eCommerce B2c in italia: +13% nel 2023 

Secondo l’Osservatorio eCommerce B2c nel 2023 gli acquisti e-commerce B2c degli italiani valgono 54,2 miliardi di euro, +13% rispetto al 2022, con i servizi che vivono una ‘seconda giovinezza’, soprattutto grazie alle performance del settore Turismo e Trasporti (+30%), e il valore degli acquisti che raggiunge 19,2 miliardi di euro (+25%).
Nel 2023 il tasso di penetrazione dell’online sui consumi totali, online e offline, guadagna un punto percentuale e arriva al 13%, con valori diversi nelle componenti di prodotto (11%) e di servizio (17%).
In particolare, nel 2023 l’e-commerce di prodotto tocca 35 miliardi di euro (+8%), Una crescita più controllata rispetto agli anni scorsi, e in buona parte legata all’inflazione.

Il digitale ormai à essenziale per il Retail

I comparti di prodotto più dinamici, con tassi di crescita in linea o superiori alla media (+8%), sono Beauty (+11%), Informatica ed elettronica di consumo (+8%) ed Editoria (+8%).
Crescono, seppur a ritmi più contenuti, anche Abbigliamento (+7%) e Arredamento e home living (+7%), mentre fatica il Food&Grocery (-0,5%).
“L’eCommerce B2c online in Italia continua a crescere, anche se più lentamente rispetto agli ultimi anni – afferma Alessandro Perego, Responsabile Scientifico degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano -, e ha assunto ormai una rilevanza tale da essere considerato centrale e indispensabile per l’evoluzione del Retail”.

Garantire rispetto dei principi sociali e salvaguardia dell’ambiente

“Tuttavia, l’inflazione, i cambi normativi, l’attenzione crescente dell’opinione pubblica e delle istituzioni alla tutela dell’individuo, in qualità di consumatore e lavoratore – continua Perego – rendono necessari continui interventi di trasformazione della catena del valore dell’e-commerce. Oggi la sfida per i merchant è orientata in particolar modo alla flessibilità e alla sostenibilità, per garantire il rispetto dei principi sociali e la salvaguardia dell’ambiente”.

Consumatori: “stabili” a 33 milioni 

Dopo l’accelerazione nell’ultimo triennio, il numero di consumatori digitali italiani si è stabilizzato a 33 milioni.
Oggi, se da una parte i consumatori “sono alle prese con le dinamiche di inflazione e incertezza economica, specialmente nel settore alimentare e dei beni durevoli, è bene ricordare che le dinamiche di recessione non impattano direttamente, invece, quei consumatori di beni di lusso e di alta gamma nei settori come il Fashion, il Design, il Food, l’Automotive e la Cosmetica – aggiunge Roberto Liscia, Presidente di Netcomm -. È per tutte queste ragioni che le aziende devono poter sviluppare la propria offerta sfruttando due leve chiave per l’export: da una parte, ‘il Made in Italy’ come biglietto da visita per aprire le porte dei mercati esteri, dall’altra il ‘digitale’ come abilitatore per accedervi con maggiore semplicità”.

In che modo i fattori ESG influenzano i compensi dei vertici aziendali?

Il Rapporto Consob 2022 sulla Rendicontazione non finanziaria delinea una crescente integrazione tra sostenibilità e finanza, elemento chiave per rendere la transizione ecologica non solo auspicabile, ma reale.

Per capire come la rivoluzione ESG stia impattando sull’economia, è interessante notare come i temi di sostenibilità influenzino la remunerazione del CdA, soprattutto in ambito finanziario, dove coinvolgono 31 emittenti (65% del settore), seguito da quello industriale (66 emittenti, 56%) e dalle imprese dei servizi (30 emittenti, 58%).
Nel 2022 i fattori ambientali, sociali e di governance hanno concorso a determinare i compensi degli amministratori delegati in 127 società con azioni ordinarie negoziate sul mercato Euronext Milan, pari al 58,5% del totale e l’11,5% rispetto alle 106 del 2021.

