Stipendi: in Italia differenziale di genere al 5,6% 

In Italia, nel 2022 la retribuzione oraria media maschile è pari a 16,8 euro, mentre quella femminile a 15,9 euro.
Un gap che tende ad ampliarsi tra chi ha un titolo di laurea (16,6%), dove la retribuzione media oraria è di 20,3 euro per le donne e di 24,3 euro per gli uomini. Un gap presente anche tra i dipendenti con istruzione secondaria inferiore (15,2%), sebbene su livelli retributivi orari decisamente più bassi (11,1 euro per le donne e 13,1 euro per gli uomini). 

Lo indica l’Istat nel Report sulla struttura delle retribuzioni in Italia: nel 2022 il GPG, ovvero, il differenziale di genere nelle retribuzioni orarie medie, si attesta al 5,6%. 

GPG più contenuto per chi ha il diploma

Il GPG più contenuto (10,7%) si osserva tra chi ha conseguito un titolo di studio secondario superiore, il titolo più diffuso sia tra gli uomini sia tra le donne, in corrispondenza di retribuzioni orarie di 14 euro per le diplomate e di 15,7 euro per i diplomati. 

Nel gruppo dei Dirigenti il gap salariale raggiunge un valore del 30,8% tra le retribuzioni orarie più alte, sia per le donne (34,5 euro) sia per gli uomini (49,8 euro). Segue il gruppo delle Forze Armate (27,7%, rispettivamente 23,4 euro e 16,9 euro l’ora), e quello degli Artigiani e operai specializzati (17,6%, 10,6 euro e 12,8 euro).

Professioni intellettuali e scientifiche: retribuzioni elevate, basso gap gender

Tralasciando il Personale specializzato addetto all’agricoltura, alle foreste e alla pesca, che nel campo di osservazione della rilevazione ha una ridotta rappresentatività, il più basso GPG si registra nelle Professioni intellettuali e scientifiche (8,4%) e in quelle non qualificate (9,3%), caratterizzate anche da retribuzioni orarie particolarmente basse (10 euro per le donne e 11 euro per gli uomini).

Il gruppo delle Professioni intellettuali e scientifiche, si caratterizza per elevati livelli retribuitivi, secondi solo a quelli dei dirigenti, attestandosi a 23,4 euro tra le donne e 25,5 euro tra gli uomini, un basso livello del GPG (8,4%) e una marcata presenza di lavoratrici donne.

Settore pubblico 5,2%, privato 15,9%

Uno dei fattori che nel nostro Paese concorre fortemente a determinare il differenziale salariale di genere è l’effetto di composizione tra il comparto a controllo pubblico e quello a controllo privato.

Se infatti il GPG nel comparto a controllo privato è pari al 15,9%, nel comparto a controllo pubblico scende al 5,2%.
In quest’ultimo le donne sono la maggioranza (55,6% dei dipendenti), hanno un elevato livello di istruzione e la più alta retribuzione oraria. Tra le laureate la retribuzione oraria arriva a 23 euro, 6,9 euro superiore a quelle delle laureate nel comparto privato. Tra gli uomini la differenza si riduce a 4,1 punti, con retribuzioni orarie pari a 26,6 euro nel pubblico e a 22,5 euro nel privato.

Lavoro: a gennaio previste 497mila entrate, 49% di difficile reperimento

A livello territoriale, a programmare un maggior numero di assunzioni per gennaio 2025 sono le imprese del Nord-Ovest (159mila) e del Sud (123mila), seguite da quelle del Nord-Est (115mila). In totale, sono oltre 497mila i lavoratori ricercati a gennaio dalle imprese, e circa 1,4 milioni per il primo trimestre dell’anno
A guidare la domanda sono le imprese turistiche, che nel mese programmano circa 67mila entrate (+16mila vs gennaio 2024), seguite dal commercio (oltre 77mila entrate, +2mila).

In flessione, le previsioni dell’industria manifatturiera e dei servizi alle imprese (entrambi -12mila unità).
A delineare questo scenario è il Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, grazie al Programma nazionale Giovani, donne e lavoro cofinanziato dall’Unione europea.

