Industria a Milano Monza Brianza Lodi nel primo trimestre 2025 

Nel primo trimestre 2025, rispetto al primo trimestre 2024, la produzione industriale dell’area metropolitana milanese è in crescita del +1,3%, un dato superiore a quello lombardo (-0,4%). Quanto al fatturato, sempre a lòivello tendenziale, la crescita è del 3,3% a livello locale e + 0,7% regionale.

In relazione al portafoglio ordini, l’aumento tendenziale per l’area di Milano è del +1%, una performance lievemente più bassa rispetto alla manifattura lombarda (+1,4%). Per i mercati esteri milanesi, invece, il miglioramento è del +4,2%, superiore sia alla componente interna (-0,6%) sia agli ordini esteri lombardi (+3%), mentre gli ordini interni regionali restano stabili (+0,3%).
Emerge dalle elaborazioni del Servizio Studi Statistica e Programmazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi.

Milano: tenuta congiunturale per la produzione

Per la produzione industriale milanese il primo trimestre 2025 delinea una tenuta congiunturale rispetto al quarto trimestre 2024 (+0,5% destagionalizzato), e cresce lievemente anche il fatturato (+0,7%).
Rispetto al dato lombardo, il dato milanese è simile per la produzione (+0,4% in regione) ed è più contenuto l’aumento del fatturato locale (Lombardia +0,1% destagionalizzato).

Per gli ordini interni il dato congiunturale è in lieve calo per l’industria milanese (-0,3%) così come per la manifattura lombarda (-0,3% destagionalizzato).
Negli ordini esteri, la performance milanese cresce del +1,5% mentre la Lombardia del +0,4% destagionalizzato) 

Portafoglio ordini in calo per la manifattura brianzola

La crescita tendenziale della capacità produttiva colloca i volumi prodotti nell’area di Monza e Brianza a un livello abbastanza stabile, in lieve calo, rispetto al primo trimestre 2024 (- 0,5%), in linea con il calo del dato lombardo (-0,4%). Nello stesso periodo, i dati della manifattura brianzola per il fatturato (+0,1%) sono stabili, con una crescita minore rispetto al dato lombardo (+0,7%).
Sempre rispetto al primo trimestre 2024, il portafoglio ordini del manifatturiero brianzolo evidenzia un calo reale maggiore rispetto a quello in Lombardia (rispettivamente -2,5% e +1,4%). 

Si rileva però una tenuta congiunturale: per la produzione industriale il primo trimestre 2025 registra un aumento del +0,4% destagionalizzato rispetto al quarto trimestre 2024, mentre cala lievemente il fatturato (-0,4% destagionalizzato).
Stabili le commesse acquisite dai mercati esteri (+0,1% destagionalizzato), in calo quelle interne (-1,6%). 

Fatturato di Lodi +6,2% tendenziale

Nel primo trimestre 2025 rispetto all’anno precedente, si verifica un trend di crescita per la produzione. Relativamente all’analisi tendenziale, raffrontata al primo trimestre 2024, l’aumento della produzione si attesta a +5,3%, una performance migliore rispetto al dato lombardo (-0,4%).
In relazione al fatturato, nel confronto con il primo trimestre 2024, il recupero si attesta a +6,2%, superiore per intensità al dato regionale (+0,7%).

Gli ordini in un anno sono in crescita del +6,1% rispetto al +1,4% lombardo. 
In crescita, rispetto al trimestre precedente ,il trend congiunturale della produzione industriale (+1,3% destagionalizzato), accompagnato dal l’aumento del fatturato (+3% destagionalizzato).
Crescono poi le commesse acquisite dai mercati interni (+2,8% destagionalizzato), così come gli ordini esteri (+0,9%). 

Imprese estere in Italia: un vettore di innovazione da 173 miliardi di euro

Nel nostro Paese Le imprese a controllo estero sono oltre 18.400 e generano 173 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 17,4% del totale nazionale. Con 1,7 milioni di lavoratori occupati, il 9,7% del totale nazionale, giocano un ruolo sempre più rilevante nello sviluppo economico dell’Italia.

