Italia, consumi stabili: l’analisi del secondo trimestre 2024

Nel secondo trimestre del 2024, la spesa dei consumatori italiani per i beni di largo consumo (FMCG) e per i prodotti tecnologici e durevoli (T&D) è rimasta sostanzialmente stabile, con un leggero calo dello 0,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Alcune categorie, come i prodotti per la cura degli animali, della persona, dei bambini e della casa, hanno continuato a registrare risultati positivi, mentre i dispositivi elettronici hanno mostrato qualche segnale di ripresa, nonostante una fase di difficoltà evidenziata negli  ultimi mesi.

L’Osservatorio dei Consumi: il barometro di NIQ

Il Barometro dei Consumi di NIQ (The NIQ Retail Spend Barometer) è uno strumento innovativo che combina i dati di NielsenIQ e GfK per monitorare l’andamento delle vendite di prodotti FMCG e T&D in Italia. Questo studio offre una panoramica dettagliata delle tendenze di acquisto dei consumatori, suddividendo le analisi per categoria e canale di vendita.
Pubblicato trimestralmente, il barometro fornisce informazioni preziose per comprendere come cambiano le priorità di spesa delle famiglie italiane.

Largo consumo: lieve rallentamento

Tra aprile e giugno 2024, il settore del largo consumo ha subito una leggera contrazione, con un calo del fatturato dello 0,1% rispetto allo stesso periodo del 2023, mantenendosi comunque sopra i 31 miliardi di euro. Nonostante la stabilità nelle vendite dei beni essenziali, alcune categorie hanno registrato crescite significative: il settore Fresh Food ha superato gli 11 miliardi di euro (+0,6%), mentre lo Snacking ha generato oltre 1 miliardo di euro (+1,1%).

I prodotti per la cura della persona e della casa hanno mostrato performance particolarmente positive, con crescite del 6,8% e del 3,9% rispettivamente. Anche il settore del petcare ha visto un aumento del 3,3%.
Al contrario, i settori Ambient Food e Dairy hanno registrato cali del 2,5% e del 2,6%, rispettivamente, influenzando negativamente il totale del fatturato.

Tecnologici e durevoli, si ferma la discesa  

Il mercato dei beni tecnologici e durevoli ha rallentato la sua discesa, con una diminuzione dello 0,7% nel secondo trimestre 2024, raggiungendo quasi 14,8 miliardi di euro.
Tra i settori in difficoltà, quello dei Technical Consumer Goods (TCG) ha segnato un calo del 4,5%, mentre il comparto del fai-da-te e degli elettrodomestici ha mostrato segnali positivi, con incrementi rispettivamente dello 0,9% e dello 0,7%.

Evoluzione dei comportamenti d’acquisto 

L’evoluzione del comportamento d’acquisto riflette una maggiore attenzione dei consumatori italiani verso una revisione delle spese, influenzata dall’andamento dei prezzi.
La collaborazione tra NielsenIQ e GfK permette una visione completa e integrata delle dinamiche di acquisto, offrendo ai decisori aziendali un quadro dettagliato e globale delle scelte dei consumatori, sia nei beni di largo consumo che in quelli tecnologici e durevoli.

SambaSpy: cos’è il malware che fa paura agli italiani? 

Il Global Research and Analysis Team (GReAT) di Kaspersky ha individuato una campagna malware altamente sofisticata, progettata esclusivamente per colpire gli utenti italiani. Il malware, denominato SambaSpy, è un Remote Access Trojan (RAT) con funzionalità avanzate come la gestione del file system, il controllo della webcam, il furto di password e la gestione remota del desktop.

A differenza di altri malware che attaccano su scala globale, SambaSpy è progettato per infettare solo sistemi con la lingua impostata in italiano, aumentando l’efficacia dell’attacco nella regione.

Modalità di attacco

La campagna di infezione è iniziata a maggio 2024 e presenta due varianti di attacco. Una delle principali vie di distribuzione è tramite email di phishing, camuffata da comunicazione di una società immobiliare italiana. L’email invita a visualizzare una fattura, reindirizzando gli utenti a un servizio cloud italiano legittimo.
A questo punto, alcuni utenti vengono indirizzati a server dannosi, dove viene controllata la lingua del browser. Se il sistema utilizza Chrome, Edge o Firefox in italiano, viene avviato il download di un file PDF dannoso, che scarica il RAT SambaSpy sul dispositivo della vittima.

