Bollette elettriche aumentate del 108% in quattro anni: perchè?

Tra il 2019 e il 2023, le bollette dell’energia elettrica sono aumentate del 108%, mentre quelle del gas del 72,1%. Altre tariffe esaminate dal report della CGIA di Mestre, come le forniture d’acqua (+13,2%), i servizi postali (+8,6%), il trasporto urbano (+6,3%), il trasporto ferroviario (+4,5%), i taxi (+3,9%), i rifiuti (+3,5%) e i pedaggi autostradali (+3,3%), hanno anch’esse subito incrementi, sebbene inferiori rispetto all’aumento del costo della vita, che è stato del 16,3% nello stesso periodo.

L’unica voce che ha registrato una diminuzione è stata quella dei servizi telefonici, con una contrazione dello 0,8%.

La situazione sta tornando alla normalità 

Dopo un periodo di forte aumento dei prezzi, specialmente tra la fine del 2021 e la primavera del 2023 a causa della ripartenza post Covid e della guerra tra Russia e Ucraina, la situazione sta tornando alla normalità. Tuttavia, rispetto al periodo pre-pandemico, le spese per le bollette di luce e gas sono ancora significativamente elevate. Attualmente, le tariffe monitorate dallo studio hanno un costo medio per le famiglie italiane di circa 2.900 euro all’anno, corrispondente al 12% della spesa familiare annua.

Rincari e riduzioni nell’ultimo anno

Nell’ultimo anno, la tendenza si è invertita. Tra il primo semestre del 2024 e lo stesso periodo del 2023, il costo delle bollette della luce è diminuito del 34,2% e quello del gas del 19,6%. Al contrario, quasi tutte le altre tariffe hanno registrato aumenti significativi, nonostante un’inflazione dello 0,9% nel primo semestre del 2024. Ad esempio, il trasporto ferroviario è aumentato del 7,5%, le bollette dell’acqua del 7%, i servizi postali del 4,9%, il trasporto urbano del 4,3%, i taxi del 2,6%, i rifiuti dell’1,7%, i pedaggi e i parchimetri del 2,1% e i servizi telefonici dello 0,5%.

Il Segretario della CGIA, Renato Mason, ha commentato: “Nell’ultimo anno le bollette di luce e gas hanno subito una drastica riduzione. Tuttavia, la crisi energetica del 2022 e del 2023 ha avuto un impatto significativo, soprattutto su artigiani e commercianti che hanno dovuto affrontare rincari sia per l’utenza domestica sia per le attività commerciali. Le grandi società energetiche, invece, nonostante il contributo di solidarietà previsto, hanno pagato meno del dovuto”.

Impatti economici e redistribuzione

La crisi energetica ha permesso alle maggiori società del settore di totalizzare 70 miliardi di euro di extraprofitti, principalmente a carico di famiglie e imprese. Per contrastare questa situazione, il Governo Draghi ha introdotto un prelievo straordinario, che ha garantito un gettito di 2,84 miliardi di euro, nonostante le aspettative fossero di 10,8 miliardi.
Successivamente, il contributo di solidarietà introdotto dal Governo Meloni ha permesso di incassare 3,4 miliardi di euro nel 2023, superando le previsioni iniziali di 2,6 miliardi.

Spesa media delle famiglie italiane

Nel 2022, le famiglie italiane hanno speso in media 2.906 euro per le tariffe monitorate, di cui 855 euro per l’energia elettrica, 787 euro per il gas, 667 euro per telefonia e internet, 238 euro per la raccolta rifiuti e 190 euro per l’acqua. Questi costi rappresentano il 12% della spesa familiare media annua, pari a poco più di 24.200 euro.

Informazione: perchè i lettori globali sono preoccupati per le fake news?

Emerge dal Digital News Report 2024 dell’Istituto Reuters, condotto in 47 paesi: nell’anno in cui sono previsti importanti appuntamenti elettorali in tutto il mondo, con milioni di persone chiamate alle urne, sei persone su 10, il 59% (+3% su anno) sono allarmate dal fatto di non riuscire a distinguere tra le notizie i contenuti affidabili da quelli inaffidabili online. In particolare, sui social.

