Phishing 2025: il furto di dati diventa intelligente

Il phishing continua a essere la tipologia di frode on line più diffusa, ma negli ultimi mesi c’è stata un’evoluzione decisamente preoccupante. Non solo sono aumentati gli attacchi, ma sono diventati infinitamente più intelligenti. Secondo i dati di Kaspersky, solo tra aprile e giugno 2025 sono stati intercettati oltre 142 milioni di link dannosi.

In Europa la crescita è stata del 41% rispetto al trimestre precedente. Non si tratta più delle vecchie truffe piene di errori grossolani: oggi dietro ci sono strumenti avanzati, spesso alimentati dall’intelligenza artificiale.

L’intelligenza artificiale al servizio del cybercrime

Con i nuovi modelli linguistici, i criminali sono in grado di scrivere e-mail e messaggi indistinguibili da quelli reali. Non ci sono refusi, non ci sono errori: sembra tutto autentico. Nei social e nelle chat spuntano bot che conversano come persone vere, in grado di creare rapporti di fiducia con le vittime.

A rendere il tutto ancora più credibile ci pensano audio e video deepfake: voci di colleghi, dirigenti o persino funzionari bancari che convincono a condividere dati riservati o codici di sicurezza.

I dati biometrici sotto attacco

Gli hacker non si accontentano più delle credenziali di accesso. Oggi puntano a ciò che non può essere cambiato: impronte vocali, riconoscimento facciale, firme elettroniche e persino quelle calligrafiche. Attraverso siti fraudolenti che imitano servizi ufficiali, gli utenti vengono indotti a cedere informazioni preziosissime, che finiscono poi sul mercato nero del web o vengono usate per frodi.

La novità più preoccupante è che i cybercriminali sfruttano strumenti considerati affidabili. Per ingannare anche i sistemi di difesa automatica, molti siti inseriscono persino i classici CAPTCHA, di solito associati a portali sicuri.

Il caso ForumTroll

All’inizio dell’anno Kaspersky ha individuato Operation ForumTroll, una campagna che prendeva di mira media e istituzioni russe. Un semplice clic bastava a infettare i sistemi, sfruttando una vulnerabilità di Chrome mai segnalata prima. Per non farsi scoprire, i link restavano online per pochissimo tempo e poi reindirizzavano a siti autentici.

Come proteggersi

Fidarsi è bene, ma non farsi è meglio: in sintesi è questo il principale consiglio degli esperti. Bisogna diffidare da richieste improvvise di codici o accesso alla fotocamera, evitare di caricare firme su siti poco noti e limitare la condivisione di dati personali online.
E, naturalmente, bisogna sempre tenere aggiornate le soluzioni di sicurezza.

Alimentazione: prezzi e cultura ridefiniscono le abitudini

Emerge dalla nuova Worldviews Survey di WIN, Worldwide Independent Network of Market Research: una maggiore consapevolezza unita alle restrizioni economiche sono strettamente legate ai cambiamenti nei consumi alimentari di tutto il mondo.

Nell’ultimo anno, una parte significativa della popolazione mondiale ha infatti modificato attivamente le proprie abitudini alimentari. Si tratta di un cambiamento che a livello mondiale favorisce modelli di consumo più consapevoli e attenti al costo: quasi la metà (45%) ha ridotto il consumo di fast food, il 37% di alimenti confezionati e il 40% l’assunzione di dolci.
Allo stesso tempo, l’aumento del costo della vita ha spinto i consumatori a rivalutare le proprie abitudini alimentari, riducendo gli elementi non essenziali e aumentando il consumo di cibi freschi. 

Cresce l’uso di vitamine. Con qualche differenza tra i Paesi

Dal 2018, si registra un notevole aumento globale delle persone che assumono regolarmente vitamine, passate dal 25% al 34%.
Questo comportamento è più comune tra le donne (38%), gli anziani (39% vs 27% 18–24enni) e chi ha un livello di istruzione più alto (46% vs 27% basso livello di istruzione). 

Tuttavia, questa tendenza positiva nasconde marcate differenze regionali e nazionali.
Gli Stati Uniti sono in cima alla classifica, con il 57% degli intervistati che assume regolarmente vitamine, seguiti da Finlandia (56%) e Canada (52%). 
All’estremo opposto, la Costa d’Avorio registra la percentuale più bassa (11%), seguita da Argentina (16%), Perù e Cile (entrambi 17%) e Thailandia (19%). 

