Mangiare carboidrati di sera non fa ingrassare

Non è vero che mangiare pasta, riso o pane di sera fa ingrassare. Non conta infatti “quando” si mangino i carboidrati, ma piuttosto “quanti”. E di conseguenza, di quante calorie totali si compone la nostra dieta quotidiana. Almeno, questo è il parere degli esperti dell’Istituto superiore di sanità (Issalute.it), secondo i quali per un’alimentazione equilibrata è importante non mangiarne pane, pasta e riso più del dovuto, e stare attenti a consumarli in porzioni adeguate al proprio fisico, all’età e all’attività fisica svolta. Ovviamente è sempre bene evitare i condimenti elaborati, ricchi di grassi e difficili da digerire.

Cronodieta e pasti serali

La cosiddetta “cronodieta” è al centro di diverse ricerche scientifiche, che mirano a comprendere come le oscillazioni ormonali che si verificano durante la giornata possano avere una relazione con l’utilizzo dei nutrienti introdotti con l’alimentazione, e come questa relazione giochi un ruolo importante nell’aumento e nella perdita di peso. Un argomento, questo, molto più generale rispetto al concentrarsi sul solo consumo di carboidrati durante il pasto serale. Ciò che è invece importante è non consumare a tarda sera pasti troppo abbondanti, soprattutto ricchi in grassi, poiché l’energia in eccesso acquisita prima di andare a letto viene più difficilmente bruciata. E ha maggiori probabilità di essere accumulata sotto forma di grasso corporeo.

Il consumo energetico durante il sonno non è così diverso da un’attività sedentaria

L’opinione comune, diffusa soprattutto tra gli sportivi, di non assumere carboidrati a cena, nasce principalmente dall’errata convinzione che se assunti prima di andare a dormire, e in assenza di grosse attività fisiche, questi aumentino le probabilità di essere trasformati in grasso. È bene sottolineare che il consumo energetico durante il sonno non è poi così diverso da quello di un’attività mattiniera sedentaria, come lo stare seduti a una scrivania o davanti a un computer. Anzi, per chi la notte ha difficoltà a dormire, riferisce AdnKronos Salute, una cena a base di carboidrati sembra possa favorire il riposo notturno. Poiché stimola la produzione di serotonina (l’ormone del benessere) utile per andare a dormire più rilassati e sazi.

A contare sono le calorie totali

Insomma, se si mangia più del necessario l’aumento di grasso corporeo è indipendente dalla composizione della dieta: a contare sono le calorie totali. Una corretta quantità di calorie calcolata sul fabbisogno energetico personale, e distribuita nelle giuste percentuali di nutrienti, non determina un aumento di peso, indipendentemente dal momento in cui vengono consumati alcuni alimenti. Chiaramente, la quantità di carboidrati da assumere ogni giorno varia da persona a persona, e generalmente, dovrebbe ammontare circa al 45-60% delle calorie giornaliere assunte.

Un’altra fake news alimentare smontata dagli esperti dell’Iss è che l’acqua non vada bevuta durante i pasti. Al contrario: bere acqua durante i pasti in giusta quantità (non oltre i 600-700 ml) serve infatti a migliorare la consistenza degli alimenti ingeriti, svolgendo un ruolo importante nella digestione.

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Assicurazioni sulla “vita digitale”: un mercato da 100 milioni euro l’anno

I pericoli nella vita digitale sono tanti. Fra cyber bullismo, stalking e diffamazione sui Social network, Revenge porn, furto e diffusione di dati personali, frodi informatiche, non sorprende che le compagnie assicurative stiano mettendo a punto nuovi strumenti assicurativi per proteggere i privati dai rischi connessi all’uso di Internet. Un mercato che nel prossimo futuro in Italia potrebbe valere potenzialmente più di 100 milioni di euro l’anno. A oggi in Italia le polizze contro i cyber risk vengono però proposte come garanzie accessorie all’interno di pacchetti legati alla casa, con un costo che varia mediamente tra i 24 e i 40 euro l’anno.