Cosa fa SambaSpy?

SambaSpy, sviluppato in Java e offuscato con Zelix KlassMaster, è un RAT completo e sofisticato. Tra le sue funzionalità principali ci sono:

  • Gestione del file system: Accesso e manipolazione dei file.
  • Controllo della webcam: Accesso non autorizzato alla videocamera.
  • Furto di password: Sottrazione di credenziali da browser come Chrome, Edge e Opera.
  • Gestione remota del desktop: Controllo a distanza del dispositivo.
  • Registrazione dei tasti: Intercettazione di tutto ciò che viene digitato.
  • Installazione di plugin aggiuntivi: Capacità di estendere le funzionalità in corso d’opera.

L’uso di strumenti come JNativeHook dimostra l’elevato livello di complessità della minaccia.

Collegamenti internazionali

Nonostante l’obiettivo principale sia l’Italia, i ricercatori di Kaspersky hanno identificato tracce che collegano l’attacco al Brasile. Nel codice del malware, molti messaggi di errore e commenti sono in portoghese brasiliano, suggerendo un’origine brasiliana del gruppo responsabile. Inoltre, infrastrutture simili sono state utilizzate in attacchi mirati in Brasile e Spagna, anche se con lievi differenze nei metodi di infezione.

Raccomandazioni di sicurezza

Per proteggere aziende e utenti, gli esperti consigliano di: evitare l’uso di remote desktop su reti pubbliche e utilizzare password forti; mantenere aggiornati i software; monitorare il traffico in uscita per individuare connessioni sospette; effettuare regolari backup dei dati e tenerli prontamente accessibili.

La formazione dei dipendenti è altrettanto fondamentale per prevenire attacchi, anche nel futuro, e garantire la sicurezza informatica delle aziende.

I baby gamer non sono al sicuro dai cybercriminali: attacchi aumentati del 30% 

Nei primi sei mesi del 2024, gli esperti di Kaspersky hanno osservato un incremento del 30% nel numero di utenti targetizzati dai criminali informatici, con i videogiochi per bambini come principale esca.

Il rapporto mostra che oltre 132.000 utenti sono stati presi di mira attraverso minacce camuffate da videogame popolari. Questa crescita preoccupa, in quanto i rischi per i giovani gamer stanno diventando sempre più evidenti.

Che minacce si nascondono nei videogiochi?

Kaspersky ha esaminato i rischi legati ai videogiochi per bambini tra il 1° luglio 2023 e il 30 giugno 2024. Durante questo periodo, le soluzioni di sicurezza hanno identificato oltre 6,6 milioni di tentativi di attacco mascherati da giochi per bambini.

Tra i 18 giochi analizzati, Minecraft, Roblox e Among Us sono risultati i più colpiti. I tentativi di attacco simulati da Minecraft hanno superato i 3 milioni, suggerendo che i criminali informatici sfruttano la popolarità di questi giochi e la diffusione di cheat e mod per distribuire malware.

Le ultime tendenze degli attacchi informatici

Gli esperti di Kaspersky attribuiscono l’aumento dei tassi di successo degli attacchi nel 2024 a nuove tendenze nel panorama delle minacce informatiche. I criminali informatici stanno lanciando attacchi più mirati, sfruttando momenti opportuni e schemi meno evidenti, piuttosto che attacchi generici.

Inoltre, l’uso crescente dell’intelligenza artificiale permette di automatizzare e personalizzare gli attacchi di phishing, rendendo più difficile per i giovani gamer riconoscerli. Nuovi kit di phishing e modelli di pagine falsificate sono costantemente creati e distribuiti sul dark web, aumentando la capacità degli aggressori di ingannare le loro vittime.

Occhio alla truffa

Una delle truffe più comuni riguarda la promessa di ottenere nuove skin per i personaggi dei giochi. Queste skin, che migliorano le abilità dei personaggi, sono particolarmente desiderabili quando rare. Kaspersky ha identificato truffe che sfruttano sia il nome di giochi popolari sia la notorietà di personaggi pubblici.

