Decreto Autovelox: quali sono le nuove regole?

“L’autovelox che salva le vite, sì, l’autovelox come nuova tassa per chi va a lavorare no”: così afferma Matteo Salvini durante la puntata di Quarta Repubblica su Rete 4. Con il decreto che regola gli autovelox, voluto dal ministro delle Infrastrutture e dei trasporti , si “mette fine alla giungla delle migliaia di autovelox selvaggi in tutta Italia”, scrive su X Salvini.

In pratica, l’autovelox dove ci sono incidenti, dove c’è una scuola, un asilo nido, una casa di riposo, un ospedale, una strada stretta è sacrosanto, ma “l’anarchia dell’autovelox ovunque, magari mezzo nascosto per fregare l’automobilista, non sarà più possibile – aggiunge il ministro -. Mettiamo un po’ di ordine, perché l’Italia non può avere da sola il 10% degli autovelox di tutto il mondo”. 

Per la prima volta viene fissata la distanza minima tra un dispositivo e l’altro 

“I rilevatori di velocità saranno installati solo per prevenire incidenti, basta fare cassa sulla pelle degli automobilisti”, aggiunge Salvini. Gli autovelox dovranno essere segnalati in anticipo, 1.000 metri sulle strade extraurbane, 200 sulle strade urbane a scorrimento e 75 sulle altre strade.

La scelta dei tratti di strada sui quali collocare i dispositivi va individuata con provvedimento del prefetto, e selezionata in base a un elevato livello di incidentalità, documentata impossibilità o difficoltà di procedere alla contestazione immediata sulla base delle condizioni strutturali.
Inoltre, viene fissata per la prima volta la distanza minima che deve intercorrere tra un dispositivo e l’altro (progressiva per tipo di strada) in modo da evitarne la proliferazione.

Tipo di strada e limiti velocità: dove utilizzare il radar e dove no

La velocità massima individuata dai dispositivi non deve essere inferiore di oltre 20 km/h rispetto a quella massima generalizzata. Ad esempio, sulle strade extraurbane principali, dove è previsto un limite di 110 km/h, “il dispositivo può essere utilizzato solo se il limite di velocità è fissato ad almeno 90 km/h, ma non per limiti inferiori”. E non si potranno utilizzare dove esiste un limite di velocità eccessivamente ridotto (inferiore a 50 km/h nelle strade urbane).

Il decreto precisa che l’utilizzo di dispositivi a bordo di un veicolo in movimento è consentito solo se c’è la contestazione immediata, altrimenti dovranno essere scelte postazioni debitamente visibili.

“Tutte le multe fatte da autovelox a partire dal 18 aprile sono impugnabili”

“Sicuramente il decreto introduce novità legislative favorevoli all’utente della strada, così come annunciato dai suoi promotori – commenta all’Adnkronos l’avvocato Massimiliano Baroni -. La cosa più grave, tuttavia, è che nel redigere questo decreto non si siano minimamente pronunciati sulla questione dell’omologazione, dopo che ad aprile una sentenza della Cassazione ha stabilito che, se gli autovelox non sono muniti di decreto di omologazione emesso dal ministero dei Trasporti, i dati che hanno rilevato sono inutilizzabili perché inattendibili. In Italia non esistono infatti autovelox omologati, ma solo approvati, e tutte le multe fatte da autovelox a partire dal 18 aprile sono impugnabili. E si vince”.

Caffè: un’esperienza che va oltre il gusto

Tra i prodotti agroalimentari italiani più esportati nel 2023, con un giro d’affari di 2,259 miliardi di euro (+6,8% sul 2022), il caffè è uno dei settori industriali storicamente più legati al nostro know-how., e la quasi totalità degli abitanti del Belpaese conferma il legame indissolubile con questa bevanda.
Secondo la nuova indagine realizzata da AstraRicerche per Consorzio Promozione Caffè (‘Se è italiano… si sente! – Gli Italiani e il Caffè’,) uno degli aspetti che gli italiani apprezzano di più è la ritualità di un’abitudine che scandisce i diversi momenti della giornata (92%). Ma anche le occasioni di convivialità, soprattutto per chi ha tra 25 e 34 anni (95%).