Nel 2017 16 milioni di vittime di cyber crimine in Italia

Questo tipo di coperture di fatto sono ancora poco diffuse nel nostro Paese, ma potrebbero crescere significativamente nei prossimi anni. “Non solo in virtù di una maggiore consapevolezza dei rischi legati al web – spiega Lodovico Agnoli, Responsabile new business di Facile.it – ma anche perché alcune compagnie stanno iniziando a proporre queste assicurazioni come prodotti indipendenti e non più connessi all’abitazione”. Entro il 2025, infatti, “il valore del mercato globale delle assicurazioni personali contro i cyber risk potrebbe addirittura superare i 3 miliardi di euro – continua Agnoli – dati che non devono sorprendere se si considera che le vittime del cyber crimine, solo in Italia e solo nel 2017, sono state 16 milioni”.

Come funzionano le polizze?

Nei casi in cui l’intestatario della polizza, o uno dei membri della sua famiglia, sia vittima di cyber bullismo, diffusione illecita di materiale personale, diffamazione o minacce online, l’assicurazione interviene assistendo il cliente nei processi in sede civile e penale o in via stragiudiziale, al fine di ottenere la rimozione dei contenuti lesivi pubblicati e per richiedere l’eventuale risarcimento danni. Se l’azione intrapresa non porta a risultati concreti in tempi rapidi, alcune compagnie supportano l’assicurato con un team di esperti che si attiverà per inondare la rete con nuovi contenuti volti a disperdere e minimizzare la visibilità dei materiali lesivi pubblicati, mettendo in atto il cosiddetto flooding.

Coperture assicurative per i cyber risk

Oltre alla copertura delle spese legali alcune polizze offrono anche un supporto di natura medica, sostenendo anche le eventuali spese per cure psicologiche laddove la vittima manifesti disturbo post traumatico da stress. Inoltre, le polizze Cyber risk spesso offrono strumenti sviluppati per prevenire e ridurre al minimo i rischi online, come programmi che proteggono l’assicurato da virus, malware, o attacchi da parte di hacker. Alcune compagnie assicurative si spingono oltre e analizzano il dark web con l’obiettivo di individuare eventuali usi fraudolenti dei dati personali dell’assicurato, avvisandolo in caso di possibili situazioni a rischio. In caso di perdita di dati, come foto, video, documenti, poi, le compagnie mettono a disposizione dell’assicurato software per il recupero dei dati persi e coprono i costi di riparazione presso un centro specializzato. Inoltre, offrono supporto nella risoluzione di controversie legate agli acquisti online

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Umani e robot alleati nelle competenze del futuro

I robot non ruberanno il lavoro agli esseri umani, anzi. L’innovazione sarà fonte di nuova occupazione. Oltre il 90% delle imprese, infatti, non prevede di diminuire la propria forza lavoro, ma di mantenerla inalterata, o addirittura aumentarla. Il vero tema infatti non riguarda tanto la sostituzione dei robot alle persone, ma quali saranno le competenze del futuro, e quale strada seguirà l’innovazione delle competenze.

Si tratta di alcuni risultati della ricerca Humans Wanted: Robots Need You, condotta su oltre 20mila imprese in 44 Paesi, e presentata da ManpowerGroup in occasione del lancio di Assessment Lab, il laboratorio scientifico creato dalla società per riuscire a utilizzare al meglio le tecnologie di valutazione delle competenze.

“L’innovazione tecnologica è innanzitutto una rivoluzione umana”

Assessment Lab, riferisce Askanews, è guidato da un team di psicologi ed esperti del lavoro e ha l’obiettivo di combinare le cosiddette hard skills, ossia le competenze tecniche con quelle soft, ossia trasversali, riporta Askanews. “Non c’è dubbio che l’innovazione tecnologica sia innanzitutto una rivoluzione umana – ha spiegato Riccardo Barberis, amministratore delegato di ManpowerGroup -. Noi sappiamo che usando metodi scientifici, come oggi la tecnologia di assessment permette, la probabilità di scegliere la persona giusta per il ruolo giusto passa dal 50% all’80%. Noi vogliamo investire su questo, perché pensiamo sia importante per le persone e per le aziende”.