I truffatori utilizzano questi nomi per attirare l’attenzione dei giovani, chiedendo loro di inserire nome utente e password per ricevere skin false.

Come proteggere i più piccoli 

Per proteggere i bambini da queste minacce, gli esperti raccomandano di mettere in campo una serie di strategie. Innanzitutto i genitori devono spiegare apertamente i rischi online e stabilire regole chiare per l’uso di Internet. Dovrebbero poi aiutare i figli a creare password uniche e cambiarle regolarmente, a utilizzare sistemi di protezione, di parental control e a installare software di sicurezza affidabili e mantenerli aggiornati.

Italiani e desiderio di benessere: ci si affida al medico, ma non solo 

Il benessere degli italiani si fonda sulla ricerca di un delicato equilibrio tra mente e corpo, un concetto che va oltre il semplice “stare bene” fisicamente per abbracciare anche il “sentirsi bene” a livello psicologico. Questo tema, sempre più centrale nella vita quotidiana, richiede oggi il supporto di nuove figure professionali specializzate.

È quanto emerge dalla survey BVA Doxa, realizzata per la IV edizione dell’Osservatorio “Change Lab, Italia 2030”, promosso da Groupama Assicurazioni, parte del Gruppo internazionale Groupama.

Salute e benessere: uno sguardo al 2030

L’Osservatorio, il cui obiettivo è individuare i principali trend che entro il 2030 cambieranno le abitudini di vita degli italiani, ha analizzato l’approccio della popolazione alla salute e al benessere. L’indagine, condotta ad aprile 2024 su un campione rappresentativo di 1.000 italiani tra i 18 e i 74 anni, ha evidenziato come per quasi un italiano su due (45%) la salute sia vista come un equilibrio complesso da raggiungere, che coinvolge non solo il corpo ma anche la mente.

La prevenzione: una priorità per gli italiani

La ricerca ha rivelato che più della metà della popolazione (52%) si dichiara soddisfatta del proprio stato di salute, sia fisico che mentale. Questo risultato riflette un’attenzione crescente verso la prevenzione: il 66% degli intervistati effettua periodicamente analisi del sangue e delle urine, il 47% si sottopone a screening di controllo e il 44% pratica regolarmente attività fisica.

Il ruolo del medico e delle nuove figure professionali

Solo il 16% degli italiani considera il medico di base come unico punto di riferimento per la salute. Il 36% degli intervistati, pur ritenendo il medico di famiglia una figura centrale, lo affianca ad altre competenze specialistiche. In effetti, il 88% degli italiani ha consultato medici specialisti negli ultimi anni, in particolare fisioterapisti, osteopati, massoterapisti (34%), nutrizionisti (27%) e psicologi (21%).

Sfide future e timori

Nonostante la fiducia nel sistema sanitario nazionale, gli intervistati indicano la necessità di migliorare l’accesso ai servizi sanitari digitali (60%) e l’assistenza nella rete scolastica (38%). Inoltre, il 35% desidera uno psicologo di base accanto al medico di famiglia.

Guardando al futuro, il 42% degli italiani teme di non poter accedere alle cure necessarie in caso di peggioramento delle condizioni di salute, un timore che spinge il 65% a considerare l’acquisto di un’assicurazione sanitaria.

Naso imperfetto? Come la rinoplastica può aiutarti

Il naso è il fulcro del viso, capace di definire l’armonia e l’equilibrio dei nostri lineamenti.

Non tutti però si sentono a proprio agio con la forma o le dimensioni del proprio naso, e si chiedono se esistano soluzioni per migliorarne l’aspetto.

La soluzione in questo caso esiste ed è la rinoplastica, un intervento chirurgico specializzato, che può offrire risultati sorprendenti per quanti desiderano modificare la forma del proprio naso.

Cos’è la rinoplastica e come può trasformare il tuo profilo

La rinoplastica è un intervento chirurgico che serve a modificare la forma e le dimensioni del naso.

Questo procedimento può correggere imperfezioni come gobbe, deviazioni del setto nasale, narici asimmetriche o punte troppo larghe o cadenti.