Nel Nord-Est oltre il 54% delle posizioni è vacante

A gennaio l’industria complessivamente programma 161mila assunzioni (-6,4% vs 2024), di cui109mila nelle industrie manifatturiere e nelle public utilities (-9,7%), e 52mila nelle costruzioni (+1,4%). I servizi nel complesso prevedono di assumere 336mila lavoratori, pressoché stabili su base annua.
Sotto l’aspetto dimensionale sono le microimprese (fino a 9 dipendenti) a prevedere una crescita delle assunzioni (+1,5mila vs 2024). In flessione la previsione delle medio-grandi imprese (-8mila e -4mila).

Sempre a gennaio il mismatch tra domanda e offerta di lavoro interessa 246mila assunzioni, il 49,4% di quelle programmate, soprattutto a causa della mancanza di candidati (32,0%).
La difficoltà di reperimento è più elevata nelle regioni del Nord-Est, con oltre il 54% di posizioni vacanti, e il Centro (101mila).

Il Borsino delle professioni

Dal Borsino delle professioni, nel gruppo delle professioni intellettuali e scientifiche sono difficili da reperire analisti e specialisti nella progettazione di applicazioni (62,1%) e ingegneri (58,5%), mentre tra le professioni tecniche, tecnici della gestione dei processi produttivi di beni e servizi (67%) e tecnici della salute (66,3%).

Tra le attività commerciali e nei servizi risultano di più difficile reperimento gli operatori della cura estetica (59,8%) e le professioni qualificate nei servizi sanitari e sociali (55,9%).
Elettricisti (75,5%), fonditori, saldatori, lattonieri, calderai, montatori di carpenteria metallica (74,5%) presentano la più elevata difficoltà di reperimento tra gli operai specializzati, mentre per i conduttori si contraddistinguono gli operai addetti a macchinari dell’industria tessile/confezioni (67,9%) e gli addetti alle macchine per lavorazioni metalliche (65,6%).

Cercasi immigrati e under30

I contratti a tempo determinato si confermano la forma maggiormente proposta (circa 215mila unità, 43,2% del totale), seguiti dai contratti a tempo indeterminato (115mila, 23,1%).
Quanto ai livelli di istruzione, il 18% delle ricerche di personale è rivolto a laureati (90mila), il 28% a diplomati (138mila) e il 34% a chi ha una qualifica/diploma professionale (167mila). Oltre 11mila le richieste per i diplomati ITS Academy.

Oltre 89mila assunzioni di lavoratori sono invece destinate a immigrati (18%), soprattutto nei settori dei servizi operativi (28,8%), trasporto/logistica (26,3%), metallurgia (21,4%), alloggio e ristorazione (20%) e costruzioni (19,9%). 
Inoltre, per 148mila posti di lavoro (30%) si richiedono giovani under30, in particolare, nei settori finanziario (43,1%), turistico (41,8%) e informatico (40,7%).

WhatsApp nel 2025 dice addio ai vecchi Android 

Dal 2009, anno della sua creazione, WhatsApp si è evoluta, integrando tecnologie avanzate, migliorando costantemente la sicurezza, ma richiedendo hardware e software aggiornati. A partire dal 1° gennaio 2025, l’app di messaggistica non funzionerà più su una serie di dispositivi Android risalenti ai primi anni 2010 e ritenuti ormai obsoleti. 
Questa decisione segue l’annuncio del termine del supporto per alcuni modelli di iPhone, e ora si estende a circa venti modelli di smartphone Android.

La misura riguarda i dispositivi che operano con il sistema Android KitKat o versioni precedenti che non sono più in grado di supportare le nuove funzionalità e i protocolli di sicurezza di WhatsApp. La decisione di Meta mira infatti a garantire una maggiore sicurezza e un’esperienza d’uso migliore

Modelli Samsung, Motorola, HTC, LG e Sony con oltre 10 anni

I modelli che non saranno più supportati dal 2025 includono Samsung Galaxy S3, Galaxy Note 2, Galaxy Ace 3, Galaxy S4 Mini, Motorola Moto G (1a Gen), Razr HD, Moto E 2014, HTC One X, One X+, Desire 500, Desire 601, LG Optimus G, Nexus 4, G2 Mini, L90, Sony Xperia Z, Xperia SP, Xperia T, Xperia V.