“Il valore aggiunto riguarda la conoscenza delle persone”

“Oggi trovare le persone è molto facile, chiunque con un accesso internet può trovare chiunque altro. Tutta la differenza e il valore aggiunto – ha sottolineato Riccardo Barberis – hanno a che fare con il conoscere le persone. Per questo credo che stiamo vivendo tempi molto interessanti, perché la convergenza di scienza e tecnologia ci può aiutare a conoscere molto bene le persone, anche attraverso interazioni molto rapide”.

Il lavoro dovrà convivere con la tecnologia più avanzata e la robotica

“Una delle più grandi opportunità per le Risorse umane – ha aggiunto Tomas Chamorro-Premuzic, Chief Talent Scientist di ManpowerGroup – è mettere insieme la scienza che consente di identificare le potenzialità con la pratica e l’arte di preparare le persone. Nel passato erano due settori completamente separati, ora sappiamo che è possibile preparare molto meglio le persone se si insiste sulle loro reali potenzialità”.

Il futuro tratteggiato dalla società è quindi un futuro in cui il lavoro continuerà a esistere, convivendo con la tecnologia più avanzata e la robotica.

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Arriva l’ecotassa. Ecco quali veicoli saranno soggetti al bonus o al malus

Arriva l’ecotassa: la misura ambientalista entrerà in vigore dal 1° marzo, e sarà valida per oltre due anni, fino al 31 dicembre 2021. Studiata su un sistema di bonus/malus, la tassa comporterà l’ecobonus, che prevede incentivi fino a 6.000 euro per chi acquista un’auto ecologica in seguito alla rottamazione di un vecchio veicolo. Ma soprattutto un “malus” fino a 2.500 euro, per chi ne acquisterà una considerata inquinante.

Malus fino a 2.500 euro e bonus dai 1.500 euro fino ai 6.000

Il malus, cioè l’ecotassa, sarà dovuto sotto forma di imposta parametrata al numero di grammi di biossido di carbonio emessi per chilometro, eccedenti la soglia di 160co2 g/km. L’imposta è dovuta anche da chi immatricola in Italia un veicolo di categoria M1 già immatricolato in un altro Stato. Una stangata sull’acquisto di un veicolo, quindi, che potrà arrivare a costare fino a 2.500 euro al guidatore. Il bonus verrà invece erogato sotto forma di contributo a chi acquista e immatricola in Italia un veicolo M1 nuovo di fabbrica, la stessa categoria “penalizzata” se prodotta all’estero, con un prezzo risultante dal listino della casa automobilistica produttrice inferiore a 45.000 euro, Iva esclusa. Lo sconto varia dai 1.500 euro fino ai 6.000.

Due fasce di applicazione

Forti benefici dall’ecobonus, persino per l’esclusiva Tesla, ma nessuno per vetture italiane,  cioè del gruppo FCA. In ogni caso, l’elenco delle auto che godranno dei benefici previsti dal meccanismo bonus-malus per la riconversione del parco auto è lungo. Lo sconto inoltre verrà applicato direttamente all’acquirente, che sarà condizionato alla rottamazione di una vettura inquinante. Il meccanismo prevede due fasce di applicazione. Nella prima ricadono le auto elettriche pure, le uniche che possono vantare un livello di emissioni inferiore ai 20 grammi di CO2 per km. In questo caso l’incentivo prevede uno sconto di 4000 euro che salgono a 6000 euro se si rottama una vecchia vettura.

Escluse dal bonus le vetture che costano più di 66 mila euro

Il decreto, riporta Adnkronos, fissa il prezzo massimo entro il quale è possibile erogare il bonus a 50 mila euro più Iva. Che, considerando l’Iva al 22%, significa escludere tutte le vetture che costano più di 66 mila euro. Una somma che non rende di sicuro la Tesla 3 un’auto popolare, ma sulla quale i fortunati acquirenti potranno anche qui godere di uno sconto pari circa al 10%.

Meno appetibili, ma comunque graditi, gli incentivi per la seconda fascia, che include le vetture con emissioni tra 21 e 70 g/km di CO2. Qui il bonus è inferiore, e va da 2.500 euro (con rottamazione) a 1.500 (senza), sempre con il tetto dei 50 mila euro di listino, Iva esclusa.