Il chirurgo plastico, attraverso tecniche all’avanguardia, può “modellare” il naso per ottenere un risultato armonioso che si integri perfettamente con il resto del viso.

La rinoplastica ad ogni modo non si limita solo all’aspetto estetico. In molti casi può anche migliorare la funzionalità respiratoria, risolvendo problemi come la difficoltà di respirazione causata da deviazioni del setto nasale.

I benefici psicologici di un naso armonioso

Avere un naso che si percepisce come “imperfetto” può influenzare notevolmente l’autostima e la sicurezza di una persona.

Molti pazienti riferiscono infatti di sentirsi più sicuri di sé dopo l’intervento, con un impatto positivo sulla loro vita sociale e professionale.

Un naso armonioso può cambiare la percezione che abbiamo di noi stessi, permettendoci di concentrarci meno sulle nostre presunte imperfezioni e più sulle nostre qualità.

Questo nuovo senso di fiducia può tradursi in una maggiore propensione a mettersi in gioco, a socializzare e a cogliere nuove opportunità.

È importante sottolineare che la decisione di sottoporsi ad una rinoplastica dovrebbe essere presa per se stessi, non per compiacere gli altri, e che la consulenza con uno psicologo può essere utile per risovlere eventuali dubbi o insicurezze.

Tecniche moderne per risultati naturali

Le tecniche di rinoplastica si sono evolute notevolmente negli ultimi anni, permettendo di ottenere risultati sempre più naturali e personalizzati.

I chirurghi plastici oggi utilizzano approcci meno invasivi che preservano la struttura del naso, garantendo risultati duraturi e armoniosi.

La rinoplastica “chiusa”, ad esempio, prevede incisioni all’interno delle narici, evitando cicatrici visibili.

La tecnica “aperta”, invece, offre una maggiore visibilità al chirurgo per modifiche più complesse.

L’uso di simulazioni 3D prima dell’intervento permette al paziente di visualizzare il risultato finale, facilitando la comunicazione con il chirurgo e assicurando che le aspettative siano realistiche.

Inoltre, l’impiego di tecniche di preservazione della cartilagine e dell’osso nasale consentono di mantenere la funzionalità respiratoria, garantendo non solo un miglioramento estetico ma anche funzionale.

Il percorso verso il naso dei tuoi sogni: dalla consultazione al recupero

Il viaggio verso un nuovo naso inizia con una consultazione approfondita con un chirurgo plastico qualificato.

Durante questo incontro, il paziente può esprimere le sue aspettative e richiedere il parere del medico.

Il chirurgo valuterà la struttura del naso del paziente, la qualità della pelle e l’armonia complessiva del viso per proporre il piano di trattamento più adatto.

L’intervento di rinoplastica dura generalmente da una a tre ore, sotto anestesia generale.

Il periodo di recupero varia da persona a persona, ma solitamente i pazienti possono tornare alle attività quotidiane dopo una o due settimane.

Il gonfiore post-operatorio si riduce gradualmente nei mesi successivi, rivelando del tutto il risultato finale.

È fondamentale seguire attentamente le istruzioni post-operatorie del chirurgo per garantire una guarigione ottimale e risultati duraturi.

Scegliere il chirurgo giusto: la chiave per risultati eccellenti

La scelta del chirurgo plastico è fondamentale per il successo dell’intervento di rinoplastica. Un professionista esperto e qualificato può fare la differenza tra un risultato soddisfacente e uno eccezionale.

Non esitare a chiedere di vedere foto del “prima e dopo” di pazienti precedenti e a leggere recensioni online.

Un buon chirurgo sarà in grado di spiegare chiaramente il procedimento, parlare di rischi e benefici e farti sentire a tuo agio durante il consulto.

Se vivi in Campania puoi prenotare un appuntamento con il Dott. Palomba, chirurgo estetico a Napoli, al numero 3203545183.

Ricorda che la rinoplastica è una procedura complessa che richiede non solo abilità tecniche ma anche un occhio artistico per creare risultati naturali e armonici.

Miti da sfatare sulla rinoplastica

Esistono molti miti e misconcezioni sulla rinoplastica che possono generare timori ingiustificati.

