Enea e Fiat insieme per sviluppare materiali innovativi e riciclabili per l’auto

Nuovi materiali in fibra di basalto e resina per il settore automobilistico, riciclabili, leggeri e a basso costo. Questo è l’obiettivo del nuovo progetto di ricerca Cradle-to-Cradle Composites, finanziato con oltre 1,3 milioni di euro dal consorzio europeo per le materie prime EIT Raw Materials, e coordinato dall’Enea in partnership con il Centro Ricerche Fiat (CRF). In particolare, Enea si occuperà di testare le proprietà meccaniche dei nuovi materiali e di verificare le loro prestazioni anche in presenza di un invecchiamento accelerato. Mentre Fiat si propone di realizzare un cofano in composito totalmente riciclabile per la FIAT 500 Abarth.

Sostituire la fibra di carbonio con una derivata dal basalto

“Attualmente uno dei materiali compositi più diffuso è quello in fibra di carbonio e resina epossidica che viene utilizzato per la produzione dei cofani di automobili di lusso. Ma dal loro riciclo non è possibile recuperare materiale utile per produrre di nuovo quegli stessi componenti – spiega Claudio Mingazzini, ricercatore Enea responsabile del progetto -. Grazie a questo progetto sostituiremo la fibra di carbonio con una derivata dal basalto, perché è riciclabile e mantiene costanti nel tempo le sue qualità. In questo modo dimostreremo come sia possibile riprocessare la fibra di rinforzo, che rappresenta il 60% della massa del cofano, per produrre di nuovo il componente originario”.

Evitare qualsiasi spreco di materia

L’altra novità, riporta Askanews, è che nel nuovo materiale composito la fibra di basalto sarà associata a una resina innovativa che a fine vita potrà essere recuperata per la produzione degli interni di un’automobile, evitando in questo modo qualsiasi spreco di materia.

“Il principale dimostratore di progetto sarà la realizzazione di un cofano in composito totalmente riciclabile per un modello di automobile già in produzione, ossia una FIAT 500 Abarth. Ma il business plan di progetto prende in considerazione un potenziale volume di produzione di 100mila veicoli all’anno da riciclare secondo il modello cradle-to-cradle, vale a dire dalla culla alla culla, ovvero un processo a rifuto-zero che ricicla il materiale per la sua funzione originaria”, sottolinea Mingazzini.

Fornire ai produttori di autovetture una tecnologia matura entro il 2022

Oltre a Enea e CRF il progetto vedrà la partecipazione del consorzio spagnolo di ricerca e sviluppo materiali per i trasporti Gaiker, di AM Composites, dell’Università di Bordeaux e delle aziende GS4C e R*Concept.

Materiali a parte, il team internazionale lavorerà sui processi per rendere il riciclo dei componenti auto più economico, efficace, semplice e sostenibile per l’ambiente, fornendo ai produttori di autovetture una tecnologia matura (Technology Readiness Level – TRL 7) entro il 2022.

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Ridurre i consumi dei condizionatori si può. Ecco i consigli degli esperti

Arriva il grande caldo e scatta l’interruttore dei condizionatori, ma se la casa è più fresca le bollette si surriscaldano. Per ottimizzare il rinfrescamento della casa salvaguardando comfort e portafogli ENEA fornisce 10 consigli pratici che permettono di ottenere benefici ambientali, e risparmi fino al 7% sul totale della bolletta elettrica. Prima di tutto attenzione alla classe energetica del condizionatore. Sono infatti da preferire i modelli in classe energetica A o superiore, che comportano un risparmio sulla bolletta elettrica e una riduzione delle emissioni di CO2. Ancora meglio se la tecnologia è inverter, che adegua la potenza del climatizzatore all’effettiva necessità riducendo i cicli di accensione e spegnimento.

Attenzione al posizionamento e all’umidità

Per l’acquisto di un climatizzatore a pompa di calore, se destinato a sostituire integralmente o parzialmente il vecchio impianto termico, si può usufruire del bonus casa, dell’ecobonus, e del Conto termico 2.0. Ma attenzione alla posizione: in fase di installazione, è importante collocare il climatizzatore nella parte alta della parete ed evitare di posizionarlo dietro divani o tende.

Non raffreddare però troppo l’ambiente e attenzione all’umidità. Due o tre gradi in meno rispetto alla temperatura esterna sono sufficienti. Spesso per scongiurare la sensazione di caldo opprimente può essere sufficiente l’attivazione della funzione deumidificazione, perché l’umidità presente nell’aria, riporta Italpress, fa percepire una temperatura molto più elevata di quella reale.

