Imprese estere in Italia: un vettore di innovazione da 173 miliardi di euro

Nel nostro Paese Le imprese a controllo estero sono oltre 18.400 e generano 173 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 17,4% del totale nazionale. Con 1,7 milioni di lavoratori occupati, il 9,7% del totale nazionale, giocano un ruolo sempre più rilevante nello sviluppo economico dell’Italia.

“In un contesto geopolitico complesso, attrarre investimenti non è più solo una necessità economica, ma soprattutto una scelta strategica per l’Italia – commenta Giorgio Fossa, Presidente dell’Università Luiss -. Le imprese a controllo estero rappresentano, infatti, un importante vettore di innovazione, produttività, sviluppo di competenze qualificate e connessioni globali”.
Si legge nel VII Rapporto dell’Osservatorio Imprese Estere (OIE) di Confindustria e Luiss, dal titolo ‘Competitività globale, innovazione locale. il ruolo delle imprese estere per l’Italia nel nuovo scenario internazionale’.

Aumenta la dimensione media aziendale

Solo nell’ultimo anno disponibile (2022), rispetto al 2021 l’apporto delle imprese estere è salito del 10,7% nell’industria e del 15,3% nei servizi.
Sempre nel 2022, rispetto all’anno precedente, l’incidenza del fatturato delle controllate estere è stato del 21% rispetto al totale prodotto dalle imprese residenti in Italia.
Aumenta anche la dimensione media aziendale, che passa da 95,8 a 99,4 addetti per impresa.

Il Rapporto conferma, dunque, il valore strategico delle multinazionali estere nel tessuto produttivo italiano, ma lancia anche un segnale chiaro. Per attrarne di nuove serve un’azione di sistema, che migliori il contesto competitivo e rimuova gli ostacoli che ancora scoraggiano gli investimenti internazionali.

Protagoniste dell’export e digitalmente avanzate

Le imprese estere si confermano protagoniste di innovazione, export e occupazione qualificata. Investono in ricerca e sviluppo oltre 6 miliardi di euro l’anno, pari al 37,6% del totale nazionale, con un’incidenza superiore in settori ad alta intensità tecnologica.
Inoltre, sono digitalmente più avanzate: oltre il 77% presenta un’elevata intensità digitale, con una forte propensione all’adozione dell’AI.

Nel triennio 2020-2022, il 71,2% delle imprese a controllo estero in Italia ha introdotto innovazioni, e sul piano dell’export sono protagoniste con circa 200 miliardi di euro di merci esportate nel 2022, ovvero più di un terzo dell’export italiano, evidenziando una centralità anche nella proiezione internazionale del Paese.

Paesi Bassi e USA guidano gli investimenti in R&S

Cresce anche il peso dei fondi internazionali di private equity, attori sempre più attivi nel finanziare la trasformazione e l’espansione delle Pmi italiane.
Gli investitori principali provengono da Stati Uniti (19,9% degli occupati), Francia (19,4% del fatturato) e Paesi Bassi, che insieme coprono la gran parte del valore generato.

In particolare, Paesi Bassi e Stati Uniti sono alla guida per investimenti in R&S, a conferma del legame tra capitale estero e crescita innovativa.
Il quadro territoriale resta concentrato in Lombardia, Lazio, Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna e Toscana, che raccolgono l’82% del valore aggiunto delle imprese estere.

Cybersecurity degli ambienti OT: per le aziende industriali è una sfida chiave

L’inadeguatezza delle misure di sicurezza e l’insufficienza delle risorse destinate alla cybersecurity delle Operational Technology (OT), insieme alle sfide legate alla conformità normativa e la complessità dell’integrazione IT/OT, sono tra i principali rischi che le grandi aziende industriali devono affrontare.
Emerge dai dati diffusi da Kaspersky e da quelli della ricerca condotta da VDC Research ‘Securing OT with Purpose-built Solutions’.

La ricerca analizza lo stato della cybersicurezza delle OT, offrendo indicazioni sulle principali tendenze tecniche e di business che interessano le organizzazioni OT, oltre a identificare le best practice implementate per affrontare queste sfide.
I risultati sono frutto di un sondaggio che ha coinvolto oltre 250 responsabili OT e IT di vari settori, tra cui energia, utility, trasporti, logistica e produzione.