Questi dispositivi, ormai con almeno un decennio di vita, potrebbero ancora essere in uso come telefoni secondari o di riserva. Ma dal 2025 gli utenti di tali modelli dovranno cercare alternative per continuare a utilizzare i servizi di messaggistica.
Per gli utenti che desiderano salvaguardare le proprie conversazioni prima del ritiro del supporto, è essenziale effettuare un backup delle chat.

I passaggi per effettuare un backup dei messaggi

Come si fa un backup delle chat? Anzitutto aprire WhatsApp e accedere alle Impostazioni. Selezionare la voce ‘Chat’. Quindi, toccare ‘Backup delle chat’ e premere su ‘Esegui backup’ per salvare le conversazioni.

Questo backup poi può essere ripristinato su un nuovo dispositivo che supporta l’applicazione, riporta Adnkronos. Chi ha un device tra quelli ‘eliminati’ ha diverse opzioni per continuare a utilizzare la piattaforma. La prima consiste nell’aggiornare il sistema operativo. Ovviamente se il telefono lo consente.

Su Android, è sufficiente andare in ‘Impostazioni’, poi ‘Informazioni sul telefono’ e infine ‘Aggiornamenti di sistema’. Da qui si può verificare la disponibilità di una nuova versione.

Da maggio 2025 per iPhone5s, iPhone6 e 6Plus niente più aggiornamenti

Per gli utenti Apple il limite scatterà da maggio 2025, quando WhatsApp richiederà almeno iOS 15.1 per funzionare. Di conseguenza, gli iPhone5s, iPhone6 e 6Plus non riceveranno più aggiornamenti.

Anche per gli iPhone bisogna accedere alle ‘Impostazioni’, andare su ‘Generali’ e ‘Aggiornamento Software’.
Molti modelli però, riferisce Tecnoandroid, non possono essere aggiornati alle versioni richieste. In questi casi, potrebbe essere necessario acquistare uno smartphone più recente. 
Meta, con questa scelta, conferma il suo impegno nel mantenere l’applicazione al passo con gli standard tecnologici più avanzati. Prepararsi per tempo diventa quindi essenziale.

Cybersecurity e AI: quali strategie devono adottare le aziende italiane?

Secondo uno studio condotto recentemente da Kaspersky, le aziende di tutto il mondo stanno intensificando le proprie strategie di difesa informatica per contrastare i crescenti rischi legati all’uso dell’intelligenza artificiale (AI) nei cyberattacchi.

In Italia, l’84% dei professionisti IT e di sicurezza prevede che, entro i prossimi due anni, l’impiego dell’AI da parte dei cybercriminali aumenterà esponenzialmente. Ovviamente, una simile prospettiva spinge le imprese a considerare la cybersecurity come una priorità, e quindi a investire in formazione e collaborazioni con esperti del settore.

Necessaria una preparazione mirata

Nello studio “Cyber defense & AI: sono pronte le aziende a proteggersi?”, Kaspersky ha raccolto le opinioni di esperti IT Security e Information Security di aziende italiane, sia PMI sia grandi imprese. I risultati rivelano un quadro chiaro: il 90% degli intervistati ritiene necessario prepararsi all’aumento dei cyberattacchi basati sull’AI. In risposta, le aziende italiane stanno adottando un approccio combinato, puntando sia sul rafforzamento delle competenze interne sia sull’affidamento a fornitori specializzati.

Formazione interna ed esperti esterni

In Italia, l’82% delle aziende riconosce l’importanza della formazione del personale come strumento essenziale per affrontare le nuove minacce digitali. Parallelamente, l’80% considera fondamentale il supporto di vendor di cybersecurity per accedere a competenze più avanzate e soluzioni personalizzate.