Chiudere le finestre e coibentare i tubi del circuito esterni

Ogni stanza poi ha bisogno del suo climatizzatore, e non lasciare porte e finestre aperte. Il climatizzatore rinfresca e deumidifica l’ambiente in cui è installato trasferendo il calore e l’umidità all’esterno. L’ingresso nella stanza di nuova aria calda obbliga l’apparecchiatura a compiere un lavoro supplementare per riportare la temperatura e l’umidità ai livelli richiesti, con il conseguente dispendio di energia. Serve poi coibentare i tubi del circuito refrigerante all’esterno dell’abitazione. Se esposti direttamente ai raggi solari rischiano di danneggiarsi. Inoltre è opportuno assicurarsi che la parte esterna del climatizzatore non sia esposta completamente al sole e alle intemperie.

Usare la funzione e occhio alla pulizia dei filtri

Usare il timer e la funzione “notte” per ridurre al minimo il tempo di accensione dell’apparecchio. Inoltre, evitare di lasciare il climatizzatore acceso per l’intera giornata, ma solo quando si è presenti in casa.

E occhio alla pulizia e alla corretta manutenzione. I filtri dell’aria e le ventole devono essere ripuliti alla prima accensione stagionale, e almeno ogni due settimane, perché si tratta del luogo dove si annidano frequentemente muffe e batteri dannosi per la salute. Come il batterio della legionella, che può essere mortale. È importante inoltre controllare la tenuta del circuito del gas.

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Luglio 2019, bollette gas in calo del 6,9%, in aumento dell’1,9% per l’elettricità

Quando arrivano le bollette per le utenze per quasi tutti gli italiani è un momento di shock. A mitigare questo brutto momento, però, arriva una parziale buona notizia. Ovvero, da luglio 2019 ci sarà un sensibile calo delle bollette del gas mentre quelle dell’elettricità registreranno un lievissimo aumento.

Trend positivo per gli utenti anche per i prossimi tre mesi

Come sottolinea  l’Autorità per l’Enercia (Arera), dopo i decisi ribassi del trimestre scorso, anche nei prossimi tre mesi per i consumatori si conferma un andamento complessivamente favorevole delle bollette dell’energia per i clienti in tutela. Dal 1° luglio 2019, infatti, per la famiglia tipo 1 si registra un deciso calo per le bollette del gas (-6,9%) e un leggero incremento per quelle dell’elettricità (+1,9%), che intacca solo in parte il calo dei tre mesi precedenti (-8,5%). In ogni caso, si tratta di un trend favorevole per i consumatori,  specie in concomitanza con l’inizio della stagione estiva, momento in cui si mettono in funzione gli impianti di raffrescamento. Gli aggiornamenti sono prevalentemente legati ai previsti andamenti nel prossimo trimestre dei prezzi delle materie prime nei mercati all’ingrosso dell’energia, nazionali ed internazionali.

Le ragioni dell’aumento e del decremento

Per l’energia elettrica il piccolo aumento è da attribuirsi alla combinazione di un aumento dei costi di acquisto dell’elettricità, attenuato da un lieve aggiustamento in riduzione degli oneri generali che, dopo le azioni di recupero delle manovre del 2018 a tutela dei consumatori concluse con il precedente aggiornamento, tornano ora a seguire percorsi di adeguamento “ordinari”. “Per quanto riguarda l’energia elettrica, infatti, l’aggiornamento, valido dal prossimo 1° luglio, è determinato da un aumento della componente a copertura della spesa per la materia energia (+2,65%), parzialmente ridotto da un calo di quella per gli oneri generali (-0,75%)” precisa una nota ripresa da askanews. Scende invece il prezzo del gas. Per questa tipologia di energia l’andamento è sostanzialmente determinato per intero dalla riduzione della spesa per la materia prima (-6,9% sulla spesa della famiglia tipo), legata alle quotazioni stagionali attese nei mercati all’ingrosso nel prossimo trimestre.

Energia, quanto mi costi?

Le spese a carico delle famiglie, al lordo delle tasse? Nel periodo compreso tra il 1° ottobre 2018 e il 30 settembre 2019 la quota per l’energia elettrica sarà di 566 euro, mentre nello stesso periodo l’esborso della famiglia tipo per la bolletta del gas sarà di circa 1.150 euro.