“In un contesto geopolitico complesso, attrarre investimenti non è più solo una necessità economica, ma soprattutto una scelta strategica per l’Italia – commenta Giorgio Fossa, Presidente dell’Università Luiss -. Le imprese a controllo estero rappresentano, infatti, un importante vettore di innovazione, produttività, sviluppo di competenze qualificate e connessioni globali”.
Si legge nel VII Rapporto dell’Osservatorio Imprese Estere (OIE) di Confindustria e Luiss, dal titolo ‘Competitività globale, innovazione locale. il ruolo delle imprese estere per l’Italia nel nuovo scenario internazionale’.

Aumenta la dimensione media aziendale

Solo nell’ultimo anno disponibile (2022), rispetto al 2021 l’apporto delle imprese estere è salito del 10,7% nell’industria e del 15,3% nei servizi.
Sempre nel 2022, rispetto all’anno precedente, l’incidenza del fatturato delle controllate estere è stato del 21% rispetto al totale prodotto dalle imprese residenti in Italia.
Aumenta anche la dimensione media aziendale, che passa da 95,8 a 99,4 addetti per impresa.

Il Rapporto conferma, dunque, il valore strategico delle multinazionali estere nel tessuto produttivo italiano, ma lancia anche un segnale chiaro. Per attrarne di nuove serve un’azione di sistema, che migliori il contesto competitivo e rimuova gli ostacoli che ancora scoraggiano gli investimenti internazionali.

Protagoniste dell’export e digitalmente avanzate

Le imprese estere si confermano protagoniste di innovazione, export e occupazione qualificata. Investono in ricerca e sviluppo oltre 6 miliardi di euro l’anno, pari al 37,6% del totale nazionale, con un’incidenza superiore in settori ad alta intensità tecnologica.
Inoltre, sono digitalmente più avanzate: oltre il 77% presenta un’elevata intensità digitale, con una forte propensione all’adozione dell’AI.

Nel triennio 2020-2022, il 71,2% delle imprese a controllo estero in Italia ha introdotto innovazioni, e sul piano dell’export sono protagoniste con circa 200 miliardi di euro di merci esportate nel 2022, ovvero più di un terzo dell’export italiano, evidenziando una centralità anche nella proiezione internazionale del Paese.

Paesi Bassi e USA guidano gli investimenti in R&S

Cresce anche il peso dei fondi internazionali di private equity, attori sempre più attivi nel finanziare la trasformazione e l’espansione delle Pmi italiane.
Gli investitori principali provengono da Stati Uniti (19,9% degli occupati), Francia (19,4% del fatturato) e Paesi Bassi, che insieme coprono la gran parte del valore generato.

In particolare, Paesi Bassi e Stati Uniti sono alla guida per investimenti in R&S, a conferma del legame tra capitale estero e crescita innovativa.
Il quadro territoriale resta concentrato in Lombardia, Lazio, Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna e Toscana, che raccolgono l’82% del valore aggiunto delle imprese estere.

Cybersecurity degli ambienti OT: per le aziende industriali è una sfida chiave

L’inadeguatezza delle misure di sicurezza e l’insufficienza delle risorse destinate alla cybersecurity delle Operational Technology (OT), insieme alle sfide legate alla conformità normativa e la complessità dell’integrazione IT/OT, sono tra i principali rischi che le grandi aziende industriali devono affrontare.
Emerge dai dati diffusi da Kaspersky e da quelli della ricerca condotta da VDC Research ‘Securing OT with Purpose-built Solutions’.

La ricerca analizza lo stato della cybersicurezza delle OT, offrendo indicazioni sulle principali tendenze tecniche e di business che interessano le organizzazioni OT, oltre a identificare le best practice implementate per affrontare queste sfide.
I risultati sono frutto di un sondaggio che ha coinvolto oltre 250 responsabili OT e IT di vari settori, tra cui energia, utility, trasporti, logistica e produzione.

Obiettivo, raggiungere la completa digitalizzazione entro due anni

Nell’area EMEA il 25,8% delle aziende industriali dipende principalmente o interamente da processi manuali o ha appena iniziato a implementare tecnologie digitali per compiti specifici, mentre il 21,5% ha già integrato alcune tecnologie digitali.

Nonostante le differenze nei livelli di digitalizzazione, la maggior parte delle aziende industriali EMEA (67%) dichiara di voler raggiungere la fase ‘completamente digitale’ della propria evoluzione, caratterizzata da un miglioramento continuo e proattivo delle competenze tecnologiche, entro i prossimi due anni. I rischi legati alla cybersecurity relativi alla connessione dei sistemi OT, però, possono compromettere in modo significativo i benefici della trasformazione digitale.