Un’equazione più frequente nelle grandi società

Di fatto i fattori ESGi hanno influenzato le remunerazioni di breve termine in 111 casi, e quelle di lungo termine in 75.
L’evoluzione della normativa comunitaria sta dando un grande impulso al settore. Non a caso, il collegamento tra fattori ESG e remunerazioni è più frequente nelle società di maggiori dimensioni, appartenenti all’indice Ftse Mib (31 casi, il 94% dell’indice) o al Mid Cap (27 casi, 77%).

Come spiega Esgnews.it, i dirigenti vengono premiati per i risultati ottenuti negli aspetti social (capitale umano, sicurezza sul lavoro, soddisfazione dei clienti, innovazione), ambientali (riduzione delle emissioni di C02, economia circolare, gestione dei rifiuti, energie rinnovabili), di governance (avanzamento negli indici e nei rating ESG, aumento dei prodotti ESG offerti dalla società).

Il ruolo degli stakeholder esterni

Le tematiche ambientali sono predominanti nelle strategie. Delle 13 società che hanno raggiunto un’integrazione completa, 8 hanno dato spazio a tutte le dimensioni ESG, mentre 5 hanno trattato maggiormente tematiche sull’ambiente, riservando meno spazio agli aspetti sociali e di governance.
Inoltre, per le società e i decision-maker il ruolo degli stakeholder è sempre più rilevante per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità.

Dalle dichiarazioni non finanziarie di 148 società quotate emerge che il coinvolgimento degli stakeholder sia aumentato di circa il 4%, raggiungendo nel 2022 il 65,8% delle società analizzate.
Il ruolo di questi portatori di interesse è soprattutto quello di affiancare le società nel definire le tematiche ESG più importanti in ottica operativa e strategica.

L’ostacolo della scarsa formazione

Un ostacolo alla trasformazione ESG è rappresentato dalla scarsa formazione. Secondo uno studio di Manpower Group il 94% delle aziende a livello globale non ha le competenze necessarie per raggiungere gli obiettivi ambientali, sociali e di governance. Ma nel 2022 il 76,4% delle società emittenti analizzate dal Rapporto Consob ha organizzato almeno una sessione formativa per manager e personale, per un totale di 113 società interessate.

Le tematiche su cui più si concentra la formazione in ambito ESG sono innovazione digitale, capitale umano, sostenibilità in generale e ambiente.
Ma ancora una volta, sono soprattutto le società medio grandi e quelle del settore finanziario che organizzano più frequentemente almeno un corso di formazione su temi ESG durante l’anno.

Caffè: l’intramontabile rito del mattino vince anche sui social 

Lo ha scoperto una ricerca internazionale condotta da Versuni, rebranding di Philips Domestic Appliances, in occasione della Giornata mondiale del caffè. Quasi un quarto degli intervistati a livello mondiale rinuncerebbe al consumo di alcolici piuttosto che al caffè della mattina. E la percentuale si alza ulteriormente nella fascia d’età compresa tra 25-34 anni.

Se la cultura del caffè è ovunque, e interessa la grande distribuzione, i bar, i corner dedicati (sempre più hype) i social media rappresentano un nuovo luogo di incontro e scambio delle new gen. Tanto che su TikTok sta spopola l’hashtag #coffeetok, intorno al quale si è attivata una vasta community che prende ispirazione per il consumo di caffè.

Una bevanda trasversale e genderless

Insomma, il caffè è una bevanda che da secoli si beve per sentirsi più energici, più propensi alla socializzazione, ma anche più rilassati e propositivi, e che coinvolge tutte le categorie sociali ed è genderless.
Ma soprattutto, è legata a un rituale imprescindibile della mattina.

Il 66% di tutti i consumatori di età superiore ai 45 anni beve caffè nella prima parte della giornata (35% 16-24enni), e se il 60% afferma che guardare il telefono è il principale svago pre-pomeridiano, più della metà (53%) prende anche una tazza di caffè.
All’interno di queste macro-tendenze, per gli italiani in tutte le fasce d’età il rito del caffè mattutino (61%) supera anche l’uso dello smartphone (57,8%), la colazione (58,6%), la doccia, lo skincare e la lettura delle notizie, tre azioni che si aggirano intorno al 30%.

Classico espresso, cappuccino o freddo?