Il caso virtuoso del Giappone

Il Giappone si distingue per la notevole stabilità alimentare. La maggior parte degli intervistati non segnala cambiamenti significativi nella propria dieta nell’ultimo anno. Una coerenza attribuibile alla cultura alimentare giapponese, da sempre orientata a pasti bilanciati e nutrienti. Inoltre, i cibi confezionati e pronti in Giappone sono associati a standard elevati di freschezza, qualità e presentazione.

Le preferenze culturali per la routine, l’elevata fiducia nelle normative sulla sicurezza alimentare e la presenza di una popolazione anziana che tende a mantenere abitudini consolidate contribuiscono alla stabilità delle abitudini alimentari in Giappone. Il Paese registra infatti il minor numero di cambiamenti nelle abitudini alimentari in quasi tutte le categorie analizzate, tra cui dolci, fast food, prodotti biologici e alimenti confezionati.

E in Italia? Si riduce il consumo di carne, sale, piatti pronti

Sebbene si registrino aumenti nel consumo di alcuni alimenti meno salutari tra i giovani (fast food, dolci), prevalgono tendenze di riduzione per carne, sale e piatti pronti, e un leggero aumento di alimenti biologici e a basso contenuto di zuccheri e grassi.

La maggior parte degli italiani dichiara una buona salute percepita e mostra una crescente attenzione verso le proprie abitudini alimentari.
Il 16,3% definisce il proprio stato di salute ‘molto buono’, mentre il 63,1% ‘buono’, per un totale di risposte positive pari al 79,4%. Solo il 4,2% ritiene di avere una salute ‘non buona’.
Nella fascia 18-24 anni l’85,2% si considera in buono stato di salute.

Mercato immobiliare: quali sono i trend del 2025? 

Il mercato immobiliare italiano prosegue il suo percorso di ripresa, sebbene con qualche incertezza. Secondo il 1° Osservatorio Immobiliare 2025 di Nomisma, il 2024 si è chiuso con un incremento delle compravendite pari a +1,3%, sostenuto da una domanda ancora solida e da un accesso al credito in graduale miglioramento.

Anche i prezzi hanno registrato una crescita: +1,5% nelle grandi città e +2,1% nei mercati intermedi.

La domanda c’è, manca l’offerta 

L’analisi Nomisma evidenzia una ripresa del settore che, però, procede con cautela. La capacità di spesa delle famiglie è in lieve aumento, ma ancora limitata, mentre l’offerta immobiliare rimane insufficiente rispetto alla domanda. Questi fattori rendono il mercato sì dinamico, ma fragile.

Nel quarto trimestre 2024, le compravendite sono aumentate del 7,6%, contribuendo al bilancio positivo dell’anno. In particolare, le transazioni sostenute da mutuo sono cresciute fino al +19,5% nell’ultimo trimestre, segno di una maggiore fiducia nel mercato.

L’andamento dei prezzi 

I prezzi degli immobili hanno mostrato un’evoluzione differenziata tra nuove costruzioni e immobili usati. In città come Perugia, il valore delle abitazioni in ottimo stato è aumentato del +3,2%, mentre l’usato ha registrato un incremento più contenuto del +1,9%.

Nei grandi centri urbani, l’accesso alla proprietà rimane difficile, spingendo molte famiglie verso il mercato della locazione. Nei mercati secondari, invece, si conferma più forte la tendenza all’acquisto.

Aumenta il mercato delle locazioni 

L’aumento della domanda ha portato a una crescita dei canoni di locazione del +3,4% nel 2024. Ma l’equilibrio tra offerta e domanda è influenzato dalle disponibilità economiche delle famiglie, che limitano incrementi più sostanziali.

Le tempistiche per la chiusura delle trattative sono stabili: 5 mesi per le vendite e 2 mesi per le locazioni. Gli sconti sui prezzi di vendita si attestano in media al 10%, segnale di una minore flessibilità da parte dei venditori.

Prospettive per l’anno in corso

Gli esperti prevedono un consolidamento delle compravendite con un aumento dei prezzi e della domanda di affitti. I canoni di locazione potrebbero salire fino al +4%, mentre le condizioni di accesso al credito dovrebbero restare favorevoli.

Grandi città: Roma più dinamica di Milano

A Roma, il numero di compravendite è previsto in crescita del +2,1%, mentre Milano dovrebbe mantenere livelli stabili dopo una lieve flessione del -3,4% nel 2024.

