La produzione industriale lombarda cresce ancora: +2,5% congiunturale

Nel terzo trimestre 2021 la produzione industriale lombarda cresce del +2,5% congiunturale e l’indice Unioncamere Lombardia raggiunge un nuovo punto di massimo storico (118,2). Questo, grazie all’incremento sullo stesso periodo del 2020 (+12,0%) e sullo stesso trimestre 2019 (+6,2%). Fanno da traino al recupero produttivo gli ordini domestici (+3,0% congiunturale) ed esteri (+1,3%), che rimangono sopra i livelli pre-crisi. Ma agganciano la ripresa anche le aziende artigiane manifatturiere, con un incremento congiunturale della produzione del +4,7% e una crescita tendenziale del +9,4%. Il comparto artigiano riesce così a finalmente a recuperare i livelli pre crisi, registrando un +3,6% rispetto allo stesso trimestre 2019. Si tratta dei risultati dell’indagine congiunturale di Unioncamere Lombardia relativa al terzo trimestre 2021 nell’ambito del progetto Focus Imprese.

Dinamiche settoriali

A eccezione dell’abbigliamento e del tessile tutti i settori nell’industria registrano incrementi significativi sul terzo trimestre 2020 e riescono superare anche livelli del terzo trimestre 2019. Ottima performance di Gomma-plastica (+10,4%), Meccanica (+9,1%), Minerali non metalliferi (+9,0%), industria varie (+8,8%) e Chimica (+8,7%). Oltre i livelli pre-crisi anche Siderurgia (+7,8%), Alimentare (+6,3%) e Legno-mobilio (+4,7%). Per Mezzi trasporto (+2,4%), Carta-stampa (+1,7%) e Pelli-calzature (+1,3%) la ripresa sembra avviata a ritmi più lenti. Ancora in affanno il Tessile (-6,0%) e l’Abbigliamento (-22,1%). Più negativo il quadro dell’artigianato, con quattro settori ancora sotto i livelli del terzo trimestre 2019: manifatturiere Varie (-2,2%), Carta-stampa (-2,4%), Abbigliamento (-6,6%) e Pelli-calzature (-21,78%). Il Tessile (+0,1%) raggiunge i livelli 2019 ma non riesce a spingersi molto oltre.

Fatturato e ordinativi
Il fatturato a prezzi correnti dell’industria cresce dell’1,9% congiunturale, e il confronto con lo stesso trimestre 2019 registra un +12,3%, legato anche agli incrementi di prezzo in atto. Per le imprese artigiane il fatturato cresce del +4,3% congiunturale, sufficiente a superare i livelli pre-crisi (+4,1% sul terzo trimestre 2019). Gli ordinativi dell’industria crescono del +1,3% congiunturale dall’estero e del +3,0% dall’interno, e si mantengono ben oltre i livelli dello stesso trimestre del 2019 (+12,4% gli ordini interni e +14,7% quelli esteri). Risultati più contenuti per l’artigianato rispetto al 2019, con un incremento del 2,1% per il mercato estero e ancora un segno negativo per l’interno (-1,3%). Positivo però il dato congiunturale: +5,4% per il mercato interno. La quota del fatturato estero sul totale rimane elevata per le imprese industriali (38,7%) e resta poco rilevante, ma in crescita, per le imprese artigiane (8,2%).

Occupazione
L’occupazione per l’industria presenta saldo positivo (+0,3%) e diminuisce il ricorso alla CIG: la quota di aziende che dichiara di aver utilizzato ore di cassa integrazione scende al 9,7%, e la quota sul monte ore allo 0,8%. Saldo occupazionale negativo, ma modesto, per l’artigianato (-0,1%), con ricorso alla CIG in diminuzione. Il 12,4% delle aziende dichiara infatti di aver utilizzato la cassa integrazione, e la quota sul monte ore scende al 1,1%.