Ma come si prende il caffè? Se il 47,89% degli italiani sceglie il classico espresso, seguito dal cappuccino (17,66%), alla tradizione si affiancano nuovi scenari di consumo, come la scelta del latte.
In Italia, dove viene ancora ampiamente preferito il caffè nero (37,4%), il 22% predilige la versione senza lattosio, mentre il 18,3% quello di mandorla o soia, a cui seguono il latte d’orzo e di cocco.

Anche dentro questa nuova tendenza, la popolazione delinea alcune micro-abitudini. Il 31% fa il suo primo sorso tra le 7 e le 7 e 59, il 34,4% ama prenderlo sempre nella stessa tazza, e tra le varianti più amate, il caffè freddo (38,3%), la versione preparata con il montalatte (36,2%) e quelle con l’aggiunta di polvere di cacao (22%).

Intanto spopolano i coffee-device

Ma la creatività spazia anche dal consumo di caffè con lo sciroppo di caramello o d’acero, miele, scorze di limone o arancia, e perfino burro.
Tra gli usi e i comportamenti a livello worldwide ci sono anche quelli che riguardano i coffee-device.

Uno consumatore su quattro mette evidenza la macchina per il caffè al centro della cucina, uno su 10 la mostra agli ospiti, proprio come si fa con un oggetto di design. E altrettanti la portano con sé in vacanza, per non dover cambiare le abitudini di consumo neanche in ferie.

Sostenibilità: una grande opportunità di crescita per imprese e istituzioni

La sostenibilità è strettamente connessa a temi concreti, come la competitività delle aziende. L’80% delle aziende quotate ha infatti sviluppato un piano di sostenibilità (+32% vs 2020), mentre l’83% pensa che ci sia un forte vantaggio competitivo nell’integrare i fattori Esg all’interno delle strategie aziendali. Ciò vale anche per le istituzioni, come nel caso della Regione Lombardia, che con il Programma regionale di sviluppo sostenibile (Prss), ha integrato gli obiettivi di sostenibilità nella sua pianificazione strategica. Insomma, la visione integrata delle tre dimensioni della sostenibilità, ambientale, sociale ed economica, sta entrando sempre più nei piani strategici delle imprese e delle istituzioni.

L’innovazione accelera la transizione green 

È quanto emerge dai dati di EY presentati durante il convegno organizzato da EY e Regione Lombardia dal titolo Sostenibilità ambientale, sociale ed economica: un confronto tra attori pubblici e privati. In tema di sostenibilità ambientale una delle chiavi per poter accelerare la transizione green è l’innovazione. Smart city, riqualificazione degli edifici, economia circolare, mobilità sostenibile, sono al centro del dibattito tra istituzioni e imprese, che possono agire in un connubio virtuoso in grado di generare benefici per le realtà produttive stesse, l’ambiente e la collettività. Uno degli aspetti critici che interessa trasversalmente tutte le dimensioni della sostenibilità, più ancora della necessità di investimenti, è l’execution, ovvero, la creazione delle condizioni ideali per ‘fare le cose’, dalla semplificazione normativa allo sviluppo di competenze adeguate.

Avviare attività di corporate social responsability

Anche in ambito di sostenibilità sociale le aziende possono fare molto. Prima di tutto, investendo sul capitale umano e sui giovani, affrontando la formazione, l’empowerment e la sensibilizzazione sui temi Esg, in modo che ciascuno possa operare scelte più responsabili e sostenibili sul lavoro e nella vita privata. In questo senso, diverse realtà aziendali stanno mettendo in campo attività di corporate social responsability, anche attraverso le fondazioni d’impresa, come nel caso di EY Foundation e Fondazione Teatro alla Scala, che con i loro progetti coinvolgono in prima persona dipendenti e collaboratori.

L’impatto della sostenibilità sugli investimenti

La sostenibilità rappresenta una grande opportunità per attrarre investimenti anche tra le Pmi, che spesso sono più aperte al cambiamento.
“L’Italia esercita una forte attrattiva nei confronti dei fondi di investimento, e attualmente ci sono circa 1.300 aziende partecipate da fondi di private equity e venture capital”, afferma Anna Gervasoni, direttore generale Aifi.
L’impatto della sostenibilità sugli investimenti si delinea quindi come una grande sfida. “Dobbiamo essere rapidi a cogliere le opportunità, per fare in modo che la sostenibilità diventi una grande occasione per crescere – aggiunge Luca Felletti, responsabile finanziamenti agevolati, Intesa Sanpaolo -. In questo processo la finanza deve essere un acceleratore per contribuire a rendere le aziende più competitive”.