Questo duplice approccio riflette una strategia che coinvolge tutti i settori, dal commercio alle infrastrutture. In sintesi, le imprese hanno bisogno di soluzioni sempre più sofisticate.

Integrazione fra competenze

Attualmente, il 42% delle aziende italiane ha già adottato o pianificato collaborazioni con partner esterni per migliorare la propria difesa informatica. Inoltre, il 48% sta implementando programmi di formazione interna, evidenziando l’importanza di una risposta integrata.

Nelle aziende coinvolte nello studio, il 49% si avvale di esperti esterni e il 51% investe nella crescita delle competenze del proprio team.

Una sfida per il futuro

Lo studio evidenzia che le aziende italiane sono consapevoli delle sfide lanciate dall’evoluzione dell’AI e stanno adottando misure per anticipare le minacce. Investire in competenze, tecnologie avanzate e partnership strategiche è la chiave per garantire una difesa efficace in un contesto di rischi sempre più complessi.

Industria: i dati del terzo trimestre 2024 a Milano Monza Brianza Lodi

Emerge dalle elaborazioni del Servizio Studi Statistica e Programmazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi relative ai dati della congiuntura dell’industria nel terzo trimestre 2024: rispetto al medesimo periodo del 2023 la produzione industriale dell’area metropolitana milanese è cresciuta del +1%. Un dato superiore a quello lombardo, che in un anno segna il -1%.
Se si considera il fatturato dell’industria milanese si registra una crescita tendenziale del +3,9% a livello locale e del +0,4% anche a livello regionale.

In relazione al portafoglio ordini, rispetto al terzo trimestre 2023 la crescita rilevata a Milano è pari al +1,7%. Anche in questo caso, la performance dell’area metropolitana del capoluogo risulta migliore rispetto alla manifattura lombarda (+0,7%).

Manifattura milanese: crescono leggermente anche gli ordini interni

Quanto ai mercati esteri milanesi, mostrano anch’essi un dato positivo (+4,4%), all’interno di un trend migliore sia rispetto alla componente interna (+0,1%) sia rispetto agli ordini esteri dell’intera regione (+1,6%).
Sempre nel terzo trimestre 2024, il quadro milanese delinea una tenuta congiunturale della produzione industriale rispetto al secondo trimestre 2024 (+0,5% destagionalizzato), e una crescita del fatturato (+1,7%).

Rispetto al dato lombardo, il dato milanese per la produzione è migliore (-0,4% in regione), così come l’andamento del fatturato locale (+0,4% per la Lombardia, destagionalizzato).
Per quanto riguarda gli ordini interni, il dato congiunturale è in lieve crescita per l’industria milanese, con un +0,7%, meglio della manifattura lombarda (+0,0% destagionalizzato).
Anche negli ordini esteri la performance milanese risulta in crescita (+3,5%) e migliore del dato lombardo (+0,6% destagionalizzato). 

A Monza e Brianza il fatturato segna +3,7% 

La crescita tendenziale della capacità produttiva colloca i volumi prodotti a un livello stabile rispetto al terzo trimestre 2023 (-0,2%), meglio rispetto al calo del dato lombardo (-1%). Nello stesso periodo, anche i dati della manifattura brianzola per fatturato (+3,7%) sono più positivi rispetto a quelli lombardi (+0,4%).
Sempre rispetto al terzo trimestre 2023, il portafoglio ordini del manifatturiero brianzolo evidenzia una crescita reale maggiore di quella in Lombardia (rispettivamente +2,3% e +0,7%).

Ma la tenuta è anche congiunturale: per la produzione industriale il terzo trimestre 2024 rispetto al secondo trimestre 2024 fa registrare un -0,3% destagionalizzato. Al contempo, migliora il fatturato (+1,3% destagionalizzato), così come le commesse acquisite dai mercati esteri (+3,2% destagionalizzato). Stabili quelle interne (-0,1%). 