Nella capitale, gli investimenti immobiliari sono in aumento, mentre a Milano il mercato è influenzato dalle disponibilità finanziarie delle famiglie.

Lavoro: a gennaio 2025 diminuiscono disoccupati e inattivi

Emerge dagli ultimi dati rilasciati dall’Istat: a gennaio 2025 il numero di occupati è salito a 24 milioni e 222mila. Su base mensile, il tasso di occupazione cresce al 62,8% (+0,4%), mentre quello di disoccupazione cala al 6,3% e quello di inattività, al 32,9%.
La crescita degli occupati rispetto al mese precedente coinvolge i dipendenti permanenti, che salgono a 16 milioni 447mila, i dipendenti a termine (2 milioni 663mila) e gli autonomi (5 milioni 111mila).

L’occupazione aumenta anche rispetto a gennaio 2024 (+513mila occupati), ma in questo caso è sintesi della crescita dei dipendenti permanenti (+702mila) e degli autonomi (+41mila) e del calo dei dipendenti a termine (-230mila).

Meno occupati tra i 35-49enni

A sempre a gennaio 2025, rispetto al mese di dicembre 2024, la crescita degli occupati si associa alla diminuzione dei disoccupati e degli inattivi.
L’aumento dell’occupazione (+0,6%, pari a +145mila unità) riguarda gli uomini e le donne, i dipendenti, gli autonomi e tutte le classi d’età, a eccezione dei 35-49enni, tra i quali il numero di occupati diminuisce.

Il calo delle persone in cerca di lavoro (-0,6%, pari a -9mila unità) interessa gli uomini e tutte le classi d’età, con l’eccezione dei 25-34enni, per i quali il numero di disoccupati cresce, mentre tra le donne il valore rimane stabile.
Il tasso di disoccupazione (6,3%) scende dello -0,1%, e quello giovanile cala al 18,7% (-0,3 punti).

Il tasso di inattività cala al 32,9%, -0,4%

La diminuzione degli inattivi (-1,2%, pari a -146mila unità) coinvolge entrambi i generi, i minori di 35 anni e chi ha almeno 50 anni d’età, mentre si registra un aumento di inattività tra i 35-49enni. 

Confrontando il trimestre novembre 2024-gennaio 2025 con quello precedente (agosto-ottobre 2024), si registra un aumento di 85mila occupati (+0,4%).
La crescita dell’occupazione, osservata nel confronto trimestrale, si associa all’aumento delle persone in cerca di lavoro (+1,4%, pari a +22mila unità) e alla diminuzione degli inattivi (-0,8%, pari a -99mila unità).

In un anno il tasso di occupazione sale di 1,0 punti percentuali

A gennaio 2025, il numero di occupati supera quello di gennaio 2024 del 2,2% (+513mila unità).
L’aumento riguarda gli uomini, le donne, i 25-34enni e chi ha almeno 50 anni d’età, mentre per i 15-24enni e i 35-49enni si osserva una diminuzione.

Il tasso di occupazione, in un anno, sale di 1,0 punti percentuali.
Rispetto a gennaio 2024, diminuiscono sia il numero di persone in cerca di lavoro (-10,7%, pari a -194mila unità) sia quello degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-1,3%, pari a -158mila).

Competenze STEM: investire in formazione tecnico-scientifica annulla il gender gap

Nonostante il ruolo sempre più importante di scienza e tecnologia, in Europa solo il 26,6% degli studenti è iscritto a percorsi di istruzione terziaria in ambito STEM, un dato pressoché invariato negli ultimi dieci anni.
La carenza è particolarmente forte in ambito ICT, che rappresenta circa il 19,5% del totale degli studenti STEM. In questo settore, sempre più strategico, le donne continuano a essere pochissime: tra le studentesse STEM solo il 12,4% si dedica a studi in ambito ICT.

Secondo i dati dell’Osservatorio Deloitte, in Italia la carenza di competenze in ambito ICT è ancora più allarmante. In questo sotto-insieme STEM gli studenti rappresentano solo l’8,4% (media europea 19,5%). E tra gli studenti italiani ICT le ragazze sono solo il 15% (Europa 20,3%).