Ostacoli e inadeguatezze

A fronte di un numero crescente di aziende che si muovono per raggiungere un ambiente digitale completamente connesso, il 43,8% degli intervistati in EMEA ritiene che i problemi di cybersicurezza siano il fattore che maggiormente influisce negativamente sull’implementazione delle tecnologie digitali negli ambienti OT.

Quanto ai problemi di cybersecurity che ostacolano l’adozione delle tecnologie digitali, le aziende evidenziano diverse criticità. Il 49% segnala l’inadeguatezza delle misure di sicurezza all’interno dell’infrastruttura esistente, mentre il 46,9% cita l’insufficienza del budget o del personale dedicato alla cybersicurezza delle tecnologie operative (OT).
Inoltre, il 46,9% riconosce le difficoltà legate alla conformità normativa e il 42,9% sottolinea la complessità dell’integrazione IT/OT.

La protezione di dati e sistemi è fondamentale

Nonostante queste preoccupazioni, è importante riconoscere che la cybersecurity è una tecnologia indispensabile per la trasformazione digitale. Senza una solida protezione di dati e sistemi, il pieno potenziale delle tecnologie digitali rimane irrealizzato, poiché tali preoccupazioni possono compromettere la fiducia e ostacolare il percorso di digitalizzazione aziendale.

“Con l’aumento della connettività e della dipendenza dalle tecnologie digitali, aumenta anche il rischio di minacce informatiche – afferma Andrey Strelkov, Head of Industrial Cybersecurity Product line di Kaspersky -. È fondamentale che le aziende industriali adottino solide soluzioni di cybersecurity per assicurarsi che mentre implementano nuovi sistemi OT e migliorano la loro efficienza complessiva, attenuino contemporaneamente i potenziali rischi informatici che potrebbero causare interruzioni significative e perdite finanziarie”. 

Stipendi: in Italia differenziale di genere al 5,6% 

In Italia, nel 2022 la retribuzione oraria media maschile è pari a 16,8 euro, mentre quella femminile a 15,9 euro.
Un gap che tende ad ampliarsi tra chi ha un titolo di laurea (16,6%), dove la retribuzione media oraria è di 20,3 euro per le donne e di 24,3 euro per gli uomini. Un gap presente anche tra i dipendenti con istruzione secondaria inferiore (15,2%), sebbene su livelli retributivi orari decisamente più bassi (11,1 euro per le donne e 13,1 euro per gli uomini). 

Lo indica l’Istat nel Report sulla struttura delle retribuzioni in Italia: nel 2022 il GPG, ovvero, il differenziale di genere nelle retribuzioni orarie medie, si attesta al 5,6%. 

GPG più contenuto per chi ha il diploma

Il GPG più contenuto (10,7%) si osserva tra chi ha conseguito un titolo di studio secondario superiore, il titolo più diffuso sia tra gli uomini sia tra le donne, in corrispondenza di retribuzioni orarie di 14 euro per le diplomate e di 15,7 euro per i diplomati. 

Nel gruppo dei Dirigenti il gap salariale raggiunge un valore del 30,8% tra le retribuzioni orarie più alte, sia per le donne (34,5 euro) sia per gli uomini (49,8 euro). Segue il gruppo delle Forze Armate (27,7%, rispettivamente 23,4 euro e 16,9 euro l’ora), e quello degli Artigiani e operai specializzati (17,6%, 10,6 euro e 12,8 euro).

Professioni intellettuali e scientifiche: retribuzioni elevate, basso gap gender

Tralasciando il Personale specializzato addetto all’agricoltura, alle foreste e alla pesca, che nel campo di osservazione della rilevazione ha una ridotta rappresentatività, il più basso GPG si registra nelle Professioni intellettuali e scientifiche (8,4%) e in quelle non qualificate (9,3%), caratterizzate anche da retribuzioni orarie particolarmente basse (10 euro per le donne e 11 euro per gli uomini).

Il gruppo delle Professioni intellettuali e scientifiche, si caratterizza per elevati livelli retribuitivi, secondi solo a quelli dei dirigenti, attestandosi a 23,4 euro tra le donne e 25,5 euro tra gli uomini, un basso livello del GPG (8,4%) e una marcata presenza di lavoratrici donne.