Lodi, in un anno produzione a +2,1%

Nel terzo trimestre 2024 rispetto all’anno precedente, si verifica un trend di crescita per la produzione. Relativamente all’analisi tendenziale, l’aumento della produzione si attesta a +2,1%, performance migliore rispetto al dato lombardo (-1%).
In relazione al fatturato, nel confronto con il terzo trimestre 2023, il recupero si attesta a +2,9%, superiore per intensità al dato regionale (+0,4%). Gli ordini in un anno crescono del +3,2% rispetto al +0,7% lombardo. 

In calo, rispetto al trimestre precedente, il trend congiunturale della produzione industriale (-0,9% destagionalizzato), accompagnato dal lieve calo del fatturato (-0,4% destagionalizzato).
Stabili le commesse acquisite dai mercati interni (+0,2% destagionalizzato) e gli ordini esteri (-0,2%). 

eSports: trend di mercato, abitudini di consumo, opportunità di business

Emerge dal nuovo Rapporto sugli eSports in Italia nel 2024, realizzato da Deloitte in collaborazione con IIDEA, che evidenzia una fase di transizione per il settore, con sfide non solo a livello globale, ma anche in Italia.

Gli operatori eSports italiani, ovvero, chi opera nel settore delle competizioni di videogiochi a livello agonistico e professionistico, generano ricavi principalmente da pubblicità (80%), consulenza (60%), creazione di contenuti e influencer marketing (60%), e biglietti per eventi (60%).

“Gli eSports in Italia offrono un panorama unico per i brand, con un pubblico giovane e aperto alla pubblicità, che apprezza gli abbonamenti e fa acquisti frequentemente”, afferma Kim Lachmann, Director Sport Business Group Deloitte.

I mercati più promettenti? Italia, Arabia Saudita, Svizzera

“Nonostante le recenti fluttuazioni – continua Lachmann -, i livelli di coinvolgimento rimangono elevati, posizionando gli eSports come un potente canale per attivazioni commerciali e connessioni durature.

Tuttavia, la trasformazione del settore sta aprendo nuove opportunità di innovazione. “Gli operatori si stanno adattando a nuovi modelli di business – aggiunge Thalita Malagò, Direttore Generale IIDEA -, sviluppando soluzioni creative per garantire una crescita sostenibile”.

Attualmente, le partnership commerciali si concentrano nei settori hardware, intrattenimento e sport, ma il potenziale di crescita in altre categorie merceologiche è significativo. E i mercati più promettenti, oltre all’Italia, sono Arabia Saudita e Svizzera.

Un pubblico in prevalenza maschile e under45

L’interesse verso il settore è alimentato dalla possibilità di interagire con un pubblico ricettivo e dalla mentalità aperta. 
La fanbase italiana degli eSports conta 7,3 milioni di spettatori che hanno fruito di contenuti online, in TV o a eventi live negli ultimi sei mesi.

Di questi, 3,3 milioni si definiscono spettatori abituali. Il pubblico è prevalentemente maschile (68%) e under45, con una forte presenza di Millennials (47%) e GenZ (19%). I fan risiedono principalmente in piccoli centri urbani, sono impiegati a tempo pieno e spesso hanno un background in economia e commercio.

Gli “hardcore fan” più propensi a spendere in prodotti correlati

Il Rapporto, inoltre, evidenzia una propensione all’acquisto da parte dei fan, particolarmente ricettivi alla pubblicità. Gli ‘hardcore fan’, coloro che dedicano più di 10 ore a settimana agli eSports, mostrano maggiore propensione alla spesa in prodotti correlati.

Quanto alla scelta dei contenuti, è guidata principalmente dal videogioco. YouTube Gaming (47%) e Twitch (43%) dominano il panorama delle piattaforme di streaming, seguite da Free TV (31%), Facebook Gaming (29%) e Pay TV (23%).
League of Legends e Valorant si confermano i titoli più redditizi, seguiti da EA Sports FC, Rocket League e Fortnite.