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Nel 2020 l’export agroalimentare raggiungerà 46-47 miliardi

Nel 2020 sarà quasi sfiorato l’obiettivo di raggiungere i 50 miliardi di export agroalimentare italiano fissato per Expo 2020. Proiezioni attendibili indicano infatti una soglia probabile a 46-47 miliardi di euro. Nonostante l’ultimo decennio il nostro Paese abbia perso oltre 12 punti di Pil pro-capite rispetto alla media Ue, passando dal 107% del 2008 al 95% del 2017, la filiera agroalimentare italiana nel 2018 ha raggiunto un peso vicino ai 200 miliardi di fatturato, di cui 140 miliardi imputabili all’industria alimentare, e 55 miliardi al primario. Stimando il Pil 2018 attendibilmente sui 1.750 miliardi, la filiera agroalimentare ne copre quindi oltre l’11%.

Una crescita di oltre il 3% nel 2018

Nel 2018 l’export dell’industria alimentare si attesta su una crescita di oltre il 3%, a 33 miliardi di euro circa “meno della metà del 2017 – spiega Luigi Scordamaglia, numero uno della neonata Filiera Italia – ma si tratta pur sempre di un dato molto positivo visto il contesto: i mercati esteri hanno importato meno e l’Italia ha fatto comunque meglio di Francia e Germania”.

Particolarmente positivo il mese di ottobre 2018, che ha messo a segno un aumento del 9,8% rispetto allo stesso mese del 2017, riportando il trend progressivo dei dieci mesi al +3,4%.

La nota dolente arriva dal mercato interno

La nota dolente, riferisce Askanews, arriva dal mercato interno. Le vendite continuano ad arrancare, e secondo le ultime rilevazioni Istat sui primi dieci mesi del 2018 si registra un +0,8% in valore e un -0,5% in volume. Anche in questo caso un ottobre positivo ha migliorato i progressivi dei nove mesi (+0,7% in valore e -0,7% in volume), ma considerato il contesto nazionale e internazionale è difficile che l’anno in corso faccia meglio del 2018.

La velocità di uscita lasciata in eredità dalla filiera in chiusura d’anno, però, è incoraggiante. “L’ipotesi più probabile – continua Scordamaglia – è il consolidamento dei trend, con produzione alimentare attorno al +1,0%, export attorno al +3-4%, con tuttavia una perdurante stagnazione del mercato interno”.

Una filiera che in Italia occupa 1,385 milioni di addetti

Che il comparto agroalimentare sia uno dei pilastri dell’economia italiana lo testimonia il fatto che la filiera nel 2018 ha raggiunto un peso prossimo ai 200 miliardi di fatturato. Non solo, la filiera occupa in Italia 1,385 milioni di addetti, di cui 919.000 in agricoltura e 465.000 nell’industria (dati 2017), incidendo complessivamente per il 5,5% su tutti gli occupati in Italia. Il dato sull’occupazione dell’agricoltura in Italia è in netta controtendenza con quello della media Ue, con una crescita di circa il 3% nel periodo 2013/2017 rispetto ad una riduzione degli addetti Ue del -7%. Un settore quindi di sempre maggiore occupazione futura e giovanile, e che nei prossimi anni farà fatica a soddisfare la propria domanda di lavoratori.

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La Manovra pesa sulle imprese per 4,9 miliardi di euro

Lo afferma l’Ufficio studi della Cgia: nel 2019 la manovra di Bilancio costerà al sistema imprenditoriale italiano 4,9 miliardi di euro. Di questi 3,1 graveranno sulle imprese non finanziarie, e 1,8 miliardi sugli istituti di credito e sulle assicurazioni. Questo, nonostante i correttivi approvati dalla Camera dei Deputati, che rispetto al testo uscito da Palazzo Chigi ha diminuito l’aggravio sulle imprese di 1,3 miliardi di euro dai 6,2 miliardi previsti.

“Uno sforzo importante, ma non ancora sufficiente – spiega Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio studi -. Le aspettative degli imprenditori, in particolar modo in materia fiscale, sono state ampiamente disattese. Senza contare che con la rimozione del blocco delle tasse locali prevista in manovra c’è il pericolo che dal 2019 torni ad aumentare il peso dei tributi locali”.