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Vacanze fra donne: come e dove viaggiano le ragazze

Le ragazze di tutte le età non hanno paura di viaggiare sole, anzi. Insomma, la compagnia maschile non sempre è richiesta nè tantomeno necessaria: bastano le amiche, la mamma o anche nessuno. Un dato su tutti: le viaggiatrici solitarie (le cosiddette solo traveller), secondo gli ultimi dati Istat, in Italia sono ben 1,4 milioni. Ma cosa si aspettano da queste vacanze al femminile e dove vanno? Quali sono mode, modi e mete del viaggiare “in rosa? Alla domanda risponde una ricerca di CartOrange, la più grande azienda italiana di consulenti di viaggio. “Oggi per noi è sempre più frequente creare viaggi su misura per donne che viaggiano da sole o in compagnia di altre donne, e questo a qualsiasi età” spiega Eleonora Sasso del reparto marketing. “C’entrano fattori sociali come il superamento di vecchi retaggi culturali, l’aumento del potere d’acquisto delle donne, l’allungarsi della vita attiva, il cambiamento delle situazioni familiari. Ma c’entra anche la tendenza a considerare sempre di più il viaggio come un’esperienza, un regalo da fare a se stesse, da godere da sole oppure assieme a compagne con gusti ed esigenze simili”.

Poco tempo da riempire di esperienze

Per questo target, però, “Bisogna entrare subito nel vivo delle aspettative delle clienti che sono molto informate e consapevoli. Spesso hanno poco tempo a disposizione per il “fai da te” e quindi ricercano l’aiuto dei consulenti di viaggio, in grado di arricchire la proposta con esperienze particolari: corsi di cucina locale, percorsi benessere e i consigli per uno shopping autentico e ricercato sono i plus più apprezzati” precisa Sasso.

Le mete preferite

Come dicevamo, sono tante le donne he partono in solitario. Le proposte non hanno virtualmente limiti, ma un occhio in più va riservato alla sicurezza: «Fornitori affidabili, possibilità di avere assistenza h24 e cura nella scelta delle destinazioni sono gli elementi che garantiscono la serenità”spiega Eleonora Sasso. “Canada e Giappone, paesi di per sé molto sicuri, sono ideali soprattutto se è la prima volta che si viaggia da sole, mentre fra le più esperte i più richiesti sono India e paesi del Sudest Asiatico: Thailandia, Malesia e Indonesia su tutti”. Per le donne che viaggiano in compagnia di altre donne sono consigliate una serie di mete dove unire benessere, divertimento e shopping. “In Europa c’è l’imbarazzo della scelta: le capitali, il Tirolo austriaco con percorsi yoga e benessere, oltre alle isole greche e alle Baleari per unire sole e divertimento. In particolare Ibiza, con la sua città vecchia e le sue spiagge, si presta a una vacanza di pochi giorni offrendo sole, mare, locali di tendenza e occasioni di shopping originale e alla moda». Più a lungo raggio la meta consigliata è Dubai: “È sicura e ha molte attrattive che uniscono antico e moderno: dallo shopping griffato ai tatuaggi all’henné tradizionali, fino alle lussuose spa. È consigliabile anche per i locali notturni, da cui si può rientrare in hotel in sicurezza prendendo i taxi dal tetto rosa, dedicati alla clientela femminile e guidati da sole donne” conclude Sasso.

Mangiare carboidrati di sera non fa ingrassare

Non è vero che mangiare pasta, riso o pane di sera fa ingrassare. Non conta infatti “quando” si mangino i carboidrati, ma piuttosto “quanti”. E di conseguenza, di quante calorie totali si compone la nostra dieta quotidiana. Almeno, questo è il parere degli esperti dell’Istituto superiore di sanità (Issalute.it), secondo i quali per un’alimentazione equilibrata è importante non mangiarne pane, pasta e riso più del dovuto, e stare attenti a consumarli in porzioni adeguate al proprio fisico, all’età e all’attività fisica svolta. Ovviamente è sempre bene evitare i condimenti elaborati, ricchi di grassi e difficili da digerire.