La popolazione offline globale nel 2023 scende a 2,6 miliardi

È quanto rileva l’Unione internazionale delle telecomunicazioni (Uit), l’agenzia tecnologica delle Nazioni Unite: nel 2023 a livello globale ci sono ancora 2,6 miliardi di persone non ancora connesse a Internet, il 33% della popolazione mondiale. Circa il 96% dei ‘disconnessi’ vive in paesi in via di sviluppo. Nel 2022 i disconnessi erano 2,7 miliardi. Al contrario, il 67% della popolazione mondiale è ‘online’, ovvero 5,4 miliardi di individui. Secondo le stime preliminari dell’Uilt, la crescita del numero di utenti collegati a Internet è più forte nei paesi a basso reddito, con il numero di persone connesse in aumento di circa il 17% nell’ultimo anno, riferisce Adnkronos.

Obiettivo: connettere in modo significativo tutti a Internet entro il 2030

“Non dobbiamo dimenticare che dietro questi numeri ci sono persone che non sono in grado di accedere a Internet e godere dei vantaggi che questa tecnologia può offrire nell’era della trasformazione digitale, che può davvero cambiare il corso di una vita – sottolinea Cosmas Luckyson Zavazava, direttore del Telecommunication Development Bureau dell’Itu -. Questi numeri evidenziano l’importanza di misurare e monitorare i dati in modo da sapere dove concentrare i nostri sforzi per connettere in modo significativo tutti a Internet entro il 2030. Con questi sviluppi, dobbiamo anche concentrarci sulla costruzione di competenze digitali per tutti, in modo da fornire agli utenti le competenze necessarie”. 

Garantire un’esperienza online sicura e soddisfacente a un costo accessibile

Le ultime stime globali confermano che la crescita a due cifre della connettività Internet osservata durante il picco della pandemia di Covid-19 nel 2020 è stata di breve durata. Le tendenze attuali non sono abbastanza forti da garantire che l’obiettivo di una connettività universale e significativa venga raggiunto entro il 2030. Raggiungere una connettività universale e significativa entro il 2030, ovvero, la possibilità per tutti di godere di un’esperienza online sicura, soddisfacente, arricchente e produttiva a un costo accessibile, richiede un approccio globale che affronti le infrastrutture e altri fattori come l’accessibilità economica e le competenze.

Le persone senza accesso al web potrebbero essere lasciate indietro

Internet è uno strumento essenziale per accedere alle informazioni, alle opportunità di lavoro e all’istruzione. Le persone senza un accesso significativo al web potrebbero essere lasciate indietro. E questo diventa ancora più importante man mano che tecnologie come l’Intelligenza artificiale diventano sempre più diffuse nella vita quotidiana.
“Questo miglioramento della connettività – aggiunge il segretario generale dell’Itu Doreen Bogdan Martin – è un altro passo nella giusta direzione e un ulteriore passo a sostegno degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Non avremo pace finché non vivremo in un mondo in cui la connettività sarà una realtà vissuta per tutti, ovunque”. 

Nuove assunzioni, quasi la metà delle figure… non si trova

Le imprese in Italia stanno cercando 531.000 lavoratori con contratti a tempo determinato di oltre un mese o a tempo indeterminato per il mese di settembre, con un aumento di 7.000 (+1,3%) rispetto all’anno precedente. Per l’intero trimestre da settembre a novembre 2023, le assunzioni previste superano di poco 1,4 milioni, registrando un aumento dell’1,9% rispetto allo stesso periodo del 2022.
La difficoltà nel reperimento di personale segnalata dalle imprese continua a crescere, coinvolgendo il 48% delle assunzioni programmate, con un aumento del 5% rispetto all’anno precedente. Questa sfida è particolarmente evidente per molte figure tecniche, ingegneristiche e di operai specializzati, con quote che si collocano tra il 60% e il 70%.
Questi dati emergono dal Bollettino del Sistema Informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere in collaborazione con Anpal.

