Telemedicina, i pazienti si fidano sì o no?

Comoda, efficace, sicura: la telemedicina potrebbe essere una delle frontiere più interessanti della professione medica. Una modalità che ha registrato un deciso slancio durante la pandemia, grazie alla possibilità di visitare pazienti anche a distanza. Come rivela una recente ricerca di Kaspersky, che ha coinvolto un campione di 389 fornitori di servizi sanitari di 36 paesi, l’89% delle organizzazioni sanitarie italiane (91% a livello globale) ha già implementato servizi di telemedicina e il 50% (44% a livello globale) ha iniziato ad utilizzarli dopo la pandemia.  Ma c’è altro: in base ai dati raccolti durante l’indagine, il 40% degli intervistati italiani (71% a livello globale) crede che entro i prossimi 5 anni i servizi di telemedicina porteranno numerosi benefici in campo sanitario. I professionisti del settore ritengono che la medicina a distanza consenta numerosi vantaggi come comunicazioni più veloci, minore trasmissione di malattie tra pazienti e personale, e la possibilità di aiutare più persone in minor tempo.

I servizi maggiormente forniti

I servizi più comuni forniti dalle organizzazioni italiane sono il monitoraggio da remoto del paziente tramite dispositivi wearable (41% a livello globale vs 44% in Italia) e la telemedicina sincrona (51% a livello globale vs 44% in Italia), ovvero la comunicazione in tempo reale con i pazienti, comprese videochiamate o chat. Tra gli altri servizi più utilizzati la tecnologia di telemedicina asincrona (39% a livello globale vs 11% in Italia). Quest’ultima consiste nella raccolta e nell’archiviazione dei dati dei pazienti in una piattaforma sicura basata su cloud per un ulteriore utilizzo da parte di un professionista del trattamento.

Il 25% dei pazienti teme per la propria privacy

Eppure, nonostante tutti questi vantaggi, il 25% dei pazienti italiani non ha voluto affrontare una videochiamata con il personale medico: i pazienti non si fidano dei servizi di telemedicina (33% a livello globale – 25% in Italia), ma hanno anche scarsa fiducia verso la telemedicina (33% a livello globale -19% in Italia), e una decisa riluttanza ad apparire in video (32% a livello globale – 50% in Italia). Tra l’altro, molti pazienti non dispongono di attrezzature adeguate (30% a livello globale – 25% in Italia). Ma ci sono anche problematiche legate alla privacy che non incutono timore solo ai pazienti:  il 50% degli operatori sanitari italiani (81% a livello globale) ha dichiarato che i medici della loro organizzazione hanno espresso preoccupazioni sulla protezione dei dati dei pazienti e solo il 22% degli intervistati (36% a livello globale) è fiducioso del fatto che la propria organizzazione disponga delle misure di sicurezza necessarie.

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I trend per la ristorazione post pandemia secondo i Top Chef italiani

Dopo la pausa forzata dovuta alla pandemia è tornato il premio organizzato da TheFork, TheFork Restaurants Awards, che ha l’obiettivo di valorizzare le nuove insegne della ristorazione italiana. Un’iniziativa oggi più che mai indispensabile per il rilancio del settore nel post emergenza sanitaria. Quest’anno i Top Chef italiani hanno nominato 64 ristoranti selezionati tra le nuove aperture o le nuove gestioni avvenute tra gennaio 2019 e agosto 2021. E dall’analisi dei grandi chef sono emersi i trend della ristorazione post Covid: dalla cucina espressa al look botanico, da contaminazioni & contrasti ai menu ristretti fino alla cucina sostenibile.

Il piacere del ristorante si sposa al piacere dello shopping eco
Sempre più spesso è possibile recarsi al ristorante, e allo stesso tempo fare shopping in corner green irresistibili. Nel mondo della ristorazione post Covid si rafforza quindi una tendenza che unisce il piacere del ristorante a quello dello shopping eco, dai vestiti ecosostenibili alle piante, fino alle stoviglie in materiali naturali. Si conferma poi saldamente anche l’apprezzamento per la ‘cucina espressa’, che esalta e premia l’importanza dell’attesa. Perché ogni singolo piatto è preparato da zero, ogni ingrediente è scelto in modo maniacale per offrire al cliente un particolare aroma, una specifica sensazione, un abbinamento mai osato, che conferma un trend ormai non solo dei ristoranti con molte stelle.