Cronodieta e pasti serali

La cosiddetta “cronodieta” è al centro di diverse ricerche scientifiche, che mirano a comprendere come le oscillazioni ormonali che si verificano durante la giornata possano avere una relazione con l’utilizzo dei nutrienti introdotti con l’alimentazione, e come questa relazione giochi un ruolo importante nell’aumento e nella perdita di peso. Un argomento, questo, molto più generale rispetto al concentrarsi sul solo consumo di carboidrati durante il pasto serale. Ciò che è invece importante è non consumare a tarda sera pasti troppo abbondanti, soprattutto ricchi in grassi, poiché l’energia in eccesso acquisita prima di andare a letto viene più difficilmente bruciata. E ha maggiori probabilità di essere accumulata sotto forma di grasso corporeo.

Il consumo energetico durante il sonno non è così diverso da un’attività sedentaria

L’opinione comune, diffusa soprattutto tra gli sportivi, di non assumere carboidrati a cena, nasce principalmente dall’errata convinzione che se assunti prima di andare a dormire, e in assenza di grosse attività fisiche, questi aumentino le probabilità di essere trasformati in grasso. È bene sottolineare che il consumo energetico durante il sonno non è poi così diverso da quello di un’attività mattiniera sedentaria, come lo stare seduti a una scrivania o davanti a un computer. Anzi, per chi la notte ha difficoltà a dormire, riferisce AdnKronos Salute, una cena a base di carboidrati sembra possa favorire il riposo notturno. Poiché stimola la produzione di serotonina (l’ormone del benessere) utile per andare a dormire più rilassati e sazi.

A contare sono le calorie totali

Insomma, se si mangia più del necessario l’aumento di grasso corporeo è indipendente dalla composizione della dieta: a contare sono le calorie totali. Una corretta quantità di calorie calcolata sul fabbisogno energetico personale, e distribuita nelle giuste percentuali di nutrienti, non determina un aumento di peso, indipendentemente dal momento in cui vengono consumati alcuni alimenti. Chiaramente, la quantità di carboidrati da assumere ogni giorno varia da persona a persona, e generalmente, dovrebbe ammontare circa al 45-60% delle calorie giornaliere assunte.

Un’altra fake news alimentare smontata dagli esperti dell’Iss è che l’acqua non vada bevuta durante i pasti. Al contrario: bere acqua durante i pasti in giusta quantità (non oltre i 600-700 ml) serve infatti a migliorare la consistenza degli alimenti ingeriti, svolgendo un ruolo importante nella digestione.

Assicurazioni sulla “vita digitale”: un mercato da 100 milioni euro l’anno

I pericoli nella vita digitale sono tanti. Fra cyber bullismo, stalking e diffamazione sui Social network, Revenge porn, furto e diffusione di dati personali, frodi informatiche, non sorprende che le compagnie assicurative stiano mettendo a punto nuovi strumenti assicurativi per proteggere i privati dai rischi connessi all’uso di Internet. Un mercato che nel prossimo futuro in Italia potrebbe valere potenzialmente più di 100 milioni di euro l’anno. A oggi in Italia le polizze contro i cyber risk vengono però proposte come garanzie accessorie all’interno di pacchetti legati alla casa, con un costo che varia mediamente tra i 24 e i 40 euro l’anno.

Nel 2017 16 milioni di vittime di cyber crimine in Italia

Questo tipo di coperture di fatto sono ancora poco diffuse nel nostro Paese, ma potrebbero crescere significativamente nei prossimi anni. “Non solo in virtù di una maggiore consapevolezza dei rischi legati al web – spiega Lodovico Agnoli, Responsabile new business di Facile.it – ma anche perché alcune compagnie stanno iniziando a proporre queste assicurazioni come prodotti indipendenti e non più connessi all’abitazione”. Entro il 2025, infatti, “il valore del mercato globale delle assicurazioni personali contro i cyber risk potrebbe addirittura superare i 3 miliardi di euro – continua Agnoli – dati che non devono sorprendere se si considera che le vittime del cyber crimine, solo in Italia e solo nel 2017, sono state 16 milioni”.

Come funzionano le polizze?

Nei casi in cui l’intestatario della polizza, o uno dei membri della sua famiglia, sia vittima di cyber bullismo, diffusione illecita di materiale personale, diffamazione o minacce online, l’assicurazione interviene assistendo il cliente nei processi in sede civile e penale o in via stragiudiziale, al fine di ottenere la rimozione dei contenuti lesivi pubblicati e per richiedere l’eventuale risarcimento danni. Se l’azione intrapresa non porta a risultati concreti in tempi rapidi, alcune compagnie supportano l’assicurato con un team di esperti che si attiverà per inondare la rete con nuovi contenuti volti a disperdere e minimizzare la visibilità dei materiali lesivi pubblicati, mettendo in atto il cosiddetto flooding.