Grandi e medie imprese muovono il mercato del lavoro

Le grandi imprese (con oltre 250 dipendenti) e le piccole imprese (con 10-49 dipendenti) coprono completamente l’incremento complessivo delle assunzioni rispetto al 2022, con rispettivamente +4.400 e +4.300 assunzioni al mese e +11.000 e +12.000 nel trimestre. Le imprese di dimensioni più ridotte (1-9 dipendenti) prevedono invece una diminuzione delle assunzioni a settembre (-3.000).

Le assunzioni nei vari settori

Nel settore manifatturiero, si prevedono 99.000 nuove assunzioni a settembre 2023 (dato analogo all’anno precedente) e 275.000 nel trimestre (-0,2%). Tra i settori principali, si segnalano previsioni positive per la meccatronica (25.000 contratti a settembre e 69.500 nel trimestre) e la metallurgia (20.000 e 55.000, rispettivamente). Le industrie alimentari (13.000 e quasi 40.000) e del settore della moda (11.000 e 33.000) si collocano a un livello inferiore.
Nel settore delle costruzioni, sono previste 60.500 nuove assunzioni a settembre 2023 e 196.000 nel periodo settembre-novembre (+3.500 al mese e +15.000 nel trimestre).
Le imprese dei servizi prevedono 371.000 contratti di lavoro per settembre (+1,0% rispetto all’anno precedente) e quasi 989.000 nel trimestre (+1,3% rispetto all’analogo periodo del 2022). Si osservano previsioni positive soprattutto per i servizi alle persone (111.000 contratti al mese e 238.000 nel trimestre), in particolare nel settore dell’istruzione e servizi formativi privati, e nei trasporti e nella logistica (44.000 e 126.000). Le imprese commerciali (59.000 al mese, pari a -2,2% rispetto all’anno precedente, e 185.000 nel trimestre, pari a -0,8%) e quelle del turismo (69.000, cioè -7,3% rispetto al 2022, e 193.000, pari a -2,2%) registrano previsioni inferiori rispetto all’anno precedente.

Il tempo determinato il contratto più diffuso

La forma contrattuale più comune rimane il tempo determinato con 284.000 unità, pari al 53,4% del totale. Seguono i contratti a tempo indeterminato (108.000), i contratti di somministrazione (57.000), gli altri contratti non alle dipendenze (32.000), i contratti di apprendistato (26.000), gli altri contratti alle dipendenze (14.000) e i contratti di collaborazione (11.000).
Le imprese dichiarano difficoltà di reperimento per oltre 252.000 assunzioni a settembre (il 48% del totale), principalmente a causa della “mancanza di candidati” (31,7%) e della “preparazione inadeguata” (12%). Le categorie professionali con il più alto tasso di difficoltà nel reperimento di personale sono gli operai specializzati (64,2%), i conduttori di impianti fissi e mobili (53,2%) e le professioni tecniche (49,5%). In particolare, le regioni con le maggiori difficoltà di reperimento sono Lombardia (46,5%), Lazio (38,0%), Veneto (54,4%), Emilia-Romagna (51,9%) e Campania (41,0%).

L’AI nel mondo del lavoro italiano

L’Intelligenza Artificiale sta rivoluzionando il panorama del lavoro, e le generazioni più giovani sono le più attive nell’uso dell’AI. Secondo uno studio condotto da Seed Digital, l’81,2% della GenerazioneX e l’80% della GenerazioneZ dichiara di utilizzarla quotidianamente. La ricerca, svolta su scala nazionale, ha coinvolto 490 partecipanti provenienti da diverse regioni e settori al fine di comprendere come l’AI stia influenzando il mondo del lavoro in Italia. E la maggioranza dei partecipanti, indipendentemente dal cluster generazionale, ritiene che l’AI abbia aumentato l’efficienza lavorativa, mentre solo una minoranza esprime un’opinione negativa sul suo impatto nel lavoro.

Laureati più cauti e meno entusiasti

Il livello di istruzione sembra invece influenzare queste percezioni: il 90% degli intervistati senza un titolo di studio fa uso dell’AI, mentre il campione con istruzione universitaria tende a essere più cauto nel sostenere il miglioramento dell’efficienza lavorativa grazie all’AI. Nonostante l’Intelligenza Artificiale stia diventando un elemento comune nel mondo del lavoro, l’affidabilità dei suoi output rimane un aspetto cruciale da considerare. Secondo il sondaggio, la fiducia varia in base all’età, al livello di istruzione e all’ambiente lavorativo. In particolare, gli utenti di età superiore ai 42 anni e quelli con un percorso di studi universitario tendono a essere meno fiduciosi nei confronti dei risultati prodotti dagli strumenti di AI.