Italia, il mercato ICT supera i 34 miliardi di euro

La pandemia di Covid-19, per ribaltare le cose in positivo, ha anche avuto un risvolto “buono”. Giocoforza, ha costretto tutte le realtà italiane a velocizzare la propria trasformazione digitale, tanto che oggi la spinta propulsiva di questo fenomeno non accenna a diminuire. Anzi: il mercato dell’Information & Communications Technology chiuderà il 2021 con una spesa pari a 34,4 miliardi di euro, in crescita del 4,1% rispetto al 2020. Nel 2022 continuerà a crescere superando i 35 miliardi di euro, per poi arrivare a 36,4 miliardi di euro nel 2023, con una crescita media annua del +3,3%.E c’è ancora di più, visto che gli investimenti previsti dal PNRR stanno iniettando fiducia e dando vita a nuovi progetti. Si tratta di alcuni dati contenuti nell’Assintel Report 2021, la ricerca realizzata da Assintel, Associazione Nazionale delle Imprese ICT e Digitali, insieme alla società di ricerca indipendente IDC Italia, con la sponsorship di Confcommercio, Grenke e Intesa Sanpaolo.

Dove si sono concentrati gli investimenti

Come specifica il report, nell’ultimo anno le imprese italiane hanno fatto convergere i loro investimenti ICT prevalentemente sui servizi e sulle tecnologie strategiche per migliorare la connessione dell’azienda, per consentire il lavoro e le vendite da remoto e per gestire i processi mission critical. Nel 42% delle imprese la spesa ICT complessiva è rimasta invariata, ma è stata indirizzata su progetti specifici a sostegno delle attività durante la crisi, mentre il 9% delle imprese ha aumentato la spesa per sviluppare progetti innovativi e un altro 3%, pur riducendo la spesa totale, ha continuato a investire su progetti innovativi. Tuttavia, in questo contesto così dinamico resta un 32% di aziende che non è riuscita ad attivare il cambiamento, riducendo o rimandando gli investimenti. E’ su questa fascia che occorrerà intervenire a livello locale per un coinvolgimento nei progetti di rilancio del PNRR. Nei prossimi mesi, le imprese prevedono di concentrarsi sull’innovazione dei modelli di interazione con i clienti, sulla creazione di servizi a valore aggiunto per i prodotti venduti online e sull’internazionalizzazione delle attività.

Le incognite da risolvere

Tra le resistenze al cambiamento, c’è anche l’incognita culturale: il 39% delle aziende analizzate rileva una perdurante mancanza di interesse e di cultura dell’innovazione del top management o della proprietà aziendale, “diventando specchio di una fetta di Pmi che ha bisogno di un cambio di visione” precisa il rapporto.

Smartworking, servono remote leader

Nel 2020, con l’inizio e il proseguire dell’emergenza sanitaria, il 72% delle aziende ha introdotto o potenziato lo smart working per tutti o parte dei dipendenti, e l’86% delle aziende ha continuato a lavorare con questa modalità anche nel 2021. Due terzi dei lavoratori continueranno a operare in questo modo anche nel futuro. Con simili cambiamenti che hanno rivoluzionato il modo di lavorare, anche la leadership deve essere esercitata sempre più a distanza: ecco perché ai manager sono richieste nuove competenze. Oltre alla capacità di ascolto e di empatia, caratteristiche che sono condivise con i manager tradizionali e considerate basilari rispettivamente dal 26% e dal 23% dei responsabili delle risorse umane, i nuovi “leader a distanza” devono anche essere in grado di comunicare efficacemente (24%) e facilitare la collaborazione con i dipendenti (19%). Tra gli altri skills, sono fondamentali anche la capacità di gestione e pianificazione (17%, + 13% rispetto ai leader tradizionali), affidabilità e capacità di costruire relazioni di fiducia (12%, +7%) e attenzione alla misurazione dei risultati (all’11%, caratteristica che invece non appare tra i leader tradizionali). I dati sono contenuti nell’Hr Trends & Salary Survey 2021, la ricerca condotta da Randstad Professionals in collaborazione con l’Alta Scuola di Psicologia Agostino Gemelli (Asag) dell’Università Cattolica, che ha coinvolto 350 direttori Hr italiani sulle principali tendenze nelle risorse umane.