Soprattutto TikTok e X, ex Twitter, che in Regno Unito, Stati Uniti e Messico più che in altri paesi, “hanno ospitato disinformazione e teorie cospirazioniste sulla guerra a Gaza e sulla salute della principessa del Galles”, sottolinea il rapporto.

Cautela sull’uso dell’AI generativa

Il rapporto segnala poi una crescita generale di preoccupazione per le foto generate dall’Intelligenza artificiale e i video deepfake per quanto riguarda le cosiddette ‘hard news’, ovvero, quelle relative alla politica e la guerra.
Solo il 23% di intervistati negli Usa e il 15% in Europa è favorevole alla scrittura di notizie generate con l’AI e supervisionate dagli ‘umani’, mentre più disponibilità viene data a notizie scritte dai giornalisti con un aiuto dell’AI generativa. In questo caso, è favorevole il 42% in Usa e il 33% in Europa.

“C’è più apertura nell’uso dell’AI generativa per la copertura di argomenti come lo sport e l’intrattenimento e per attività più di routine e secondarie, come la trascrizione e la traduzione, ma non nel sostituire i giornalisti”, spiega l’analisi.

Contenuti video: una sfida per gli editori

I contenuti video stanno diventando una fonte sempre più importante per le notizie online, soprattutto tra i più giovani.
Il 66% delle persone accede a brevi video di notizie ogni settimana, mentre i formati più lunghi ne attirano circa il 51%. La fruizione avviene sulle piattaforme online (72%) piuttosto che sui siti degli editori (22%), aumentando le sfide legate alla monetizzazione.

“I video offrono un’ampia gamma di contenuti, ma molte redazioni tradizionali sono ancora radicate in una cultura basata sul testo, e gli editori sono riluttanti perché i conti non quadrano”, commenta Nic Newman, autore del rapporto.

Ascesa o declino delle news sui social?

La ricerca rileva inoltre che gli utenti di TikTok, Instagram e Snapchat tendono a prestare maggiore attenzione a influencer e celebrities piuttosto che ai giornalisti, mentre su Facebook e X  hanno ancora appeal le testate giornalistiche.

In molti paesi, però, si registra un declino per la fruizione delle news sui social tradizionali come Facebook (37%, -4% su anno) e X (10%), che investono più sui creatori di contenuti. Anche YouTube (31%), WhatsApp (21%) e TikTok (13%), riferisce Ansa, vengono usati per la fruizione delle news.
I podcast di notizie attraggono giovani e persone più istruite, ma costituiscono un’attività minoritaria. In un paniere di 20 paesi, un terzo (35%) delle persone accede mensilmente a un podcast.

Decreto Autovelox: quali sono le nuove regole?

“L’autovelox che salva le vite, sì, l’autovelox come nuova tassa per chi va a lavorare no”: così afferma Matteo Salvini durante la puntata di Quarta Repubblica su Rete 4. Con il decreto che regola gli autovelox, voluto dal ministro delle Infrastrutture e dei trasporti , si “mette fine alla giungla delle migliaia di autovelox selvaggi in tutta Italia”, scrive su X Salvini.

In pratica, l’autovelox dove ci sono incidenti, dove c’è una scuola, un asilo nido, una casa di riposo, un ospedale, una strada stretta è sacrosanto, ma “l’anarchia dell’autovelox ovunque, magari mezzo nascosto per fregare l’automobilista, non sarà più possibile – aggiunge il ministro -. Mettiamo un po’ di ordine, perché l’Italia non può avere da sola il 10% degli autovelox di tutto il mondo”. 

Per la prima volta viene fissata la distanza minima tra un dispositivo e l’altro 

“I rilevatori di velocità saranno installati solo per prevenire incidenti, basta fare cassa sulla pelle degli automobilisti”, aggiunge Salvini. Gli autovelox dovranno essere segnalati in anticipo, 1.000 metri sulle strade extraurbane, 200 sulle strade urbane a scorrimento e 75 sulle altre strade.