Uno dei più comuni è che l’intervento sia estremamente doloroso.

In realtà, la maggior parte dei pazienti riporta solo un lieve disagio post-operatorio, facilmente gestibile con antidolorifici.

Un altro mito è che la rinoplastica lasci cicatrici visibili: con le tecniche moderne, le cicatrici sono minime e spesso invisibili.

Molti temono anche che il risultato sia artificiale o “plastico”, ma un chirurgo esperto punta a risultati naturali che si armonizzano con il resto del viso.

C’è infine chi crede che la rinoplastica sia solo una questione estetica, ignorando i benefici funzionali che può apportare alla respirazione.

Comprendere la realtà dietro questi falsi miti può aiutare a prendere una decisione più informata e a affrontare l’intervento con maggiore serenità.

Bollette elettriche aumentate del 108% in quattro anni: perchè?

Tra il 2019 e il 2023, le bollette dell’energia elettrica sono aumentate del 108%, mentre quelle del gas del 72,1%. Altre tariffe esaminate dal report della CGIA di Mestre, come le forniture d’acqua (+13,2%), i servizi postali (+8,6%), il trasporto urbano (+6,3%), il trasporto ferroviario (+4,5%), i taxi (+3,9%), i rifiuti (+3,5%) e i pedaggi autostradali (+3,3%), hanno anch’esse subito incrementi, sebbene inferiori rispetto all’aumento del costo della vita, che è stato del 16,3% nello stesso periodo.

L’unica voce che ha registrato una diminuzione è stata quella dei servizi telefonici, con una contrazione dello 0,8%.

La situazione sta tornando alla normalità 

Dopo un periodo di forte aumento dei prezzi, specialmente tra la fine del 2021 e la primavera del 2023 a causa della ripartenza post Covid e della guerra tra Russia e Ucraina, la situazione sta tornando alla normalità. Tuttavia, rispetto al periodo pre-pandemico, le spese per le bollette di luce e gas sono ancora significativamente elevate. Attualmente, le tariffe monitorate dallo studio hanno un costo medio per le famiglie italiane di circa 2.900 euro all’anno, corrispondente al 12% della spesa familiare annua.

Rincari e riduzioni nell’ultimo anno

Nell’ultimo anno, la tendenza si è invertita. Tra il primo semestre del 2024 e lo stesso periodo del 2023, il costo delle bollette della luce è diminuito del 34,2% e quello del gas del 19,6%. Al contrario, quasi tutte le altre tariffe hanno registrato aumenti significativi, nonostante un’inflazione dello 0,9% nel primo semestre del 2024. Ad esempio, il trasporto ferroviario è aumentato del 7,5%, le bollette dell’acqua del 7%, i servizi postali del 4,9%, il trasporto urbano del 4,3%, i taxi del 2,6%, i rifiuti dell’1,7%, i pedaggi e i parchimetri del 2,1% e i servizi telefonici dello 0,5%.

Il Segretario della CGIA, Renato Mason, ha commentato: “Nell’ultimo anno le bollette di luce e gas hanno subito una drastica riduzione. Tuttavia, la crisi energetica del 2022 e del 2023 ha avuto un impatto significativo, soprattutto su artigiani e commercianti che hanno dovuto affrontare rincari sia per l’utenza domestica sia per le attività commerciali. Le grandi società energetiche, invece, nonostante il contributo di solidarietà previsto, hanno pagato meno del dovuto”.

Impatti economici e redistribuzione

La crisi energetica ha permesso alle maggiori società del settore di totalizzare 70 miliardi di euro di extraprofitti, principalmente a carico di famiglie e imprese. Per contrastare questa situazione, il Governo Draghi ha introdotto un prelievo straordinario, che ha garantito un gettito di 2,84 miliardi di euro, nonostante le aspettative fossero di 10,8 miliardi.
Successivamente, il contributo di solidarietà introdotto dal Governo Meloni ha permesso di incassare 3,4 miliardi di euro nel 2023, superando le previsioni iniziali di 2,6 miliardi.