Le sfide affrontate… 

Rispetto agli anni passati, per questa edizione la ricerca si è focalizzata sulla diffusione dello smart working nelle imprese e sui cambiamenti e le sfide che devono affrontare i responsabili Hr, riporta Adnkronos. Le principali iniziative che i remote leader hanno attivato per stimolare il coinvolgimento e mantenere il senso di appartenenza all’azienda dei collaboratori sono la rotazione delle presenze (58%), momenti di condivisione formali (52%) e informali (49%), monitoraggio e iniziative di engagement (31%) e proposte formative per la gestione del lavoro ibrido (22%). Più della metà ha avviato azioni per la condivisione degli obiettivi aziendali e personali con maggiore frequenza (50%), per la condivisione di feedback (55%) e per stimolare la costruzione e il mantenimento dei legami fra colleghi (56%), mentre solo un quarto ha promosso momenti per il recupero delle energie (26%).

… e quelle da affrontare

La pandemia e la diffusione dello smart working hanno cambiato anche le priorità sul tavolo dei direttori Hr. La principale sfida che dovranno affrontare nel 2021 è infatti la creazione e il mantenimento di un buon ambiente di lavoro che tenga conto delle specificità del lavoro a distanza o ibrido (52%, +11% rispetto al 2020), seguita dall’impegno per trattenere i migliori talenti già presenti in azienda (46%, +6%) e dall’incremento delle performance e della produttività (46%, stabile rispetto allo scorso anno, quando era in prima posizione). Nella fase di selezione dei candidati da inserire in azienda le caratteristiche più ricercate sono competenze professionali specifiche del ruolo (66%), attitudini relazionali e comunicative (59%), capacità di lavorare in team (54%) e esperienza lavorativa nel settore (49%).

Le Pmi italiane preferiscono Facebook e Instagram

Il Covid-19 ha spinto le piccole imprese italiane a implementare nuove strategie e strumenti di marketing per soddisfare le esigenze dei propri clienti. Secondo l’Osservatorio Piccole Imprese di GoDaddy il 62% delle piccole imprese italiane possiede un sito web, di queste il 71% svolge attività di marketing e promozione attraverso il proprio sito o i propri canali social media. Tra questi ultimi il più utilizzato è Facebook (86%), seguito da Instagram (58%). Lo studio, condotto dalla società di ricerca Kantar, ha preso in esame circa 5.100 Pmi con un numero di dipendenti compreso tra 1 e 49, equamente distribuite in Italia, Germania, Francia e Spagna, con un focus particolare sulle strategie di marketing adottate dalle piccole imprese in quest’ultimo anno.

Il 36% utilizza anche LinkedIn e il 18% Twitter

Dallo studio emerge che Instagram è più utilizzato dalle Pmi italiane (48%) rispetto alle aziende francesi (43%) e tedesche (50%). Il 36% delle piccole imprese utilizza anche LinkedIn per attività di promozione e visibilità, mentre solo il 18% usa Twitter per attività marketing, contro il record della Spagna con il 31%. L’Osservatorio evidenzia inoltre l’evoluzione del ruolo strategico di WhatsApp durante e dopo la pandemia: il 54% delle piccole imprese italiane e spagnole lo ha infatti utilizzato come canale preferenziale per rimanere in contatto con i propri clienti, contro il 36% delle imprese tedesche e il 14% di quelle francesi. 

WhatsApp è usato soprattutto dalle imprese di piccole dimensioni

A beneficiare di WhatsApp sono state soprattutto le imprese di piccole dimensioni (da 1 a 9 dipendenti), principalmente piccoli ristoranti, negozi al dettaglio, artigiani e aziende ortofrutticole a conduzione familiare. In ogni caso, le Pmi prediligono canali di promozioni digitale per le proprie attività di marketing (48%) rispetto a quelle offline (40%), con un 27% che predilige una forma ibrida. Tra le attività di promozione digitale si tratta principalmente di pubblicità sui canali social (33%), promozione di video online (12%) o banner pubblicitari (12%). Ancora esigua però la percentuale che sperimenta nuove attività di marketing digitale, come influencer marketing (7%) e podcast (2%).