La contaminazione di stili non è solo nell’arredo
Come è noto gli stimoli visivi influiscono sulla percezione del gusto. Molte delle nuove aperture nominate ai TheFork Restaurants Awards 2021 sembrano saperlo molto bene, mostrando una cura particolare non solo negli arredi, ma anche nelle luci e perfino nella musica di sottofondo. Comode sedie in velluto dal gusto retrò sono spesso in contrasto con architetture dal mood industrial, mattoni a vista, volte a botte e sempre con il contorno di un’illuminazione delicata, soffusa e calda. Cucina e brigata a vista, poi, sono un must sempre più diffuso e apprezzato, insieme alla presenza di piante e punti verdi sui muri, e perfino sui soffitti. Ma la contaminazione di stili non è solo nell’arredo: Oriente e Occidente, dolce e acido, cucina etnica tradizionale, proposte creative e cucina italiana si sposano con influenze di altri Paesi. E ancora, accostamenti inediti di carne e pesce, crostacei e selvaggina in un mix di contaminazione e qualità per offrire esperienze nuove e sorprendenti.

Avvicinare all’alta cucina in nome della convivialità e dell’essenzialità
Conciliare la ricerca con la soddisfazione del commensale, utilizzando magari tecniche di preparazione e conservazione provenienti dall’Oriente o dal Nord Europa è un fenomeno che tende ad avvicinare all’alta cucina in nome della qualità e della convivialità. Anche in queste nuove aperture di pregio si sta infatti affermando la ricerca di una certa essenzialità: dalla cucina espressa che si traduce in massimo nove piatti al giorno al solo menu degustazione fino allo chef che predilige solo ciò che di fresco trova al mercato del giorno. Il tutto all’insegna della sostenibilità, che risponde alla crescente richiesta del mercato e dei consumatori, sempre più consapevoli alla ricerca di piatti buoni e sani.

Riforma del catasto, la maggioranza dei proprietari è favorevole

La riforma del catasto e le sue possibili conseguenze occupano il dibattito pubblico. Ma cosa ne pensano gli italiani? Per rispondere alla domanda Facile.it ha commissionato un’indagine agli istituti di ricerca mUp Research e Norstat, realizzata su un campione rappresentativo della popolazione, da cui è emerso che più di 1 proprietario su 2 (57%) è d’accordo con la riforma. Se quindi la maggioranza di chi oggi possiede un immobile vede positivamente l’intervento sul catasto, con un picco del 63,1% tra i residenti nel Nord Ovest, di contro il 16,3% è apertamente contrario. Ancora molti, comunque (26,7%), sono coloro che non hanno ancora un’idea precisa in merito.

Le ragioni dei favorevoli…

Il 58,7% dei favorevoli ritiene che la riforma possa far emergere i cosiddetti immobili “fantasma”, ovvero quei 1,2 milioni di edifici ancora sconosciuti al catasto e al fisco. La percentuale sale al 59,9% tra i residenti nel Nord Ovest, mentre raggiunge il minimo (54,7%) nel Centro Italia.
Il 56,9% dei proprietari favorevoli, invece, pensa che la riforma possa contribuire a rendere più equo e trasparente il prelievo sugli immobili. Il 18,1% si fida del fatto che nonostante la riforma non cambierà nulla in termini di prelievo fiscale, mentre il 13,1% è convinto che la modifica porterebbe addirittura a un abbassamento del prelievo fiscale. La percentuale poi sale fino al 18,5% tra chi è alla ricerca della prima casa da acquistare.

… e quelle dei contrari

Se si guarda ai proprietari che invece si sono dichiarati contrari alla riforma, la stragrande maggioranza (78,9%) è sfavorevole perché teme che l’aggiornamento dei valori catastali possa comportare un aumento delle tasse che gravano sulla casa, mentre il 49,3% teme che la variazione possa causare una spesa maggiore in caso di compravendita immobiliare.
Il timore più grande relativo alla riforma del catasto è infatti il possibile aumento dell’imposizione fiscale sulla casa, i cui effetti potrebbero avere conseguenze importanti sull’intero mercato immobiliare. Quasi 1 rispondente su 3 (31,4%) tra coloro che oggi sono alla ricerca della prima casa ha dichiarato di esser disposto a rinunciare all’acquisto qualora le tasse dovessero aumentare.

