di servizi a valore aggiunto per i prodotti venduti online e sull’internazionalizzazione delle attività.

Le incognite da risolvere

Tra le resistenze al cambiamento, c’è anche l’incognita culturale: il 39% delle aziende analizzate rileva una perdurante mancanza di interesse e di cultura dell’innovazione del top management o della proprietà aziendale, “diventando specchio di una fetta di Pmi che ha bisogno di un cambio di visione” precisa il rapporto.

Riforma del catasto, la maggioranza dei proprietari è favorevole

La riforma del catasto e le sue possibili conseguenze occupano il dibattito pubblico. Ma cosa ne pensano gli italiani? Per rispondere alla domanda Facile.it ha commissionato un’indagine agli istituti di ricerca mUp Research e Norstat, realizzata su un campione rappresentativo della popolazione, da cui è emerso che più di 1 proprietario su 2 (57%) è d’accordo con la riforma. Se quindi la maggioranza di chi oggi possiede un immobile vede positivamente l’intervento sul catasto, con un picco del 63,1% tra i residenti nel Nord Ovest, di contro il 16,3% è apertamente contrario. Ancora molti, comunque (26,7%), sono coloro che non hanno ancora un’idea precisa in merito.

Le ragioni dei favorevoli…

Il 58,7% dei favorevoli ritiene che la riforma possa far emergere i cosiddetti immobili “fantasma”, ovvero quei 1,2 milioni di edifici ancora sconosciuti al catasto e al fisco. La percentuale sale al 59,9% tra i residenti nel Nord Ovest, mentre raggiunge il minimo (54,7%) nel Centro Italia.
Il 56,9% dei proprietari favorevoli, invece, pensa che la riforma possa contribuire a rendere più equo e trasparente il prelievo sugli immobili. Il 18,1% si fida del fatto che nonostante la riforma non cambierà nulla in termini di prelievo fiscale, mentre il 13,1% è convinto che la modifica porterebbe addirittura a un abbassamento del prelievo fiscale. La percentuale poi sale fino al 18,5% tra chi è alla ricerca della prima casa da acquistare.

… e quelle dei contrari

Se si guarda ai proprietari che invece si sono dichiarati contrari alla riforma, la stragrande maggioranza (78,9%) è sfavorevole perché teme che l’aggiornamento dei valori catastali possa comportare un aumento delle tasse che gravano sulla casa, mentre il 49,3% teme che la variazione possa causare una spesa maggiore in caso di compravendita immobiliare.
Il timore più grande relativo alla riforma del catasto è infatti il possibile aumento dell’imposizione fiscale sulla casa, i cui effetti potrebbero avere conseguenze importanti sull’intero mercato immobiliare. Quasi 1 rispondente su 3 (31,4%) tra coloro che oggi sono alla ricerca della prima casa ha dichiarato di esser disposto a rinunciare all’acquisto qualora le tasse dovessero aumentare.

Gli effetti della riforma in caso di aumento delle tasse
Anche nel mercato delle seconde case si potrebbe assistere a uno stop delle compravendite, dato che il 29,7% del campione ha ammesso di essere pronto a rinunciare all’acquisto di un secondo immobile.
“La variazione dei valori catastali di un immobile potrebbe avere effetti non solo sulle tasse che pesano sulle seconde case, ma anche sui costi connessi all’acquisto di un’abitazione – spiega Facile.it – visto che l’imposta di registro che si paga è calcolata in percentuale sul valore catastale nella misura del 2% se si tratta di una prima casa, mentre è pari al 9% in caso di seconda casa”. Tanto che sono ben 2,2 milioni i proprietari immobiliari che in caso di aumento delle tasse potrebbero vendere la seconda casa.

Sentirsi a casa nel proprio “locale del cuore”. È così per 5 milioni di italiani

Dopo le restrizioni dovute all’emergenza sanitaria, e la libertà arrivata con la stagione estiva, grazie anche alla campagna vaccinale, la voglia di ripresa è tanta, così come la voglia di tornare nei locali. Ma cosa rende un locale il posto del cuore, quello dove ci si sente a casa, dove si condividono momenti piacevoli ed emozioni con i propri amici o i propri cari? A chiederselo, anzi a chiederlo agli italiani, è stata Birra Moretti, che nel 2021 ha scelto il nuovo posizionamento e il nuovo slogan ‘In buona compagnia, così come siamo’. Secondo la ricerca condotta da Bva Doxa per Birra Moretti sono 5 milioni gli italiani che affermano di sentirsi a casa nel proprio ‘locale del cuore’, che sia un bar, un pub, un ristorante, un bistrot, o anche una pizzeria.