Nel 2020 il sistema economico subirà una riduzione di prelievo pari a 1,7 miliardi

Nel 2019 il prelievo sulle imprese private è destinato ad aumentare di 3,1 miliardi, e sugli istituti bancari e quelli assicurativi di 1,8 miliardi. Le cose andranno meglio negli anni successivi: nel 2020 il sistema economico subirà una riduzione di prelievo pari a 1,7 miliardi e nel 2021 l’alleggerimento fiscale salirà a 2,2 miliardi.

Fra le misure introdotte dalla legge di Bilancio è stata inserita anche “l’annunciata, ma non ancora approvata, riduzione del premio Inail – ricorda la Cgia -. Non sono stati conteggiati, invece, gli effetti delle misure introdotte definitivamente con il decreto semplificazione”, misure che comunque dovrebbero agevolare le imprese per un importo di circa 70 milioni di euro annui.

Inoltre, puntualizza l’associazione di Mestre, “è stato sterilizzato l’aumento dell’Iva per un importo di 12,6 miliardi di euro”. Se ciò non fosse avvenuto l’incremento delle aliquote probabilmente avrebbe contribuito alla diminuzione dei consumi, condizionando negativamente i ricavi.

Il pericolo di un eventuale aumento della tassazione locale.

Avendo rimosso il blocco delle aliquote dei tributi locali introdotto nel 2015 è molto probabile che molti sindaci torneranno a innalzarle. Secondo alcune stime, riporta Adnkronos, degli 8.000 Comuni presenti in Italia l’81% ha i margini per aumentare l’Imu sulle seconde case e addirittura l’85% per innalzare l’addizionale Irpef.

Pertanto “è evidente – prosegue la Cgia – che molti sindaci, a fronte dei tagli ai trasferimenti avvenuti in questi anni, se avranno la possibilità non si lasceranno certamente sfuggire l’occasione di mettere mano alle entrate, agendo sulla leva fiscale. Speriamo che in sede di discussione al Senato questa ipotesi sia ‘congelata’, così come accaduto negli ultimi tre anni”.

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Appartamenti Privilege Apartments | Eco-friendly concept e domotica

Le camere comode e moderne che Privilege Apartments mette a disposizione dei suoi ospiti presentano soluzioni avanzate di comfort e design, che le rendono perfette per un soggiorno piacevole e rilassante, proprio quel che ci si aspetta da una struttura ricettiva quando ci si sposta per vacanza o lavoro. Ogni angolo ed ogni elemento d’arredo sono studiati per rendere piacevole e confortevole la permanenza di tutti, proprio come in casa. Il comodo angolo cottura con utensili da cucina ad esempio, consente a tutti di poter preparare autonomamente i pasti all’occorrenza. Questa è una soluzione molto importante soprattutto per famiglie e gruppi di persone che desiderano cucinare ed evitare di pranzare o cenare fuori, ma è anche un’ottima possibilità per quanti si spostano per lavoro e tra un impegno e l’altro desiderano avere la possibilità di pranzare in camera.

Soprattutto chi si sposta per motivi di lavoro ricorre con piacere agli appartamenti a Monza di lusso Privilege Apartments, in quanto questi mettono loro a disposizione una postazione da lavoro che consente a tutti di potersi dedicare tranquillamente al proprio business in maniera agevole. La posizione strategica della struttura inoltre (siamo vicini all’ingresso dell’autostrada) fa si che gli alloggi Privilege Apartments siano perfetti per quanti desiderano spostarsi all’interno della Brianza o raggiungere destinazioni quali Milano e Bergamo. Gli appartamenti sono stati inoltre progettati per avere il minimo impatto possibile sull’ambiente e sono dunque eco-friendly. Presentano inoltre tutta la comodità ed il benessere che la domotica è in grado di regalare, e per la quale è possibile controllare in maniera smart tutti i dispositivi presenti. Coloro i quali desiderano ottenere un relax ancora più profondo ed intenso, potranno approfittare del parco di oltre 10 mila metri quadrati che si trova proprio di fronte la struttura, ed approfittarne per una passeggiata nel verde per un abbraccio con la natura davvero piacevole.