Obiettivo, raggiungere la completa digitalizzazione entro due anni

Nell’area EMEA il 25,8% delle aziende industriali dipende principalmente o interamente da processi manuali o ha appena iniziato a implementare tecnologie digitali per compiti specifici, mentre il 21,5% ha già integrato alcune tecnologie digitali.

Nonostante le differenze nei livelli di digitalizzazione, la maggior parte delle aziende industriali EMEA (67%) dichiara di voler raggiungere la fase ‘completamente digitale’ della propria evoluzione, caratterizzata da un miglioramento continuo e proattivo delle competenze tecnologiche, entro i prossimi due anni. I rischi legati alla cybersecurity relativi alla connessione dei sistemi OT, però, possono compromettere in modo significativo i benefici della trasformazione digitale.

Ostacoli e inadeguatezze

A fronte di un numero crescente di aziende che si muovono per raggiungere un ambiente digitale completamente connesso, il 43,8% degli intervistati in EMEA ritiene che i problemi di cybersicurezza siano il fattore che maggiormente influisce negativamente sull’implementazione delle tecnologie digitali negli ambienti OT.

Quanto ai problemi di cybersecurity che ostacolano l’adozione delle tecnologie digitali, le aziende evidenziano diverse criticità. Il 49% segnala l’inadeguatezza delle misure di sicurezza all’interno dell’infrastruttura esistente, mentre il 46,9% cita l’insufficienza del budget o del personale dedicato alla cybersicurezza delle tecnologie operative (OT).
Inoltre, il 46,9% riconosce le difficoltà legate alla conformità normativa e il 42,9% sottolinea la complessità dell’integrazione IT/OT.

La protezione di dati e sistemi è fondamentale

Nonostante queste preoccupazioni, è importante riconoscere che la cybersecurity è una tecnologia indispensabile per la trasformazione digitale. Senza una solida protezione di dati e sistemi, il pieno potenziale delle tecnologie digitali rimane irrealizzato, poiché tali preoccupazioni possono compromettere la fiducia e ostacolare il percorso di digitalizzazione aziendale.

“Con l’aumento della connettività e della dipendenza dalle tecnologie digitali, aumenta anche il rischio di minacce informatiche – afferma Andrey Strelkov, Head of Industrial Cybersecurity Product line di Kaspersky -. È fondamentale che le aziende industriali adottino solide soluzioni di cybersecurity per assicurarsi che mentre implementano nuovi sistemi OT e migliorano la loro efficienza complessiva, attenuino contemporaneamente i potenziali rischi informatici che potrebbero causare interruzioni significative e perdite finanziarie”. 

 Mutui, +22,4% di richieste nel I trimestre 2025

Emerge dai dati del Sistema di Informazioni Creditizie EURISC: anche nel 1° trimestre 2025 la domanda dei mutui immobiliari richiesti dalle famiglie italiane si mantiene positiva, registrando un +22,4%.
Considerando il solo mese di marzo, la richiesta di mutui mantiene la media dei primi tre mesi dell’anno (+20,5%), segnale evidente di una situazione di mercato del credito più favorevole.

Il taglio dei tassi da parte della BCE ha prodotto un effetto positivo sulla domanda di mutui, comportando un alleggerimento dell’importo delle rate e una maggiore convenienza dei finanziamenti a lungo termine.
Ma lo scenario economico internazionale oscura le prospettive di crescita.

L’incertezza economica potrebbe limitare gli effetti positivi dei tagli della BCE

“La strategia monetaria di Bruxelles ha infuso un’ondata di rinnovato ottimismo al mercato del credito. In particolare, si osserva come le famiglie italiane, beneficiando di un contesto di tassi d’interesse più favorevole, manifestino una crescente propensione a richiedere un mutuo, orientandosi in modo particolare verso le opzioni a tasso fisso, percepito come una garanzia di stabilità. Tuttavia, l’attuale scenario economico internazionale, derivato dalle crescenti tensioni commerciali e la politica dei dazi, sta oscurando le prospettive di crescita – commenta Simone Capecchi, Executive Director di CRIF -. Questa complessa congiuntura ci pone in una posizione di incertezza, che potrebbe frenare le richieste di credito delle famiglie e limitare gli effetti positivi delle recenti misure della BCE”.