Un ambiente curato e accogliente è la priorità. Il cibo al secondo posto

Dopo aver indagato cosa vuol dire e cosa ci fa sentire a casa, Birra Moretti ha cercato di mettere a fuoco le caratteristiche che non possono mancare a un locale per farci sentire a nostro agio. Stando ai risultati, gli italiani di un locale innanzitutto giudicano l’ambiente (52%), un ambiente che deve essere curato e accogliente, deve trasmettere calore e avere attenzione per i dettagli. Una volta trovato l’ambiente giusto, è giudicata importante la tipologia di cibo che viene offerto (43%), un vero chiodo fisso per gli italiani.

Un servizio accurato, ma non troppo formale, e un’acustica adatta a conversare

Completano il podio delle caratteristiche del locale del cuore quasi in ex aequo, il servizio, che deve essere accurato, ma senza troppa formalità (40%), e l’acustica, fondamentale per poter conversare piacevolmente (39%). Gli italiani però non dimenticano, e anzi apprezzano, elementi quali la musica di sottofondo (27%), l’arredamento (24%), e le luci soffuse (21%).

E da bere cosa prendiamo?

Cosa bevono gli italiani seduti al tavolo del loro locale del cuore? L’indagine Doxa conferma che per gli italiani è la birra la bevanda della buona compagnia (42%), anche più del vino (37%). E tra i posti preferiti dove condividerla con le persone che si amano un italiano su due indica la pizzeria, ribadendo il binomio intramontabile ‘pizza e birra’. Dopo la pizzeria, gli italiani indicano la birreria (29%), casa propria o di amici (29%), il locale frequentato con gli amici (26%), il ristorante (23%) o un bar qualsiasi (19%). Per restare in tema di locali la ricerca è stata presentata a Milano all’interno del locale ‘Pane e trita’, che proprio con Birra Moretti ha avviato una collaborazione.

Smartworking, servono remote leader

Nel 2020, con l’inizio e il proseguire dell’emergenza sanitaria, il 72% delle aziende ha introdotto o potenziato lo smart working per tutti o parte dei dipendenti, e l’86% delle aziende ha continuato a lavorare con questa modalità anche nel 2021. Due terzi dei lavoratori continueranno a operare in questo modo anche nel futuro. Con simili cambiamenti che hanno rivoluzionato il modo di lavorare, anche la leadership deve essere esercitata sempre più a distanza: ecco perché ai manager sono richieste nuove competenze. Oltre alla capacità di ascolto e di empatia, caratteristiche che sono condivise con i manager tradizionali e considerate basilari rispettivamente dal 26% e dal 23% dei responsabili delle risorse umane, i nuovi “leader a distanza” devono anche essere in grado di comunicare efficacemente (24%) e facilitare la collaborazione con i dipendenti (19%). Tra gli altri skills, sono fondamentali anche la capacità di gestione e pianificazione (17%, + 13% rispetto ai leader tradizionali), affidabilità e capacità di costruire relazioni di fiducia (12%, +7%) e attenzione alla misurazione dei risultati (all’11%, caratteristica che invece non appare tra i leader tradizionali). I dati sono contenuti nell’Hr Trends & Salary Survey 2021, la ricerca condotta da Randstad Professionals in collaborazione con l’Alta Scuola di Psicologia Agostino Gemelli (Asag) dell’Università Cattolica, che ha coinvolto 350 direttori Hr italiani sulle principali tendenze nelle risorse umane.

Le sfide affrontate… 

Rispetto agli anni passati, per questa edizione la ricerca si è focalizzata sulla diffusione dello smart working nelle imprese e sui cambiamenti e le sfide che devono affrontare i responsabili Hr, riporta Adnkronos. Le principali iniziative che i remote leader hanno attivato per stimolare il coinvolgimento e mantenere il senso di appartenenza all’azienda dei collaboratori sono la rotazione delle presenze (58%), momenti di condivisione formali (52%) e informali (49%), monitoraggio e iniziative di engagement (31%) e proposte formative per la gestione del lavoro ibrido (22%). Più della metà ha avviato azioni per la condivisione degli obiettivi aziendali e personali con maggiore frequenza (50%), per la condivisione di feedback (55%) e per stimolare la costruzione e il mantenimento dei legami fra colleghi (56%), mentre solo un quarto ha promosso momenti per il recupero delle energie (26%).