Il 24% utilizza strumenti di automazione per promuovere i propri prodotti

Il 24% delle piccole imprese italiane, riporta Askanews, utilizza strumenti di automazione per promuovere i propri prodotti, rispetto al 16% di Francia e Germania. Di queste il 53% utilizza strumenti di email marketing per rimanere in contatto con i propri clienti e inviare loro offerte e promozioni. Tra gli strumenti promozionali offline i più utilizzati sono i volantini (18%) seguiti da eventi (15%) e pubblicità su stampa (14%). Solo il 5% ha dichiarato di fare pubblicità in TV. Il 95% delle piccole imprese italiane che ha un sito web lo considera uno strumento importante per incrementare la propria visibilità nei confronti del mercato, mentre tra coloro che ancora non possiedono un sito web, il 15% dichiara di non averlo per via dei costi di gestione.

Advertising online: in Italia supera la raccolta TV

A fine 2020 il mercato pubblicitario italiano è sceso a quota 7,9 miliardi di euro, per un calo di circa 700 milioni iche ha riguardato soprattutto le componenti tradizionali del settore, Tv, Radio, Stampa e Out Of Home. L’Internet advertising in Italia supera però la raccolta pubblicitaria televisiva e continua a crescere: nel 2021 raggiungerà quota 3,9 miliardi di euro (+14%). La pubblicità su Internet chiude in leggera crescita anche nel 2020 (+4%) e arriva a rappresentare il 43% del valore della componente pubblicitaria, superando per la prima volta la leadership della Tv (41%). Il mercato italiano rimane però concentrato nelle mani di pochi grandi player internazionali, e la quota degli Over The Top sale al 78%. Si tratta di alcune evidenze dell’Osservatorio Internet Media della School of Management del Politecnico di Milano.

Internet: una componente marginale, ma cresce del +55%

In Italia, il mercato complessivo delle vendite di contenuti Media nel 2020 è valso 6,6 miliardi di euro, in contrazione del 4% rispetto al 2019. La componente derivante da Internet è ancora marginale (9%, 623 milioni), anche se ha registrato una crescita del 55% rispetto all’anno precedente. Nell’anno segnato dalla pandemia si è infatti registrato un incremento generale nella fruizione di contenuti online da parte dei consumatori. La raccolta pubblicitaria sui motori di ricerca (Search Advertising) è invece cresciuta del +4%, raggiungendo quota 955 milioni di euro nel 2020, e quest’anno registrerà un incremento del 12%. Una crescita a doppia cifra mai registrata negli ultimi anni e dovuta in particolare ai budget stanziati dai “nuovi investitori” sui canali digitali.

I Video online trainano il mercato degli Internet Media a pagamento

Il 72% del mercato degli Internet Media a pagamento fa riferimento alla vendita di contenuti Video online, seguono i ricavi per gli abbonamenti a servizi musicali (19%) e i ricavi legati alle news (9%). Anche nel 2020 sono stati i Video online (+67%) a trainare la crescita della componente premium, con un valore delle vendite pari a 447 milioni di euro. Per quanto riguarda il mercato della musica in streaming, nel 2020 il valore è stato di 118 milioni (+32%). L’aumento degli abbonamenti è stato trainato anche dall’ampliamento dell’offerta di contenuti podcast, che sempre più catturano l’interesse degli utenti. Si registra poi una crescita interessante anche per quanto riguarda il settore delle news a pagamento (+29%), con un valore delle vendite nel 2020 pari a 58 milioni di euro.

Classified, eCommerce Advertising e Audio Advertising

Classified e eCommerce Advertising hanno chiuso il 2020 sopra i 230 milioni di euro (-5% rispetto al 2019), ma per il 2021 è previsto un forte rimbalzo con un trend che potrebbe superare anche il +20%. La crescita dell’Audio Advertising, invece, a fronte di un mercato ancora ridotto (14 milioni di euro a fine 2020, +19%), nel 2021 potrebbe registrare un trend ancora più positivo, con una crescita di circa il +30%.

Lo smart working fa risparmiare fino a 8,7 megatonnellate di Co2

Attraverso il ricorso allo smart working l’Italia in futuro potrebbe risparmiare fino a 8,7 megatonnellate di Co2, l’equivalente all’anno di 60 milioni di voli da Londra a Berlino. Insomma, lo smart working fa bene all’ambiente, e se venisse adottato dalle aziende anche dopo la fine dell’emergenza sanitaria l’Italia potrebbe abbassare il livello di emissioni.
Si tratta di alcune evidenze emerse da un nuovo studio condotto da Carbon Trust, l’associazione non a scopo di lucro istituita nel 2001 per aiutare le Organizzazioni a ridurre il loro impatto ambientale. Lo studio Homeworking è stato commissionato dal Vodafone Institute for Society and Communication, il think-tank europeo del Gruppo Vodafone.