Gli effetti della riforma in caso di aumento delle tasse
Anche nel mercato delle seconde case si potrebbe assistere a uno stop delle compravendite, dato che il 29,7% del campione ha ammesso di essere pronto a rinunciare all’acquisto di un secondo immobile.
“La variazione dei valori catastali di un immobile potrebbe avere effetti non solo sulle tasse che pesano sulle seconde case, ma anche sui costi connessi all’acquisto di un’abitazione – spiega Facile.it – visto che l’imposta di registro che si paga è calcolata in percentuale sul valore catastale nella misura del 2% se si tratta di una prima casa, mentre è pari al 9% in caso di seconda casa”. Tanto che sono ben 2,2 milioni i proprietari immobiliari che in caso di aumento delle tasse potrebbero vendere la seconda casa.

Sentirsi a casa nel proprio “locale del cuore”. È così per 5 milioni di italiani

Dopo le restrizioni dovute all’emergenza sanitaria, e la libertà arrivata con la stagione estiva, grazie anche alla campagna vaccinale, la voglia di ripresa è tanta, così come la voglia di tornare nei locali. Ma cosa rende un locale il posto del cuore, quello dove ci si sente a casa, dove si condividono momenti piacevoli ed emozioni con i propri amici o i propri cari? A chiederselo, anzi a chiederlo agli italiani, è stata Birra Moretti, che nel 2021 ha scelto il nuovo posizionamento e il nuovo slogan ‘In buona compagnia, così come siamo’. Secondo la ricerca condotta da Bva Doxa per Birra Moretti sono 5 milioni gli italiani che affermano di sentirsi a casa nel proprio ‘locale del cuore’, che sia un bar, un pub, un ristorante, un bistrot, o anche una pizzeria.

Un ambiente curato e accogliente è la priorità. Il cibo al secondo posto

Dopo aver indagato cosa vuol dire e cosa ci fa sentire a casa, Birra Moretti ha cercato di mettere a fuoco le caratteristiche che non possono mancare a un locale per farci sentire a nostro agio. Stando ai risultati, gli italiani di un locale innanzitutto giudicano l’ambiente (52%), un ambiente che deve essere curato e accogliente, deve trasmettere calore e avere attenzione per i dettagli. Una volta trovato l’ambiente giusto, è giudicata importante la tipologia di cibo che viene offerto (43%), un vero chiodo fisso per gli italiani.

Un servizio accurato, ma non troppo formale, e un’acustica adatta a conversare

Completano il podio delle caratteristiche del locale del cuore quasi in ex aequo, il servizio, che deve essere accurato, ma senza troppa formalità (40%), e l’acustica, fondamentale per poter conversare piacevolmente (39%). Gli italiani però non dimenticano, e anzi apprezzano, elementi quali la musica di sottofondo (27%), l’arredamento (24%), e le luci soffuse (21%).

E da bere cosa prendiamo?

Cosa bevono gli italiani seduti al tavolo del loro locale del cuore? L’indagine Doxa conferma che per gli italiani è la birra la bevanda della buona compagnia (42%), anche più del vino (37%). E tra i posti preferiti dove condividerla con le persone che si amano un italiano su due indica la pizzeria, ribadendo il binomio intramontabile ‘pizza e birra’. Dopo la pizzeria, gli italiani indicano la birreria (29%), casa propria o di amici (29%), il locale frequentato con gli amici (26%), il ristorante (23%) o un bar qualsiasi (19%). Per restare in tema di locali la ricerca è stata presentata a Milano all’interno del locale ‘Pane e trita’, che proprio con Birra Moretti ha avviato una collaborazione.

Smartphone, il 37% degli italiani lo ha ricevuto in età scolare

Il 37% degli italiani che oggi sono adulti ha ricevuto il suo primo cellulare in età scolare, e tra questi, 563.000 lo hanno avuto addirittura prima dei 10 anni. Gli italiani hanno iniziato a usare lo smartphone in età scolare, lo evidenzia un’indagine realizzata per Facile.it da mUp Research e Norstat, svolta tra il 29 aprile e il 3 maggio 2021 attraverso la somministrazione di 1.012 interviste CAWI a un campione di individui in età compresa fra 18 e 74 anni. E dai risultati della ricerca non è difficile constatare come oggi l’età media del primo telefono si sia molto ridotta rispetto al passato.