Difficoltà a trovare professionisti

Di fatto, più di una azienda su 2 riferisce di aver riscontrato difficoltà nel trovare i profili STEM. In particolare, i profili più ricercati dalle grandi aziende sono negli ambiti di ingegneria (63%) e tecnologia (55%). Inoltre, circa una azienda su 3 ritiene che trovare e mantenere le persone con competenze tecnico-scientifiche sia complesso per la competizione internazionale. 
Per fare fronte a questo problema, le aziende prevedono l’adozione di specifiche strategie, a partire dall’offerta di salari più competitivi (59% tra le piccole aziende, 65% tra le grandi).

Oltre 8 aziende su 10, poi, sottolineano l’importanza di politiche pubbliche dedicate (miglioramento dell’offerta formativa nazionale, potenziamento degli scambi tra aziende, università e stanziamento di fondi dedicati).

Necessarie politiche di supporto a genitorialità e agevolazioni fiscali

Circa la metà delle aziende intervistate riconosce l’esistenza di discriminazioni di genere nel settore STEM, soprattutto in termini di disparità salariali e di valutazione delle performance.

Per affrontare il problema, più di una impresa su 2 sottolinea l’importanza di sviluppare iniziative per ridurre le differenze di carriera e salario. Tuttavia, 7 aziende su 10 pensano che il cambiamento debba passare da politiche pubbliche di supporto alla genitorialità e agevolazioni fiscali.
Inoltre, per quasi metà dei giovani promuovere la parità di retribuzione è la prima soluzione per colmare il gender gap.

Stereotipi e discriminazione di genere frenano la partecipazione femminile

La metà degli studenti e dei lavoratori STEM ritiene che gli stereotipi culturali che associano scienza e tecnologia a ruoli ‘maschili’ continuino a ostacolare la preparazione delle bambine in ambito matematico sin dalla prima infanzia. Oltre agli stereotipi legati al retaggio culturale del passato, ci sono le discriminazioni. Oltre 6 studenti e 5 lavoratori su 10 dichiarano di avere assistito a episodi di questo tipo, un dato che sale al 73% tra le studentesse e al 74% tra le giovani lavoratrici STEM.

Il 55% delle lavoratrici STEM, poi, riferisce di aver subito discriminazioni, rispetto al 37% delle loro colleghe in ambito non STEM.

WhatsApp nel 2025 dice addio ai vecchi Android 

Dal 2009, anno della sua creazione, WhatsApp si è evoluta, integrando tecnologie avanzate, migliorando costantemente la sicurezza, ma richiedendo hardware e software aggiornati. A partire dal 1° gennaio 2025, l’app di messaggistica non funzionerà più su una serie di dispositivi Android risalenti ai primi anni 2010 e ritenuti ormai obsoleti. 
Questa decisione segue l’annuncio del termine del supporto per alcuni modelli di iPhone, e ora si estende a circa venti modelli di smartphone Android.

La misura riguarda i dispositivi che operano con il sistema Android KitKat o versioni precedenti che non sono più in grado di supportare le nuove funzionalità e i protocolli di sicurezza di WhatsApp. La decisione di Meta mira infatti a garantire una maggiore sicurezza e un’esperienza d’uso migliore

Modelli Samsung, Motorola, HTC, LG e Sony con oltre 10 anni

I modelli che non saranno più supportati dal 2025 includono Samsung Galaxy S3, Galaxy Note 2, Galaxy Ace 3, Galaxy S4 Mini, Motorola Moto G (1a Gen), Razr HD, Moto E 2014, HTC One X, One X+, Desire 500, Desire 601, LG Optimus G, Nexus 4, G2 Mini, L90, Sony Xperia Z, Xperia SP, Xperia T, Xperia V.

Questi dispositivi, ormai con almeno un decennio di vita, potrebbero ancora essere in uso come telefoni secondari o di riserva. Ma dal 2025 gli utenti di tali modelli dovranno cercare alternative per continuare a utilizzare i servizi di messaggistica.
Per gli utenti che desiderano salvaguardare le proprie conversazioni prima del ritiro del supporto, è essenziale effettuare un backup delle chat.

I passaggi per effettuare un backup dei messaggi

Come si fa un backup delle chat? Anzitutto aprire WhatsApp e accedere alle Impostazioni. Selezionare la voce ‘Chat’. Quindi, toccare ‘Backup delle chat’ e premere su ‘Esegui backup’ per salvare le conversazioni.