Spesa media delle famiglie italiane

Nel 2022, le famiglie italiane hanno speso in media 2.906 euro per le tariffe monitorate, di cui 855 euro per l’energia elettrica, 787 euro per il gas, 667 euro per telefonia e internet, 238 euro per la raccolta rifiuti e 190 euro per l’acqua. Questi costi rappresentano il 12% della spesa familiare media annua, pari a poco più di 24.200 euro.

Lavoro, guadagno, tempo libero: generazioni a confronto

Emerge dalla ricerca ‘Rapporto tra generazioni nel mondo del lavoro’, realizzata da Heineken Italia e condotta da AstraRicerche: per gli italiani l’azienda ideale in cui lavorare è quella che garantisce più tempo libero per altre attività della vita (51,5%). Secondo lo studio, a dare più importanza al tempo libero sono soprattutto GenZ (20%) e Millennials (21%). 

In generale, al secondo posto gli italiani scelgono la possibilità di crescere e sviluppare competenze attraverso l’offerta formativa (40,7%), al terzo, la flessibilità nei tempi e nei luoghi di lavoro (40,5%).
Solo dopo, compare l’attenzione ai pacchetti welfare (34,5%), la parità di genere, diversità e inclusione (27,5%) e gli stipendi superiori alla media dei coetanei (27%).
In ultima posizione, guadagnare molto a fronte di molte ore lavorate (11%).

Per GenX e Boomers il posto fisso resta un’ambizione

Resta un’ambizione comune il posto fisso (43%), in particolare per GenX e Boomers, soprattutto in un’azienda di grandi dimensioni (37%) e dal respiro internazionale (35,5%).
Per tutte le generazioni, a ogni modo, è imprescindibile l’attenzione al lavoratore come ‘persona’.

Le generazioni preferite con cui lavorare sono la GenX (69,5%) e la GenY/Millennials (63%) per la condivisione di valori e (41%) e perché sanno rapportarsi meglio con i colleghi (31%).
La GenZ, apprezzata principalmente per il suo rapporto con la tecnologia (41%), per la creatività (39%), per avere meno pregiudizi (32%) si auto-sceglie nel 54% dei casi.

Con la GenZ si lavora meglio

La GenZ, infatti, è apprezzata anche dalle altre generazioni: per la capacità di dialogo/confronto (40%), la capacità di guardare avanti e avere una visione differente (41%) e le competenze digitali (47%).
Millennials e GenX sono preferiti invece per capacità di dialogo e di lavorare in gruppo (42% e 43%), mentre i Boomers hanno l’esperienza utile per apprendere il lavoro da svolgere (51%) e allo stesso tempo sono ‘quelli che ascoltano di più, capiscono le difficoltà e aiutano quando serve’ (29%).

Il rapporto tra persone di età molto diversa in azienda, appartenenti a diverse generazioni, è considerato un grande vantaggio quando viene raggiunto (68%), ma anche qualcosa difficile da ottenere (49%).

L’importanza di un rapporto intergenerazionale positivo in azienda

Come dare valore alle differenze generazionali? Anzitutto, riferisce Adnkronos, creando un ambiente inclusivo dove vengano valorizzate le diversità attraverso team eterogenei (42,8%) e gruppi di lavoro intergenerazionali (42,7%).

Tante sono infatti le opportunità di crescita e creazione di valore create dal rapporto intergenerazionale positivo in azienda: miglior clima aziendale grazie ai momenti di socialità, networking e attività di squadra (40%), eterogeneità di visione (39,5%), consolidamento delle competenze funzionali (38,5%), ma anche maggiore capacità di intercettare i bisogni delle diverse fasce di consumatori (38%) e maggiori competenze digitali per la popolazione aziendale (36,7%).

Lavoro e studio: il modello ibrido riduce il burnout

Il burnout è la sindrome derivante dallo stress cronico sul posto di lavoro. Ma esiste una soluzione. A quanto emerge da uno studio condotto da International Workplace Group (Iwg) su oltre 1.000 lavoratori ibridi il 75% di loro ha riportato una drastica riduzione dei sintomi da burnout dopo essere passati a un modello di lavoro ibrido, che prevede la ripartizione del tempo tra ufficio, spazi di coworking flessibili locali e la propria abitazione.

