Intelligenza Artificiale: più di 35mila citazioni online in un mese

Dall’11 febbraio al 12 marzo 2023 sono state complessivamente più di 35mila le citazioni online in italiano da parte di quasi 11mila autori unici, i cui contenuti hanno coinvolto tra like, reaction, commenti e condivisioni, poco meno di 280mila soggetti. ANSA e DataMediaHub hanno analizzato le conversazioni online su social, news online, blog e forum relative all’AI, e il volume delle conversazioni ha generato anche un’opportunity-to-be-seen pari a 41,7 miliardi di visualizzazioni sul tema, per una portata effettiva stimata a 2,1 miliardi di impression, ovvero, le visualizzazioni effettive di contenuti relativi al tema dell’AI. Inoltre, secondo Google Trends da novembre 2022 la popolarità di ricerche online in italiano relative all’Intelligenza artificiale è schizzata alle stelle, con 19,4 milioni di risultati in 0,34 secondi.

Sentiment positivo, ma il tema coinvolge più gli “addetti ai lavori”  

Per quanto riguarda il sentiment delle verbalizzazioni online, si tratta di conversazioni online con una connotazione in netta maggioranza positiva. La quota marginale di negatività si concentra sulla possibilità che soggetti malintenzionati usino sistemi di Intelligenza artificiale per creare immagini e testi falsi, oppure, ad altri rischi potenziali per privacy e sicurezza.  In ogni caso, il volume delle conversazioni e il numero di soggetti coinvolti è di gran lunga inferiore a quello che emerge da altre analisi effettuate su altre tematiche: pare infatti che il tema AI sia appannaggio prevalentemente degli ‘addetti ai lavori’, mentre la maggior parte delle persone appare ancora poco coinvolta al riguardo.

L’AI è già presente nelle nostre vite

Come ha riportato il quotidiano Avvenire, per avere un’idea, anche se non esaustiva, di quanto e in quanti ambiti venga già usata l’Intelligenza Artificiale basta visitare il sito web Futurepedia. Si tratta di un archivio, aggiornato giornalmente, che ha già raccolto 1.239 applicazioni, divise in 50 categorie. Il tutto, con un’ulteriore divisione tra novità, popolari e verificate. L’AI è già quindi presente nelle nostre vite. Meglio quindi comprenderne vantaggi e svantaggi, e imporre regole chiare sul suo utilizzo prima di esserne sopraffatti. Anche perché, secondo un sondaggio sulle nuove tecnologie condotto da SWG a fine gennaio 2023 gli italiani appaiono divisi.

ChatGPT: in due mesi raggiunti 100 milioni di utenti

Stando ai dati di SWG, il 51% degli italiani è favorevole alle nuove tecnologie, il 44% è parzialmente contrario e il 5% totalmente contrario. Tra coloro che sono parzialmente contrari si arriva al 54% per chi ha un’età compresa tra 45 e 54 anni, e si sale al 55% per chi è in difficoltà economiche.
Eppure, da quando è scoppiato il boom di ChatGPT, il prototipo di chatbot basato su AI e machine learning sviluppato da OpenAI, e specializzato nella conversazione con un utente umano, pare non si parli d’altro. ChatGPT, riporta Ansa, è stato infatti il servizio tecnologico che ha raggiunto più velocemente i 100 milioni di utenti in soli due mesi. Per avere un termine di paragone, TikTok per raggiungere questo traguardo ha impiegato circa nove mesi dal suo lancio globale, mentre Instagram 2 anni e mezzo.

Finanza personale: le donne italiane ne sanno poco 

Nonostante si tratti di una materia che riguarda tutti da vicino le donne italiane risultano impreparate sul tema della finanza personale. Di fatto, non sembrano essere molto informate in merito all’argomento finanza: poche, infatti, conoscono la differenza tra un tasso fisso e uno variabile, e non sono molte che saprebbero spiegare cosa siano una franchigia o un prestito personale. La conferma arriva dall’indagine commissionato da Facile.it agli istituti mUp Research e Norstat: più di due intervistate su tre, il 67,3%, si dichiarano poco o per nulla preparate a riguardo. Ma quali sono le ragioni di questa impreparazione?