Questo backup poi può essere ripristinato su un nuovo dispositivo che supporta l’applicazione, riporta Adnkronos. Chi ha un device tra quelli ‘eliminati’ ha diverse opzioni per continuare a utilizzare la piattaforma. La prima consiste nell’aggiornare il sistema operativo. Ovviamente se il telefono lo consente.

Su Android, è sufficiente andare in ‘Impostazioni’, poi ‘Informazioni sul telefono’ e infine ‘Aggiornamenti di sistema’. Da qui si può verificare la disponibilità di una nuova versione.

Da maggio 2025 per iPhone5s, iPhone6 e 6Plus niente più aggiornamenti

Per gli utenti Apple il limite scatterà da maggio 2025, quando WhatsApp richiederà almeno iOS 15.1 per funzionare. Di conseguenza, gli iPhone5s, iPhone6 e 6Plus non riceveranno più aggiornamenti.

Anche per gli iPhone bisogna accedere alle ‘Impostazioni’, andare su ‘Generali’ e ‘Aggiornamento Software’.
Molti modelli però, riferisce Tecnoandroid, non possono essere aggiornati alle versioni richieste. In questi casi, potrebbe essere necessario acquistare uno smartphone più recente. 
Meta, con questa scelta, conferma il suo impegno nel mantenere l’applicazione al passo con gli standard tecnologici più avanzati. Prepararsi per tempo diventa quindi essenziale.

eSports: trend di mercato, abitudini di consumo, opportunità di business

Emerge dal nuovo Rapporto sugli eSports in Italia nel 2024, realizzato da Deloitte in collaborazione con IIDEA, che evidenzia una fase di transizione per il settore, con sfide non solo a livello globale, ma anche in Italia.

Gli operatori eSports italiani, ovvero, chi opera nel settore delle competizioni di videogiochi a livello agonistico e professionistico, generano ricavi principalmente da pubblicità (80%), consulenza (60%), creazione di contenuti e influencer marketing (60%), e biglietti per eventi (60%).

“Gli eSports in Italia offrono un panorama unico per i brand, con un pubblico giovane e aperto alla pubblicità, che apprezza gli abbonamenti e fa acquisti frequentemente”, afferma Kim Lachmann, Director Sport Business Group Deloitte.

I mercati più promettenti? Italia, Arabia Saudita, Svizzera

“Nonostante le recenti fluttuazioni – continua Lachmann -, i livelli di coinvolgimento rimangono elevati, posizionando gli eSports come un potente canale per attivazioni commerciali e connessioni durature.

Tuttavia, la trasformazione del settore sta aprendo nuove opportunità di innovazione. “Gli operatori si stanno adattando a nuovi modelli di business – aggiunge Thalita Malagò, Direttore Generale IIDEA -, sviluppando soluzioni creative per garantire una crescita sostenibile”.

Attualmente, le partnership commerciali si concentrano nei settori hardware, intrattenimento e sport, ma il potenziale di crescita in altre categorie merceologiche è significativo. E i mercati più promettenti, oltre all’Italia, sono Arabia Saudita e Svizzera.

Un pubblico in prevalenza maschile e under45

L’interesse verso il settore è alimentato dalla possibilità di interagire con un pubblico ricettivo e dalla mentalità aperta. 
La fanbase italiana degli eSports conta 7,3 milioni di spettatori che hanno fruito di contenuti online, in TV o a eventi live negli ultimi sei mesi.

Di questi, 3,3 milioni si definiscono spettatori abituali. Il pubblico è prevalentemente maschile (68%) e under45, con una forte presenza di Millennials (47%) e GenZ (19%). I fan risiedono principalmente in piccoli centri urbani, sono impiegati a tempo pieno e spesso hanno un background in economia e commercio.

Gli “hardcore fan” più propensi a spendere in prodotti correlati

Il Rapporto, inoltre, evidenzia una propensione all’acquisto da parte dei fan, particolarmente ricettivi alla pubblicità. Gli ‘hardcore fan’, coloro che dedicano più di 10 ore a settimana agli eSports, mostrano maggiore propensione alla spesa in prodotti correlati.

Quanto alla scelta dei contenuti, è guidata principalmente dal videogioco. YouTube Gaming (47%) e Twitch (43%) dominano il panorama delle piattaforme di streaming, seguite da Free TV (31%), Facebook Gaming (29%) e Pay TV (23%).
League of Legends e Valorant si confermano i titoli più redditizi, seguiti da EA Sports FC, Rocket League e Fortnite.