La scelta dei tratti di strada sui quali collocare i dispositivi va individuata con provvedimento del prefetto, e selezionata in base a un elevato livello di incidentalità, documentata impossibilità o difficoltà di procedere alla contestazione immediata sulla base delle condizioni strutturali.
Inoltre, viene fissata per la prima volta la distanza minima che deve intercorrere tra un dispositivo e l’altro (progressiva per tipo di strada) in modo da evitarne la proliferazione.

Tipo di strada e limiti velocità: dove utilizzare il radar e dove no

La velocità massima individuata dai dispositivi non deve essere inferiore di oltre 20 km/h rispetto a quella massima generalizzata. Ad esempio, sulle strade extraurbane principali, dove è previsto un limite di 110 km/h, “il dispositivo può essere utilizzato solo se il limite di velocità è fissato ad almeno 90 km/h, ma non per limiti inferiori”. E non si potranno utilizzare dove esiste un limite di velocità eccessivamente ridotto (inferiore a 50 km/h nelle strade urbane).

Il decreto precisa che l’utilizzo di dispositivi a bordo di un veicolo in movimento è consentito solo se c’è la contestazione immediata, altrimenti dovranno essere scelte postazioni debitamente visibili.

“Tutte le multe fatte da autovelox a partire dal 18 aprile sono impugnabili”

“Sicuramente il decreto introduce novità legislative favorevoli all’utente della strada, così come annunciato dai suoi promotori – commenta all’Adnkronos l’avvocato Massimiliano Baroni -. La cosa più grave, tuttavia, è che nel redigere questo decreto non si siano minimamente pronunciati sulla questione dell’omologazione, dopo che ad aprile una sentenza della Cassazione ha stabilito che, se gli autovelox non sono muniti di decreto di omologazione emesso dal ministero dei Trasporti, i dati che hanno rilevato sono inutilizzabili perché inattendibili. In Italia non esistono infatti autovelox omologati, ma solo approvati, e tutte le multe fatte da autovelox a partire dal 18 aprile sono impugnabili. E si vince”.

Consumi: rallenta il mercato elettronica ed è allarme illegalità

Le preoccupazioni legate all’inflazione e alle incertezze economiche pesano ancora sulle scelte dei consumatori europei. In Italia, il settore Tech&Durables ha chiuso il 2023 con una flessione del fatturato del -6,4%, per un giro d’affari complessivo di 16 miliardi di euro. Il trend è leggermente più negativo se si analizzano i volumi venduti, dove il calo è stato del -7,3% rispetto al 2022. 

In questo panorama frammentato, dove il Social Commerce, l’attività di vendita tramite social network, offre molti spazi di manovra a operatori senza scrupoli.
“E’ fondamentale adottare strategie mirate e differenziate per i diversi segmenti di consumatori, considerando anche la loro evoluzione futura”, si legge in una nota di Aggiornamento 2024 del Rapporto della Federazione Optime – Osservatorio per la Tutela del Mercato dell’Elettronica in Italia, presentata alla Camera dei Deputati.

Si moltiplicano gli influencer, moderni imbonitori

Nonostante le difficoltà economiche di molte famiglie, i prodotti di elettronica, soprattutto TV e smartphone, restano in cima ai desideri degli italiani. È quindi caccia all’affare incredibile, il prezzo pazzo, un terreno fertile per gli influencer, moderni imbonitori che si propongono come risposta ‘popolare’ alle grandi imprese.

Non è stato possibile per Optime verificare la natura di queste capacità commerciali, ma è impossibile che imprese locali di piccole dimensioni possano avere da parte dei propri fornitori prezzi all’ingrosso anche del 30% più favorevoli rispetto a realtà a dimensione nazionale e internazionale.

Piattaforme “irresponsabili”

L’Osservatorio Optime richiama le principali piattaforme di intermediazione online a una più attenta selezione dei partner commerciali, al contempo, rileva come il Settore dell’Elettronica italiano abbia innalzato e portato agli standard europei il livello di conformità alle norme che disciplinano il settore.