Oltre a essere considerato come una ‘sveglia’ (91%), il caffè è anche un momento d’incontro (92%), e un gesto d’amore rivolto alle persone a cui lo offriamo (91%). Non meno importante il concetto di tradizione (92%) e la precisa gestualità nella preparazione (91%) e nel berlo (90%).

Un simbolo dell’italianità nel mondo: l’espresso 

Molto apprezzata dai più giovani anche la varietà offerta in termini di miscele e tipologie (91% 25-34enni, 89% media intervistati).
Se la qualità del caffè è ben rappresentata da marchi celebri (92%) e piccole torrefazioni (87%), il caffè è considerato un mix straordinario di tradizione e creatività (91%) che rappresenta il ‘saper fare italiano’ (89%).

Inoltre, gli italiani, amano trovarlo all’estero mentre viaggiano (89%) e sono convinti di poterlo riconoscere anche a occhi chiusi (81%).
Ma soprattutto, sono convinti che contribuisca a creare un’immagine positiva dell’Italia nel mondo (89%) e a esportare il nostro modo di intendere il caffè (83%).
Ma qual è il simbolo del caffè italiano per gli stranieri? Non c’è dubbio, l’espresso (61%) e quello della moka (22%).

Un viaggio multisensoriale

Per gli italiani bere un caffè è un’esperienza capace di coinvolgere tutti e cinque i sensi (70%). Anzi, è un vero e proprio viaggio sensoriale del coffee lover, che segue tappe molto precise e inizia con l’olfatto.

L’aspetto più apprezzato, infatti, è il profumo del caffè appena fatto (91%), della miscela o dei chicchi appena tostati (88%). Arriva quindi il gusto, inteso come sapore (89%) e calore (84%), apprezzato anche a livello tattile (81%), seguito dall’udito, con il borbottio della moka (84%) che supera il suono della macchina del bar (68%).
Ultima tappa, la vista, in particolare quando si tratta di giudicare l’aspetto finale del caffè e dei suoi ‘fratelli’, come cappuccino o caffè macchiato (83%).

La gestualità che anticipa la degustazione

Fondamentale è la cura nella presentazione (82%), e non meno importanti, la precisione nel dosarlo e l’attesa nel vederlo salire nella moka o scendere dalla macchina del bar (78%).

A circa 7 italiani su 10, inoltre, piace macinarlo personalmente e apprezzano l’attenzione di alcuni baristi nello scaldare la tazzina, oppure la velocità della macchina a capsule o cialde. Ma ci sono anche modalità più di nicchia, come la cuccuma napoletana, il caffè turco non filtrato o l’alambicco di vetro.

Consumi: rallenta il mercato elettronica ed è allarme illegalità

Le preoccupazioni legate all’inflazione e alle incertezze economiche pesano ancora sulle scelte dei consumatori europei. In Italia, il settore Tech&Durables ha chiuso il 2023 con una flessione del fatturato del -6,4%, per un giro d’affari complessivo di 16 miliardi di euro. Il trend è leggermente più negativo se si analizzano i volumi venduti, dove il calo è stato del -7,3% rispetto al 2022. 

In questo panorama frammentato, dove il Social Commerce, l’attività di vendita tramite social network, offre molti spazi di manovra a operatori senza scrupoli.
“E’ fondamentale adottare strategie mirate e differenziate per i diversi segmenti di consumatori, considerando anche la loro evoluzione futura”, si legge in una nota di Aggiornamento 2024 del Rapporto della Federazione Optime – Osservatorio per la Tutela del Mercato dell’Elettronica in Italia, presentata alla Camera dei Deputati.