Le libere professioni rialzano la testa: 10mila unità in più nel 2023  

È quanto emerge dal IX Rapporto sulle libere professioni in Italia – Anno 2024, curato dall’Osservatorio delle libere professioni di Confprofessioni: dopo gli anni della pandemia, che ha inghiottito circa 75mila lavoratori autonomi, nel 2023 si registra un balzo di circa 10mila unità, che nel complesso porta il numero di liberi professionisti a quota un milione e 360mila, pari al 5,8% della forza lavoro e al 27% del lavoro indipendente in Italia.
Insomma, le libere professioni rialzano la testa, ma devono fare i conti con le debolezze strutturali di un mercato del lavoro in continua evoluzione.

A livello europeo, nel 2023 si contano quasi 6 milioni di liberi professionisti, di cui tre su 100 svolgono un lavoro intellettuale. E l’Italia si colloca al vertice della classifica per densità di professionisti, davanti a Germania, Francia e Spagna.

Incremento della quota femminile soprattutto al Sud

A trainare il rialzo occupazionale sono i datori di lavoro-professionisti, i più colpiti durante il periodo pandemico, che raggiungono quota 204mila, grazie al recupero di circa 20mila unità realizzato nel biennio 2022-2023.
Notevole l’incremento della quota femminile, soprattutto nelle regioni meridionali, che nello scorso anno conta circa 133mila donne in più rispetto al 2010, mentre il numero di uomini è salito di circa 40mila unità nello stesso periodo. Un dato che evidenzia un chiaro processo di ribilanciamento di genere all’interno della libera professione.

La dinamicità del mercato del lavoro si riflette anche sull’occupazione negli studi professionali. Nel 2023 sono stati creati oltre 62mila nuovi posti di lavoro, grazie all’aumento dei contratti a tempo indeterminato, che nel 2023 segnano un saldo occupazionale pari a 51.568.

Sulla dinamica occupazionale pesa la flessione dei giovani

Nell’ultimo triennio la maggior crescita dei profitti si registra tra geometri (+62%), medici e odontoiatri (+53,6%), ingegneri (+53%) e architetti (+52,7%). 

Sulle dinamiche occupazionali pesano, tuttavia, diverse criticità che frenano lo slancio del settore, a cominciare dalla continua flessione dei giovani (-13,8%), dovuto in larga misura alla crescente concorrenza del lavoro dipendente, all’inverno demografico e il progressivo invecchiamento della popolazione. L’età media dei liberi professionisti passa dei 45,5 anni del 2013 ai 48,2 del 2023.
Non a caso sono proprio gli over 55 a registrare l’aumento più sostenuto (+6,1%) tra il 2019 e il 2023.ù

E il lavoro dipendente torna ad attirare i lavoratori autonomi

Il lavoro professionale/indipendente si scontra però con l’occupazione dipendente. Le imprese hanno accresciuto il loro appeal, non solo nei confronti dei giovani che si affacciano sul mercato del lavoro, ma anche di una parte di lavoratori indipendenti, che scelgono di passare dalla libera professione al lavoro subordinato.

Negli ultimi quattro anni, dunque, il bilancio del mercato del lavoro indipendente, seppur in crescita rispetto al 2022, è ancora negativo e non arriva a colmare il divario causato dalla pandemia. Si sono infatti persi circa 223mila posti di lavoro tra gli indipendenti, e i liberi professionisti diminuiscono di 67mila unità (-5%).
Un bilancio più pesante per le partite Iva, che sono 256mila in meno rispetto al 2019.

Intelligenza artificiale e turismo guidano la crescita delle imprese lombarde

Il 30%, un terzo delle imprese di servizi di Milano e di tutta la Lombardia ha investito in tecnologie avanzate, e oltre il 35% usa già l’Intelligenza artificiale, in particolare, per generare contenuti sul web.

Lo rivelano i dati del report lombardo di Banca d’Italia, confermati dal sondaggio condotto da Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza. Più in particolare, l’AI viene usata dal 26% delle imprese per la generazione di contenuti web, mentre il 10% la usa per le analisi predittive e il 9% per le campagne di email marketing.
Un trend in continua ascesa, confermato dalle imprese della Regione: il 40% ha già messo in conto di investire in Intelligenza artificiale nel futuro prossimo, con investimenti pari al 10% del totale.