Ad esempio, è ormai perfetta la gestione degli oneri di consegna ed esposizione concernenti le Etichette Energetiche, Un argomento su cui APPLiA Italia Confindustria ha dedicato un grande impegno, e su cui si sta lavorando a livello europeo di concerto con la Commissione Ue per un ampliamento dei contenuti e e la considerazione di altri parametri di sostenibilità dei prodotti.

La nuova normativa UE

Anche la nuova normativa europea in tema di Promozioni, entrata in vigore nel mese di luglio 2023, ha avuto una applicazione immediata ed è sostanzialmente esente da problemi in ordine ai cosiddetti annunci di riduzione di prezzo.

Grazie a questa direttiva, e alla sua ricezione in Italia, oggi i consumatori possono comprendere con maggiore chiarezza quanto il prodotto acquistato sia stato scontato rispetto al prezzo più basso praticato nei trenta giorni precedenti, o se i due prezzi mostrati siano una comparazione tra prezzo consigliato e prezzo attuale. 

AI: l’Europa approva la regolamentazione. Cosa cambia?

Una decisione che fa seguito a dibattiti intensi iniziati nel 2021, culminata in una normativa che stabilisce regole stringenti per l’uso dell’Intelligenza artificiale, benché alcune delle proposte più severe siano state mitigate da compromessi dell’ultimo minuto.
Con 523 voti favorevoli l’Atto sull’Intelligenza artificiale dell’Unione Europea, l’AI Act, è stato ufficialmente adottato.

Il via libera dal Parlamento Europeo alla normativa sull’AI segna un punto di svolta per il controllo di questa tecnologia. La normativa cerca di bilanciare la promozione dell’innovazione tecnologica con la tutela dei diritti civili e la protezione dei consumatori, ponendo la UE come ‘leader’ nella regolamentazione dell’Intelligenza artificiale a livello mondiale.

No a sistemi per la sorveglianza di massa sì a restrizioni dei sistemi ‘ad alto rischio’

L’AI Act mira a proibire sistemi basati su AI per la sorveglianza pubblica di massa e impone restrizioni su sistemi ritenuti ‘ad alto rischio’ per la società, tra cui quelli applicati a infrastrutture critiche, educazione e formazione professionale, e sistemi di applicazione della legge.
La normativa è stata oggetto di dibattito non solo per le sue implicazioni all’interno dell’Unione ma anche per il suo potenziale impatto a livello globale, sollevando preoccupazioni tra le big tech negli Stati Uniti come OpenAI, Microsoft, Google e Meta.

Nonostante le critiche da parte di alcuni stati membri o figure politiche come il presidente francese Emmanuel Macron, che temono possa ostacolare l’innovazione, l’AI Act rappresenta un passo significativo verso la creazione di un quadro regolamentare equilibrato, riporta Adnkronos.

“Un modello di sviluppo che metta l’essere umano davvero al centro”

“Siamo molto soddisfatti del risultato e dell’ampia maggioranza raggiunta – commenta Brando Benifei, relatore all’Eurocamera per l’AI Act e capodelegazione del Pd al Parlamento europeo – ora bisogna concentrarsi sull’attuazione, sugli investimenti, sulla condivisione delle capacità dei supercomputer e sul lavoro con i partner internazionali, per affermare un nostro modello di sviluppo dell’AI che metta l’essere umano davvero al centro”. 

Ora spetta agli Stati membri istituire agenzie nazionali di supervisione

I sistemi considerati ad alto rischio saranno soggetti a regole severe che si applicheranno prima del loro ingresso nel mercato della UE.
Le norme generali sull’AI si applicheranno un anno dopo l’entrata in vigore, nel maggio 2025, e gli obblighi per i sistemi ad alto rischio in tre anni, sotto la supervisione delle autorità nazionali, supportate dall’ufficio creato ad hoc della Commissione europea.