Collezionismo nel XXI secolo: che ruolo riveste la tecnologia?

Il collezionismo ha vissuto profonde trasformazioni nel XXI secolo, con l’emergere di nuovi modi di collezionare e categorie innovative. Una ricerca intitolata “21st Century Collecting”, realizzata da Catawiki e Hypebeast, ha esplorato le tendenze attuali e quelle future in questo campo.
Lo studio, condotto su oltre 4.500 persone tra i 18 e i 65 anni in Italia, Francia, Germania, Belgio e Paesi Bassi, mostra un crescente interesse per il collezionismo, con una spesa media che potrebbe aumentare del 30% nei prossimi 3-5 anni.

Il collezionismo in Italia: una passione che coinvolge 33 milioni di persone

In Italia, il collezionismo è particolarmente sentito, con 33 milioni di persone che si definiscono collezionisti, pari al 60% della popolazione. La Lombardia guida la classifica delle regioni con più collezionisti, seguita da Campania, Sicilia, Lazio e Veneto. Le categorie più apprezzate includono libri (49%), orologi (33%), gioielli (32%), fotografie (32%), e banconote e monete (32%).

Nel 2023, gli italiani hanno speso in media 1.381 euro per le loro collezioni, superando la spesa media per le vacanze estive. Questa cifra è destinata a crescere nei prossimi anni, con un incremento stimato del 37%, raggiungendo circa 1.892 euro. La Generazione X prevede di spendere ancora di più, con una media di 2.092 euro.

Collezionare per preservare e investire

La motivazione principale dietro il collezionismo è la conservazione degli oggetti per le generazioni future, dichiarata dal 36% degli intervistati. Il 68% dei collezionisti italiani verifica regolarmente il valore delle proprie collezioni, e il 32% ha intenzione di rivendere alcuni pezzi per aumentare il proprio reddito, con un interesse maggiore tra i giovani della Generazione Z.

Il collezionismo si declina in modi diversi a seconda dell’età: per la Gen Z è un mezzo per socializzare, i Millennials spendono di più per questa passione, mentre la Gen X è spinta dalla nostalgia. I Boomer, invece, lo considerano un’attività più privata, con una minor propensione alla vendita.

La tecnologia plasma il futuro del collezionismo

La tecnologia sta plasmando il futuro del collezionismo. Oggetti tecnologici del passato come vecchi telefoni, videogiochi e console sono sempre più ricercati, soprattutto in Italia, Francia e Belgio.

Inoltre, il 78% dei collezionisti italiani prevede che la tecnologia influenzerà significativamente il loro modo di interagire con le collezioni, mentre il 74% ritiene che le piattaforme di streaming cambieranno il mercato.
Con un forte legame culturale con il collezionismo, l’Italia si conferma leader in Europa, capace di coniugare tradizione e innovazione in un settore in costante evoluzione.

SambaSpy: cos’è il malware che fa paura agli italiani? 

Il Global Research and Analysis Team (GReAT) di Kaspersky ha individuato una campagna malware altamente sofisticata, progettata esclusivamente per colpire gli utenti italiani. Il malware, denominato SambaSpy, è un Remote Access Trojan (RAT) con funzionalità avanzate come la gestione del file system, il controllo della webcam, il furto di password e la gestione remota del desktop.

A differenza di altri malware che attaccano su scala globale, SambaSpy è progettato per infettare solo sistemi con la lingua impostata in italiano, aumentando l’efficacia dell’attacco nella regione.

Modalità di attacco

La campagna di infezione è iniziata a maggio 2024 e presenta due varianti di attacco. Una delle principali vie di distribuzione è tramite email di phishing, camuffata da comunicazione di una società immobiliare italiana. L’email invita a visualizzare una fattura, reindirizzando gli utenti a un servizio cloud italiano legittimo.
A questo punto, alcuni utenti vengono indirizzati a server dannosi, dove viene controllata la lingua del browser. Se il sistema utilizza Chrome, Edge o Firefox in italiano, viene avviato il download di un file PDF dannoso, che scarica il RAT SambaSpy sul dispositivo della vittima.

Cosa fa SambaSpy?