Coperture assicurative per i cyber risk

Oltre alla copertura delle spese legali alcune polizze offrono anche un supporto di natura medica, sostenendo anche le eventuali spese per cure psicologiche laddove la vittima manifesti disturbo post traumatico da stress. Inoltre, le polizze Cyber risk spesso offrono strumenti sviluppati per prevenire e ridurre al minimo i rischi online, come programmi che proteggono l’assicurato da virus, malware, o attacchi da parte di hacker. Alcune compagnie assicurative si spingono oltre e analizzano il dark web con l’obiettivo di individuare eventuali usi fraudolenti dei dati personali dell’assicurato, avvisandolo in caso di possibili situazioni a rischio. In caso di perdita di dati, come foto, video, documenti, poi, le compagnie mettono a disposizione dell’assicurato software per il recupero dei dati persi e coprono i costi di riparazione presso un centro specializzato. Inoltre, offrono supporto nella risoluzione di controversie legate agli acquisti online

Umani e robot alleati nelle competenze del futuro

I robot non ruberanno il lavoro agli esseri umani, anzi. L’innovazione sarà fonte di nuova occupazione. Oltre il 90% delle imprese, infatti, non prevede di diminuire la propria forza lavoro, ma di mantenerla inalterata, o addirittura aumentarla. Il vero tema infatti non riguarda tanto la sostituzione dei robot alle persone, ma quali saranno le competenze del futuro, e quale strada seguirà l’innovazione delle competenze.

Si tratta di alcuni risultati della ricerca Humans Wanted: Robots Need You, condotta su oltre 20mila imprese in 44 Paesi, e presentata da ManpowerGroup in occasione del lancio di Assessment Lab, il laboratorio scientifico creato dalla società per riuscire a utilizzare al meglio le tecnologie di valutazione delle competenze.

“L’innovazione tecnologica è innanzitutto una rivoluzione umana”

Assessment Lab, riferisce Askanews, è guidato da un team di psicologi ed esperti del lavoro e ha l’obiettivo di combinare le cosiddette hard skills, ossia le competenze tecniche con quelle soft, ossia trasversali, riporta Askanews. “Non c’è dubbio che l’innovazione tecnologica sia innanzitutto una rivoluzione umana – ha spiegato Riccardo Barberis, amministratore delegato di ManpowerGroup -. Noi sappiamo che usando metodi scientifici, come oggi la tecnologia di assessment permette, la probabilità di scegliere la persona giusta per il ruolo giusto passa dal 50% all’80%. Noi vogliamo investire su questo, perché pensiamo sia importante per le persone e per le aziende”.

“Il valore aggiunto riguarda la conoscenza delle persone”

“Oggi trovare le persone è molto facile, chiunque con un accesso internet può trovare chiunque altro. Tutta la differenza e il valore aggiunto – ha sottolineato Riccardo Barberis – hanno a che fare con il conoscere le persone. Per questo credo che stiamo vivendo tempi molto interessanti, perché la convergenza di scienza e tecnologia ci può aiutare a conoscere molto bene le persone, anche attraverso interazioni molto rapide”.

Il lavoro dovrà convivere con la tecnologia più avanzata e la robotica

“Una delle più grandi opportunità per le Risorse umane – ha aggiunto Tomas Chamorro-Premuzic, Chief Talent Scientist di ManpowerGroup – è mettere insieme la scienza che consente di identificare le potenzialità con la pratica e l’arte di preparare le persone. Nel passato erano due settori completamente separati, ora sappiamo che è possibile preparare molto meglio le persone se si insiste sulle loro reali potenzialità”.

Il futuro tratteggiato dalla società è quindi un futuro in cui il lavoro continuerà a esistere, convivendo con la tecnologia più avanzata e la robotica.

Arriva l’ecotassa. Ecco quali veicoli saranno soggetti al bonus o al malus

Arriva l’ecotassa: la misura ambientalista entrerà in vigore dal 1° marzo, e sarà valida per oltre due anni, fino al 31 dicembre 2021. Studiata su un sistema di bonus/malus, la tassa comporterà l’ecobonus, che prevede incentivi fino a 6.000 euro per chi acquista un’auto ecologica in seguito alla rottamazione di un vecchio veicolo. Ma soprattutto un “malus” fino a 2.500 euro, per chi ne acquisterà una considerata inquinante.