“Un argomento troppo difficile”

Il 36% delle intervistate ha affermato di considerare la finanza personale un argomento troppo difficile, il 20% ha semplicemente risposto di non essere interessata alla materia, e se si considerano le donne che vivono insieme a un partner, è emerso addirittura che il 12% di loro ha ammesso di non interessarsi all’argomento perché se ne occupa l’altra ‘metà’. In realtà, ben 1,4 milioni di donne italiane vorrebbero colmare questa lacuna, ma non riescono a farlo per diverse ragioni. In particolare, il 54% perché non ha tempo, e il 44% perché non ha le risorse economiche necessarie, percentuale che supera il 53% tra coloro che abitano al Sud e nelle Isole. Ben più grave la condizione di quasi 20.000 donne che hanno dichiarato di non poter approfondire la materia perché il partner non vuole.

Una materia che non si impara a scuola

Se a livello nazionale la percentuale di donne che hanno dichiarato di avere conoscenze in ambito di finanza personale è pari al 32,7%, la percentuale sale per le donne con età compresa tra 35 e 44 anni (38,6%), mentre scende se ci si sposta sulla generazione precedente, passando al 30,8% tra le 55-64enni e al 30,2% tra le over 65. Fa riflettere vedere come la principale fonte di preparazione sulle tematiche della finanza personale non sia la scuola (solo il 12,5% ha imparato qualcosa grazie al proprio percorso di studi) ma l’autoapprendimento, tanto che il 57% ha dichiarato di averlo fatto da sola. Per il 23% sono state importanti anche le esperienze lavorative, mentre anche il ruolo della famiglia nell’educazione finanziaria delle donne rimane marginale (5,5%).

Cos’è il TAEG?

L’indagine ha poi analizzato il grado di conoscenza su alcuni termini specifici legati al mondo della finanza personale, come mutui, prestiti, assicurazioni e bollette. Se la maggior parte delle intervistate ha dichiarato di conoscere termini generici basilari, come ad esempio ‘mutuo a tasso fisso’ (67,5%), ‘mutuo a tasso variabile’ (63,2%) o prestito personale (63,3%), la situazione peggiora quando si approfondisce la terminologia. Ad esempio, il 76% non saprebbe spiegare il significato di TAN e il 72% ignora anche cosa sia il TAEG. In ambito assicurativo, invece, un’intervistata su due non sa cosa sia la franchigia, mentre addirittura il 66% non conosce il significato di ‘massimale’.

Caramello e pistacchio, nuova passione italiana: vendite a 267 milioni di euro

E’ abbastanza sorprendente scoprire che tra gli ingredienti più apprezzati dagli italiani negli ultimi dodici mesi ci siano il caramello e il pistacchio. Proprio così: i due prodotti hanno infatti conquistato il palato e il carrello della spesa dei nostri connazionali, tanto che il loro giro d’affari è aumentato esponenzialmente. Come evidenzia la nuova edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, che da sei anniindividua gli ingredienti “benefici” più trendy nei prodotti alimentari in supermercati e ipermercati e ne monitora l’andamento delle vendite, pistacchio e caramello hanno messo a segno vendite per 267 milioni di euro. Insomma, caramello e pistacchio hanno sbaragliato le altre 13 mila referenze che fanno parte del panel degli ingredienti “benefici” dell’Osservatorio.