Importo medio a 150.732 euro, il più alto del decennio

In questo primo trimestre dell’anno, l’importo medio richiesto ha un valore di 150.732, con uno scostamento del +4,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Si tratta del valore più alto di questi ultimi 10 anni, se si pensa che nel 2015 l’importo medio si aggirava a poco più di 124.000 euro.

Per quanto riguarda la distribuzione per fascia di importo, nel primo trimestre 2025 le richieste di mutuo per importi compresi tra 100.000 e 150.000 euro si confermano la soluzione preferita dalle famiglie italiane (31,1%). Un dato sostanzialmente in linea con il corrispondente periodo del 2024.
A seguire la scelta si direziona sulla classe di importo 150.000-300.000 euro per il 30,3% dei richiedenti.

Maggiore orientamento per una durata tra 25-30 anni

Dall’analisi della distribuzione delle richieste per durata emerge che il 41,3% del totale richiede mutui tra 25-30 anni.

Cartina di tornasole del fatto che l’importo medio richiesto si è alzato in questi ultimi 10 anni, e come conseguenza diretta le famiglie scelgono di diluire il debito nel tempo con rate più piccole per non pesare troppo sul reddito famigliare.
Anche la domanda per classi di età si mantiene pressoché stabile rispetto allo stesso trimestre del 2024. Infatti, quella a maggiore incidenza continua a essere la fascia di età compresa tra 25-44 anni, con il 63% del totale.

Conto delle Amministrazioni pubbliche: torna positivo dal 2019, ma diminuiscono reddito e risparmi delle famiglie

L’Istat ha rilasciato i dati del Conto delle Amministrazioni pubbliche (AP) e le stime relative alle famiglie e alle società nel IV trimestre 2024. Per la prima volta dal medesimo periodo del 2019, le Amministrazioni pubbliche hanno registrato un accreditamento netto a seguito di un sostanziale contenimento della spesa rispetto all’incremento delle entrate.

Sempre nel quarto trimestre 2024, rispetto al trimestre precedente il reddito disponibile delle famiglie è diminuito, sia in termini nominali (non succedeva dall’ultimo trimestre del 2020) sia, e più marcatamente, in termini reali.
Anche la propensione al risparmio ha subito un calo, pur rimanendo più alta rispetto al periodo pre-Covid.

Le società non-finanziarie sperimentato invece il sesto calo congiunturale della quota di profitto, già a metà anno scesa sotto i livelli del 2019. Per contro, dopo otto trimestri in riduzione, l tasso di investimento è cresciuto in termini tendenziali e congiunturali.

PIL e AP: saldo primario +4,1% 

I dati relativi alle AP sono commentati in forma grezza, mentre quelli relativi alle famiglie e alle società in forma destagionalizzata.

In dettaglio, nel quarto trimestre 2024 il saldo del conto delle AP in rapporto al Pil ha riportato un accreditamento dello 0,4%. Nello stesso trimestre del 2023 risultava un indebitamento del -6,6%.
Il saldo primario delle AP, ovvero, l’indebitamento/accreditamento al netto degli interessi passivi, è risultato positivo, con un’incidenza sul Pil del 4,1%. Nel quarto trimestre del 2023 era -2,8%.

Pressione fiscale al 50,6%, consumi +0,7%

Anche il saldo corrente delle AP ha registrato un valore positivo, con un’incidenza sul Pil del 5,9%: risultava positivo e pari al 4,5% anche nel quarto trimestre del 2023.
La pressione fiscale è stata pari al 50,6%, in aumento di 1,5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è diminuito dello 0,1% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti in termini nominali dello 0,7%.
La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stata pari all’8,5%, in diminuzione di 0,6 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.

Prezzi +0,5%, potere d’acquisto -0,6% 

I prezzi al consumo, misurati dal deflatore implicito dei consumi delle famiglie, sono aumentati dello 0,5% rispetto al trimestre precedente, determinando una flessione del potere d’acquisto dello 0,6%.