Si moltiplicano gli influencer, moderni imbonitori

Nonostante le difficoltà economiche di molte famiglie, i prodotti di elettronica, soprattutto TV e smartphone, restano in cima ai desideri degli italiani. È quindi caccia all’affare incredibile, il prezzo pazzo, un terreno fertile per gli influencer, moderni imbonitori che si propongono come risposta ‘popolare’ alle grandi imprese.

Non è stato possibile per Optime verificare la natura di queste capacità commerciali, ma è impossibile che imprese locali di piccole dimensioni possano avere da parte dei propri fornitori prezzi all’ingrosso anche del 30% più favorevoli rispetto a realtà a dimensione nazionale e internazionale.

Piattaforme “irresponsabili”

L’Osservatorio Optime richiama le principali piattaforme di intermediazione online a una più attenta selezione dei partner commerciali, al contempo, rileva come il Settore dell’Elettronica italiano abbia innalzato e portato agli standard europei il livello di conformità alle norme che disciplinano il settore.

Ad esempio, è ormai perfetta la gestione degli oneri di consegna ed esposizione concernenti le Etichette Energetiche, Un argomento su cui APPLiA Italia Confindustria ha dedicato un grande impegno, e su cui si sta lavorando a livello europeo di concerto con la Commissione Ue per un ampliamento dei contenuti e e la considerazione di altri parametri di sostenibilità dei prodotti.

La nuova normativa UE

Anche la nuova normativa europea in tema di Promozioni, entrata in vigore nel mese di luglio 2023, ha avuto una applicazione immediata ed è sostanzialmente esente da problemi in ordine ai cosiddetti annunci di riduzione di prezzo.

Grazie a questa direttiva, e alla sua ricezione in Italia, oggi i consumatori possono comprendere con maggiore chiarezza quanto il prodotto acquistato sia stato scontato rispetto al prezzo più basso praticato nei trenta giorni precedenti, o se i due prezzi mostrati siano una comparazione tra prezzo consigliato e prezzo attuale. 

Mercato del lavoro, cresce più al Sud che al Nord

Il mercato del lavoro italiano sta attraversando un periodo estremamente positivo, caratterizzato da un record storico di occupati e un aumento significativo dei contratti a tempo indeterminato, insieme a un incremento del personale altamente qualificato.

Oltre 23 milioni di occupati nel 2023

Nel 2023, il numero degli occupati ha raggiunto quota 23,6 milioni, registrando un aumento di 471 mila unità rispetto al periodo pre-Covid. Di questi, 213 mila posti riguardano il Mezzogiorno, che ha evidenziato il maggior incremento percentuale del Paese (+3,5%). Le previsioni indicano un ulteriore aumento, con un prossimo picco di 24 milioni di addetti entro il 2025. Lo riferisce uno studio della CGIA di Mestre.

L’84% dei lavoratori dipendenti ha un contratto a tempo indeterminato

L’84% dei lavoratori dipendenti ha un contratto a tempo indeterminato, con un incremento di 742 mila unità rispetto al periodo pre-pandemico (+5%). Inoltre, il numero di lavoratori altamente specializzati è aumentato del 5,8% nell’ultimo anno, rappresentando il 96,5% dei nuovi posti di lavoro creati nel 2023.Rispetto al 2019 la variazione rimane positiva (+2,3 per cento), ma più contenuta rispetto all’anno precedente (+192 mila) con una incidenza del 40,7% sui nuovi posti di lavoro creati in questo ultimo quadriennio.

Le criticità strutturali

Nonostante questi risultati positivi, persistono alcune criticità nel mercato del lavoro italiano. Il basso tasso di occupazione rimane una sfida significativa, con l’Italia fanalino di coda tra i Paesi dell’Area dell’Euro, registrando solo il 61,5% di occupazione rispetto alla media del 70,1% dell’Eurozona.