Caramello sul podio con 92 milioni di vendite

Il caramello è l’ingrediente eemergente con il maggior tasso di crescita nelle vendite. Non solo: rappresenta un vero e proprio fuoriclasse nel settore food. A proiettarlo verso l’incredibile successo è stato l’aumento dell’offerta (+23%), che ha portato sugli scaffali della grande distribuzione 314 prodotti con il caramello come ingrediente-chiave indicato sulle confezioni. In che forma piace di più il caramello? Le performance migliori di vendita sono state registrate dai biscotti tradizionali, budini e creme. Notevolissimi i dati di vendita: negli ultimi 12 mesi il giro d’affari dei prodotti che lo segnalano in etichetta è cresciuto di 14,3%, superando la cifra di 92 milioni di euro.

Pistacchio presente in 512 referenze

Se il caramello è il più gettonato, il pistacchio lo segue a ruota. L’Osservatorio Immagino ha individuato 512 referenze, tra prodotto al naturale e alimenti che lo usano come ingrediente, per un giro d’affari di oltre 175 milioni di euro, in crescita annua dell’11,1%. Il risultato è dovuto sia all’aumento dell’offerta (+26,8%) sia dai trend positivi di alcune categorie di prodotti, come gelati multipack, creme spalmabili, colombe e uova di Pasqua. 

Il paniere “benessere” raggiunge le 13 mila referenze

Sono in continuo aumento le referenze che compongono il paniere dell’Osservatorio Immagino. Quest’anno hanno fatto il loro debutto cacao, nocciole, noci, limone e vaniglia che si vanno ad aggiungere agli altri prodotti/ingredienti tradizionali rilevati per la prima volta dall’Osservatorio. Ci sono anche le novità di mango e anacardi, che si uniscono agli altri 27 “ingredienti benefici” monitorati da tempo. Quelli “classici” includono infatti cocco, canapa, mandorla, avocado, avena, zenzero e semi di lino. Complessivamente, queste referenze sono oggi circa  13 mila e totalizzano 3,8 miliardi di euro di vendite, con una crescita del 2,5% nell’arco dell’ultimo anno.

Gli italiani non bevono l’acqua del rubinetto 

A delineare lo scenario relativo al consumo di acqua pubblica in Italia è il libro bianco 2023 Valore acqua per l’Italia, realizzato dall’osservatorio istituito dalla community creata da The European House – Ambrosetti. L’Italia è il primo tra i grandi paesi europei per qualità dell’acqua: l’85% della risorsa viene prelevata da fonti sotterranee, quindi protette e di qualità, contro il 69% della Germania, il 67% della Francia o il 32% di Spagna e Regno Unito, fino al 23% della Svezia. Ma in tema di acqua pubblica, la conoscenza e percezione degli italiani continuano a essere in contraddizione con i dati fattuali. Sono infatti meno del 30% (29,5%) gli italiani che consumano con regolarità acqua del rubinetto, nonostante il 96,3% dichiari di adottare comportamenti sostenibili. I giovani però potrebbero invertire questa tendenza. Il 60% di under 30 già beve senza problemi l’acqua degli erogatori pubblici.

Al Centro e al Sud poca sicuri della qualità idrica

Nell’area Nord-Est la ricerca segnala una maggior fiducia sulla qualità dell’acqua del rubinetto. L’87,4% degli intervistati la ritiene infatti di livello alto o medio, mentre al Sud e nelle Isole la fiducia scende di oltre 14 punti percentuali (72,8%). Quello che non convince nel Nord-Italia è soprattutto il sapore, ma al Centro e al Sud gli intervistati dichiarano di non sentirsi sicuri della qualità di quest’acqua, o non si fidano dell’igiene delle autoclavi.

Il consumo giornaliero viene sottostimato, non la bolletta

Nonostante un 2022 drammatico dal punto di vista dell’emergenza siccità (quasi il 70% del campione riconosce il 2022 come anno più caldo della nostra storia), il cambiamento climatico viene percepito dagli solo come il terzo problema più grave che affligge il paese (37,4%) dopo ‘sanità’ (39,9%) e soprattutto ‘occupazione’ ed ‘economia’ (62,2%). I due terzi del campione, poi, sottostima gli impatti del cambiamento climatico sull’agricoltura. Il 72% degli italiani, inoltre, sottostima il proprio reale consumo giornaliero d’acqua, pari a 220 litri pro capite, ma al contempo 9 italiani su 10 sovrastimano la propria bolletta: l’88,4% non conosce il costo unitario dell’acqua in Italia, ritenendolo il più delle volte troppo alto.