Spetta ora agli Stati membri istituire agenzie nazionali di supervisione. Un portavoce della Commissione ha dichiarato a Euronews che i Paesi hanno 12 mesi di tempo per nominare gli organi di controllo.

Work-life balance e genitori al lavoro: aumentano le dimissioni 

Dall’ultimo rapporto realizzato dal Censis emerge che i lavoratori italiani (80%) esprimono il proprio disappunto riguardo il sacrificio degli interessi personali richiesto in passato dal lavoro a discapito del proprio benessere.
E secondo una ricerca pubblicata su People Management nell’ultimo anno il 46% dei genitori ha lasciato il proprio lavoro o sta prendendo in seria considerazione le dimissioni.

Un dato confermato anche in Italia, dove, stando a quanto riporta l’Ispettorato del Lavoro, sono state convalidate 61.391 dimissioni di padri e madri nel 2022 (+17,1% rispetto al 2021), la maggior parte rassegnate entro i primi tre anni dalla nascita dei propri figli, e perlopiù da giovani di età compresa tra 29-44 anni (79,4%) e donne (72,8%).

Arriva l’Help Desk Genitorialità 

La causa viene attribuita a una sempre più accentuata difficoltà nel conciliare lavoro e vita privata (63%). Inoltre, a lasciare il lavoro sono in prevalenza lavoratori in attesa del primo figlio o che hanno un solo figlio.
“I dati sottolineano l’importanza di affrontare in modo efficace le sfide legate alla genitorialità sul luogo di lavoro, promuovendo politiche e culture aziendali più inclusive e favorevoli alla famiglia”, commenta Debora Moretti, co-ceo di Zeta Service.

A questo proposito, Zeta Service annuncia l’apertura di uno sportello dedicato alla genitorialità. Si chiama Help Desk Genitorialità, e intende supportare i genitori dando risposte, in particolare, ai problemi burocratici del work-like balance. 

Smartworking al 100% per le neo mamme

Da un sondaggio al titolo ‘Maternità, Burocrazia e Tempi’, emerge che in azienda oltre la metà delle donne ha trovato difficoltà nel comprendere gli step burocratici relativi, ad esempio, alla richiesta di bonus, presentazione di documentazione, congedo obbligatorio/facoltativo. 
In particolare, 9 donne su 10 vorrebbero ricevere più informazioni, poiché i siti web istituzionali spesso sono poco comprensibili o non esaustivi. Il 40% delle intervistate richiede infatti maggiore chiarezza.

“Noi prevediamo per le mamme, lo smartworking al 100% negli ultimi mesi della gravidanza, e un mese di smartworking al 100% per i papà, oltre l’estensione del congedo di paternità a 20 giorni – spiega Moretti -. Queste iniziative, a mio parere rappresentano per le imprese, piccole o grandi che siano, scelte indispensabili”.

Cosa può fare l’azienda per supportare i genitori dipendenti? 

“Le parole chiave sono flessibilità e vicinanza – aggiunge Moretti -. L’azienda deve essere realmente interessata a comprendere le necessità delle persone, guardandole e ascoltandole nel loro complesso, in modo da introdurre benefit che possano favorire un migliore work-life balance e avere una maggiore flessibilità, sebbene sia complicato introdurre questo cambiamento di mentalità nel nostro Paese”.

Come si legge nel VI Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale, riferisce Ansa, a oggi infatti in Italia solo il 12,2% degli occupati lavora da remoto, nonostante per più di 8 lavoratori su 10 lo smartworking permetta di conciliare meglio famiglia, vita privata e lavoro.

Moda e lusso trainano gli acquisti on line degli italiani

Dalla pandemia in poi, alcuni comportamenti di acquisto sono diventati parte della nostra quotidianità. Il primo e più importante è sicuramente l’abitudine di effettuare acquisti on line. Tanto che la quota di italiani che fa shopping online ogni settimana si è stabilizzata al 47,1%, mantenendosi invariato rispetto all’anno precedente.