“I dati dimostrano la capacità di futuro del nostro sistema imprenditoriale”

“I dati della Banca d’Italia – ha commentato Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio – confermano la forza dell’economia lombarda, ormai superiore ai livelli pre-pandemia. In particolare, il turismo continua a crescere grazie alla attrattività del brand Lombardia, e con effetti positivi sia per gli investimenti esteri sia nelle infrastrutture materiali e immateriali. Molto importante – aggiunge Sangalli – è soprattutto l’utilizzo, sempre più rilevante nelle imprese dei servizi, dell’Intelligenza artificiale, che dimostra la capacità di futuro del nostro sistema imprenditoriale”.

Pil regionale +1,2%, consumi +0.7%, produzione industriale -1,2% nel 2023

Dai dati e dagli aggiornamenti del Report lombardo di Banca d’Italia presentato da Confcommercio a Milano è emerso un quadro moderatamente ottimistico.
Il Prodotto interno lordo del 2023 della Regione si evidenzia in crescita dell’1,2%.

I consumi reali, pari al +0,7%, hanno registrato una crescita leggermente superiore al dato nazionale, che si è attestato al +0,5%, mentre è in diminuzione la produzione industriale, che nei primi sei mesi del 2024 ha segnato un -1,2%.

Milano consolida l’attrattività turistica: +10% in un anno

Sempre dai dati di Banca d’Italia approfonditi da Confcommercio, riferisce Ansa, emerge come il commercio lombardo al dettaglio risulti stazionario, mentre il fatturato dei servizi sia in aumento del 2,7%. Inoltre, si è fortemente consolidato il turismo, con un aumento, nel 2023, di quasi 10 punti percentuali rispetto al precedente anno, e una permanenza media dei viaggiatori di 2,3 giorni.

Nel 2024, dai dati elaborati dall’Ufficio Studi di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza, la tendenza di Milano per il turismo è di un ulteriore consolidamento.

Alimentazione: per gli italiani la ricerca del gusto guida le scelte di acquisto

La sostenibilità gioca un ruolo chiave negli acquisti del 77% dei consumatori italiani. La variabile del prezzo, seppur rappresenti un driver rilevante, non costituisce l’unico elemento di scelta, e di fronte alla necessità di scegliere tra convenienza e sostenibilità prevale quest’ultima.
Ma anche la ricerca del gusto guida le scelte degli italiani. Il 94% lo considera il gusto un driver di acquisto importante, così come la provenienza locale (85%) e il Km0 (78%), associati a freschezza, supporto all’economia del territorio e minor inquinamento.

Emerge da una ricerca realizzata da Swg per Carrefour Italia, presentata in occasione del piano di rilancio del programma Act for Food, fulcro della strategia di Transizione Alimentare del Gruppo Carrefour.
Obiettivo: facilitare un’alimentazione di qualità più sana, rispettosa del pianeta, locale e accessibile a tutti.

Come dev’essere un prodotto “buono”?

La stagionalità, scelta dal 53% degli italiani, seguita dalla freschezza (44%) dall’essere a km0 (15%) e dall’italianità (14%) sono le caratteristiche chiave di un prodotto ‘buono’.
La cucina italiana, del resto, viene considerata dalla grande maggioranza la più gustosa, con solo il 13% degli intervistati che considera più appaganti altre scelte alimentari, come le proposte etniche, il fast food e il cibo vegetariano o vegano

Cresce poi la consapevolezza nei confronti del biologico, acquistato da quasi la metà degli intervistati e considerato dalla larga maggioranza più sano (90%), sostenibile a livello ambientale (89%) e sociale (86%), oltre che gustoso (83%).

Bio: permane la percezione di “più costoso”

Questa attitudine positiva si riflette anche nella fiducia dei consumatori verso le aziende del territorio e le aziende produttrici, sia che si tratti di realtà locali (85%), di aziende specializzate nel ‘bio’ (82%) o di player di maggiori dimensioni, con la private label ritenuta più convincente rispetto all’industria di marca (78% clienti fiduciosi contro il 56%).