Non va trascurato nemmeno il trend registrato dai lavoratori autonomi; rispetto al 2019 sono scesi di 223 mila unità (-4,2 per cento), nonostante nell’ultimo anno ci sia stato un leggero segnale di ripresa pari +62 mila unità (+1,3 per cento). Senza contare che, purtroppo, contiamo storicamente su livelli retributivi mediamente più bassi degli altri Paesi dell’UE, a causa di un livello di produttività del lavoro molto basso, di un tasso dei NEET elevatissimo e di un tasso occupazionale relativo alle donne più contenuto di tutta Europa. 

Puglia campionessa di occupazione 

Le regioni del Mezzogiorno hanno registrato incrementi occupazionali significativi, con la Puglia in testa con un aumento del 6,3% rispetto al 2019. Tuttavia, non tutte le province del Sud hanno beneficiato di questo trend positivo, con alcune province della Sardegna, della Sicilia e delle Marche che hanno registrato una contrazione occupazionale.

In sintesi, mentre il mercato del lavoro italiano mostra segni di crescita e miglioramento, rimangono sfide importanti da affrontare per garantire un’occupazione stabile e di qualità su tutto il territorio nazionale.

Genitori: il nuovo protagonismo dei papà italiani

In occasione della Festa del papà è stata rilasciata l’ultima edizione dell’Osservatorio Eumetra Parents (and Grandparents), che offre una fotografia dei padri italiani oggi, tra preoccupazioni, aspirazioni e cambiamento del proprio ruolo all’interno della famiglia moderna. 

Di fatto, il 77% dei papà italiani è preoccupato per il futuro, con un picco di ansia (85%) tra coloro che hanno figli tra 0 e 3 anni. La principale fonte di preoccupazione è il tema economico, con un occhio particolare al rialzo dei prezzi (56%) e all’andamento dell’economia italiana (41%), seguiti dal cambiamento climatico (39%). 
E sebbene il 61% dei papà indichi una stabilità delle entrate, il 51% riferisce una diminuzione dei risparmi della famiglia.

Desiderio di maggior protagonismo nella famiglia

“Il nostro Osservatorio – sottolinea Matteo Lucchi, ceo Eumetra – mette in luce un chiaro cambiamento all’interno delle dinamiche famigliari. I papà mostrano un maggior desiderio di protagonismo, anche nelle scelte o attività di cura quotidiana dei figli”.
Sebbene l’81% dei papà consideri il lavoro come chiave per la realizzazione personale, lo studio mostra come una percentuale non altrettanto elevata ritenga il proprio ruolo nella famiglia già sufficiente a questo scopo.

Il 91% pone i figli al primo posto, l’82% si sente realizzato come genitore, ma il 61% si sente sotto pressione o stressato. Nonostante ciò, quasi la metà dei papà si assegnerebbe un voto eccellente come genitore (tra 8 e 10), con una media complessiva di 7,4. Ancora: l’82% afferma di non annoiarsi mai con i propri figli e il 74% impone regole rigorose.

Conciliare lavoro e vita privata

La questione di una maggiore conciliazione tra lavoro e genitorialità è sentita anche tra i papà, con il 39% che richiede maggiori supporti familiari e il 31% che riconosce la necessità di compromessi.

Come incentivo a un maggiore sviluppo della genitorialità tra le giovani generazioni, i papà mettono al primo posto un lavoro stabile e sicuro (24%), seguito da uno stipendio adeguato (22%), con solo il 16% che considera cruciale il sostegno economico dello Stato (tuttavia, il 52% lo giudica sufficiente).

La genitorialità di oggi tra smartphone e questioni di genere

Sulle questioni di genere, il 61% sostiene che sia giusto acquistare oggetti ‘appropriati’ per bambine e bambini, mentre l’uso di smartphone e tablet come supporto nel gestire i figli è una realtà per il 53% dei papà.
La gestione quotidiana della casa vede un impegno equo del 51% dei padri, con un 69% che condivide decisioni e responsabilità con la madre.