Un parco contatori con un’età media di 25 anni

L’Italia in realtà è uno dei paesi europei con la tariffa idrica più contenuta (2,10 euro/m3). Si spende meno solo in Bulgaria, Romania e Grecia, mentre in Danimarca si superano i 9 euro al metro cubo, e nella vicina Francia il costo è quasi doppio rispetto al nostro paese. Gli italiani ritengono le proprie spese legate all’acqua troppo elevate, ma oltre la metà (55%) non conosce il bonus idrico o le tariffe agevolate in vigore, così come strumenti di monitoraggio dei consumi. Inoltre, il parco contatori installato ha un’età media di 25 anni (circa 20 milioni di pezzi in totale), fattore che rende più complessa l’installazione di strumenti tecnologici per il monitoraggio e la gestione dei consumi.

Voucher Lavoro Occasionale: cosa cambia nel 2023?

Cos’è il Voucher per il Lavoro Occasionale? È un titolo di pagamento elettronico che permette alle aziende di retribuire il lavoro occasionale tramite un ‘buono’. Il Voucher per il Lavoro Occasionale è stato introdotto con il decreto legislativo 81/2015, e sostituisce i vecchi buoni lavoro, in modo da rendere più semplice e trasparente il pagamento del lavoro non continuativo. Ma il Voucher Lavoro Occasionale 2023 è uno strumento introdotto dal Governo anche per incentivare e regolamentare il lavoro occasionale.


Quanto “vale” e dove richiederlo


Il Voucher Lavoro può essere utilizzato per retribuire prestazioni di lavoro occasionale, come ad esempio, pulizie, giardinaggio, baby-sitting, assistenza agli anziani e lavori saltuari. Colf, badanti e baby-sitter sono tra le persone direttamente interessate alla misura. Il valore del Voucher Lavoro Occasionale 2023 è di 10 euro. In pratica, per retribuire un’ora di lavoro al costo di 10 euro bisogna utilizzare un Voucher. I Voucher Lavoro Occasionale possono essere acquistati presso gli uffici postali, le tabaccherie e gli esercenti autorizzati.

Eliminato il limite di utilizzo


Per il 2023 sono state introdotte nuove disposizioni per quanto riguarda l’utilizzo, come ad esempio la possibilità di utilizzare i voucher per retribuire anche i lavoratori autonomi e non solo i lavoratori dipendenti. Inoltre, è stato eliminato il limite di utilizzo dei voucher, che prima era fissato a 5.000 euro per anno solare per ciascun utilizzatore. Per richiedere il Voucher Lavoro Occasionale 2023 è necessario recarsi presso un ufficio postale, una tabaccheria o un esercente autorizzato e fornire i propri dati anagrafici e il proprio codice fiscale. Una volta acquistati i voucher, questi hanno un codice univoco che può essere utilizzato per retribuire il lavoratore. Inoltre, è possibile richiedere il Voucher Lavoro Occasionale 2023 anche online tramite il sito dell’INPS, fornendo i propri dati personali e il codice fiscale del lavoratore.

I vantaggi per il datore di lavoro

Il Voucher presenta numerosi vantaggi sia per i datori di lavoro sia per i lavoratori. Per i datori di lavoro, il Voucher semplifica la gestione del lavoro occasionale, in quanto non è necessario registrare il lavoratore e non sono dovuti contributi previdenziali. Inoltre, consente di retribuire il lavoro occasionale in modo trasparente e in regola con la normativa vigente. Per i lavoratori, invece, garantisce una retribuzione per il lavoro svolto e consente di accumulare contributi previdenziali.
Con le nuove disposizioni introdotte per il 2023, il Voucher Lavoro Occasionale diventa ancora più flessibile e accessibile, sia per i datori di lavoro sia per i lavoratori.