In questo contesto, però, fanno capolino nuove tendenze, come l’aumento degli acquisti di seconda mano e l’adozione dei servizi “buy now, pay later”, mentre diminuisce l’importanza degli acquisti di generi alimentari e dei servizi di comparazione prezzi. Sono alcune delle informazioni contenute nel report Digital 2024, pubblicato a febbraio da We Are Social in collaborazione con Meltwater.

Il fashion è la categoria “regina” dell’e-commerce

Tra le categorie del settore dell’e-commerce, la moda registra un aumento di spesa del 25,7%, seguita dai beni di lusso con un incremento del 21,4%. Crescono rispetto l’anno precedente anche gli acquisti online di articoli per la casa (+16,3%), arredamento (+18%) ed elettronica (+11,4%).

I film e i servizi TV in streaming rimangono i contenuti digitali più acquistati, amatissimi dal 40,3% degli utenti internet tra i 16 e i 64 anni. La musica in streaming si posiziona al secondo posto (17,3%), seguita dalle app mobile al terzo (9%). Quest’anno, gli e-book (8,5%) superano i mobile game (8,4%), forse influenzati dal successo di #booktok.

Il rapporto con i brand 

I motori di ricerca si confermano la principale fonte per scoprire nuovi brand, prodotti o servizi, con il 40,8% degli utenti internet italiani che li utilizza a tale scopo. La pubblicità in TV è al secondo posto con il 36,6%, mentre le raccomandazioni di amici e familiari guidano le scelte del 30,7% del campione. In particolare, cresce l’autorevolezza della pubblicità sui social: passa infatti dalla settima alla quinta posizione in classifica, con il 25,1% degli utenti italiani che la considera fondamentale per conoscere brand o servizi. Cresce anche il numero di persone che clicca su contenuti social sponsorizzati (+6,8%, 14,1%), mentre diminuisce di 2,5% chi clicca su banner di siti web (11,5%).

I motori di ricerca mantengono la loro leadership anche nell’approfondimento della conoscenza sui brand (59,1%), seguiti dai social network, siti di confronto prezzi e recensioni. 

Aumenta la spesa per la pubblicità digitale 

La spesa per la pubblicità digitale, inclusi search e social, cresce del 9,6%, superando i 6 miliardi di dollari. Gli investimenti annuali nelle attività pubblicitarie con influencer raggiungono i 340 milioni di dollari. Questa tendenza porta la quota della spesa pubblicitaria digitale totale quasi al 5,4%, con un incremento del 3,4% rispetto all’anno scorso.

Vivibilità in Europa: l’Italia si posiziona male in classifica  

Costi della vita e delle utenze penalizzano i “voti” relativi alla vivibilità del nostro Paese, che risulta tra i peggiori in Europa. Nonostante un leggero calo dell’inflazione e dei costi energetici rispetto ai massimi storici degli ultimi anni, l’attenzione sulla problematica del prezzo degli affitti e dell’energia elettrica persiste in Italia e nel resto d’Europa. La banca online N26 ha condotto uno studio sull’Indice di Vivibilità, esaminando i dati relativi a spese per l’abitazione ed energetiche in ogni paese europeo.

L’obiettivo è identificare le nazioni che offrono la migliore qualità di vita, considerando aumenti salariali, densità di popolazione e il livello di felicità dei residenti.

L’Italia: il problema degli stipendi troppo bassi

Secondo i risultati dello studio, l’Italia si posiziona al penultimo posto per vivibilità, preceduta solo dal Regno Unito. Il costo degli affitti e dell’energia elettrica impatta notevolmente sugli stipendi mensili degli italiani, tra i più bassi in Europa. Con oltre il 52% del salario destinato all’affitto, la situazione economica italiana evidenzia un problema enorme. Insomma, il nostro della vita è troppo alto e difficilmente sostenibile.

La Danimarca in testa alla classifica

Al contrario, la Danimarca si distingue come il miglior paese europeo in cui vivere, con un impatto meno pesante sugli stipendi in termini di affitti ed energia elettrica. Con rispettivamente il 21% e il 18% del salario destinato agli affitti, Svizzera e Belgio si collocano al secondo e terzo posto nella classifica. In questi Paesi è evidente una situazione più favorevole per quanto riguarda la proporzionalità tra reddito e costi abitativi.