Da ChatGPT e Google Translate fino a Beautiful AI

Per quanto riguarda l’ambiente di lavoro, l’utilizzo dell’AI è più diffuso (80%) tra freelance, aziende e agenzie. Le aziende, in particolare, sembrano beneficiare maggiormente dell’Intelligenza Artificiale usando più spesso strumenti basati su questa tecnologia rispetto agli altri settori. Seed ha anche esaminato le principali attività svolte con strumenti di Intelligenza Artificiale, scoprendo che la maggior parte di esse riguarda contenuti testuali, generazione di immagini, analisi dei dati e creazione di codice. Gli strumenti di AI più citati vanno da applicazioni per la generazione di testi e traduzioni, come ChatGPT e Google Translate, a strumenti per l’analisi dei dati, come Excel e Power BI, fino a soluzioni per la creazione di immagini e design, come Canva e Beautiful AI.

Esiste ancora una sfiducia diffusa, soprattutto fra i Boomers

La percezione dell’impatto futuro dell’Intelligenza Artificiale sul mondo lavorativo varia notevolmente a seconda delle generazioni, livello di istruzione e contesto lavorativo. Se quasi il 10% dei Baby Boomers non è convinto che l’AI influenzerà significativamente il mondo del lavoro le Generazioni X e Z prevedono un impatto maggiore di questa tecnologia. Lo studio svolto da Seed Digital mette quindi in luce come, nonostante questa tecnologia stia guadagnando terreno nel mondo del lavoro, esista ancora una sfiducia diffusa.

10 Trasformazioni straordinarie del tuo giardino: dalla fantasia alla realtà

Il tuo giardino potrebbe essere un luogo di relax e divertimento, ma allo stato attuale probabilmente è soltanto un’area poco curata, con l’erba alta e per niente in grado di invitarti a trascorrervi del tempo.

Questo capita quando si ha poca fantasia ed intraprendenza, e a volte può sembrare difficile apportare (e soprattutto immaginare in anticipo) una trasformazione che consenta di creare un’oasi di pace e tranquillità.

Eppure, con un po’ di fantasia e qualche soluzione innovativa, è possibile creare un giardino che  sia bello e funzionale al tempo stesso.

Per darti qualche spunto utile, abbiamo deciso di mettere insieme di seguito 10 idee interessanti e creative per trasformare il tuo giardino in un’oasi di relax:

  1. Aggiungi un’area salotto. Una zona dove rilassarsi e godersi la vista del tuo giardino è essenziale per creare un’oasi di pace. Puoi aggiungere un divano, delle poltrone, un tavolino e un ombrellone per creare un’area confortevole dove rilassarti e leggere un libro, prendere il sole o chiacchierare con gli amici.
  2. Aggiungi una piscina. Una piscina è il modo ideale per rinfrescarsi nelle giornate calde e divertirsi con gli amici e la famiglia. Se non hai lo spazio per una piscina in cemento, puoi optare per una delle moderne piscine in acciaio monoblocco, che sono facili da installare e da mantenere.
  3. Aggiungi un orto. Coltivare il proprio cibo è un ottimo modo per rilassarsi e sentirsi più in contatto con la natura. Se non hai molto spazio, puoi creare un piccolo orto in vaso o in cassetta.
  4. Aggiungi una fontana. Il suono dell’acqua è molto rilassante e può contribuire a creare un’atmosfera di pace e tranquillità. Puoi aggiungere una fontana in giardino o in terrazza.
  5. Aggiungi delle piante. Le piante sono un ottimo modo per decorare il tuo giardino e renderlo più verde. Puoi scegliere piante perenni o annuali, a seconda del tuo clima e delle tue esigenze.
  6. Aggiungi un pergolato o una veranda. Un pergolato o una veranda sono la soluzione ideale per ripararsi dal sole e dalla pioggia e creare un’area coperta dove rilassarsi e godersi la vista del prato o dell’orto che avrai creato.
  7. Aggiungi un camino. Un braciere è lo strumento perfetto per trascorrere una serata con gli amici facendo il barbecue o cucinando insieme qualcosa di veramente gustoso.
  8. Aggiungi un sistema di illuminazione. Un sistema di illuminazione ben progettato può contribuire a creare un’atmosfera magica nel tuo giardino, anche di notte.
  9. Aggiungi un sentiero. Un sentiero è il modo ideale per spostarti in giardino senza calpestare le piante. Puoi creare un sentiero in pietra, in legno o in ghiaia.
  10. Aggiungi un elemento decorativo. Un elemento decorativo, come una statua, una scultura o una fontana, può aggiungere un tocco di personalità al tuo giardino.