Gli italiani sono favorevoli al mobile messaging per comunicare con le aziende

Gli italiani guardano con favore alla possibilità di comunicare con le aziende tramite il mobile messaging. Un recente sondaggio condotto da Skebby.it, la piattaforma che offre servizi professionali di mobile marketing & service, ha rilevato che nel nostro paese più della metà degli intervistati è favorevole a interagire con i propri brand preferiti via sms o altri sistemi di messaggistica istantanea. E più di un terzo li prenderebbe in considerazione, qualora ne fosse prevista la possibilità.
In base al sondaggio di Skebby.it, se tra le possibilità per contattare i propri brand preferiti sono inclusi gli sms e altri strumenti di messaggistica istantanea, il 54% li sceglierebbe sicuramente e il 34% sarebbe disponibile a valutarne l’utilizzo, rappresentando, quindi, complessivamente l’88% degli intervistati.

Il 61% degli italiani ha dato il consenso a ricevere sms dai brand

La propensione ad avvalersi di questi strumenti è confermata anche dal fatto che il 61% degli italiani intervistati dichiara di aver dato la propria adesione a ricevere sms per essere aggiornato sulle novità, o per ottenere altre informazioni da uno a sei brand, mentre il 24% ha dato il proprio assenso a oltre sette brand.

Ricevere newsletter o seguire le aziende sulle piattaforme social

Quando agli utenti viene richiesto quali sono i diversi strumenti che vengono scelti per rimanere aggiornati sulle novità delle aziende online preferite, il 25% degli intervistati risponde di avere effettuato un’iscrizione al sito web del brand per poter ricevere regolarmente una newsletter.
Un ulteriore 25% di intervistati dichiara invece di seguire i profili delle aziende su Instagram, il 18% li segue su Facebook, il 9% su Twitter e il 10% su altre piattaforme social. L’11% dichiara invece di ricevere regolarmente sms dai brand, e il restante 2% utilizza altri strumenti per rimanere aggiornato.

Gli sms raggiungono anche chi non ha uno smartphone

“Qualora si desideri contattare un’azienda per richiedere informazioni è ben comprensibile che vengano privilegiati gli strumenti mobile, che già la fanno da padrone nelle comunicazioni personali – ha dichiarato Domitilla Cortelletti, Marketing Manager di Skebby.it -. Tra questi spiccano gli sms, che non vengono oramai più utilizzati per comunicare con amici e familiari, e oggi sono quindi, un canale più libero”. Inoltre, gli sms permettono di offrire tassi di lettura molto elevati, e consentono alle aziende di poter raggiungere non solo gli utenti che utilizzano smartphone, “ma anche i normali cellulari, ancora diffusi soprattutto tra gli anziani”.

Viva la spesa online: è uno stress portare i figli al supermercato

Per oltre 1 italiano su 2 fare la spesa con i figli al seguito, specie se piccoli, è un’esperienza stressante. Forse è questo uno dei motivi per cui oggi una famiglia italiana su tre considera la spesa online come un’abitudine consolidata. L’esigenza principale dei genitori alle prese con i tanti impegni di tutti i giorni è infatti quella di risparmiare il tempo speso per le incombenze domestiche. La conferma arriva dai risultati di una ricerca condotta da Everli, marketplace della spesa online, e GoStudent, la scuola di ripetizioni. L’indagine ha analizzato le abitudini di oltre 440 madri e padri italiani relative all’attività di fare la spesa, sia nei supermercati sia online.