… e quelle da affrontare

La pandemia e la diffusione dello smart working hanno cambiato anche le priorità sul tavolo dei direttori Hr. La principale sfida che dovranno affrontare nel 2021 è infatti la creazione e il mantenimento di un buon ambiente di lavoro che tenga conto delle specificità del lavoro a distanza o ibrido (52%, +11% rispetto al 2020), seguita dall’impegno per trattenere i migliori talenti già presenti in azienda (46%, +6%) e dall’incremento delle performance e della produttività (46%, stabile rispetto allo scorso anno, quando era in prima posizione). Nella fase di selezione dei candidati da inserire in azienda le caratteristiche più ricercate sono competenze professionali specifiche del ruolo (66%), attitudini relazionali e comunicative (59%), capacità di lavorare in team (54%) e esperienza lavorativa nel settore (49%).

Smartphone, il 37% degli italiani lo ha ricevuto in età scolare

Il 37% degli italiani che oggi sono adulti ha ricevuto il suo primo cellulare in età scolare, e tra questi, 563.000 lo hanno avuto addirittura prima dei 10 anni. Gli italiani hanno iniziato a usare lo smartphone in età scolare, lo evidenzia un’indagine realizzata per Facile.it da mUp Research e Norstat, svolta tra il 29 aprile e il 3 maggio 2021 attraverso la somministrazione di 1.012 interviste CAWI a un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni. E dai risultati della ricerca non è difficile constatare come oggi l’età media del primo telefono si sia molto ridotta rispetto al passato.

Più di 6 intervistati su 10 vanno a dormire con il cellulare 

La fine delle vacanze e il rientro a scuola potrebbe quindi rappresentare per molti bambini e ragazzi il momento per avere il primo cellulare. Ma quanto e come usano lo smartphone i giovanissimi? E a che età lo hanno ricevuto? Se si guarda al luogo dove chi ha ricevuto il cellulare in età scolare lo utilizza con più frequenza risulta che al primo posto c’è il letto. Infatti, vanno a dormire con il cellulare più di 6 intervistati su 10. Un dato che fa emergere il diffondersi di una cattiva abitudine, che oltre a incidere negativamente sulla qualità del sonno, ha conseguenze anche sul pericolo di isolamento dalla famiglia e dalla realtà circostante. 

Telefonare, videochiamare, mandare messaggi e navigare sui social

Al secondo posto tra i luoghi dove si utilizza con maggiore frequenza lo smartphone vi è il salotto, mentre al terzo il bagno, un’area della casa dove più di un intervistato su 3 dichiara di usare regolarmente il cellulare. Ma cosa fanno più frequentemente i giovani con lo smartphone? Telefonare, ovviamente, ma soprattutto videochiamare e mandare messaggi. Queste rimangono ancora le funzionalità più sfruttate (74,5%), mentre ormai ha ottenuto quasi pari importanza l’uso dei social network. Tanto che il 62% degli intervistati ha dichiarato di utilizzare per svago e in modo ricorrente app come Facebook, Twitter, Instagram, Tik Tok e altri social.

Perderlo, romperlo e perdere i dati le paure più diffuse

Naturalmente, postare foto e video è imprescindibile per i social, infatti il 47% degli intervistati ha affermato che la fotocamera è una delle funzioni più usate dello smartphone. Poco meno, il 43%, ha invece dichiarato di usare frequentemente il cellullare per ascoltare musica. È inoltre curioso notare come alla domanda “qual è la tua paura più grande legata allo smartphone?” le preoccupazioni più grandi risultino quella di perderlo (47%), di romperlo (42%), o di perdere i dati (35%). Ma a spaventare di più i giovani non è tanto il danno materiale al dispositivo, quanto l’idea di rimanere senza, ovvero, di restare “sconnessi” dal mondo. 

Addio macchina fotografica in vacanza, ora c’è lo smartphone

Lo smartphone, sempre più diffuso, accessoriato e facili da utilizzare, è dotato di comparti fotografici all’avanguardia e ha letteralmente spiazzato le macchine fotografiche tradizionali, almeno, per tutti gli utenti. aumentati anche loro, che si dilettano nell’arte della fotografia, soprattutto durante le vacanze.  A confermarlo è l’ultimo sondaggio condotto dal brand di telefonia Wiko all’interno della sua Instagram Community. In questo sondaggio a chiusura dell’estate Wiko ha voluto indagare gli ultimi trend di utilizzo dello smartphone. E se secondo il 79% degli intervistati da quando c’è lo smartphone si fotografa molto di più sono proprio le vacanze uno di quei momenti in cui cimentarsi nella creazione di souvenir digitali da condividere con amici, partner e parenti. Tanto che il 54% ammette di aver scattato ben oltre 50 foto.