I dati della ricerca mostrano che il 72% dei lavoratori ha avuto episodi di burnout sul posto di lavoro prima di passare a un modello ibrido. E complessivamente, oltre due terzi degli intervistati (68%) hanno dichiarato che la loro salute fisica è migliorata.

L’importanza del work-life balance

Secondo lo studio, l’aumento del tempo libero ha portato a un migliore work-life balance (86%), a fare più esercizio fisico (54%), alla preparazione di pasti più salutari (58%) e a una migliore qualità del sonno (68%), fattori che contribuiscono a ridurre il rischio di burnout. 
I lavoratori hanno anche riferito di sentirsi meno esausti (79%), meno stressati (78%) e meno ansiosi (72%), con un’ampia maggioranza (86%) che ha affermato di affrontare meglio le giornate grazie al lavoro flessibile.

Considerato l’impatto positivo di questo modello sulla salute mentale e fisica dei dipendenti, non sorprende che per tre quarti degli intervistati (76%) il ritorno in ufficio cinque giorni a settimana influirebbe negativamente sul loro benessere.

L’impatto sulla produttività aziendale

Il 74% dei lavoratori ha dichiarato di essere più produttivo quando lavora in modo ibrido, e altrettanti (76%) hanno riferito di sentirsi più motivati. L’85% dei dipendenti ha inoltre affermato che il lavoro ibrido ha effettivamente migliorato la propria soddisfazione lavorativa.

Le opinioni degli HR leader confermano questi dati: per l’86% il lavoro ibrido è uno dei benefit più richiesti e aumenta la produttività dei dipendenti (85%).

Più felici e in salute, ma anche più produttivi e motivati

Ulteriore conferma arriva dalla ricerca condotta dalla Banca d’Inghilterra, dalla Stanford University, dal King’s College di Londra e l’Università di Nottingham, riporta Adnkronos, che ha rilevato come per ogni giorno lavorato in modo ibrido la produttività dell’azienda aumenta di circa 19 mila dollari.

“Il passaggio globale al lavoro ibrido porta non solo forti vantaggi finanziari e di produttività alle aziende e il miglioramento dell’equilibrio vita-lavoro dei dipendenti, ma anche significativi benefici per la salute fisica e mentale – commenta Mark Dixon, ceo di Iwg -. Le aziende devono tenere presente che offrendo la possibilità di lavorare in modo flessibile non solo avranno dipendenti più felici e in salute, ma anche più produttivi e motivati”.

Informazione: perchè i lettori globali sono preoccupati per le fake news?

Emerge dal Digital News Report 2024 dell’Istituto Reuters, condotto in 47 paesi: nell’anno in cui sono previsti importanti appuntamenti elettorali in tutto il mondo, con milioni di persone chiamate alle urne, sei persone su 10, il 59% (+3% su anno) sono allarmate dal fatto di non riuscire a distinguere tra le notizie i contenuti affidabili da quelli inaffidabili online. In particolare, sui social.

Soprattutto TikTok e X, ex Twitter, che in Regno Unito, Stati Uniti e Messico più che in altri paesi, “hanno ospitato disinformazione e teorie cospirazioniste sulla guerra a Gaza e sulla salute della principessa del Galles”, sottolinea il rapporto.

Cautela sull’uso dell’AI generativa

Il rapporto segnala poi una crescita generale di preoccupazione per le foto generate dall’Intelligenza artificiale e i video deepfake per quanto riguarda le cosiddette ‘hard news’, ovvero, quelle relative alla politica e la guerra.
Solo il 23% di intervistati negli Usa e il 15% in Europa è favorevole alla scrittura di notizie generate con l’AI e supervisionate dagli ‘umani’, mentre più disponibilità viene data a notizie scritte dai giornalisti con un aiuto dell’AI generativa. In questo caso, è favorevole il 42% in Usa e il 33% in Europa.

“C’è più apertura nell’uso dell’AI generativa per la copertura di argomenti come lo sport e l’intrattenimento e per attività più di routine e secondarie, come la trascrizione e la traduzione, ma non nel sostituire i giornalisti”, spiega l’analisi.