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Lavoratori in malattia: il settore privato supera il pubblico

Qualcosa è cambiato: nel rapporto fra pubblico e privato il secondo supera il primo per numero di lavoratori in malattia. Secondo quanto riporta l’Osservatorio dell’Inps, nel terzo trimestre del 2018 sembra che i lavoratori in malattia siano in aumento nel settore privato e in diminuzione in quello pubblico. I primi infatti segnano un +6,8%, contro il calo del -3,1% dei secondi.

Anche a livello territoriale si rileva una sorta di inversione di tendenza: l’aumento del numero di certificati nel settore privato è prevalente al Sud (+7,9%), mentre nel settore pubblico la diminuzione risulta più consistente al Nord (-5,5%).

A dicembre 2017 oltre 13,5 milioni di lavoratori ammalati

Più in particolare, nel mese di dicembre 2017 il numero di lavoratori dipendenti interessati al controllo d’ufficio dello stato di malattia da parte dell’Inps è stato di 13,7 milioni, di cui 2,8 nel settore pubblico e 10,9 nel settore privato.

All’aumento del numero dei certificati nel settore privato corrisponde però una crescita meno che proporzionale del numero dei giorni di malattia (+4,9%), mentre nel settore pubblico alla diminuzione del numero dei certificati si osserva un decremento più che proporzionale dei giorni di malattia (-7,3%).

Il numero medio di giornate di malattia è stabile in entrambi i settori

Il numero medio dei certificati dei lavoratori, sia nel settore pubblico sia in quello privato, rimane invece stabile, ed è rispettivamente di 3 e 2 certificati ogni 10 lavoratori. L’Inps precisa che qualsiasi confronto sul numero di certificati tra il settore pubblico e privato va sempre interpretato tenendo conto della diversa struttura per età dei lavoratori e della diversa normativa di riferimento. Il numero medio di giornate di malattia per lavoratore con almeno un giorno di malattia rimane stabile per il settore privato, ed è pari a 11,6 giorni, mentre scende lievemente per il settore pubblico, da 11,5 a 11,3 giorni.

Visite mediche di controllo: 129 mila nel privato e 84 mila nel pubblico

Sempre nel terzo trimestre 2018, per quanto riguarda l’attività di verifica dello stato di malattia, in termini relativi il numero di visite è risultato pari a 119 ogni mille certificati per il settore pubblico del Polo unico rispetto alle 52 visite del settore privato. Questo, riferisce Adnkronos, nonostante la notevole differenza in termini assoluti del numero di visite mediche di controllo effettuate, pari a 129 mila nel settore privato e 84 mila di quello pubblico.

Nel settore pubblico la maggior parte delle visite sono effettuate su richiesta dei datori di lavoro, e solo il 20% sono disposte d’ufficio. Nel settore privato il 65% delle visite mediche di controllo sono invece disposte d’ufficio.

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Imprese italiane, che difficile trovare figure professionali!

In un mercato del lavoro che appare fortunatamente più dinamico rispetto ai mesi passati, sembra invece difficile far incontrare con successo domanda e offerta di impiego. L’indicazione è il frutto dei dati emersi dai programmi occupazionali delle imprese dell’industria e dei servizi, monitorate dal Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Anpal.

Ottobre, assunzioni in crescita

Durante il mese di ottobre, in base ai dati registrati, sono aumentate le imprese che programmano assunzioni. Non solo: sono in numero crescente anche i contratti offerti. In contemporanea, però, aumenta pure la difficoltà di far incontrare domanda e offerta di lavoro, che tocca il suo massimo dallo scorso anno. Come a dire, “l’incastro” perfetto ancora non c’è.

Più difficile trovare le giuste figure professionali al Nord

Il rapporto, come scrive Askanews, evidenzia che su circa 370mila contratti di lavoro da stipulare entro fine mese (31mila in più rispetto a un anno fa), il 29% presenterà difficoltà di reperimento (era il 25% a ottobre 2017). A livello territoriale, però, si registrano delle differenze davvero notevoli: si passa da un massimo intorno al 42% di difficoltà riferite alle province di Pordenone, Lecco, Ferrara e Bologna a valori decisamente più contenuti (intorno al 15%) a Brindisi, Benevento, Taranto e Ragusa.