Per quanto riguarda gli acquisti, c’è una divisione dei compiti: alimentazione (66%), puericultura pesante (75%), giochi (78%), materiale scolastico (66%), farmaci (72%) e vacanze (75%).
Inoltre, l’81% dei papà parla o parlerà di sostenibilità con i figli, l’83% di inclusione e diversità e il 31% effettua acquisti tenendo conto della sostenibilità del prodotto.

Made in Italy: +48% di export dal 2015

Lo ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso durante la presentazione della giornata del Made in Italy: tra il 2015 e il 2023 le esportazioni italiane sono aumentate in valore del 48%. E ora il nostro Paese è il quinto a livello globale per le esportazioni, superando nella classifica la Corea del Sud.

Il ministro Urso ha definito i prodotti italiani “belli, buoni, ben fatti e anche sostenibili”, ribadendo la qualità italiana nei cosiddetti settori delle quattro A, ovvero, alimentare, abbigliamento, arredo e automazione.
E dal 5 al 25 aprile saranno circa 300 le iniziative organizzate in tutta Italia per celebrare la giornata del Made in Italy, giornata che si è scelto di celebrare il 15 aprile, data della nascita di Leonardo Da Vinci.

“Non un modello di produzione, ma un modello di vita”

“Il Made in Italy – ha affermato il ministro Urso – non è un modello di produzione ma un modello di vita. L’eccellenza della nostra produzione si identifica nelle quattro I che sostengono il nostro modello, che corrispondono all’Identità, la riconoscibilità dei manufatti italiani nel mondo, l’Innovazione, alla quale sono dedicate una grande quantità di risorse del PNNR, l’Istruzione e l’Internazionalizzazione”.

A proposito dell’istruzione, il ministro ha ricordato l’importanza delle competenze dei lavoratori delle imprese italiane, che spinge “chi acquista le nostre imprese a continuare a produrre nel nostro Paese”. 

In un anno migliorano output, ordini e occupazione

L’indice Pmi manifatturiero dell’Italia torna a segnalare crescita dopo un anno, con una lieve espansione sia degli ordini sia della produzione. L’indice Hcob Italy Manufacturing Purchasing Managers Index a marzo è risultato pari a 50,4, in crescita rispetto a 48,7 di febbraio.
Un risultato che conferma come per la prima volta dal marzo 2023 l’indice torni sopra la soglia dei 50 punti, quella che separa la contrazione dall’espansione dell’attività manifatturiera.

Il miglioramento dell’indice riflette, oltre ad output e ordini, questi ultimi in rialzo dopo un anno, il miglioramento nelle condizioni di occupazione, mentre un freno al Pmi arriva dagli acquisti, dal momento che le imprese stanno continuando a ricorrere alle scorte.

“Il settore manifatturiero italiano può tirare un sospiro di sollievo”

Il lieve miglioramento delle vendite totali a marzo, riferisce Ansa, deriva in larga parte dalla domanda da parte di clienti ‘domestici’, mentre la domanda dall’estero è in lieve calo.
“Il settore manifatturiero italiano può tirare un sospiro di sollievo”, ha commentato Tariq Kamal Chaudhry, economista della Hamburg Commercial Bank che elabora l’indice in collaborazione con S&P Global.

“Dopo quasi un anno di difficoltà il Pmi Hcob è uscito dalla zona di contrazione, e con un valore di 50,4 l’Italia si unisce alla Spagna come seconda, fra le quattro maggiori economie europee, nel registrare espansione – ha spiegato Tariq Kama Chaudhry -. La produzione ha visto un salto significativo rispetto ai mesi precedenti”.

Salute mentale, un problema diffuso in tutto il mondo

La salute mentale continua a essere un tema delicatissimo su scala globale. Un dato rappresentativo dell’entità del fenomeno: il 32% della popolazione mondiale segnala disturbi mentali, con un aumento di 5 punti percentuali rispetto al 2022. In Italia, sebbene la quota sia inferiore (28%), si registra un incremento di 6 punti rispetto all’anno precedente. Questi sono i risultati della quarta edizione del Mind Health Report condotta da Ipsos per AXA in 16 Paesi, incluso l’Italia.