Più di 6 intervistati su 10 vanno a dormire con il cellulare 

La fine delle vacanze e il rientro a scuola potrebbe quindi rappresentare per molti bambini e ragazzi il momento per avere il primo cellulare. Ma quanto e come usano lo smartphone i giovanissimi? E a che età lo hanno ricevuto? Se si guarda al luogo dove chi ha ricevuto il cellulare in età scolare lo utilizza con più frequenza risulta che al primo posto c’è il letto. Infatti, vanno a dormire con il cellulare più di 6 intervistati su 10. Un dato che fa emergere il diffondersi di una cattiva abitudine, che oltre a incidere negativamente sulla qualità del sonno, ha conseguenze anche sul pericolo di isolamento dalla famiglia e dalla realtà circostante. 

Telefonare, videochiamare, mandare messaggi e navigare sui social

Al secondo posto tra i luoghi dove si utilizza con maggiore frequenza lo smartphone vi è il salotto, mentre al terzo il bagno, un’area della casa dove più di un intervistato su 3 dichiara di usare regolarmente il cellulare. Ma cosa fanno più frequentemente i giovani con lo smartphone? Telefonare, ovviamente, ma soprattutto videochiamare e mandare messaggi. Queste rimangono ancora le funzionalità più sfruttate (74,5%), mentre ormai ha ottenuto quasi pari importanza l’uso dei social network. Tanto che il 62% degli intervistati ha dichiarato di utilizzare per svago e in modo ricorrente app come Facebook, Twitter, Instagram, Tik Tok e altri social.

Perderlo, romperlo e perdere i dati le paure più diffuse

Naturalmente, postare foto e video è imprescindibile per i social, infatti il 47% degli intervistati ha affermato che la fotocamera è una delle funzioni più usate dello smartphone. Poco meno, il 43%, ha invece dichiarato di usare frequentemente il cellullare per ascoltare musica. È inoltre curioso notare come alla domanda “qual è la tua paura più grande legata allo smartphone?” le preoccupazioni più grandi risultino quella di perderlo (47%), di romperlo (42%), o di perdere i dati (35%). Ma a spaventare di più i giovani non è tanto il danno materiale al dispositivo, quanto l’idea di rimanere senza, ovvero, di restare “sconnessi” dal mondo. 

Addio macchina fotografica in vacanza, ora c’è lo smartphone

Lo smartphone, sempre più diffuso, accessoriato e facili da utilizzare, è dotato di comparti fotografici all’avanguardia e ha letteralmente spiazzato le macchine fotografiche tradizionali, almeno, per tutti gli utenti. aumentati anche loro, che si dilettano nell’arte della fotografia, soprattutto durante le vacanze.  A confermarlo è l’ultimo sondaggio condotto dal brand di telefonia Wiko all’interno della sua Instagram Community. In questo sondaggio a chiusura dell’estate Wiko ha voluto indagare gli ultimi trend di utilizzo dello smartphone. E se secondo il 79% degli intervistati da quando c’è lo smartphone si fotografa molto di più sono proprio le vacanze uno di quei momenti in cui cimentarsi nella creazione di souvenir digitali da condividere con amici, partner e parenti. Tanto che il 54% ammette di aver scattato ben oltre 50 foto.

Solo una nicchia di veri appassionati opta per gli apparecchi tradizionali 

Insomma, nella scelta del device da portare in viaggio, tra macchina fotografica e smartphone, non ci sono dubbi: vince il cellulare (91%). Solo il 9%, una nicchia di veri appassionati, opta per gli apparecchi tradizionali. Contrariamente a quanto ci si possa aspettare, però, per l’83% dei partecipanti alla survey, meno del 20% delle fotografie che vengono realizzate è destinata alla pubblicazione sui social. Solo il 17% dichiara che l’80% degli scatti che produce vedrà la luce sui feed o nelle story dei propri profili social.