Il pendolarismo e le emissioni degli uffici
Lo studio Homeworking è stato condotto in cinque Paesi europei, Repubblica Ceca, Germania, Italia, Spagna, Svezia e nel Regno Unito, e ha calcolato la quantità di emissioni di carbonio risparmiate grazie al lavoro da remoto nel periodo precedente la pandemia, durante la stessa, e attraverso proiezioni anche nel periodo seguente. Lo studio ha posto particolare attenzione al fenomeno del pendolarismo e alle emissioni degli uffici e dei luoghi di lavoro.

Per ogni lavoratore agile il risparmio sarebbe di 1.055 kg di Co2 all’anno
In pratica, lo studio ha calcolato che ogni anno per ogni persona che lavora in modalità agile in Italia il risparmio sarebbe equivalente a oltre una tonnellata (1.055 kg) di Co2, una quantità pari a più di sette voli passeggeri da Berlino a Londra.
Lo studio ha calcolato anche che in futuro sarebbero circa 8,23 milioni i posti di lavoro in Italia, che potrebbero essere svolti da remoto, pari al 36% dei posti di lavoro. In futuro, secondo lo studio, le persone in media lavoreranno da casa circa due giorni alla settimana (1,9).

Durante il lockdown meno 1,861 chilogrammi di Co2 “a testa”
Durante il lockdown, e nella fase acuta dell’emergenza sanitaria, secondo i dati dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, il numero di lavoratori da remoto in Italia è salito fino a 6,58 milioni. Ognuno di essi, riporta Ansa, ha lavorato da remoto in media 2,7 giorni a settimana. Ciò si è tradotto in un risparmio di emissioni di carbonio di 1,861 chilogrammi di Co2 per ogni lavoratore, in aumento del 112% rispetto al periodo pre-Covid. Anche la sede di Milano di Vodafone Italia ha registrato una riduzione delle emissioni di Co2 nel corso della pandemia, tanto che in un anno sono state risparmiate infatti più di mille tonnellate di Co2.

Inferriate apribili per una sicurezza totale

Le inferriate per porte e finestre rappresentano ad oggi uno dei sistemi di sicurezza più affidabili in assoluto e veramente difficili da superare. Nulla infatti riesce a tenere alla larga eventuali malintenzionati, e farli desistere, di una barriera così solida che certamente non consente alcun tipo di escamotage per essere superata.

Una protezione in più anche per i piani più alti

Questo è il motivo per il quale sono sempre più le persone che decidono di far installare tale tipo di protezione in casa o presso uffici e locali commerciali, anche se questi si trovano ai piani superiori e non esclusivamente al piano terra.

Sempre più infatti, vengono alla cronaca episodi di effrazione che vengono compiuti ai piani superiori di ogni tipo di edificio: i malintenzionati dunque sono disposti anche ad aumentare il rischio pur di portare a termine il proprio obiettivo, e per questo è bene mettere in campo tutte le possibili soluzioni per far in modo da far desistere chiunque possa soltanto pensare di entrare in casa inducendolo così a cambiare obiettivo e dunque spostare i propri interessi altrove.

Le inferriate apribili in ferro

Esistono per questa eventualità anche le inferriate apribili in ferro laddove sia necessario, come ad esempio per porte o punti di passaggio dai quali è necessario poter entrare e uscire senza difficoltà quando lo si desidera. La notte e in propria assenza le inferriate apribili possono essere chiuse con un semplice gesto della mano e diventano alla stessa maniera una barriera fisica impossibile da superare.

Sicuramente le inferriate di sicurezza, sia quelle fisse che quelle apribili, rappresentano il massimo della tranquillità in quanto sono assolutamente infallibili e sempre pronte ad impedire fisicamente a chiunque di poter varcare una certa apertura, che sia essa una finestra, una porta, o altro tipo di accesso.