Ogni idea e soluzione presentata in questo articolo rappresenta un invito a pensare al tuo spazio esterno con occhi nuovi, a immaginare le possibilità e a lasciare che la tua creatività prenda il sopravvento.

Il tuo giardino è un luogo che ti offre infinite opportunità di trasformazione e per questo puoi creare un ambiente unico e speciale, riflettendo la tua personalità e i tuoi desideri.

Sia che tu scelga di coltivare un orto, creare un patio accogliente, un giardino verticale o qualsiasi altra trasformazione affascinante, ricorda che ogni piccolo dettaglio contribuisce a creare un’esperienza straordinaria.

Quindi, armato di ispirazione, coraggio e una visione audace, inizia a trasformare il tuo giardino dalla fantasia alla realtà e scopri il piacere di vivere all’aperto in un ambiente che ti rappresenta pienamente.

Vacanze 2023: ancora al mare e in Italia, ma ripresa dei viaggi all’estero

Come saranno le vacanze estive 2023 degli italiani? Il monitoraggio Ipsos Future4Tourism, giunto al suo sesto anno, mostra come la maggioranza degli italiani continui a prediligere il Bel Paese e le mete balneari, ma registra anche una ripresa delle mete europee ed extra-europee e un aumento delle visite di borghi e città d’arte. In merito alla tipologia di vacanze, più di un intervistato su due dichiara di affiancare alle vacanze brevi anche vacanze più lunghe. Gli italiani si affacciano poi anche all’utilizzo delle nuove tecnologie e del Metaverso, sia per la ricerca di informazioni e per agevolare l’organizzazione del viaggio, sia per cercare ispirazione rispetto le attività da fare e per superare le barriere linguistiche.

Aumentano le visite a borghi e città d’arte

Il desiderio di poter viaggiare verso mete lontane si affaccia nuovamente dopo il freno degli ultimi anni. Per le vacanze estive 2023 la maggioranza dei viaggiatori (67%) resterà in Italia, in lieve calo rispetto all’estate 2022, a conferma appunto di una ripresa delle mete europee ed extra-Europee.
Il ritorno all’ultima estate pre-pandemia è testimoniato anche dalle scelte del luogo di vacanza: diminuisce la destinazione mare, pur rimanendo la scelta di oltre metà dei viaggiatori estivi, e aumentano le visite a borghi e città d’arte, soprattutto per effetto dei viaggi in Europa ed Extra-Europa. Inoltre, si registra una buona tenuta delle mete montane e collinari-lacustri, che nelle estati caratterizzate dal Covid avevano vissuto un vero e proprio boom.

Si riduce la durata e si rinuncia a gite ed escursioni in loco

Più di un intervistato su due dichiara di affiancare alle vacanze brevi (long-weekend) anche vacanze della durata più lunga (fino a 13 notti). Tuttavia, a causa degli aumenti dei prezzi, carrello della spesa e bollette delle utenze sottraggono liquidità dal portafoglio dei viaggiatori. Non si prevede, dunque, una rinuncia alle vacanze estive, ma una riallocazione del budget indirizzato prevalentemente a una riduzione della durata e alla rinuncia di gite ed escursioni in loco.
Accanto ai siti della destinazione o ai forum di viaggio come principali fonti di ispirazione per la programmazione delle vacanze, iniziano a farsi strada anche i portali di prenotazione online, che spesso mostrano offerte del momento. Invece, non si registrano variazioni rispetto l’importanza data ad amici e conoscenti come peer review di luoghi di villeggiatura già visitati.