I bambini al supermercato sono fonte di distrazione

Per il 54% degli italiani infatti fare la spesa con i figli al seguito sia stressante, ma il 55% non pare avere alternative e li porta comunque con sé. Il 52% trova che la presenza dei bambini rallenti e sia fonte di distrazione, mentre per il 48% il problema principale è il fatto che i figli si annoiano e iniziano a fare capricci.
Forse è per questo che la spesa online continua a farsi largo tra le abitudini degli italiani. Dopo l’exploit iniziale registrato durante la pandemia, oggi sono oltre 1 su 3 le famiglie che hanno fatto dell’e-grocery un’abitudine consolidata. Il 6% degli italiani preferisce addirittura la spesa online all’esperienza di acquisto nei supermercati tradizionali, mentre il 5% effettua i propri acquisti su internet e di persona in egual misura

Per 1 italiano su 2 è un’attività da svolgere in coppia

Quasi 7 italiani su 10 hanno una propria routine, e fanno la spesa con una frequenza prestabilita. Per quasi 1 su 3 l’appuntamento col supermercato, fisico o virtuale, ricorre una volta alla settimana, mentre per il 21% addirittura bisettimanalmente. Il 32% delle famiglie italiane non ha, invece, un vero e proprio ‘rito della spesa’, ed effettua i propri acquisti quando necessario. Ma per 1 italiano su 2 la spesa è un’attività da svolgere in coppia. Infatti, il 48% delle madri e dei padri intervistati si occupa di questa mansione insieme al partner. Nei nuclei in cui, invece, è solo un membro a prendersi cura della spesa per tutta la famiglia, questo onere ricade principalmente sulle madri (47%). I padri che fanno la spesa da soli si attestano su un misero 5%.

Fare la spesa online fa risparmiare tempo

Sul podio dei vantaggi della spesa online ci sono il risparmio di tempo (34%) e la comodità di avere tutto a portata di clic, senza dover uscire di casa (32%). Guadagnare tempo da poter dedicare ad altre attività si aggiudica, invece, la terza posizione, con il 26% delle preferenze. Ma anche non dover portare le borse (21%), evitare lo stress del supermercato (16%) e poter saltare la fila alla cassa (16%) sono alcuni degli altri aspetti che rendono la spesa online particolarmente vantaggiosa agli occhi degli italiani.

Solo il buono delle feste: come affrontare i cenoni senza “effetti collaterali”?

In questo periodo è un continuo brindare e festeggiare a tavola, fra pranzi di Natale e cenoni di Capodanno. Tra l’altro quest’anno è il primo, dopo anni di limitazioni, in cui è possibile ritrovarsi con parenti e amici senza vincoli, con la ritrovata voglia di festeggiare in libertà. E, insieme agli invitati, aumentano anche le portate. D’altro canto a noi italiani piace la buona cucina, e Natale, Santo Stefano e Capodanno non possono dirsi tali senza il corollario di goloserie e dolci della tradizione. Per affrontare senza effetti collaterali questi ghiotti appuntamenti, mettendo in salvo la linea e allo stesso tempo senza rinunce draconiane, possono essere utili i consigli di di AIGO – Associazione Italiana Gastroenterologi ed Endoscopisti Digestivi Ospedalieri. Così si festeggia, si rimane in forma e non si devono fare i conti a posteriori con sensi di colpa e qualche chilo di 

Alcol con moderazione

A Capodanno è d’obbligo il brindisi, ma con moderazione. Gli esperti sottolineano che negli uomini la dose massima giornaliera è di 1-2 bicchieri di vino, mentre nelle donne non dovrebbe superare il bicchiere. Anche nei soggetti sani l’alcol può causare pure in dosi moderate sintomi da reflusso o bruciore, in presenza di patologia serve particolare prudenza. Il paziente con malattie legate al fegato non dovrebbe assumere bevande alcoliche, mentre chi soffre di disturbi funzionali, come intestino irritabile, può concedersi un brindisi, ma uno solo. Quando si è tavola, e la regola dovrebbe valere per tutti, la bevanda da preferire è sempre l’acqua!  