Panorami e Golden Hour sono i soggetti preferiti

Tra ritratti, selfie, foto di panorami e Golden Hour, i soggetti preferiti sono proprio questi ultimi due (86%). Un semplice trend del momento o la fine di un’era focalizzata sull’individualità? Di certo quest’estate la luna ha offerto colori straordinari, invogliando sempre più utenti a catturarla. Ma si sa, i risultati, con lo smartphone, sono spesso scarsi (55%) e molti degli intervistati preferiscono addirittura rinunciare (45%). Provare invece a immortalare panorami mozzafiato in notturna? Qui il campione si divide equamente a metà. Da un lato c’è chi lo ritiene impossibile, e dall’altro chi, grazie alla Night Mode, come quella presente sull’ultimo Power U10, riesce a portare a casa buoni risultati.

L’album dei ricordi di viaggio è sempre più digitale

Che gli album dei ricordi dei viaggi siano sempre più digitali è ormai noto. Eppure, un buon 32% degli utenti coinvolti preferisce stampare le best pics di ogni vacanza per conservarle e metterle al riparo dai mancati backup. La maggioranza (68%), comunque, sceglie di creare album dedicati sul proprio smartphone. Ed è proprio qui che il 62% degli intervistati conserva i propri ricordi, una scelta favorita rispetto ai servizi cloud. Le memorie dei nostri device ormai custodiscono preziosamente sempre più pezzi delle nostre vite. Allora perché non munirsi di uno smartphone in grado di offrire tanto spazio di archiviazione, come il nuovissimo Power U30 da 128GB? 

Millennial e GenZ: climate change, lavoro e salute i temi per cui combattere

Quali sono i temi che più stanno a cuore alle giovani generazioni di tutto il mondo e degli italiani in particolare?  A questa domanda ha cercato di rispondere,ancora una volta, la decima edizione della Deloitte Global 2021 Millennial and Gen Z Survey, il sondaggio sul “sentiment” di Millennial (nati tra il 1983 e il 1994) e GenZ (nati tra il 1995 e il 2003) in Italia e nel mondo. In questa edizione è stato condotto un sondaggio su oltre 23.000 intervistati in tutto il pianeta (800 in Italia) per rilevare la loro opinione su temi chiave come il lavoro, la società e la loro visione del mondo in generale. Dopo un anno di intensa incertezza a causa della pandemia di Covid-19, ma anche instabilità politica, problemi razziali e gravi eventi climatici, le giovani generazioni sono concentrate sui problemi di tutta la società. E oggi chiedono a leader, politici e aziende di assumersi maggiori responsabilità per guidare i cambiamenti che porteranno a un mondo più equo e sostenibile. Gli intervistati, ogni anno di più, stanno incanalando le loro energie verso azioni significative, aumentando il loro coinvolgimento politico ed effettuando scelte di acquisto e professionali di cui condividono i valori. Soprattutto, queste generazioni si aspettano che istituzioni come imprese e governi facciano di più.

Ambiente, disoccupazione e salute i temi “caldi”

“Ambiente, disoccupazione e salute sono i tre grandi temi che preoccupano i Millennial e la GenZ in Italia. A un anno dall’inizio della pandemia i Millennial italiani sono preoccupati per le prospettive lavorative e finanziarie, mentre cresce l’attivismo della GenZ, che porta con sé una maggiore attenzione per il tema ambientale, ma anche una nuova sensibilità sulle discriminazioni legate al genere, all’etnia e all’orientamento sessuale” precisa il rapporto. 

Sostenibilità ambientale prioritaria per i giovani italiani

La ricerca mette in luce inoltre come i ragazzi italiani, sia GenZ sia Millennial, siano più sensibili della media globale sul tema ambientale ma, allo stesso tempo, siano più scettici sulla probabilità che le persone, dopo la pandemia, si impegneranno ad agire sulle questioni ambientali. A crederci, infatti, è solo il 23% dei Millennial italiani contro il 37% dei Millennial nel mondo e il 31% della GenZ italiana contro il 40% della GenZ nel mondo. Inoltre, il 49% dei Millennial e il 48% della GenZ del nostro Paese pensa che abbiamo già raggiunto il punto di non ritorno ed è troppo tardi per contrastare il cambiamento in corso.

Vacanze, l’Italia divisa a metà fra chi parte e chi no

Saranno poco più della metà della popolazione (precisamente il 54%) gli italiani che faranno o stanno già facendo una vacanza nel 2021, contro un 46% che invece resterà a casa, sia per le preoccupazioni legate al virus sia soprattutto per questioni economiche. A fotografare lo stato di salute del turismo tricolore è un sondaggio realizzato da Demoskopika per la trasmissione Anni 20 Estate in onda su Rai2. Insomma, il meritato periodo di ferie fuori casa è un “miraggio” per quasi 10 milioni di nostri connazionali, circa il 9% in più del numero rilevato rispetto allo scorso mese di maggio.

