Nel nostro Paese Le imprese a controllo estero sono oltre 18.400 e generano 173 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 17,4% del totale nazionale. Con 1,7 milioni di lavoratori occupati, il 9,7% del totale nazionale, giocano un ruolo sempre più rilevante nello sviluppo economico dell’Italia.
“In un contesto geopolitico complesso, attrarre investimenti non è più solo una necessità economica, ma soprattutto una scelta strategica per l’Italia – commenta Giorgio Fossa, Presidente dell’Università Luiss -. Le imprese a controllo estero rappresentano, infatti, un importante vettore di innovazione, produttività, sviluppo di competenze qualificate e connessioni globali”.
Si legge nel VII Rapporto dell’Osservatorio Imprese Estere (OIE) di Confindustria e Luiss, dal titolo ‘Competitività globale, innovazione locale. il ruolo delle imprese estere per l’Italia nel nuovo scenario internazionale’.
Aumenta la dimensione media aziendale
Solo nell’ultimo anno disponibile (2022), rispetto al 2021 l’apporto delle imprese estere è salito del 10,7% nell’industria e del 15,3% nei servizi.
Sempre nel 2022, rispetto all’anno precedente, l’incidenza del fatturato delle controllate estere è stato del 21% rispetto al totale prodotto dalle imprese residenti in Italia.
Aumenta anche la dimensione media aziendale, che passa da 95,8 a 99,4 addetti per impresa.
Il Rapporto conferma, dunque, il valore strategico delle multinazionali estere nel tessuto produttivo italiano, ma lancia anche un segnale chiaro. Per attrarne di nuove serve un’azione di sistema, che migliori il contesto competitivo e rimuova gli ostacoli che ancora scoraggiano gli investimenti internazionali.
Protagoniste dell’export e digitalmente avanzate
Le imprese estere si confermano protagoniste di innovazione, export e occupazione qualificata. Investono in ricerca e sviluppo oltre 6 miliardi di euro l’anno, pari al 37,6% del totale nazionale, con un’incidenza superiore in settori ad alta intensità tecnologica.
Inoltre, sono digitalmente più avanzate: oltre il 77% presenta un’elevata intensità digitale, con una forte propensione all’adozione dell’AI.
Nel triennio 2020-2022, il 71,2% delle imprese a controllo estero in Italia ha introdotto innovazioni, e sul piano dell’export sono protagoniste con circa 200 miliardi di euro di merci esportate nel 2022, ovvero più di un terzo dell’export italiano, evidenziando una centralità anche nella proiezione internazionale del Paese.
Paesi Bassi e USA guidano gli investimenti in R&S
Cresce anche il peso dei fondi internazionali di private equity, attori sempre più attivi nel finanziare la trasformazione e l’espansione delle Pmi italiane.
Gli investitori principali provengono da Stati Uniti (19,9% degli occupati), Francia (19,4% del fatturato) e Paesi Bassi, che insieme coprono la gran parte del valore generato.
In particolare, Paesi Bassi e Stati Uniti sono alla guida per investimenti in R&S, a conferma del legame tra capitale estero e crescita innovativa.
Il quadro territoriale resta concentrato in Lombardia, Lazio, Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna e Toscana, che raccolgono l’82% del valore aggiunto delle imprese estere.