La quota di profitto delle società non finanziarie è invece stimata al 42,4%, in diminuzione di 0,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Mentre il tasso di investimento delle società non finanziarie si è attestato al 22,1%, in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.

Mercato immobiliare: quali sono i trend del 2025? 

Il mercato immobiliare italiano prosegue il suo percorso di ripresa, sebbene con qualche incertezza. Secondo il 1° Osservatorio Immobiliare 2025 di Nomisma, il 2024 si è chiuso con un incremento delle compravendite pari a +1,3%, sostenuto da una domanda ancora solida e da un accesso al credito in graduale miglioramento.

Anche i prezzi hanno registrato una crescita: +1,5% nelle grandi città e +2,1% nei mercati intermedi.

La domanda c’è, manca l’offerta 

L’analisi Nomisma evidenzia una ripresa del settore che, però, procede con cautela. La capacità di spesa delle famiglie è in lieve aumento, ma ancora limitata, mentre l’offerta immobiliare rimane insufficiente rispetto alla domanda. Questi fattori rendono il mercato sì dinamico, ma fragile.

Nel quarto trimestre 2024, le compravendite sono aumentate del 7,6%, contribuendo al bilancio positivo dell’anno. In particolare, le transazioni sostenute da mutuo sono cresciute fino al +19,5% nell’ultimo trimestre, segno di una maggiore fiducia nel mercato.

L’andamento dei prezzi 

I prezzi degli immobili hanno mostrato un’evoluzione differenziata tra nuove costruzioni e immobili usati. In città come Perugia, il valore delle abitazioni in ottimo stato è aumentato del +3,2%, mentre l’usato ha registrato un incremento più contenuto del +1,9%.

Nei grandi centri urbani, l’accesso alla proprietà rimane difficile, spingendo molte famiglie verso il mercato della locazione. Nei mercati secondari, invece, si conferma più forte la tendenza all’acquisto.

Aumenta il mercato delle locazioni 

L’aumento della domanda ha portato a una crescita dei canoni di locazione del +3,4% nel 2024. Ma l’equilibrio tra offerta e domanda è influenzato dalle disponibilità economiche delle famiglie, che limitano incrementi più sostanziali.

Le tempistiche per la chiusura delle trattative sono stabili: 5 mesi per le vendite e 2 mesi per le locazioni. Gli sconti sui prezzi di vendita si attestano in media al 10%, segnale di una minore flessibilità da parte dei venditori.

Prospettive per l’anno in corso

Gli esperti prevedono un consolidamento delle compravendite con un aumento dei prezzi e della domanda di affitti. I canoni di locazione potrebbero salire fino al +4%, mentre le condizioni di accesso al credito dovrebbero restare favorevoli.

Grandi città: Roma più dinamica di Milano

A Roma, il numero di compravendite è previsto in crescita del +2,1%, mentre Milano dovrebbe mantenere livelli stabili dopo una lieve flessione del -3,4% nel 2024.

Nella capitale, gli investimenti immobiliari sono in aumento, mentre a Milano il mercato è influenzato dalle disponibilità finanziarie delle famiglie.

Italia, 2024: i pagamenti digitali superano il contante 

Per la prima volta in Italia, i pagamenti digitali hanno superato il contante in termini di valore transato. Secondo i dati dell’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano, nel 2024 il 43% dei consumi è stato regolato tramite strumenti elettronici, mentre il contante è sceso al 41%. Il restante 16% è stato pagato attraverso bonifici, addebiti in conto corrente e assegni.

Il valore complessivo dei pagamenti digitali ha raggiunto 481 miliardi di euro, segnando un aumento dell’8,5% rispetto al 2023. Un ruolo chiave in questa crescita si deve ai pagamenti contactless, che rappresentano ormai quasi il 90% delle transazioni elettroniche in negozio, con un valore di 291 miliardi di euro (+19%).