Perché non si parte

Il 46% degli italiani non partirà per un periodo di vacanza. Ma quali sono le ragioni? Tra i motivi principali emersi dal sondaggio, oltre alla modalità di risposta di chi “ha già rinunciato, al di là del coronavirus” (24%), uno dei principali motivi della mancata partenza è la paura del disagio economico alimentato dall’emergenza pandemica. E così, circa 10 milioni di italiani, pari al 17% del campione, non andranno in vacanza perché non hanno la possibilità economica per farlo mentre appena il 5% ha rinunciato perché, pur volendo, ha ancora timore a viaggiare a causa del Covid-19 e delle sue varianti. Una “preoccupazione economica” degli italiani, ancora più evidente se confrontato con l’orientamento emerso lo scorso mese di maggio. In particolare, il condizionamento del Covid-19 ad andare in vacanza si è ridotto di ben 19 punti percentuali, passando dal 24% della prima rilevazione (maggio 2021) al 5% della seconda rilevazione (luglio 2021). Un cambiamento nei comportamenti di consumo turistico evidenziato anche dall’impennata della percezione di un peggioramento delle condizioni economiche: lo scorso mese di maggio a dichiarare l’impossibilità di programmare una villeggiatura per difficoltà economiche era stato l’8% del campione a fronte del 17% del dato odierno. Le fasce della popolazione che non partiranno sono rappresentate soprattutto da chi ha un basso titolo di studio, operai, persone in là con gli anni. Per quanto riguarda la questione territoriale, i “rinunciatari” abitano prevalentemente nelle regioni del Centro e del Nord ovest.

L’identikit di chi può partire

Dall’altra parte di questa analisi, c’è invece quel 54% di italiani che invece potrà andare in vacanza. Si tratta in prevalenza di persone giovani (il 62%),  residenti nelle Regioni del Mezzogiorno,con un titolo di studio medio-alto e che si trovano in una condizione di lavoro dipendente (dirigenti, quadri, impiegati, etc.) piuttosto che autonomo. In merito alle mete, la preferita resta il mare, scelta dal 58% del campione, seguita poi da “montagna” (15%), dalla vacanza nelle “città d’arte e dei borghi” (10%) e in “campagna e agriturismo” (8%).

Meteo, per metà degli italiani è una vera “ossessione”

Gli italiani sono appassionati di meteorologia: per moltissimi nostri connazionali, infatti, controllare le previsioni è un vero e proprio tic, bel al di là della normale attività quotidiana. Tanto che 2 persone su 3 hanno una sorta di “ossessione” per il tempo. Ma ben il 20% della popolazione verifica lo stato del cielo in più momenti della giornata, mentre per il 96% degli italiani è la norma dare un’occhiata al tempo almeno una volta la settimana. Queste percentuali sono il frutto dell’indagine ”Gli italiani e la meteorologia”, realizzata recentemente da Bva-Doxa su un campione di 1.000 persone tra 18 e 64 anni su tutto il territorio italiano.  Per informarsi in merito alle previsioni, afferma la ricerca, le persone utilizzano in prevalenza le app dedicate, seguite dai siti Internet, dai programmi tv e dalla radio. Entrando nello specifico, il 56% preferisce sapere che tempo farà utilizzando l’app sul proprio smartphone, il 34% usa i siti Internet dedicati (34%), l’8% la Tv e il 2% ascolta le previsioni alla radio. Tra le app e i siti il più utilizzato è iLMeteo.it, che totalizza quasi 5 milioni di utenti medi per giorno e quasi 10 milioni di utenti sulla sua app. 

Prima delle vacanze si controlla il tempo

I nostri connazionali si confermano attentissimi allo stato del meteo soprattutto in vista di weekend, ponti o vacanze: in prossimità della partenza, infatti, lo situazione del tempo viene messa al vaglio. Il 42% del campione controlla sempre le previsioni in queste circostanze e solo il 3% non si preoccupa. E, in tempi di smartworking, il 25% guarda il meteo per scegliere quale giorno lavorare da casa, dato che al Sud e nelle Isole, riporta la ricerca, “è doppio (29%) rispetto al Nordovest con il 14%, forse per il tempo meno soleggiato e l’assenza di mare”.