Tuttavia, sui cibi bio pesa ancora una percezione di maggiore costo. Infatti, il 70% degli intervistati considera questi prodotti più cari.

La gamma private label con il miglior rapporto qualità/prezzo

Lanciato nel 2018 per tradurre in azioni concrete la strategia di Transizione Alimentare per tutti, oggi Act for Food entra in una nuova fase e punta, in particolare, sui prodotti private label.

“Guidare la transizione alimentare per tutti è la nostra ragione d’essere e permea tutto il nostro agire come impresa. Il programma Act for Food traduce in concreto questa missione per i nostri clienti, per aiutarli a mangiare in maniera più sana, ma anche più gustosa, senza spendere un patrimonio e senza causare danni agli ecosistemi – afferma Christophe Rabatel, ceo Carrefour Italia -. Le scelte dei consumatori condizionano l’intera filiera alimentare e la grande distribuzione è uno snodo fondamentale, che può favorire maggiore consapevolezza e un cambiamento positivo dell’intera catena del valore in ottica di sostenibilità”.

Collezionismo nel XXI secolo: che ruolo riveste la tecnologia?

Il collezionismo ha vissuto profonde trasformazioni nel XXI secolo, con l’emergere di nuovi modi di collezionare e categorie innovative. Una ricerca intitolata “21st Century Collecting”, realizzata da Catawiki e Hypebeast, ha esplorato le tendenze attuali e quelle future in questo campo.
Lo studio, condotto su oltre 4.500 persone tra i 18 e i 65 anni in Italia, Francia, Germania, Belgio e Paesi Bassi, mostra un crescente interesse per il collezionismo, con una spesa media che potrebbe aumentare del 30% nei prossimi 3-5 anni.

Il collezionismo in Italia: una passione che coinvolge 33 milioni di persone

In Italia, il collezionismo è particolarmente sentito, con 33 milioni di persone che si definiscono collezionisti, pari al 60% della popolazione. La Lombardia guida la classifica delle regioni con più collezionisti, seguita da Campania, Sicilia, Lazio e Veneto. Le categorie più apprezzate includono libri (49%), orologi (33%), gioielli (32%), fotografie (32%), e banconote e monete (32%).

Nel 2023, gli italiani hanno speso in media 1.381 euro per le loro collezioni, superando la spesa media per le vacanze estive. Questa cifra è destinata a crescere nei prossimi anni, con un incremento stimato del 37%, raggiungendo circa 1.892 euro. La Generazione X prevede di spendere ancora di più, con una media di 2.092 euro.

Collezionare per preservare e investire

La motivazione principale dietro il collezionismo è la conservazione degli oggetti per le generazioni future, dichiarata dal 36% degli intervistati. Il 68% dei collezionisti italiani verifica regolarmente il valore delle proprie collezioni, e il 32% ha intenzione di rivendere alcuni pezzi per aumentare il proprio reddito, con un interesse maggiore tra i giovani della Generazione Z.

Il collezionismo si declina in modi diversi a seconda dell’età: per la Gen Z è un mezzo per socializzare, i Millennials spendono di più per questa passione, mentre la Gen X è spinta dalla nostalgia. I Boomer, invece, lo considerano un’attività più privata, con una minor propensione alla vendita.

La tecnologia plasma il futuro del collezionismo

La tecnologia sta plasmando il futuro del collezionismo. Oggetti tecnologici del passato come vecchi telefoni, videogiochi e console sono sempre più ricercati, soprattutto in Italia, Francia e Belgio.

Inoltre, il 78% dei collezionisti italiani prevede che la tecnologia influenzerà significativamente il loro modo di interagire con le collezioni, mentre il 74% ritiene che le piattaforme di streaming cambieranno il mercato.
Con un forte legame culturale con il collezionismo, l’Italia si conferma leader in Europa, capace di coniugare tradizione e innovazione in un settore in costante evoluzione.