Il ruolo dei commercianti

Un fattore determinante di questo cambiamento è stato l’aumento dell’accettazione dei pagamenti digitali da parte dei commercianti. Storicamente diffidenti nei confronti delle transazioni elettroniche, oggi molti esercenti hanno cambiato approccio: il 53,5% dei piccoli commercianti preferisce ormai le carte rispetto al contante.

Boom per i pagamenti con smartphone e wearable

Oltre ai metodi tradizionali, hanno un crescente successo le soluzioni di pagamento innovative, come smartphone e dispositivi wearable (smartwatch, anelli e portachiavi). Nel 2024, i pagamenti tramite questi strumenti hanno raggiunto un transato di 56,7 miliardi di euro, con un aumento del 53% rispetto all’anno precedente.

I dispositivi wearable, in particolare, stanno conquistando una fetta crescente del mercato: i pagamenti effettuati con questi strumenti hanno raggiunto 2,5 miliardi di euro, con una crescita del 57% rispetto al 2023.
Si evolve anche il settore automotive, grazie allo sviluppo degli in-car payments che permettono di effettuare transazioni direttamente dal veicolo per operazioni come rifornimento e parcheggio.

Il fenomeno Buy Now Pay Later: crescita del 46%

Un’altra tendenza in forte espansione è il Buy Now Pay Later (BNPL), che consente ai consumatori di dilazionare i pagamenti senza interessi. Nel 2024, il BNPL ha registrato un transato di 6,8 miliardi di euro, in crescita del 46% rispetto al 2023.

Questa soluzione è particolarmente diffusa negli acquisti online, che rappresentano il 77% del totale transato BNPL, coprendo ormai l’8,9% del mercato eCommerce italiano.

Come cambiano i pagamenti nei negozi

Nel 2024, i pagamenti digitali effettuati nei punti vendita fisici hanno raggiunto 385 miliardi di euro, con una crescita del 7% rispetto all’anno precedente. Tra questi, 43 miliardi di euro derivano da pagamenti effettuati da stranieri in Italia, dimostrando l’importanza dell’adozione di strumenti digitali in un contesto turistico e internazionale.

Un altro cambiamento significativo riguarda l’evoluzione dei terminali di pagamento. A fine 2024, in Italia erano attivi 3,5 milioni di POS, con una crescita delle soluzioni di Software POS. Questi terminali digitali hanno raggiunto le 152.000 unità, rispetto alle 40.000 del 2023, grazie alla loro flessibilità e ai costi più contenuti rispetto ai dispositivi tradizionali.
Un’importante novità normativa riguarda la legge di bilancio 2025, che ha introdotto l’obbligo di collegamento tra il POS e il registratore telematico. Questa misura permetterà di automatizzare la memorizzazione delle transazioni elettroniche e garantire maggiore compliance fiscale.

Le preferenze degli esercenti

Secondo un’indagine condotta dall’Osservatorio Innovative Payments in collaborazione con Ipsos, emerge un quadro interessante sulle preferenze degli esercenti. SI scopre che il 53,5% preferisce i pagamenti con carta rispetto ad altri strumenti, mentre iil restante 43,5% continua a privilegiare il contante.

Per quanto riguarda i settori più favorevoli ai pagamenti digitali, spiccano in alto nella classifica il commercio al dettaglio, la ristorazione e i servizi alla persona. In altri negozi, come bar, mercati ambulanti e tabaccherie, continua a essere utilizzato il contante.

Lavoro: a gennaio 2025 diminuiscono disoccupati e inattivi

Emerge dagli ultimi dati rilasciati dall’Istat: a gennaio 2025 il numero di occupati è salito a 24 milioni e 222mila. Su base mensile, il tasso di occupazione cresce al 62,8% (+0,4%), mentre quello di disoccupazione cala al 6,3% e quello di inattività, al 32,9%.
La crescita degli occupati rispetto al mese precedente coinvolge i dipendenti permanenti, che salgono a 16 milioni 447mila, i dipendenti a termine (2 milioni 663mila) e gli autonomi (5 milioni 111mila).

L’occupazione aumenta anche rispetto a gennaio 2024 (+513mila occupati), ma in questo caso è sintesi della crescita dei dipendenti permanenti (+702mila) e degli autonomi (+41mila) e del calo dei dipendenti a termine (-230mila).