Settore pubblico 5,2%, privato 15,9%

Uno dei fattori che nel nostro Paese concorre fortemente a determinare il differenziale salariale di genere è l’effetto di composizione tra il comparto a controllo pubblico e quello a controllo privato.

Se infatti il GPG nel comparto a controllo privato è pari al 15,9%, nel comparto a controllo pubblico scende al 5,2%.
In quest’ultimo le donne sono la maggioranza (55,6% dei dipendenti), hanno un elevato livello di istruzione e la più alta retribuzione oraria. Tra le laureate la retribuzione oraria arriva a 23 euro, 6,9 euro superiore a quelle delle laureate nel comparto privato. Tra gli uomini la differenza si riduce a 4,1 punti, con retribuzioni orarie pari a 26,6 euro nel pubblico e a 22,5 euro nel privato.

Cybersecurity e AI: quali strategie devono adottare le aziende italiane?

Secondo uno studio condotto recentemente da Kaspersky, le aziende di tutto il mondo stanno intensificando le proprie strategie di difesa informatica per contrastare i crescenti rischi legati all’uso dell’intelligenza artificiale (AI) nei cyberattacchi.

In Italia, l’84% dei professionisti IT e di sicurezza prevede che, entro i prossimi due anni, l’impiego dell’AI da parte dei cybercriminali aumenterà esponenzialmente. Ovviamente, una simile prospettiva spinge le imprese a considerare la cybersecurity come una priorità, e quindi a investire in formazione e collaborazioni con esperti del settore.

Necessaria una preparazione mirata

Nello studio “Cyber defense & AI: sono pronte le aziende a proteggersi?”, Kaspersky ha raccolto le opinioni di esperti IT Security e Information Security di aziende italiane, sia PMI sia grandi imprese. I risultati rivelano un quadro chiaro: il 90% degli intervistati ritiene necessario prepararsi all’aumento dei cyberattacchi basati sull’AI. In risposta, le aziende italiane stanno adottando un approccio combinato, puntando sia sul rafforzamento delle competenze interne sia sull’affidamento a fornitori specializzati.

Formazione interna ed esperti esterni

In Italia, l’82% delle aziende riconosce l’importanza della formazione del personale come strumento essenziale per affrontare le nuove minacce digitali. Parallelamente, l’80% considera fondamentale il supporto di vendor di cybersecurity per accedere a competenze più avanzate e soluzioni personalizzate.

Questo duplice approccio riflette una strategia che coinvolge tutti i settori, dal commercio alle infrastrutture. In sintesi, le imprese hanno bisogno di soluzioni sempre più sofisticate.

Integrazione fra competenze

Attualmente, il 42% delle aziende italiane ha già adottato o pianificato collaborazioni con partner esterni per migliorare la propria difesa informatica. Inoltre, il 48% sta implementando programmi di formazione interna, evidenziando l’importanza di una risposta integrata.

Nelle aziende coinvolte nello studio, il 49% si avvale di esperti esterni e il 51% investe nella crescita delle competenze del proprio team.

Una sfida per il futuro

Lo studio evidenzia che le aziende italiane sono consapevoli delle sfide lanciate dall’evoluzione dell’AI e stanno adottando misure per anticipare le minacce. Investire in competenze, tecnologie avanzate e partnership strategiche è la chiave per garantire una difesa efficace in un contesto di rischi sempre più complessi.

Industria: i dati del terzo trimestre 2024 a Milano Monza Brianza Lodi

Emerge dalle elaborazioni del Servizio Studi Statistica e Programmazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi relative ai dati della congiuntura dell’industria nel terzo trimestre 2024: rispetto al medesimo periodo del 2023 la produzione industriale dell’area metropolitana milanese è cresciuta del +1%. Un dato superiore a quello lombardo, che in un anno segna il -1%.
Se si considera il fatturato dell’industria milanese si registra una crescita tendenziale del +3,9% a livello locale e del +0,4% anche a livello regionale.

In relazione al portafoglio ordini, rispetto al terzo trimestre 2023 la crescita rilevata a Milano è pari al +1,7%. Anche in questo caso, la performance dell’area metropolitana del capoluogo risulta migliore rispetto alla manifattura lombarda (+0,7%).