I Paesi Bassi al terzultimo posto

Sorprendentemente, i Paesi Bassi occupano il terzultimo posto nella classifica N26, con circa il 37% del salario destinato a coprire il costo dell’affitto. Questa percentuale più elevata rispetto ai paesi in testa riflette un’importante sfida economica nel bilanciare la propria economia interna.

In conclusione, la vivibilità in Europa è fortemente influenzata dal costo degli affitti e da quelli dell’energia elettrica. Mentre Danimarca, Svizzera e Belgio offrono una qualità della vita superiore, l’Italia si trova ad affrontare tensioni importanti, evidenziate dalla quota significativa del salario destinata agli affitti. Un’attenta riflessione sulle politiche economiche e abitative potrebbe contribuire a migliorare la situazione e rendere il vivere in Italia più accessibile ed equilibrato.

2023: la rivoluzione del 5G nel mercato industriale

Il 2023 è stato un anno cruciale per il mercato industriale del 5G, con la definizione degli standard che lo distinguono dalle generazioni precedenti di reti mobili. Questa evoluzione ha spinto i principali operatori di telecomunicazioni a lanciare le prime offerte commerciali di reti private, destinate esclusivamente alle singole aziende.
Nel corso dell’anno, diverse reti 5G MPN (Mobile Private Network) sono state implementate grazie soprattutto a investimenti privati, segnando così una transizione da finanziamenti pubblici.

Crescita e sfide nello scenario europeo

Attualmente, in Europa sono in corso 117 progetti 5G industriali, con sette nuovi casi segnalati in Italia nel 2023. Si prevede che entro il 2026, il mercato industriale 5G in Europa raggiungerà un valore di 1,72 miliardi di euro, di cui il 10% sarà rappresentato dall’Italia, il quarto Paese per dimensione.
Tuttavia, questo valore è soggetto a incertezze legate al ruolo del settore pubblico, alla capacità di formulare pacchetti di soluzioni e servizi, e alla fiducia e capacità del settore privato nell’avviare progetti.

I dati dell’Osservatorio del Politecnico di Milano

Secondo l’Osservatorio 5G & Beyond della School of Management del Politecnico di Milano, il 2023 è stato caratterizzato da uno sviluppo significativo delle reti industriali, indicando una transizione dalla fase embrionale a progetti più solidi e commerciali.
La consapevolezza delle imprese sull’importanza del 5G come piattaforma per la digitalizzazione dei processi operativi e il supporto alla nuova automazione è in crescita, anche grazie alla riduzione di alcuni ostacoli tecnologici e alle esperienze internazionali.

Sfide e prospettive future

Tuttavia, l’Osservatorio evidenzia alcune sfide. Lo sviluppo delle reti pubbliche procede a velocità inferiore a causa delle difficoltà economico-finanziarie degli operatori di telecomunicazioni. I progetti attuali sono fortemente centrati sull’infrastruttura di rete, trascurando la progettazione di applicazioni innovative. Il ruolo del settore pubblico, a livello italiano ed europeo, sarà cruciale nel determinare l’andamento del mercato, dalle politiche sullo spettro alla diversificazione dei servizi di connettività.
A livello globale, lo sviluppo del 5G dipenderà dalla collaborazione o competizione tra i grandi cloud provider Hyperscaler e gli operatori di telecomunicazioni. L’Italia è incoraggiata a favorire gli investimenti in digitalizzazione, mentre la filiera TLC deve strutturare un’offerta adatta al contesto produttivo nazionale.
L’Osservatorio prevede che entro tre anni il mercato industriale 5G in Europa raggiungerà i 1,72 miliardi di euro, ma questo valore potrebbe superare i 2 miliardi in uno scenario favorevole nel 2026. L’analisi dei progetti evidenzia il crescente interesse nei 27 Paesi dell’Unione Europea, con Germania e Finlandia in testa.
L’Italia si distingue con 7 nuovi progetti nel 2023. Tuttavia, la regolamentazione, la disponibilità dello spettro e la presenza di aziende con capacità di investimento sono fattori cruciali per lo sviluppo del 5G.