Limitare dolci e grassi

I tipici cibi delle feste sono spesso più ricchi di grassi animali e zuccheri, elementi che possono favorire disturbi come cattiva digestione, gonfiore addominale, reflusso gastroesofageo, essendo difficilmente digeribili anche per le persone in buona salute. Senza demonizzare le nostre eccellenze gastronomiche, è bene tenere presente che in alcune persone con difficoltà nell’assorbimento del lattosio, prodotti caseari freschi, creme e intingoli possono favorire alcuni disturbi. Quindi, spazio anche a tante verdure sulla tavola: in questo caso, si può abbondare senza sensi di colpa. Tra l’altro, regalano un certo senso di sazietà ed evitano di far esagerare con il resto.

La verità sta… nel mezzo

Il segreto per non sgarrare troppo è darsi dei limiti, non punitivi ma senta. Vale poi la pena monitorare alcuni comportamenti, che magari adottiamo inconsapevolmente a tavola. Ad esempio sono da evitare la troppa velocità nell’assunzione del cibo, l’abitudine di fumare tra un pasto e l’altro, la sedentarietà dopo il pasto, l’eccesso di condimenti su cibi magari salutari. Un po’ di movimento fisico è sempre la soluzione migliore per favorire la digestione e migliorare la regolazione glicemica. 

Contenuti digitali: nel 2022 oltre 3,3 miliardi di euro di spesa 

In Italia nel 2022 la spesa dei consumatori in contenuti digitali d’informazione e intrattenimento supera 3,3 miliardi di euro, +12% rispetto al 2021. Nonostante un calo del numero di utenti, aumenta il tempo medio dedicato alla fruizione dei contenuti (tranne magazine e quotidiani), e continua la crescita del mercato PAID, più che raddoppiato nell’arco di 5 anni. Oggi il 45% degli internet user fruisce di contenuti a pagamento, in abbonamento e tramite acquisti singoli. Il video intrattenimento è il contenuto più fruito (42%), ma il consumatore è più disposto a spendere anche per eBook, e per musica in abbonamento. Queste alcune evidenze emerse dall’Osservatorio Digital Content, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano.

Video Entertainment e Audio

Il Video Entertainment è il secondo settore dopo il Gaming per incidenza sul totale della spesa, e cresce con il ritmo più elevato: +33% (oltre 1,3 miliardi). Il modello predominante resta quello basato sulla sottoscrizione di abbonamenti a piattaforme SVOD, mentre il modello TVOD genera una piccola percentuale della spesa complessiva. Riscontra poi sempre più attenzione il modello ‘adv-based’, grazie a nuove iniziative AVOD e lo sviluppo di canali FAST (Fast Ad Supported Tv).
L’Audio cresce del +16% (277 milioni). La musica si conferma il contenuto più maturo, e la spesa del consumatore incide per l’83% del totale. Per i contenuti musicali è ampiamente dominante la fruizione in streaming, con modelli ‘all you can listen’. I podcast sono responsabili di una quota marginale della spesa, mentre crescono gli audiolibri, soprattutto per l’entrata di nuovi player e l’aumento dei contenuti.

News&eBook e Gaming

Anche News&eBook generano un valore di spesa ancora marginale: per il 2022 si stima una crescita del +2% (164 milioni). Il mondo del Gaming, responsabile di quasi la metà della spesa totale dei consumatori (oltre 1,5 miliardi), registra per la prima volta una lieve contrazione (-1%). Grazie alle restrizioni pandemiche aveva guadagnato grande popolarità nel 2020, ma con il graduale scemare dell’emergenza sanitaria si registra un calo nel numero di giocatori, e ci si aspetta un consolidamento del mercato intorno ai risultati ottenuti nel 2021. Inoltre, frenano lo sviluppo del settore anche la crisi dei semiconduttori e la mancata regolamentazione del fenomeno eSports. 