Manifattura milanese: crescono leggermente anche gli ordini interni

Quanto ai mercati esteri milanesi, mostrano anch’essi un dato positivo (+4,4%), all’interno di un trend migliore sia rispetto alla componente interna (+0,1%) sia rispetto agli ordini esteri dell’intera regione (+1,6%).
Sempre nel terzo trimestre 2024, il quadro milanese delinea una tenuta congiunturale della produzione industriale rispetto al secondo trimestre 2024 (+0,5% destagionalizzato), e una crescita del fatturato (+1,7%).

Rispetto al dato lombardo, il dato milanese per la produzione è migliore (-0,4% in regione), così come l’andamento del fatturato locale (+0,4% per la Lombardia, destagionalizzato).
Per quanto riguarda gli ordini interni, il dato congiunturale è in lieve crescita per l’industria milanese, con un +0,7%, meglio della manifattura lombarda (+0,0% destagionalizzato).
Anche negli ordini esteri la performance milanese risulta in crescita (+3,5%) e migliore del dato lombardo (+0,6% destagionalizzato). 

A Monza e Brianza il fatturato segna +3,7% 

La crescita tendenziale della capacità produttiva colloca i volumi prodotti a un livello stabile rispetto al terzo trimestre 2023 (-0,2%), meglio rispetto al calo del dato lombardo (-1%). Nello stesso periodo, anche i dati della manifattura brianzola per fatturato (+3,7%) sono più positivi rispetto a quelli lombardi (+0,4%).
Sempre rispetto al terzo trimestre 2023, il portafoglio ordini del manifatturiero brianzolo evidenzia una crescita reale maggiore di quella in Lombardia (rispettivamente +2,3% e +0,7%).

Ma la tenuta è anche congiunturale: per la produzione industriale il terzo trimestre 2024 rispetto al secondo trimestre 2024 fa registrare un -0,3% destagionalizzato. Al contempo, migliora il fatturato (+1,3% destagionalizzato), così come le commesse acquisite dai mercati esteri (+3,2% destagionalizzato). Stabili quelle interne (-0,1%). 

Lodi, in un anno produzione a +2,1%

Nel terzo trimestre 2024 rispetto all’anno precedente, si verifica un trend di crescita per la produzione. Relativamente all’analisi tendenziale, l’aumento della produzione si attesta a +2,1%, performance migliore rispetto al dato lombardo (-1%).
In relazione al fatturato, nel confronto con il terzo trimestre 2023, il recupero si attesta a +2,9%, superiore per intensità al dato regionale (+0,4%). Gli ordini in un anno crescono del +3,2% rispetto al +0,7% lombardo. 

In calo, rispetto al trimestre precedente, il trend congiunturale della produzione industriale (-0,9% destagionalizzato), accompagnato dal lieve calo del fatturato (-0,4% destagionalizzato).
Stabili le commesse acquisite dai mercati interni (+0,2% destagionalizzato) e gli ordini esteri (-0,2%). 

Intelligenza artificiale e turismo guidano la crescita delle imprese lombarde

Il 30%, un terzo delle imprese di servizi di Milano e di tutta la Lombardia ha investito in tecnologie avanzate, e oltre il 35% usa già l’Intelligenza artificiale, in particolare, per generare contenuti sul web.

Lo rivelano i dati del report lombardo di Banca d’Italia, confermati dal sondaggio condotto da Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza. Più in particolare, l’AI viene usata dal 26% delle imprese per la generazione di contenuti web, mentre il 10% la usa per le analisi predittive e il 9% per le campagne di email marketing.
Un trend in continua ascesa, confermato dalle imprese della Regione: il 40% ha già messo in conto di investire in Intelligenza artificiale nel futuro prossimo, con investimenti pari al 10% del totale.

“I dati dimostrano la capacità di futuro del nostro sistema imprenditoriale”

“I dati della Banca d’Italia – ha commentato Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio – confermano la forza dell’economia lombarda, ormai superiore ai livelli pre-pandemia. In particolare, il turismo continua a crescere grazie alla attrattività del brand Lombardia, e con effetti positivi sia per gli investimenti esteri sia nelle infrastrutture materiali e immateriali. Molto importante – aggiunge Sangalli – è soprattutto l’utilizzo, sempre più rilevante nelle imprese dei servizi, dell’Intelligenza artificiale, che dimostra la capacità di futuro del nostro sistema imprenditoriale”.