La consapevolezza sul tema è ancora scarsa

In questo contesto, un ulteriore elemento di preoccupazione è la scarsa consapevolezza sull’argomento e soprattutto un crescente ricorso all’autodiagnosi e all’autogestione. I problemi legati al benessere mentale correlati al lavoro stanno raggiungendo livelli critici. Eppure, nella percezione generale, il lavoro non è ritenuto la principale causa di tali difficoltà.

In Italia, c’è ancora molto da fare per quanto riguarda il supporto e le soluzioni per la salute mentale sul luogo di lavoro. Per il 50% dei lavoratori, le risposte offerte in tema di salute mentale influenzano positivamente la decisione di rimanere in azienda.

Cosa accade in Italia

La preoccupazione per la salute mentale persiste sia a livello globale sia nazionale. In Italia, nel corso degli ultimi 12 mesi, il 28% dei nostri connazionali ha sperimentato una qualche forma di malessere o disturbo mentale, con un aumento del 6% rispetto all’anno precedente. L’ansia è il disturbo più comune (14%), seguita dalla depressione (12%).

Il 44% degli italiani sceglie di autogestire i disturbi relativi al benessere mentale, un trend in aumento del 7% rispetto al 2022. Tuttavia, un terzo delle persone potenzialmente sofferenti di depressione, ansia o stress non ha consultato un medico quest’anno.

Salute mentale sul luogo di lavoro

A livello globale, le difficoltà mentali sono principalmente attribuite a ragioni personali anziché professionali, ma in Italia il 76% dei lavoratori manifesta almeno un disturbo correlato al lavoro. Il disimpegno sul lavoro è uno dei segnali critici che le aziende dovrebbero prendere in considerazione.

Più della metà dei lavoratori italiani ritiene che le aziende non si preoccupino della salute mentale dei dipendenti, e un terzo è insoddisfatto delle azioni intraprese. Tra le maggiori richieste, una giornata dedicata al benessere mentale e consulti specialistici esterni, guardati con particolare interesse soprattutto dalle donne e dai giovani (18-24). Il supporto offerto in tema di salute mentale impatta comunque positivamente sulla decisione di rimanere in azienda: la pensa così il 50% degli italiani, soprattutto giovani (71% nella fascia 18-24 anni).

AI: l’Europa approva la regolamentazione. Cosa cambia?

Una decisione che fa seguito a dibattiti intensi iniziati nel 2021, culminata in una normativa che stabilisce regole stringenti per l’uso dell’Intelligenza artificiale, benché alcune delle proposte più severe siano state mitigate da compromessi dell’ultimo minuto.
Con 523 voti favorevoli l’Atto sull’Intelligenza artificiale dell’Unione Europea, l’AI Act, è stato ufficialmente adottato.

Il via libera dal Parlamento Europeo alla normativa sull’AI segna un punto di svolta per il controllo di questa tecnologia. La normativa cerca di bilanciare la promozione dell’innovazione tecnologica con la tutela dei diritti civili e la protezione dei consumatori, ponendo la UE come ‘leader’ nella regolamentazione dell’Intelligenza artificiale a livello mondiale.

No a sistemi per la sorveglianza di massa sì a restrizioni dei sistemi ‘ad alto rischio’

L’AI Act mira a proibire sistemi basati su AI per la sorveglianza pubblica di massa e impone restrizioni su sistemi ritenuti ‘ad alto rischio’ per la società, tra cui quelli applicati a infrastrutture critiche, educazione e formazione professionale, e sistemi di applicazione della legge.
La normativa è stata oggetto di dibattito non solo per le sue implicazioni all’interno dell’Unione ma anche per il suo potenziale impatto a livello globale, sollevando preoccupazioni tra le big tech negli Stati Uniti come OpenAI, Microsoft, Google e Meta.