Meno occupati tra i 35-49enni

A sempre a gennaio 2025, rispetto al mese di dicembre 2024, la crescita degli occupati si associa alla diminuzione dei disoccupati e degli inattivi.
L’aumento dell’occupazione (+0,6%, pari a +145mila unità) riguarda gli uomini e le donne, i dipendenti, gli autonomi e tutte le classi d’età, a eccezione dei 35-49enni, tra i quali il numero di occupati diminuisce.

Il calo delle persone in cerca di lavoro (-0,6%, pari a -9mila unità) interessa gli uomini e tutte le classi d’età, con l’eccezione dei 25-34enni, per i quali il numero di disoccupati cresce, mentre tra le donne il valore rimane stabile.
Il tasso di disoccupazione (6,3%) scende dello -0,1%, e quello giovanile cala al 18,7% (-0,3 punti).

Il tasso di inattività cala al 32,9%, -0,4%

La diminuzione degli inattivi (-1,2%, pari a -146mila unità) coinvolge entrambi i generi, i minori di 35 anni e chi ha almeno 50 anni d’età, mentre si registra un aumento di inattività tra i 35-49enni. 

Confrontando il trimestre novembre 2024-gennaio 2025 con quello precedente (agosto-ottobre 2024), si registra un aumento di 85mila occupati (+0,4%).
La crescita dell’occupazione, osservata nel confronto trimestrale, si associa all’aumento delle persone in cerca di lavoro (+1,4%, pari a +22mila unità) e alla diminuzione degli inattivi (-0,8%, pari a -99mila unità).

In un anno il tasso di occupazione sale di 1,0 punti percentuali

A gennaio 2025, il numero di occupati supera quello di gennaio 2024 del 2,2% (+513mila unità).
L’aumento riguarda gli uomini, le donne, i 25-34enni e chi ha almeno 50 anni d’età, mentre per i 15-24enni e i 35-49enni si osserva una diminuzione.

Il tasso di occupazione, in un anno, sale di 1,0 punti percentuali.
Rispetto a gennaio 2024, diminuiscono sia il numero di persone in cerca di lavoro (-10,7%, pari a -194mila unità) sia quello degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-1,3%, pari a -158mila).

Smart Home, un mercato da 900 milioni di euro, +11% in un anno

Emerge dalla ricerca sulla Smart Home dell‘Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano: il mercato della Smart Home torna a crescere raggiungendo un buon risultato, nonostante la fine di bonus e incentivi energetici. Nel 2024 in Italia la Smart Home tocca quota 900 milioni di euro, +11% rispetto al 2023.

In Europa in media la crescita è del +6,5%, ma la nostra spesa pro-capite (15,5 euro) risulta ancora circa metà di quella europea (32,5 euro). 
In ogni caso, il mercato è trainato dalle soluzioni per la sicurezza, come videocamere, sensori per porte/finestre e serrature connesse, che rappresentano il 28% del valore. Seguono elettrodomestici smart (19%), dispositivi per il risparmio energetico come caldaie, termostati, valvole termostatiche e condizionatori connessi (16%) e smart speaker (14%).

Domanda più consapevole, offerta integrata con l’AI

Il 2024 ha portato novità importanti sul fronte della domanda di soluzioni smart per la casa, con un aumento della consapevolezza e della maturità dei consumatori.
Oggi 6 italiani su 10 possiedono oggetti smart in casa, anche se solo 4 su 10 li hanno connessi a Internet, e 1 italiano su 3 è interessato ad acquistare nuovi dispositivi in futuro.

Importanti novità anche lato offerta: aumenta la gamma di servizi attivabili dall’utente e questi sono sempre più innovativi, grazie alla valorizzazione dei dati raccolti dai dispositivi e all’integrazione delle soluzioni IoT con l’Intelligenza artificiale.
La vendita dell’hardware è un mezzo per ampliare la propria base clienti, ma le aziende sono sempre più consapevoli che il vero valore va cercato altrove.