Solo una nicchia di veri appassionati opta per gli apparecchi tradizionali 

Insomma, nella scelta del device da portare in viaggio, tra macchina fotografica e smartphone, non ci sono dubbi: vince il cellulare (91%). Solo il 9%, una nicchia di veri appassionati, opta per gli apparecchi tradizionali. Contrariamente a quanto ci si possa aspettare, però, per l’83% dei partecipanti alla survey, meno del 20% delle fotografie che vengono realizzate è destinata alla pubblicazione sui social. Solo il 17% dichiara che l’80% degli scatti che produce vedrà la luce sui feed o nelle story dei propri profili social.

Panorami e Golden Hour sono i soggetti preferiti

Tra ritratti, selfie, foto di panorami e Golden Hour, i soggetti preferiti sono proprio questi ultimi due (86%). Un semplice trend del momento o la fine di un’era focalizzata sull’individualità? Di certo quest’estate la luna ha offerto colori straordinari, invogliando sempre più utenti a catturarla. Ma si sa, i risultati, con lo smartphone, sono spesso scarsi (55%) e molti degli intervistati preferiscono addirittura rinunciare (45%). Provare invece a immortalare panorami mozzafiato in notturna? Qui il campione si divide equamente a metà. Da un lato c’è chi lo ritiene impossibile, e dall’altro chi, grazie alla Night Mode, come quella presente sull’ultimo Power U10, riesce a portare a casa buoni risultati.

L’album dei ricordi di viaggio è sempre più digitale

Che gli album dei ricordi dei viaggi siano sempre più digitali è ormai noto. Eppure, un buon 32% degli utenti coinvolti preferisce stampare le best pics di ogni vacanza per conservarle e metterle al riparo dai mancati backup. La maggioranza (68%), comunque, sceglie di creare album dedicati sul proprio smartphone. Ed è proprio qui che il 62% degli intervistati conserva i propri ricordi, una scelta favorita rispetto ai servizi cloud. Le memorie dei nostri device ormai custodiscono preziosamente sempre più pezzi delle nostre vite. Allora perché non munirsi di uno smartphone in grado di offrire tanto spazio di archiviazione, come il nuovissimo Power U30 da 128GB? 

Millennial e GenZ: climate change, lavoro e salute i temi per cui combattere

Quali sono i temi che più stanno a cuore alle giovani generazioni di tutto il mondo e degli italiani in particolare?  A questa domanda ha cercato di rispondere,ancora una volta, la decima edizione della Deloitte Global 2021 Millennial and Gen Z Survey, il sondaggio sul “sentiment” di Millennial (nati tra il 1983 e il 1994) e GenZ (nati tra il 1995 e il 2003) in Italia e nel mondo. In questa edizione è stato condotto un sondaggio su oltre 23.000 intervistati in tutto il pianeta (800 in Italia) per rilevare la loro opinione su temi chiave come il lavoro, la società e la loro visione del mondo in generale. Dopo un anno di intensa incertezza a causa della pandemia di Covid-19, ma anche instabilità politica, problemi razziali e gravi eventi climatici, le giovani generazioni sono concentrate sui problemi di tutta la società. E oggi chiedono a leader, politici e aziende di assumersi maggiori responsabilità per guidare i cambiamenti che porteranno a un mondo più equo e sostenibile. Gli intervistati, ogni anno di più, stanno incanalando le loro energie verso azioni significative, aumentando il loro coinvolgimento politico ed effettuando scelte di acquisto e professionali di cui condividono i valori. Soprattutto, queste generazioni si aspettano che istituzioni come imprese e governi facciano di più.

Ambiente, disoccupazione e salute i temi “caldi”

“Ambiente, disoccupazione e salute sono i tre grandi temi che preoccupano i Millennial e la GenZ in Italia. A un anno dall’inizio della pandemia i Millennial italiani sono preoccupati per le prospettive lavorative e finanziarie, mentre cresce l’attivismo della GenZ, che porta con sé una maggiore attenzione per il tema ambientale, ma anche una nuova sensibilità sulle discriminazioni legate al genere, all’etnia e all’orientamento sessuale” precisa il rapporto. 

Sostenibilità ambientale prioritaria per i giovani italiani

La ricerca mette in luce inoltre come i ragazzi italiani, sia GenZ sia Millennial, siano più sensibili della media globale sul tema ambientale ma, allo stesso tempo, siano più scettici sulla probabilità che le persone, dopo la pandemia, si impegneranno ad agire sulle questioni ambientali. A crederci, infatti, è solo il 23% dei Millennial italiani contro il 37% dei Millennial nel mondo e il 31% della GenZ italiana contro il 40% della GenZ nel mondo. Inoltre, il 49% dei Millennial e il 48% della GenZ del nostro Paese pensa che abbiamo già raggiunto il punto di non ritorno ed è troppo tardi per contrastare il cambiamento in corso.