C’è una domanda che attraversa open space e riunioni su Zoom: cosa ci spinge davvero a dare il meglio in ufficio? A provare a rispondere è la ricerca “La motivazione sul luogo di lavoro” realizzata da LHH, che ha coinvolto oltre 2.900 professionisti in Italia.
L’obiettivo è semplice solo in apparenza: capire cosa alimenta l’entusiasmo delle persone e cosa, invece, lo spegne. Il risultato è un quadro meno scontato di quanto si possa immaginare.
La motivazione c’è, ma non è uguale per tutti
Più del 65% dei lavoratori italiani si definisce motivato. A fare la differenza sono soprattutto la passione per ciò che si fa, un buon clima tra colleghi e una retribuzione considerata adeguata. Solo un 10% dichiara di aver perso del tutto la motivazione.
Ma attenzione: non si tratta solo di stipendio. Certo, la retribuzione resta la leva più potente (indicata dal 49% come fattore chiave), ma i dati mostrano che il senso di appartenenza e la qualità delle relazioni incidono ancora di più sul coinvolgimento. Un ambiente positivo è citato dal 40% come motore di energia quotidiana, mentre un clima teso pesa come un macigno ed è tra le principali cause di demotivazione (36%).
In altre parole, si può anche guadagnare bene, ma se l’aria che si respira è pesante, l’entusiasmo prima o poi se ne va.
Manager: motivatori o figure distanti?
Uno dei punti più delicati riguarda il ruolo dei responsabili. Qui emerge un dato interessante. Molti manager si percepiscono come figure capaci di motivare i team, ma solo il 16% dei lavoratori vede nel proprio capo un vero “motivatore”.
Le aspettative sono chiare: empatia, comunicazione trasparente, capacità di costruire uno spirito di squadra. Non grandi discorsi sulla vision aziendale, ma presenza concreta e relazioni autentiche. È come se le persone chiedessero meno slogan e più ascolto.
Appartenenza, una responsabilità condivisa (ma poco coltivata)
Il senso di appartenenza viene percepito come una responsabilità comune: colleghi, vertici e responsabili diretti hanno tutti un ruolo. Eppure, oltre la metà degli intervistati (53%) afferma che nella propria azienda non esistono iniziative strutturate di coinvolgimento.
Quando ci sono, spesso restano sporadiche: eventi aziendali, strumenti di feedback, bonus, qualche workshop. Buone intenzioni, ma senza una strategia continua rischiano di sembrare cerotti su una crepa più profonda. La motivazione non nasce da una circolare interna, ma da relazioni credibili e ambienti dove le persone si sentono viste, ascoltate e parte di qualcosa che abbia senso.