Malus fino a 2.500 euro e bonus dai 1.500 euro fino ai 6.000

Il malus, cioè l’ecotassa, sarà dovuto sotto forma di imposta parametrata al numero di grammi di biossido di carbonio emessi per chilometro, eccedenti la soglia di 160co2 g/km. L’imposta è dovuta anche da chi immatricola in Italia un veicolo di categoria M1 già immatricolato in un altro Stato. Una stangata sull’acquisto di un veicolo, quindi, che potrà arrivare a costare fino a 2.500 euro al guidatore. Il bonus verrà invece erogato sotto forma di contributo a chi acquista e immatricola in Italia un veicolo M1 nuovo di fabbrica, la stessa categoria “penalizzata” se prodotta all’estero, con un prezzo risultante dal listino della casa automobilistica produttrice inferiore a 45.000 euro, Iva esclusa. Lo sconto varia dai 1.500 euro fino ai 6.000.

Due fasce di applicazione

Forti benefici dall’ecobonus, persino per l’esclusiva Tesla, ma nessuno per vetture italiane,  cioè del gruppo FCA. In ogni caso, l’elenco delle auto che godranno dei benefici previsti dal meccanismo bonus-malus per la riconversione del parco auto è lungo. Lo sconto inoltre verrà applicato direttamente all’acquirente, che sarà condizionato alla rottamazione di una vettura inquinante. Il meccanismo prevede due fasce di applicazione. Nella prima ricadono le auto elettriche pure, le uniche che possono vantare un livello di emissioni inferiore ai 20 grammi di CO2 per km. In questo caso l’incentivo prevede uno sconto di 4000 euro che salgono a 6000 euro se si rottama una vecchia vettura.

Escluse dal bonus le vetture che costano più di 66 mila euro

Il decreto, riporta Adnkronos, fissa il prezzo massimo entro il quale è possibile erogare il bonus a 50 mila euro più Iva. Che, considerando l’Iva al 22%, significa escludere tutte le vetture che costano più di 66 mila euro. Una somma che non rende di sicuro la Tesla 3 un’auto popolare, ma sulla quale i fortunati acquirenti potranno anche qui godere di uno sconto pari circa al 10%.

Meno appetibili, ma comunque graditi, gli incentivi per la seconda fascia, che include le vetture con emissioni tra 21 e 70 g/km di CO2. Qui il bonus è inferiore, e va da 2.500 euro (con rottamazione) a 1.500 (senza), sempre con il tetto dei 50 mila euro di listino, Iva esclusa.

Nel 2020 l’export agroalimentare raggiungerà 46-47 miliardi

Nel 2020 sarà quasi sfiorato l’obiettivo di raggiungere i 50 miliardi di export agroalimentare italiano fissato per Expo 2020. Proiezioni attendibili indicano infatti una soglia probabile a 46-47 miliardi di euro. Nonostante l’ultimo decennio il nostro Paese abbia perso oltre 12 punti di Pil pro-capite rispetto alla media Ue, passando dal 107% del 2008 al 95% del 2017, la filiera agroalimentare italiana nel 2018 ha raggiunto un peso vicino ai 200 miliardi di fatturato, di cui 140 miliardi imputabili all’industria alimentare, e 55 miliardi al primario. Stimando il Pil 2018 attendibilmente sui 1.750 miliardi, la filiera agroalimentare ne copre quindi oltre l’11%.

Una crescita di oltre il 3% nel 2018

Nel 2018 l’export dell’industria alimentare si attesta su una crescita di oltre il 3%, a 33 miliardi di euro circa “meno della metà del 2017 – spiega Luigi Scordamaglia, numero uno della neonata Filiera Italia – ma si tratta pur sempre di un dato molto positivo visto il contesto: i mercati esteri hanno importato meno e l’Italia ha fatto comunque meglio di Francia e Germania”.

Particolarmente positivo il mese di ottobre 2018, che ha messo a segno un aumento del 9,8% rispetto allo stesso mese del 2017, riportando il trend progressivo dei dieci mesi al +3,4%.

La nota dolente arriva dal mercato interno

La nota dolente, riferisce Askanews, arriva dal mercato interno. Le vendite continuano ad arrancare, e secondo le ultime rilevazioni Istat sui primi dieci mesi del 2018 si registra un +0,8% in valore e un -0,5% in volume. Anche in questo caso un ottobre positivo ha migliorato i progressivi dei nove mesi (+0,7% in valore e -0,7% in volume), ma considerato il contesto nazionale e internazionale è difficile che l’anno in corso faccia meglio del 2018.