Pil regionale +1,2%, consumi +0.7%, produzione industriale -1,2% nel 2023

Dai dati e dagli aggiornamenti del Report lombardo di Banca d’Italia presentato da Confcommercio a Milano è emerso un quadro moderatamente ottimistico.
Il Prodotto interno lordo del 2023 della Regione si evidenzia in crescita dell’1,2%.

I consumi reali, pari al +0,7%, hanno registrato una crescita leggermente superiore al dato nazionale, che si è attestato al +0,5%, mentre è in diminuzione la produzione industriale, che nei primi sei mesi del 2024 ha segnato un -1,2%.

Milano consolida l’attrattività turistica: +10% in un anno

Sempre dai dati di Banca d’Italia approfonditi da Confcommercio, riferisce Ansa, emerge come il commercio lombardo al dettaglio risulti stazionario, mentre il fatturato dei servizi sia in aumento del 2,7%. Inoltre, si è fortemente consolidato il turismo, con un aumento, nel 2023, di quasi 10 punti percentuali rispetto al precedente anno, e una permanenza media dei viaggiatori di 2,3 giorni.

Nel 2024, dai dati elaborati dall’Ufficio Studi di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza, la tendenza di Milano per il turismo è di un ulteriore consolidamento.

Naso imperfetto? Come la rinoplastica può aiutarti

Il naso è il fulcro del viso, capace di definire l’armonia e l’equilibrio dei nostri lineamenti.

Non tutti però si sentono a proprio agio con la forma o le dimensioni del proprio naso, e si chiedono se esistano soluzioni per migliorarne l’aspetto.

La soluzione in questo caso esiste ed è la rinoplastica, un intervento chirurgico specializzato, che può offrire risultati sorprendenti per quanti desiderano modificare la forma del proprio naso.

Cos’è la rinoplastica e come può trasformare il tuo profilo

La rinoplastica è un intervento chirurgico che serve a modificare la forma e le dimensioni del naso.

Questo procedimento può correggere imperfezioni come gobbe, deviazioni del setto nasale, narici asimmetriche o punte troppo larghe o cadenti.

Il chirurgo plastico, attraverso tecniche all’avanguardia, può “modellare” il naso per ottenere un risultato armonioso che si integri perfettamente con il resto del viso.

La rinoplastica ad ogni modo non si limita solo all’aspetto estetico. In molti casi può anche migliorare la funzionalità respiratoria, risolvendo problemi come la difficoltà di respirazione causata da deviazioni del setto nasale.

I benefici psicologici di un naso armonioso

Avere un naso che si percepisce come “imperfetto” può influenzare notevolmente l’autostima e la sicurezza di una persona.

Molti pazienti riferiscono infatti di sentirsi più sicuri di sé dopo l’intervento, con un impatto positivo sulla loro vita sociale e professionale.

Un naso armonioso può cambiare la percezione che abbiamo di noi stessi, permettendoci di concentrarci meno sulle nostre presunte imperfezioni e più sulle nostre qualità.

Questo nuovo senso di fiducia può tradursi in una maggiore propensione a mettersi in gioco, a socializzare e a cogliere nuove opportunità.

È importante sottolineare che la decisione di sottoporsi ad una rinoplastica dovrebbe essere presa per se stessi, non per compiacere gli altri, e che la consulenza con uno psicologo può essere utile per risovlere eventuali dubbi o insicurezze.

Tecniche moderne per risultati naturali

Le tecniche di rinoplastica si sono evolute notevolmente negli ultimi anni, permettendo di ottenere risultati sempre più naturali e personalizzati.

I chirurghi plastici oggi utilizzano approcci meno invasivi che preservano la struttura del naso, garantendo risultati duraturi e armoniosi.

La rinoplastica “chiusa”, ad esempio, prevede incisioni all’interno delle narici, evitando cicatrici visibili.

La tecnica “aperta”, invece, offre una maggiore visibilità al chirurgo per modifiche più complesse.

L’uso di simulazioni 3D prima dell’intervento permette al paziente di visualizzare il risultato finale, facilitando la comunicazione con il chirurgo e assicurando che le aspettative siano realistiche.

Inoltre, l’impiego di tecniche di preservazione della cartilagine e dell’osso nasale consentono di mantenere la funzionalità respiratoria, garantendo non solo un miglioramento estetico ma anche funzionale.

Il percorso verso il naso dei tuoi sogni: dalla consultazione al recupero

Il viaggio verso un nuovo naso inizia con una consultazione approfondita con un chirurgo plastico qualificato.