Contenuti video: una sfida per gli editori

I contenuti video stanno diventando una fonte sempre più importante per le notizie online, soprattutto tra i più giovani.
Il 66% delle persone accede a brevi video di notizie ogni settimana, mentre i formati più lunghi ne attirano circa il 51%. La fruizione avviene sulle piattaforme online (72%) piuttosto che sui siti degli editori (22%), aumentando le sfide legate alla monetizzazione.

“I video offrono un’ampia gamma di contenuti, ma molte redazioni tradizionali sono ancora radicate in una cultura basata sul testo, e gli editori sono riluttanti perché i conti non quadrano”, commenta Nic Newman, autore del rapporto.

Ascesa o declino delle news sui social?

La ricerca rileva inoltre che gli utenti di TikTok, Instagram e Snapchat tendono a prestare maggiore attenzione a influencer e celebrities piuttosto che ai giornalisti, mentre su Facebook e X  hanno ancora appeal le testate giornalistiche.

In molti paesi, però, si registra un declino per la fruizione delle news sui social tradizionali come Facebook (37%, -4% su anno) e X (10%), che investono più sui creatori di contenuti. Anche YouTube (31%), WhatsApp (21%) e TikTok (13%), riferisce Ansa, vengono usati per la fruizione delle news.
I podcast di notizie attraggono giovani e persone più istruite, ma costituiscono un’attività minoritaria. In un paniere di 20 paesi, un terzo (35%) delle persone accede mensilmente a un podcast.

Cambiamento climatico: per gli italiani il governo non fa abbastanza

Il 41% dei cittadini a livello globale ritiene che il comportamento umano è il principale responsabile del riscaldamento globale, con le donne (44%) più propense degli uomini (37%) a sostenere questa opinione.
È quanto ha rilevato WIN – Worldwide Independent Network, l’associazione mondiale indipendente di ricerca di mercato e sondaggi, che in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente dello scorso 5 giugno ha reso pubblici i risultati dello studio annuale sul Climate Change. Lo studio ha coinvolto circa 34 mila persone in 39 paesi.

Dal focus sull’Italia, realizzato da BVA Doxa per WIN, è emerso che gli italiani attribuiscono la principale causa del riscaldamento globale all’industria e al mondo produttivo. Ma secondo gli italiani governo e istituzioni potrebbero fare di più per contrastare il fenomeno.

A livello globale cresce la fiducia nei governi

Che ruolo assume quindi il governo in questo contesto? Se poco più di un terzo degli italiani ritiene che le istituzioni preposte stiano attuando misure utili per l’ambiente, solo il 5% si dichiara molto d’accordo che i governi stiano facendo abbastanza. Non la pensa così il 60% degli intervistati in Italia, per i quali i governi non stanno facendo abbastanza.

A livello globale, però, la fiducia negli organismi governativi che intraprendono azioni necessarie per la tutela dell’ambiente è salita dal 39% nel 2023 al 44% nel 2024, con gli uomini (46%) più fiduciosi delle donne (41%).

Quali comportamenti individuali adottare?

Tornando ai dati italiani, il 30% dei nostri connazionali ritiene che i comportamenti delle persone rappresentino una causa significativa del cambiamento climatico.

Il 74% conferma la sua disponibilità ad adottare comportamenti di riciclo e riutilizzo, mentre altre azioni includono la rinuncia alla fast fashion (31%), la riduzione dell’uso dell’auto (24%), l’acquisto di prodotti bio (20%) e la riduzione dei viaggi aerei (18%).
A livello globale, il 64% delle persone preferisce il riciclaggio come best practice da adottare per contrastare il fenomeno, e il 29% rinuncia all’acquisto di prodotti di fast fashion.

È il momento di agire con decisione

Se le opinioni e le azioni a contrasto del cambiamento climatico variano ampiamente tra gli intervistati dei diversi Paesi, evidenziando la necessità di approcci diversificati e mirati per affrontare questa sfida globale, dalla ricerca emerge però chiaramente una richiesta forte e pressante da parte dei cittadini nei confronti delle istituzioni.

In particolare, i cittadini chiedono politiche più efficaci, investimenti in energie rinnovabili, incentivi per comportamenti sostenibili e una maggiore trasparenza sulle azioni intraprese.
Insomma, è arrivato il momento di agire con decisione per la salvaguardia dell’ambiente.