La velocità di uscita lasciata in eredità dalla filiera in chiusura d’anno, però, è incoraggiante. “L’ipotesi più probabile – continua Scordamaglia – è il consolidamento dei trend, con produzione alimentare attorno al +1,0%, export attorno al +3-4%, con tuttavia una perdurante stagnazione del mercato interno”.

Una filiera che in Italia occupa 1,385 milioni di addetti

Che il comparto agroalimentare sia uno dei pilastri dell’economia italiana lo testimonia il fatto che la filiera nel 2018 ha raggiunto un peso prossimo ai 200 miliardi di fatturato. Non solo, la filiera occupa in Italia 1,385 milioni di addetti, di cui 919.000 in agricoltura e 465.000 nell’industria (dati 2017), incidendo complessivamente per il 5,5% su tutti gli occupati in Italia. Il dato sull’occupazione dell’agricoltura in Italia è in netta controtendenza con quello della media Ue, con una crescita di circa il 3% nel periodo 2013/2017 rispetto ad una riduzione degli addetti Ue del -7%. Un settore quindi di sempre maggiore occupazione futura e giovanile, e che nei prossimi anni farà fatica a soddisfare la propria domanda di lavoratori.

La Manovra pesa sulle imprese per 4,9 miliardi di euro

Lo afferma l’Ufficio studi della Cgia: nel 2019 la manovra di Bilancio costerà al sistema imprenditoriale italiano 4,9 miliardi di euro. Di questi 3,1 graveranno sulle imprese non finanziarie, e 1,8 miliardi sugli istituti di credito e sulle assicurazioni. Questo, nonostante i correttivi approvati dalla Camera dei Deputati, che rispetto al testo uscito da Palazzo Chigi ha diminuito l’aggravio sulle imprese di 1,3 miliardi di euro dai 6,2 miliardi previsti.

“Uno sforzo importante, ma non ancora sufficiente – spiega Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio studi -. Le aspettative degli imprenditori, in particolar modo in materia fiscale, sono state ampiamente disattese. Senza contare che con la rimozione del blocco delle tasse locali prevista in manovra c’è il pericolo che dal 2019 torni ad aumentare il peso dei tributi locali”.

Nel 2020 il sistema economico subirà una riduzione di prelievo pari a 1,7 miliardi

Nel 2019 il prelievo sulle imprese private è destinato ad aumentare di 3,1 miliardi, e sugli istituti bancari e quelli assicurativi di 1,8 miliardi. Le cose andranno meglio negli anni successivi: nel 2020 il sistema economico subirà una riduzione di prelievo pari a 1,7 miliardi e nel 2021 l’alleggerimento fiscale salirà a 2,2 miliardi.

Fra le misure introdotte dalla legge di Bilancio è stata inserita anche “l’annunciata, ma non ancora approvata, riduzione del premio Inail – ricorda la Cgia -. Non sono stati conteggiati, invece, gli effetti delle misure introdotte definitivamente con il decreto semplificazione”, misure che comunque dovrebbero agevolare le imprese per un importo di circa 70 milioni di euro annui.

Inoltre, puntualizza l’associazione di Mestre, “è stato sterilizzato l’aumento dell’Iva per un importo di 12,6 miliardi di euro”. Se ciò non fosse avvenuto l’incremento delle aliquote probabilmente avrebbe contribuito alla diminuzione dei consumi, condizionando negativamente i ricavi.

Il pericolo di un eventuale aumento della tassazione locale.

Avendo rimosso il blocco delle aliquote dei tributi locali introdotto nel 2015 è molto probabile che molti sindaci torneranno a innalzarle. Secondo alcune stime, riporta Adnkronos, degli 8.000 Comuni presenti in Italia l’81% ha i margini per aumentare l’Imu sulle seconde case e addirittura l’85% per innalzare l’addizionale Irpef.

Pertanto “è evidente – prosegue la Cgia – che molti sindaci, a fronte dei tagli ai trasferimenti avvenuti in questi anni, se avranno la possibilità non si lasceranno certamente sfuggire l’occasione di mettere mano alle entrate, agendo sulla leva fiscale. Speriamo che in sede di discussione al Senato questa ipotesi sia ‘congelata’, così come accaduto negli ultimi tre anni”.