Le direttrici di innovazione

Molte aziende puntano a una revisione dei modelli di business per offrire al consumatore una nuova esperienza. Nell’audio digitale sono sempre più numerose le partnership tra aziende del settore automotive, nell’editoria si valutano nuove forme di coinvolgimento dei lettori volte a promuovere nuovi canali e forme di diffusione dei contenuti, in particolare il podcast. Nel video, invece, si assiste al superamento della dicotomia abbonamento e pubblicità. Tendenza confermata dalle scelte di ‘modelli ibridi’ delle grandi piattaforme.
Sul fronte tecnologico l’utilizzo di soluzioni avanzate. Crescono le sperimentazioni tramite l’utilizzo di AI per la creazione di tracce musicali e vocali, e contenuti editoriali. E aumentano le sperimentazioni con la tecnologia blockchain, soprattutto nel mondo dell’editoria.

Sicurezza e cittadinanza in Italia nel 2022

Il capitolo Sicurezza e cittadinanza del 56° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese nel 2022 mostra come la pandemia abbia portato a un aumento della violenza fisica e psicologica nei confronti delle donne. Nei primi 9 mesi del 2022 sono stati registrati 83 omicidi di donne, contro i 92 dello stesso periodo dell’anno precedente. E nel primo semestre 2022 sono arrivate al numero verde antiviolenza 7.814 chiamate, con 2.902 donne annotate come vittime di violenza. Inoltre, il Rapporto evidenzia come il 60,9% degli italiani durante la pandemia abbia sofferto di stati di ansia e paura indefinita. Percentuali superiori alla media riguardano i giovani tra 18-36 anni: il 69,2% ha percepito ansia e paura, e il 49,0% guarda con incertezza il proprio futuro.

Una casa a cui si chiede sempre di più

Si tratta di stati d’animo che si innestano in una società dove da tempo non è più sufficiente studiare e essere bravi per ottenere un giusto riconoscimento nel mondo del lavoro. Al punto che il 12,5% dei giovani indica l’impotenza e l’11,5% la rassegnazione come stati d’animo prevalenti nella visione del futuro. Inoltre, il 43,1% degli italiani non si sente sicuro nella propria casa, e ha paura di subire furti, incendi, danneggiamenti. Furti e rapine sono reati che destano allarme sociale, nonostante i dati ufficiali ne testimoniano la diminuzione. I pericoli che turbano il sonno degli italiani non vengono però solo dall’esterno. Ogni anno si verificano quasi 3 milioni di incidenti domestici, che coinvolgono soprattutto i più anziani (41,1% over 65) e le donne (66,0%).

Il falso che fa male: il caso dei cosmetici

Accanto al mercato legale dei prodotti cosmetici si è sviluppato un fiorente mercato illegale di cosmetici contraffatti. I cosmetici falsi non fanno male solo all’industria e all’occupazione legale, ma possono provocare gravi danni all’ambiente e alla salute dei consumatori, perché sono prodotti senza rispettare la normativa europea. Il 21% delle famiglie italiane (5,4 milioni) ha acquistato almeno una volta un cosmetico falso e il 12,9% (3,3 milioni) lo ha fatto intenzionalmente. Nei primi sei mesi 2022 la Guardia di Finanza ha intercettato 105.280 prodotti contraffatti (+83,8% vs 2021).

Ucraini in fuga dalla guerra

Fino alla fine del 2021 gli ucraini che arrivavano in Italia erano prevalentemente donne (77,6%) di età superiore ai 40 anni, dirette nel nostro Paese per lavorare come badanti. Nel 2021 erano 27.506 gli studenti ucraini inseriti nelle nostre scuole di ogni ordine e grado. A causa della guerra, dalla fine di aprile alla fine di settembre 2022 hanno richiesto la protezione temporanea 158.850 cittadini ucraini: 98.182 adulti, 83.966 donne, 34.917 donne con figli, 60.668 minori.
Anche per i profughi ucraini si è attivato il modello di integrazione tipicamente italiano, ovvero, molecolare, territoriale e familiare, favorito in questo caso dal fatto che molte donne ucraine erano già inserite in molte famiglie italiane come persone di fiducia.