I neolaureati in materie Stem i più richiesti dalle aziende

Nel 2020 i più ricercati dalle aziende sono i laureati nelle materie STEM, ovvero scienza, tecnologia, ingegneria e matematica. È quanto emerge dalla prima edizione dell’Osservatorio Nazionale annuale sul recruitment online di giovani neolaureati in Italia, realizzato da Tutored, startup che si propone come punto d’incontro digitale di studenti universitari e neolaureati con le aziende. La ricerca ha considerato i dati raccolti nell’intero anno 2020 su oltre 500.000 studenti iscritti alla piattaforma e 50 grandi aziende e multinazionali, le cui interazioni hanno generato più di 87.000 candidature per le opportunità di lavoro pubblicate. Come riporta Ansa, secondo l’indagine un annuncio di lavoro su 3 è relativo all’area Informatica&Tecnologia, e al primo posto tra le competenze ricercate, in 7 settori su 10, è la capacità di teamworking.

In fase di recruiting sono il 49,1% delle figure ricercate

Al primo posto tra le figure ricercate dalle aziende in fase di recruiting dei neolaureati figurano proprio i laureati STEM (49,1%), di cui il 38,9% in Ingegneria e il 10,2% in Matematica, Fisica e Statistica, seguiti da quelli in Economia (31,2%). A seguire in classifica, i laureati in Studi Umanistici (7,9%), Scienze Politiche (4,7%) e Giurisprudenza (3,1%). Il settore aziendale in cui si concentrano le maggiori attenzioni durante il recruiting dei neolaureati, è quello dell’Informatica, Tecnologia e Ricerca & Sviluppo, visto che 1 annuncio pubblicato su 3 (il 33%) si riferisce proprio a queste aree.

La classifica delle soft skills

Tra le soft skill più ricercate dalle aziende in fase di recruiting dei neolaureati, in ben sette settori aziendali su dieci la capacità di team work si posiziona al primo posto. Grande valore viene attribuito anche alla capacità di comunicazione e alle skill relazionali da parte dei candidati. Se però l’analisi viene circoscritta alle sole candidature cosiddette compliant, quelle che passano lo step preliminare di interesse da parte delle aziende e vengono ritenute meritevoli di accedere a eventuali successive fasi di recruiting, il gradimento dei recruiter cambia, e la capacità di problem solving diventa la prima tra le competenze soft, seguita dalla capacità di team working e dalle abilità nell’organizzare il lavoro.

Cosa rende il CV compliant rispetto alle richieste del mercato

Ma quali sono le caratteristiche che possono rivelarsi vincenti per rendere il proprio curriculum compliant rispetto alle richieste del mercato? In media, i candidati che ottengono il gradimento delle aziende che effettuano il recruiting dei neolaureati online, hanno conseguito la Laurea Magistrale in 2 anni e mezzo con una votazione di 107, mentre la Laurea Triennale viene raggiunta in 3 anni e 5 mesi con una votazione media di 100. Il profilo medio di chi termina un corso di Laurea Magistrale a Ciclo Unico e viene valutato dalle aziende come compliant, prevede invece una tempistica di conseguimento del titolo di studio pari a 5 anni e 3 mesi, con una votazione che si assesta a 101.

Come scegliere la potenza di un condizionatore da acquistare

Quando abbiamo necessità di acquistare un nuovo condizionatore, la domanda che solitamente ci poniamo è quale sia la potenza necessaria a rinfrescare efficacemente l’ambiente nel quale pensiamo di inserirlo. Al tempo stesso è bene evitare di fare un acquisto sovradimensionato che comporterebbe solamente un esborso maggiore e nessun vantaggio.

Il BTU

La potenza dei condizionatori d’aria è solitamente espressa in BTU, una unità di misura che indica la quantità di energia necessaria per far aumentare la temperatura dell’acqua. Chiaramente influiscono anche alcuni fattori propri del luogo come l’efficienza termica dell’appartamento e l’esposizione dello stesso.

Ad ogni modo bisogna tenere conto dei BTU di ciascun modello che si va a visionare e soprattutto misurare quanti metri quadri sia grande l’ambiente in cui lo si andrà a posizionare. Solitamente, per fare un calcolo approssimativo e facile per tutti, è sufficiente moltiplicare la quadratura dell’ambiente per 300 o 350. In questo caso, un ambiente da 30 metri quadrati avrebbe ad esempio bisogno di un condizionatore di circa 9000 o 10000 BTU.