Tecnici e operai specializzati, dove siete?

In questo scenario ci sono delle figure professionali chiaramente più difficili da reperire. Lo dicono i numeri. Tra i profili più difficili da trovare si contano i tecnici in campo ingegneristico (61,2%), quali ad esempio tecnici addetti alla programmazione di macchine a controllo numerico e tecnici per la gestione, manutenzione ed uso di robot industriali; gli operai specializzati nella lavorazione dei metalli (58%), tra cui fonditori, saldatori, fabbri; gli addetti a macchinari dell’industria tessile (50,3%); gli ingegneri (49,8%); gli operai di macchine automatiche (49,7%); gli elettromeccanici (47%), come ad esempio installatori, montatori, manutentori di macchinari per impianti industriali, di apparecchiature elettriche, elettroniche, informatiche.

Le imprese cercano personale qualificato

La domanda di lavoro espressa dalle imprese in questo mese si caratterizza anche per una ricerca più accentuata di personale ad alta qualificazione: rispetto a ottobre 2017, aumenta di 1,3 punti percentuali la quota di contratti che verranno offerti ai Dirigenti e alle professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione e di 0,7 punti percentuali quella destinata alle professioni tecniche. La maggior domanda fa innalzare anche la difficoltà di reperimento che, per le professioni tecniche, raggiunge addirittura il 35,7% delle entrate programmate.

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Wi-Fi a rischio attacco hacker. Scoperte nuove vulnerabilità

Non solo i pc e gli smartphone, ora anche la stessa connessione a Internet è a rischio di attacchi informatici. Anche il Wi-Fi, quindi, entra nel mirino degli hacker: il CERT (Computer Emergency Response Team) ha reso noti alcuni dettagli relativi a nuove tecniche di attacco, che sfruttano vulnerabilità all’interno di varie implementazioni di tecnologie wireless 802.11.

Si tratta di una famiglia di vulnerabilità già nota con l’alias KRACK (Key Reinstallation Attack). KRACK era infatti stata scoperta nell’ottobre del 2017 dai ricercatori sulla sicurezza dell’Università di Leuven, in Belgio.

Debolezze nelle fasi di handshake dei protocolli di rete wireless

Secondo quanto identificato dagli autori della ricerca, attraverso questo sistema un attaccante che si trovi nel raggio di azione di un dispositivo Wi-Fi può sfruttarne debolezze. Soprattutto nelle fasi di handshake (l’iniziale scambio di segnali tra computer volto a stabilire i parametri della trasmissione) dei protocolli di rete wireless WPA2, FILS (Fast Initial Link Setup), e TPK (Tunneled direct-link setup PeerKey), per riuscire a intercettare o alterare il traffico della vittima.

Al momento le vulnerabilità non sono state sfruttate all’interno di campagne di attacco

I ricercatori dell’Università di Leuven, riporta Adnkronos, hanno così effettuato verifiche su varie patch di sicurezza (in inglese pezza, toppa: porzione di software progettata per aggiornare o migliorare un programma) per chi era finito nel mirino delle vulnerabilità KRACK del 2017.

“Per implementazioni specifiche in dispositivi Apple, Android, Linksys, Sitecom, TP-Link e Asus è stata riscontrata la persistenza delle problematiche relative alla re-installazione di chiavi crittografiche”, fanno sapere gli esperti del CERT, aggiungendo che “le vulnerabilità non sono al momento state sfruttate all’interno di campagne di attacco”. Ma come difendersi?

“Verificare la disponibilità di aggiornamenti firmware e applicarli al più presto”

Tuttavia, sottolinea il CERT, “vista la disponibilità di strumenti volti a replicare le problematiche di dettagli tecnici e di possibili lacune nelle patch precedentemente rilasciate, si suggerisce di verificare la disponibilità di aggiornamenti firmware (una sequenza di istruzioni integrate direttamente in un componente elettronico programmato) per i dispositivi potenzialmente vulnerabili, e di applicarli al più presto”.

Un articolo dettagliato su tale sistema di attacchi e vulnerabilità, intanto, è stato presentato nel corso della conferenza Computer and Communications Security (CCS) di Toronto, il 15 e 16 ottobre.

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