Nonostante le critiche da parte di alcuni stati membri o figure politiche come il presidente francese Emmanuel Macron, che temono possa ostacolare l’innovazione, l’AI Act rappresenta un passo significativo verso la creazione di un quadro regolamentare equilibrato, riporta Adnkronos.

“Un modello di sviluppo che metta l’essere umano davvero al centro”

“Siamo molto soddisfatti del risultato e dell’ampia maggioranza raggiunta – commenta Brando Benifei, relatore all’Eurocamera per l’AI Act e capodelegazione del Pd al Parlamento europeo – ora bisogna concentrarsi sull’attuazione, sugli investimenti, sulla condivisione delle capacità dei supercomputer e sul lavoro con i partner internazionali, per affermare un nostro modello di sviluppo dell’AI che metta l’essere umano davvero al centro”. 

Ora spetta agli Stati membri istituire agenzie nazionali di supervisione

I sistemi considerati ad alto rischio saranno soggetti a regole severe che si applicheranno prima del loro ingresso nel mercato della UE.
Le norme generali sull’AI si applicheranno un anno dopo l’entrata in vigore, nel maggio 2025, e gli obblighi per i sistemi ad alto rischio in tre anni, sotto la supervisione delle autorità nazionali, supportate dall’ufficio creato ad hoc della Commissione europea.

Spetta ora agli Stati membri istituire agenzie nazionali di supervisione. Un portavoce della Commissione ha dichiarato a Euronews che i Paesi hanno 12 mesi di tempo per nominare gli organi di controllo.

Work-life balance e genitori al lavoro: aumentano le dimissioni 

Dall’ultimo rapporto realizzato dal Censis emerge che i lavoratori italiani (80%) esprimono il proprio disappunto riguardo il sacrificio degli interessi personali richiesto in passato dal lavoro a discapito del proprio benessere.
E secondo una ricerca pubblicata su People Management nell’ultimo anno il 46% dei genitori ha lasciato il proprio lavoro o sta prendendo in seria considerazione le dimissioni.

Un dato confermato anche in Italia, dove, stando a quanto riporta l’Ispettorato del Lavoro, sono state convalidate 61.391 dimissioni di padri e madri nel 2022 (+17,1% rispetto al 2021), la maggior parte rassegnate entro i primi tre anni dalla nascita dei propri figli, e perlopiù da giovani di età compresa tra 29-44 anni (79,4%) e donne (72,8%).

Arriva l’Help Desk Genitorialità 

La causa viene attribuita a una sempre più accentuata difficoltà nel conciliare lavoro e vita privata (63%). Inoltre, a lasciare il lavoro sono in prevalenza lavoratori in attesa del primo figlio o che hanno un solo figlio.
“I dati sottolineano l’importanza di affrontare in modo efficace le sfide legate alla genitorialità sul luogo di lavoro, promuovendo politiche e culture aziendali più inclusive e favorevoli alla famiglia”, commenta Debora Moretti, co-ceo di Zeta Service.

A questo proposito, Zeta Service annuncia l’apertura di uno sportello dedicato alla genitorialità. Si chiama Help Desk Genitorialità, e intende supportare i genitori dando risposte, in particolare, ai problemi burocratici del work-like balance. 

Smartworking al 100% per le neo mamme

Da un sondaggio al titolo ‘Maternità, Burocrazia e Tempi’, emerge che in azienda oltre la metà delle donne ha trovato difficoltà nel comprendere gli step burocratici relativi, ad esempio, alla richiesta di bonus, presentazione di documentazione, congedo obbligatorio/facoltativo. 
In particolare, 9 donne su 10 vorrebbero ricevere più informazioni, poiché i siti web istituzionali spesso sono poco comprensibili o non esaustivi. Il 40% delle intervistate richiede infatti maggiore chiarezza.