Si tratta di un calcolo approssimativo ma che consente già di andare a scegliere un nuovo condizionatore con un margine d’errore veramente basso, evitando così di fare un acquisto sottodimensionato o sovradimensionato. Molto importante è inoltre verificare la classe energetica, perché da questa dipende l’efficienza del condizionatore ed i suoi consumi, che hanno una influenza diretta sui costi in bolletta.

Le funzioni avanzate dei condizionatori Mitsubishi

Alcuni modelli hanno inoltre delle funzioni particolarmente interessanti ed in grado di aumentare il comfort percepito in casa. I condizionatori Mitsubishi ad esempio, offrono la purificazione dell’aria grazie alla tecnologia Plasma Quad Plus. Questa è in grado di trattenere le particelle e immettere così nell’ambiente un’aria molto più leggera e pulita.

Seguendo queste semplici indicazioni sarà possibile acquistare un condizionatore d’aria che sia perfetto per l’ambiente in cui lo si desidera posizionare, e perfettamente in grado di svolgere il suo compito.

Industria, a dicembre salgono fatturato e ordinativi: i dati Istat

Buone notizie per il mondo imprenditoriale italiano, almeno per quanto riguarda l’estrema coda del 2020. A dirlo è l’Istat, che ha rilevato a dicembre dello scorso anno un andamento positivo sia per quanto riguarda il fatturato sia per quanto concerne gli ordinativi delle imprese di casa nostra. Nel dettaglio, per l’ultimo mese del 2020 si stima che il fatturato dell’industria, al netto dei fattori stagionali, aumenti dell’1,0%; nel quarto trimestre l’indice complessivo è cresciuto dello 0,8% rispetto a quello precedente. Anche gli ordinativi registrano a dicembre un incremento congiunturale (+1,7%) e nell’ultimo trimestre del 2020 aumentano del 2,6% rispetto a quello precedente. Insomma, un anno decisamente difficile si è chiuso con qualche segnale nel segno dell’ottimismo, grazie soprattutto alla buona tenuta del mercato interno e alle performance di alcune categorie di industrie, come quelle dell’energia.

Cresce il mercato interno, in flessione quello estero

Come spiega l’Istituto di Statistica, “La dinamica congiunturale del fatturato è sintesi di una crescita del mercato interno (+2,0%) e di una contrazione di quello estero (-1,0%). Per gli ordinativi l’incremento congiunturale riflette un sostenuto aumento delle commesse provenienti dal mercato interno (+6,5%) e un significativo calo di quelle provenienti dall’estero (-4,9%)”. Corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 21 contro i 20 di dicembre 2019), il fatturato totale diminuisce in termini tendenziali dello 0,5%, con un incremento dell’1,7% sul mercato interno e un calo marcato su quello estero (-4,6%).

I settori industriali più dinamici

Ancora, riporta il rapporto, i raggruppamenti principali di industrie che a dicembre scorso anno fatto segnare i maggiori aumenti degli indici destagionalizzati del fatturato sono l’energia (+10,6%), i beni strumentali (+1,5%) e i beni di consumo (+0,6%); per i beni intermedi si rileva, invece, una flessione dello 0,6%.  Con riferimento al comparto manufatturiero, il settore dei mezzi di trasporto registra la crescita tendenziale più rilevante (+38,9%), seguito dall’industria metallurgica (+7,1%), mentre il comparto tessile e dell’abbigliamento e le raffinerie segnano le performance peggiori (rispettivamente -19,4% e -30,7%).

Ordinativi in salita su entrambi i mercati

In merito agli ordinativi, l’analisi dell’Istat prevede che “In termini tendenziali l’indice grezzo degli ordinativi cresce del 7,0%, con aumenti su entrambi i mercati (+7,8% quello interno e +5,8% quello estero). I maggiori incrementi si registrano nella metallurgia (+15,0%) e nell’industria dei macchinari e delle attrezzature (+12,6%), mentre i peggiori risultati si rilevano per le farmaceutiche (-5,8%) e per l’industria tessile e dell’abbigliamento (-12,6%)”.