Argomento di conversazione, ma non solo

Argomento classico per chiacchierare con persone poco conosciute o per rompere il ghiaccio a un primo incontro, il meteo è però una vera ossessione per una parte della popolazione. L’interesse per sole, pioggia o vento può degenerare nei cosiddetti ‘Malati di meteo’. Si tratta di quelle persone che non si muovono mai senza controllare le previsioni. La metà degli italiani ha un amico o conoscente che si può definire in quel modo. C’è poi l’ampio modo della meteoropatia, cioè degli effetti che il tempo ha sull’umore: una condizione che riguarda circa il 60% degli italiani e che genera disturbi come stress, ansia, mal di testa, apatia e sbalzi d’umore. Colpiti sono soprattutto i giovani under 34 e le donne.

I figli influenzano i comportamenti sostenibili delle famiglie italiane

Rispetto a cinque anni fa le famiglie italiane sono più orientate ad adottare comportamenti sostenibili, soprattutto per merito dei figli che influenzano le scelte dei genitori nell’ambito della sostenibilità. Oltre a fare maggior attenzione alla raccolta differenziata (37%) e alla riduzione del consumo di plastica (24%), le famiglie italiane dichiarano di cercare di ottimizzare i consumi di acqua ed energia (19%), di utilizzare i mezzi di trasporto a basso impatto ambientale (9%) e di fare attenzione alla provenienza del cibo acquistato (7%). Sono alcune evidenze della survey condotta da E.ON con Pleiadi e Meteo Expert nell’ambito del progetto Odiamo Gli Sprechi, che ha coinvolto 4.500 alunni di circa 50 scuole primarie e secondarie di primo grado al fine di sensibilizzare le nuove generazioni al rispetto e all’uso consapevole delle risorse naturali.

I bambini e il rispetto dell’ambiente

Un ruolo importante nel favorire l’adozione di uno stile di vita maggiormente rispettoso dell’ambiente è svolto dai bambini in età scolare. Il 40% delle famiglie conferma l’incidenza della formazione e sensibilizzazione dei figli nelle scelte riguardanti sostenibilità e ambiente.

A ruoli invertiti, anche il supporto delle famiglie alla scuola nella formazione agli studenti sulla sostenibilità ambientale è in prevalenza positivo, con due terzi (65%) degli insegnanti di primarie e secondarie di primo grado che lo giudica adeguato. Inoltre, oltre un terzo degli insegnanti coinvolti (33%) si dice a conoscenza di un notevole interesse delle famiglie nei confronti delle attività didattiche incentrate sulla sostenibilità.

Autoproduzione solare, più accessibile dell’e-mobility

Se l’efficienza nella gestione dei rifiuti e la riduzione dell’utilizzo di prodotti in plastica monouso rimangono i comportamenti giudicati più facilmente adottabili nei prossimi anni, l’utilizzo dell’energia elettrica prodotta da un impianto fotovoltaico domestico è ritenuto meno complesso rispetto all’adozione di soluzioni di mobilità elettrica. Su quest’ultima, le risposte sono convergenti nell’individuare gli incentivi come leva per renderla più accessibile. La convinzione della maggiore accessibilità dell’autoproduzione solare rispetto all’e-mobility deriva infatti anche dal lancio del Superbonus, l’agevolazione fiscale per l’efficientamento energetico domestico introdotta dal Decreto Rilancio, riporta Adnkronos.

Lavorare su comunicazione e collaborazione tra scuola e famiglie

Certamente rimane ancora molto da fare, soprattutto in termini di comunicazione e collaborazione tra scuola e famiglie. A livello di informazione, ad esempio, se oltre la metà delle famiglie intervistate dice di informarsi da fonti autorevoli (57%) come siti web istituzionali, media e programmi di divulgazione scientifica, solo il 17% ritiene chiare le informazioni raccolte sulla sostenibilità ambientale e le indicazioni su comportamenti da adottare. Un dato significativo riguarda poi la percentuale di famiglie che si informano tramite le comunicazioni del proprio fornitore di energia (9%) e quelle che lo fanno tramite amici e conoscenti (7%).