Vantaggi del 5G nelle reti industriali

Il 5G emerge come tecnologia dominante nelle reti industriali estese, offrendo affidabilità e prestazioni superiori rispetto ad alternative come LoRaWAN, WMBUS e WiFi. La sua utilità si evidenzia soprattutto in settori come la manifattura e la logistica, garantendo copertura affidabile, semplificando la gestione delle reti e abilitando nuove applicazioni. La sua forza risiede anche nelle soluzioni ibride, combinando reti private e pubbliche, e nelle applicazioni che richiedono alta affidabilità e copertura globale.
In sintesi, il 2023 segna una svolta nel mercato industriale 5G, con opportunità e sfide che richiedono una collaborazione tra settore pubblico e privato per massimizzare il suo potenziale.

eCommerce B2c in italia: +13% nel 2023 

Secondo l’Osservatorio eCommerce B2c nel 2023 gli acquisti e-commerce B2c degli italiani valgono 54,2 miliardi di euro, +13% rispetto al 2022, con i servizi che vivono una ‘seconda giovinezza’, soprattutto grazie alle performance del settore Turismo e Trasporti (+30%), e il valore degli acquisti che raggiunge 19,2 miliardi di euro (+25%).
Nel 2023 il tasso di penetrazione dell’online sui consumi totali, online e offline, guadagna un punto percentuale e arriva al 13%, con valori diversi nelle componenti di prodotto (11%) e di servizio (17%).
In particolare, nel 2023 l’e-commerce di prodotto tocca 35 miliardi di euro (+8%), Una crescita più controllata rispetto agli anni scorsi, e in buona parte legata all’inflazione.

Il digitale ormai à essenziale per il Retail

I comparti di prodotto più dinamici, con tassi di crescita in linea o superiori alla media (+8%), sono Beauty (+11%), Informatica ed elettronica di consumo (+8%) ed Editoria (+8%).
Crescono, seppur a ritmi più contenuti, anche Abbigliamento (+7%) e Arredamento e home living (+7%), mentre fatica il Food&Grocery (-0,5%).
“L’eCommerce B2c online in Italia continua a crescere, anche se più lentamente rispetto agli ultimi anni – afferma Alessandro Perego, Responsabile Scientifico degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano -, e ha assunto ormai una rilevanza tale da essere considerato centrale e indispensabile per l’evoluzione del Retail”.

Garantire rispetto dei principi sociali e salvaguardia dell’ambiente

“Tuttavia, l’inflazione, i cambi normativi, l’attenzione crescente dell’opinione pubblica e delle istituzioni alla tutela dell’individuo, in qualità di consumatore e lavoratore – continua Perego – rendono necessari continui interventi di trasformazione della catena del valore dell’e-commerce. Oggi la sfida per i merchant è orientata in particolar modo alla flessibilità e alla sostenibilità, per garantire il rispetto dei principi sociali e la salvaguardia dell’ambiente”.

Consumatori: “stabili” a 33 milioni 

Dopo l’accelerazione nell’ultimo triennio, il numero di consumatori digitali italiani si è stabilizzato a 33 milioni.
Oggi, se da una parte i consumatori “sono alle prese con le dinamiche di inflazione e incertezza economica, specialmente nel settore alimentare e dei beni durevoli, è bene ricordare che le dinamiche di recessione non impattano direttamente, invece, quei consumatori di beni di lusso e di alta gamma nei settori come il Fashion, il Design, il Food, l’Automotive e la Cosmetica – aggiunge Roberto Liscia, Presidente di Netcomm -. È per tutte queste ragioni che le aziende devono poter sviluppare la propria offerta sfruttando due leve chiave per l’export: da una parte, ‘il Made in Italy’ come biglietto da visita per aprire le porte dei mercati esteri, dall’altra il ‘digitale’ come abilitatore per accedervi con maggiore semplicità”.