Soffre la filiera tradizionale di vendita

Nei canali di vendita, il 2024 è stato un anno positivo per molti attori, ma non per la cosiddetta filiera tradizionale, che rispetto al 2023 ha subito una contrazione del -5% nel fatturato, pari a 345 milioni di euro, principalmente a causa della riduzione degli incentivi.

Nonostante ciò, sul lato domanda, cresce l’interesse dei consumatori verso soluzioni veicolate tramite questo canale.
E sul lato offerta, gli installatori, per tanto tempo additati come uno dei freni alla diffusione di soluzioni smart, dimostrano di iniziare a comprendere realmente le opportunità offerte dalla Smart Home.

Obiettivo delle aziende: creare valore grazie ai dati raccolti

“Gli ultimi mesi hanno portato importanti novità sul mercato – afferma Giulio Salvadori, direttore dell’Osservatorio -. Si assiste a una platea sempre maggiore di aziende che punta su valorizzazione dei dati, offerta di nuovi servizi e integrazione con soluzioni di Intelligenza artificiale per fidelizzare i propri clienti, garantendo un’esperienza sempre più personalizzata e creando valore grazie ai dati raccolti. Nel 2025 le sfide per la Smart Home saranno l’evoluzione degli ecosistemi per l’interoperabilità, con Matter in prima fila tra le iniziative più rilevanti, e l’arrivo del Data Act, che si propone di regolare e armonizzare l’accesso equo ai dati, inclusi quelli prodotti dagli oggetti smart in casa”.

Competenze STEM: investire in formazione tecnico-scientifica annulla il gender gap

Nonostante il ruolo sempre più importante di scienza e tecnologia, in Europa solo il 26,6% degli studenti è iscritto a percorsi di istruzione terziaria in ambito STEM, un dato pressoché invariato negli ultimi dieci anni.
La carenza è particolarmente forte in ambito ICT, che rappresenta circa il 19,5% del totale degli studenti STEM. In questo settore, sempre più strategico, le donne continuano a essere pochissime: tra le studentesse STEM solo il 12,4% si dedica a studi in ambito ICT.

Secondo i dati dell’Osservatorio Deloitte, in Italia la carenza di competenze in ambito ICT è ancora più allarmante. In questo sotto-insieme STEM gli studenti rappresentano solo l’8,4% (media europea 19,5%). E tra gli studenti italiani ICT le ragazze sono solo il 15% (Europa 20,3%).

Difficoltà a trovare professionisti

Di fatto, più di una azienda su 2 riferisce di aver riscontrato difficoltà nel trovare i profili STEM. In particolare, i profili più ricercati dalle grandi aziende sono negli ambiti di ingegneria (63%) e tecnologia (55%). Inoltre, circa una azienda su 3 ritiene che trovare e mantenere le persone con competenze tecnico-scientifiche sia complesso per la competizione internazionale. 
Per fare fronte a questo problema, le aziende prevedono l’adozione di specifiche strategie, a partire dall’offerta di salari più competitivi (59% tra le piccole aziende, 65% tra le grandi).

Oltre 8 aziende su 10, poi, sottolineano l’importanza di politiche pubbliche dedicate (miglioramento dell’offerta formativa nazionale, potenziamento degli scambi tra aziende, università e stanziamento di fondi dedicati).

Necessarie politiche di supporto a genitorialità e agevolazioni fiscali

Circa la metà delle aziende intervistate riconosce l’esistenza di discriminazioni di genere nel settore STEM, soprattutto in termini di disparità salariali e di valutazione delle performance.

Per affrontare il problema, più di una impresa su 2 sottolinea l’importanza di sviluppare iniziative per ridurre le differenze di carriera e salario. Tuttavia, 7 aziende su 10 pensano che il cambiamento debba passare da politiche pubbliche di supporto alla genitorialità e agevolazioni fiscali.
Inoltre, per quasi metà dei giovani promuovere la parità di retribuzione è la prima soluzione per colmare il gender gap.