Durante questo incontro, il paziente può esprimere le sue aspettative e richiedere il parere del medico.

Il chirurgo valuterà la struttura del naso del paziente, la qualità della pelle e l’armonia complessiva del viso per proporre il piano di trattamento più adatto.

L’intervento di rinoplastica dura generalmente da una a tre ore, sotto anestesia generale.

Il periodo di recupero varia da persona a persona, ma solitamente i pazienti possono tornare alle attività quotidiane dopo una o due settimane.

Il gonfiore post-operatorio si riduce gradualmente nei mesi successivi, rivelando del tutto il risultato finale.

È fondamentale seguire attentamente le istruzioni post-operatorie del chirurgo per garantire una guarigione ottimale e risultati duraturi.

Scegliere il chirurgo giusto: la chiave per risultati eccellenti

La scelta del chirurgo plastico è fondamentale per il successo dell’intervento di rinoplastica. Un professionista esperto e qualificato può fare la differenza tra un risultato soddisfacente e uno eccezionale.

Non esitare a chiedere di vedere foto del “prima e dopo” di pazienti precedenti e a leggere recensioni online.

Un buon chirurgo sarà in grado di spiegare chiaramente il procedimento, parlare di rischi e benefici e farti sentire a tuo agio durante il consulto.

Se vivi in Campania puoi prenotare un appuntamento con il Dott. Palomba, chirurgo estetico a Napoli, al numero 3203545183.

Ricorda che la rinoplastica è una procedura complessa che richiede non solo abilità tecniche ma anche un occhio artistico per creare risultati naturali e armonici.

Miti da sfatare sulla rinoplastica

Esistono molti miti e misconcezioni sulla rinoplastica che possono generare timori ingiustificati.

Uno dei più comuni è che l’intervento sia estremamente doloroso.

In realtà, la maggior parte dei pazienti riporta solo un lieve disagio post-operatorio, facilmente gestibile con antidolorifici.

Un altro mito è che la rinoplastica lasci cicatrici visibili: con le tecniche moderne, le cicatrici sono minime e spesso invisibili.

Molti temono anche che il risultato sia artificiale o “plastico”, ma un chirurgo esperto punta a risultati naturali che si armonizzano con il resto del viso.

C’è infine chi crede che la rinoplastica sia solo una questione estetica, ignorando i benefici funzionali che può apportare alla respirazione.

Comprendere la realtà dietro questi falsi miti può aiutare a prendere una decisione più informata e a affrontare l’intervento con maggiore serenità.

Mercato del lavoro, cresce più al Sud che al Nord

Il mercato del lavoro italiano sta attraversando un periodo estremamente positivo, caratterizzato da un record storico di occupati e un aumento significativo dei contratti a tempo indeterminato, insieme a un incremento del personale altamente qualificato.

Oltre 23 milioni di occupati nel 2023

Nel 2023, il numero degli occupati ha raggiunto quota 23,6 milioni, registrando un aumento di 471 mila unità rispetto al periodo pre-Covid. Di questi, 213 mila posti riguardano il Mezzogiorno, che ha evidenziato il maggior incremento percentuale del Paese (+3,5%). Le previsioni indicano un ulteriore aumento, con un prossimo picco di 24 milioni di addetti entro il 2025. Lo riferisce uno studio della CGIA di Mestre.

L’84% dei lavoratori dipendenti ha un contratto a tempo indeterminato

L’84% dei lavoratori dipendenti ha un contratto a tempo indeterminato, con un incremento di 742 mila unità rispetto al periodo pre-pandemico (+5%). Inoltre, il numero di lavoratori altamente specializzati è aumentato del 5,8% nell’ultimo anno, rappresentando il 96,5% dei nuovi posti di lavoro creati nel 2023.Rispetto al 2019 la variazione rimane positiva (+2,3 per cento), ma più contenuta rispetto all’anno precedente (+192 mila) con una incidenza del 40,7% sui nuovi posti di lavoro creati in questo ultimo quadriennio.

Le criticità strutturali

Nonostante questi risultati positivi, persistono alcune criticità nel mercato del lavoro italiano. Il basso tasso di occupazione rimane una sfida significativa, con l’Italia fanalino di coda tra i Paesi dell’Area dell’Euro, registrando solo il 61,5% di occupazione rispetto alla media del 70,1% dell’Eurozona.