“Noi prevediamo per le mamme, lo smartworking al 100% negli ultimi mesi della gravidanza, e un mese di smartworking al 100% per i papà, oltre l’estensione del congedo di paternità a 20 giorni – spiega Moretti -. Queste iniziative, a mio parere rappresentano per le imprese, piccole o grandi che siano, scelte indispensabili”.

Cosa può fare l’azienda per supportare i genitori dipendenti? 

“Le parole chiave sono flessibilità e vicinanza – aggiunge Moretti -. L’azienda deve essere realmente interessata a comprendere le necessità delle persone, guardandole e ascoltandole nel loro complesso, in modo da introdurre benefit che possano favorire un migliore work-life balance e avere una maggiore flessibilità, sebbene sia complicato introdurre questo cambiamento di mentalità nel nostro Paese”.

Come si legge nel VI Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale, riferisce Ansa, a oggi infatti in Italia solo il 12,2% degli occupati lavora da remoto, nonostante per più di 8 lavoratori su 10 lo smartworking permetta di conciliare meglio famiglia, vita privata e lavoro.

Moda e lusso trainano gli acquisti on line degli italiani

Dalla pandemia in poi, alcuni comportamenti di acquisto sono diventati parte della nostra quotidianità. Il primo e più importante è sicuramente l’abitudine di effettuare acquisti on line. Tanto che la quota di italiani che fa shopping online ogni settimana si è stabilizzata al 47,1%, mantenendosi invariato rispetto all’anno precedente.

In questo contesto, però, fanno capolino nuove tendenze, come l’aumento degli acquisti di seconda mano e l’adozione dei servizi “buy now, pay later”, mentre diminuisce l’importanza degli acquisti di generi alimentari e dei servizi di comparazione prezzi. Sono alcune delle informazioni contenute nel report Digital 2024, pubblicato a febbraio da We Are Social in collaborazione con Meltwater.

Il fashion è la categoria “regina” dell’e-commerce

Tra le categorie del settore dell’e-commerce, la moda registra un aumento di spesa del 25,7%, seguita dai beni di lusso con un incremento del 21,4%. Crescono rispetto l’anno precedente anche gli acquisti online di articoli per la casa (+16,3%), arredamento (+18%) ed elettronica (+11,4%).

I film e i servizi TV in streaming rimangono i contenuti digitali più acquistati, amatissimi dal 40,3% degli utenti internet tra i 16 e i 64 anni. La musica in streaming si posiziona al secondo posto (17,3%), seguita dalle app mobile al terzo (9%). Quest’anno, gli e-book (8,5%) superano i mobile game (8,4%), forse influenzati dal successo di #booktok.

Il rapporto con i brand 

I motori di ricerca si confermano la principale fonte per scoprire nuovi brand, prodotti o servizi, con il 40,8% degli utenti internet italiani che li utilizza a tale scopo. La pubblicità in TV è al secondo posto con il 36,6%, mentre le raccomandazioni di amici e familiari guidano le scelte del 30,7% del campione. In particolare, cresce l’autorevolezza della pubblicità sui social: passa infatti dalla settima alla quinta posizione in classifica, con il 25,1% degli utenti italiani che la considera fondamentale per conoscere brand o servizi. Cresce anche il numero di persone che clicca su contenuti social sponsorizzati (+6,8%, 14,1%), mentre diminuisce di 2,5% chi clicca su banner di siti web (11,5%).

I motori di ricerca mantengono la loro leadership anche nell’approfondimento della conoscenza sui brand (59,1%), seguiti dai social network, siti di confronto prezzi e recensioni. 

Aumenta la spesa per la pubblicità digitale 

La spesa per la pubblicità digitale, inclusi search e social, cresce del 9,6%, superando i 6 miliardi di dollari. Gli investimenti annuali nelle attività pubblicitarie con influencer raggiungono i 340 milioni di dollari. Questa tendenza porta la quota della spesa pubblicitaria digitale totale quasi al 5,4%, con un incremento del 3,4% rispetto all’anno scorso.