Nuovi trend: Metaverso e sostenibilità 

Il Metaverso appare come uno strumento con grandi potenzialità sia per trovare informazioni e agevolare l’organizzazione del viaggio prima della partenza, sia in loco.
Il Metaverso consente infatti un’immersione virtuale nelle strutture alberghiere (30%) e nei luoghi (22%), ma anche per cercare ispirazione rispetto le attività da fare (21%) e superare le barriere linguistiche (19%). Il tema della sostenibilità, poi, entra a pieno titolo nel mondo del turismo, influenzando le scelte dei viaggiatori che mostrano sensibilità e attenzione al tema. Tanto da adottare comportamenti di scelta indirizzati a strutture dalla propensione alla salvaguardia ambientale per evitare sprechi di acqua ed energia (33%).

Ambiente, clima e siccità in cima alle preoccupazioni degli italiani  

Lo segnala l’Istat nel Rapporto annuale 2023: le tematiche ambientali si collocano ai primi posti tra le principali preoccupazioni dei cittadini italiani. Nel 2022 oltre il 70% dei residenti in Italia, dai 14 anni in su, considera il cambiamento climatico o l’aumento dell’effetto serra tra le preoccupazioni prioritarie. Le preoccupazioni ambientali si declinano differentemente per classe di età. I giovani under34 sono più sensibili alla perdita della biodiversità (32,1% tra 14 e 34 anni contro il 20,9% degli over55), alla distruzione delle foreste (26,2% contro 20,1%) e l’esaurimento delle risorse naturali (24,7% contro 15,9%).
Gli ultracinquantenni si dichiarano, invece, più preoccupati dei giovani per il dissesto idrogeologico (26,3% contro 17% under35) e l’inquinamento del suolo (23,7% contro 20,8%).

Nel 2022 disponibilità idrica ridotta del 50% 

La riduzione delle precipitazioni, accompagnata dall’aumento delle temperature, ha portato a una minore disponibilità media annua della risorsa idrica, che nel trentennio 1991-2020 si riduce del 20% rispetto alla media del trentennio 1921-1950, raggiungendo nel 2022 il suo minimo storico, quasi il 50% in meno rispetto all’ultimo trentennio 1991-2020. Nel Rapporto annuale 2023 dell’Istat si sottolinea che a tale problema si associa una condizione di persistente criticità nell’infrastruttura idrica, infatti, nel 2020, il 42,2% dell’acqua immessa nelle reti di distribuzione dell’acqua potabile non arriva agli utenti finali.

Agricoltura: in riduzione produzione, valore aggiunto e occupazione

La siccità e i problemi di approvvigionamento di acqua, rileva l’Istat, hanno influito pesantemente sull’annata agricola appena trascorsa, facendo registrare, nei conti economici nazionali, una riduzione della produzione, del valore aggiunto e dell’occupazione del settore agricolo. Il calo dei volumi di produzione nel 2022 ha caratterizzato tutti i comparti produttivi tranne quelli frutticolo, florovivaistico e le attività secondarie. In particolare, in flessione coltivazioni (-2,5% in volume), legumi (-17,5%), olio d’oliva (-14,6%), cereali (-13,2%), piante foraggere (-9,9%), ortaggi (-3,2%), piante industriali (-1,4%) e vino (-0,8%).

Diminuiscono le emissioni di gas serra

In Europa continuano a diminuire le emissioni di gas serra: nel 2019 erano il 24%o in meno rispetto al 1990. L’Italia è tra i cinque paesi Ue27 che forniscono il contributo maggiore a tale riduzione. Con riferimento alla qualità dell’aria nell’Ue27, l’esposizione a lungo termine ponderata con la popolazione al particolato PM2,5 tra il 2006 e il 2020 registra il -39,5%, raggiungendo 11,2 μg/m3 nel 2020. In Italia, invece, il miglioramento è più lento, e nel 2020 si è arrivati a 15 μg/m3.
L’andamento dell’esposizione a lungo termine al PM2,5 spiega le differenze tra l’Italia e gli altri maggiori paesi europei in termini di mortalità connessa. Tra il 2005 e il 2020, mentre in Germania, Francia e Spagna le stime dei decessi prematuri da PM2,5 sono più che dimezzate i progressi dell’Italia sono stati molto più lenti (da 124 a 88).