Non va trascurato nemmeno il trend registrato dai lavoratori autonomi; rispetto al 2019 sono scesi di 223 mila unità (-4,2 per cento), nonostante nell’ultimo anno ci sia stato un leggero segnale di ripresa pari +62 mila unità (+1,3 per cento). Senza contare che, purtroppo, contiamo storicamente su livelli retributivi mediamente più bassi degli altri Paesi dell’UE, a causa di un livello di produttività del lavoro molto basso, di un tasso dei NEET elevatissimo e di un tasso occupazionale relativo alle donne più contenuto di tutta Europa. 

Puglia campionessa di occupazione 

Le regioni del Mezzogiorno hanno registrato incrementi occupazionali significativi, con la Puglia in testa con un aumento del 6,3% rispetto al 2019. Tuttavia, non tutte le province del Sud hanno beneficiato di questo trend positivo, con alcune province della Sardegna, della Sicilia e delle Marche che hanno registrato una contrazione occupazionale.

In sintesi, mentre il mercato del lavoro italiano mostra segni di crescita e miglioramento, rimangono sfide importanti da affrontare per garantire un’occupazione stabile e di qualità su tutto il territorio nazionale.

Made in Italy: +48% di export dal 2015

Lo ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso durante la presentazione della giornata del Made in Italy: tra il 2015 e il 2023 le esportazioni italiane sono aumentate in valore del 48%. E ora il nostro Paese è il quinto a livello globale per le esportazioni, superando nella classifica la Corea del Sud.

Il ministro Urso ha definito i prodotti italiani “belli, buoni, ben fatti e anche sostenibili”, ribadendo la qualità italiana nei cosiddetti settori delle quattro A, ovvero, alimentare, abbigliamento, arredo e automazione.
E dal 5 al 25 aprile saranno circa 300 le iniziative organizzate in tutta Italia per celebrare la giornata del Made in Italy, giornata che si è scelto di celebrare il 15 aprile, data della nascita di Leonardo Da Vinci.

“Non un modello di produzione, ma un modello di vita”

“Il Made in Italy – ha affermato il ministro Urso – non è un modello di produzione ma un modello di vita. L’eccellenza della nostra produzione si identifica nelle quattro I che sostengono il nostro modello, che corrispondono all’Identità, la riconoscibilità dei manufatti italiani nel mondo, l’Innovazione, alla quale sono dedicate una grande quantità di risorse del PNNR, l’Istruzione e l’Internazionalizzazione”.

A proposito dell’istruzione, il ministro ha ricordato l’importanza delle competenze dei lavoratori delle imprese italiane, che spinge “chi acquista le nostre imprese a continuare a produrre nel nostro Paese”. 

In un anno migliorano output, ordini e occupazione

L’indice Pmi manifatturiero dell’Italia torna a segnalare crescita dopo un anno, con una lieve espansione sia degli ordini sia della produzione. L’indice Hcob Italy Manufacturing Purchasing Managers Index a marzo è risultato pari a 50,4, in crescita rispetto a 48,7 di febbraio.
Un risultato che conferma come per la prima volta dal marzo 2023 l’indice torni sopra la soglia dei 50 punti, quella che separa la contrazione dall’espansione dell’attività manifatturiera.

Il miglioramento dell’indice riflette, oltre ad output e ordini, questi ultimi in rialzo dopo un anno, il miglioramento nelle condizioni di occupazione, mentre un freno al Pmi arriva dagli acquisti, dal momento che le imprese stanno continuando a ricorrere alle scorte.

“Il settore manifatturiero italiano può tirare un sospiro di sollievo”

Il lieve miglioramento delle vendite totali a marzo, riferisce Ansa, deriva in larga parte dalla domanda da parte di clienti ‘domestici’, mentre la domanda dall’estero è in lieve calo.
“Il settore manifatturiero italiano può tirare un sospiro di sollievo”, ha commentato Tariq Kamal Chaudhry, economista della Hamburg Commercial Bank che elabora l’indice in collaborazione con S&P Global.

“Dopo quasi un anno di difficoltà il Pmi Hcob è uscito dalla zona di contrazione, e con un valore di 50,4 l’Italia si unisce alla Spagna come seconda, fra le quattro maggiori economie europee, nel registrare espansione – ha spiegato Tariq Kama Chaudhry -. La produzione ha visto un salto significativo rispetto ai mesi precedenti”.