SambaSpy, sviluppato in Java e offuscato con Zelix KlassMaster, è un RAT completo e sofisticato. Tra le sue funzionalità principali ci sono:

  • Gestione del file system: Accesso e manipolazione dei file.
  • Controllo della webcam: Accesso non autorizzato alla videocamera.
  • Furto di password: Sottrazione di credenziali da browser come Chrome, Edge e Opera.
  • Gestione remota del desktop: Controllo a distanza del dispositivo.
  • Registrazione dei tasti: Intercettazione di tutto ciò che viene digitato.
  • Installazione di plugin aggiuntivi: Capacità di estendere le funzionalità in corso d’opera.

L’uso di strumenti come JNativeHook dimostra l’elevato livello di complessità della minaccia.

Collegamenti internazionali

Nonostante l’obiettivo principale sia l’Italia, i ricercatori di Kaspersky hanno identificato tracce che collegano l’attacco al Brasile. Nel codice del malware, molti messaggi di errore e commenti sono in portoghese brasiliano, suggerendo un’origine brasiliana del gruppo responsabile. Inoltre, infrastrutture simili sono state utilizzate in attacchi mirati in Brasile e Spagna, anche se con lievi differenze nei metodi di infezione.

Raccomandazioni di sicurezza

Per proteggere aziende e utenti, gli esperti consigliano di: evitare l’uso di remote desktop su reti pubbliche e utilizzare password forti; mantenere aggiornati i software; monitorare il traffico in uscita per individuare connessioni sospette; effettuare regolari backup dei dati e tenerli prontamente accessibili.

La formazione dei dipendenti è altrettanto fondamentale per prevenire attacchi, anche nel futuro, e garantire la sicurezza informatica delle aziende.

I baby gamer non sono al sicuro dai cybercriminali: attacchi aumentati del 30% 

Nei primi sei mesi del 2024, gli esperti di Kaspersky hanno osservato un incremento del 30% nel numero di utenti targetizzati dai criminali informatici, con i videogiochi per bambini come principale esca.

Il rapporto mostra che oltre 132.000 utenti sono stati presi di mira attraverso minacce camuffate da videogame popolari. Questa crescita preoccupa, in quanto i rischi per i giovani gamer stanno diventando sempre più evidenti.

Che minacce si nascondono nei videogiochi?

Kaspersky ha esaminato i rischi legati ai videogiochi per bambini tra il 1° luglio 2023 e il 30 giugno 2024. Durante questo periodo, le soluzioni di sicurezza hanno identificato oltre 6,6 milioni di tentativi di attacco mascherati da giochi per bambini.

Tra i 18 giochi analizzati, Minecraft, Roblox e Among Us sono risultati i più colpiti. I tentativi di attacco simulati da Minecraft hanno superato i 3 milioni, suggerendo che i criminali informatici sfruttano la popolarità di questi giochi e la diffusione di cheat e mod per distribuire malware.

Le ultime tendenze degli attacchi informatici

Gli esperti di Kaspersky attribuiscono l’aumento dei tassi di successo degli attacchi nel 2024 a nuove tendenze nel panorama delle minacce informatiche. I criminali informatici stanno lanciando attacchi più mirati, sfruttando momenti opportuni e schemi meno evidenti, piuttosto che attacchi generici.

Inoltre, l’uso crescente dell’intelligenza artificiale permette di automatizzare e personalizzare gli attacchi di phishing, rendendo più difficile per i giovani gamer riconoscerli. Nuovi kit di phishing e modelli di pagine falsificate sono costantemente creati e distribuiti sul dark web, aumentando la capacità degli aggressori di ingannare le loro vittime.

Occhio alla truffa

Una delle truffe più comuni riguarda la promessa di ottenere nuove skin per i personaggi dei giochi. Queste skin, che migliorano le abilità dei personaggi, sono particolarmente desiderabili quando rare. Kaspersky ha identificato truffe che sfruttano sia il nome di giochi popolari sia la notorietà di personaggi pubblici.

I truffatori utilizzano questi nomi per attirare l’attenzione dei giovani, chiedendo loro di inserire nome utente e password per ricevere skin false.

Come proteggere i più piccoli 

Per proteggere i bambini da queste minacce, gli esperti raccomandano di mettere in campo una serie di strategie. Innanzitutto i genitori devono spiegare apertamente i rischi online e stabilire regole chiare per l’uso di Internet. Dovrebbero poi aiutare i figli a creare password uniche e cambiarle regolarmente, a utilizzare sistemi di protezione, di parental control e a installare software di sicurezza affidabili e mantenerli aggiornati.