Stereotipi e discriminazione di genere frenano la partecipazione femminile

La metà degli studenti e dei lavoratori STEM ritiene che gli stereotipi culturali che associano scienza e tecnologia a ruoli ‘maschili’ continuino a ostacolare la preparazione delle bambine in ambito matematico sin dalla prima infanzia. Oltre agli stereotipi legati al retaggio culturale del passato, ci sono le discriminazioni. Oltre 6 studenti e 5 lavoratori su 10 dichiarano di avere assistito a episodi di questo tipo, un dato che sale al 73% tra le studentesse e al 74% tra le giovani lavoratrici STEM.

Il 55% delle lavoratrici STEM, poi, riferisce di aver subito discriminazioni, rispetto al 37% delle loro colleghe in ambito non STEM.

Il mercato dei viaggi in Italia: exploit per trasporti, esperienze uniche e digitalizzazione

Il settore turistico italiano ha raggiunto un nuovo equilibrio nel 2024, con una crescita più contenuta rispetto agli anni precedenti. L’ospitalità registra un aumento del 5%, mentre il comparto dei trasporti segna un incremento più marcato del 10%, trainato dall’aumento della domanda di viaggi aerei.

La ripresa post-pandemica sembra ormai completata, con un ritorno ai livelli pre-Covid per tutte le principali categorie del settore. Sono alcuni risultati emersi dalla ricerca dell’Osservatorio Travel Innovation del Politecnico di Milano.

Ospitalità: un settore maturo

Il comparto dell’ospitalità ha raggiunto un valore di 37,8 miliardi di euro, con un incremento del 5% rispetto al 2023. La crescita è stata guidata dalla domanda internazionale, mentre i flussi turistici domestici hanno subito una lieve contrazione a causa dell’inflazione.

Un segnale interessante arriva dall’eCommerce turistico, che per la prima volta cresce in linea con il mercato (+5%), dopo un decennio di espansione a doppia cifra. La prenotazione diretta online guadagna terreno rispetto ai canali intermediati, con un aumento dell’incidenza di 15 punti percentuali rispetto al 2019. 

Trasporti in crescita grazie al boom dei passeggeri

Il settore dei trasporti ha registrato un incremento del 10%, raggiungendo un valore complessivo di 26,3 miliardi di euro. L’aumento è dovuto principalmente alla crescita del traffico passeggeri nel trasporto aereo, che ha segnato un +11% nel periodo gennaio-novembre 2024.

L’eCommerce nei trasporti ha registrato una crescita ancora più marcata (+12%), con un chiaro spostamento delle preferenze dei viaggiatori verso l’acquisto online. Oggi l’85% delle transazioni digitali nel settore avviene attraverso canali diretti, confermando un trend già consolidato negli ultimi anni.

Tour operator e viaggi organizzati: ritorno ai livelli pre-pandemia

Dopo anni di difficoltà, i tour operator hanno finalmente superato i livelli di vendita del 2019, con una crescita del 9%, in linea con le agenzie di viaggio. Anche il settore del business travel ha ritrovato la stabilità: la spesa delle imprese italiane per i viaggi d’affari ha raggiunto i 22 miliardi di euro, con una riduzione del costo medio per trasferta rispetto agli anni precedenti.

Nuove tendenze: esperienze, digitalizzazione e pagamenti flessibili

Le esperienze di viaggio sono sempre più centrali nelle scelte dei turisti: l’80% dei viaggiatori considera le attività culturali e outdoor un elemento chiave nella selezione della destinazione.
L’intelligenza artificiale sta trasformando il settore: il 15% dei viaggiatori italiani utilizza strumenti basati sull’AI per pianificare i propri spostamenti, mentre le agenzie di viaggio stanno adottando queste tecnologie più rapidamente rispetto alle strutture ricettive.

Infine, cresce la richiesta di flessibilità nei pagamenti: il 51% degli italiani preferisce prenotazioni con possibilità di cancellazione o modifica, e il 18% valuta solo fornitori che offrono il pagamento rateale. Questo cambiamento sta spingendo le agenzie di viaggio ad adottare nuove soluzioni, rendendo il turismo più accessibile anche in un contesto di prezzi in aumento.
Il mercato dei viaggi in Italia, pur rallentando il ritmo di crescita, si conferma solido e in costante evoluzione, con nuove opportunità legate alla digitalizzazione e alle preferenze emergenti dei consumatori.